Il Regno Unito attraversa un’estate segnata da cinque ondate di calore, incendi, siccità, temperature record e una pressione eccezionale sugli ospedali. Ma secondo Richard Tice, numero due di Reform UK e braccio destro di Nigel Farage, forse i britannici dovrebbero smettere di preoccuparsi e provare semplicemente a godersela.

Magari con un bicchiere di vino inglese.

«Quando fa un po’ caldo, godiamocelo», ha dichiarato Tice durante una conferenza stampa. Poi ha trovato anche il possibile lato positivo delle temperature estreme: «Se questo significa che il vino inglese migliora sempre di più, fantastico: possiamo competere con i francesi».

Non una battuta estemporanea, perché il deputato ha immediatamente trasformato il ragionamento in un attacco a chi denuncia le conseguenze del cambiamento climatico: «Festeggiamo queste cose, invece di essere catastrofisti».

Le dichiarazioni hanno scatenato una bufera politica e scientifica. Anche perché arrivano mentre il Paese continua a fare i conti con gli effetti di un’estate eccezionale e mentre Reform UK, che nei sondaggi continua a rappresentare una forza importante della politica britannica, porta avanti una linea di radicale opposizione alle politiche per raggiungere le emissioni nette zero.

Cinque ondate di calore e un’estate da incubo

Il problema è che il «po’ caldo» descritto da Tice assume dimensioni decisamente diverse guardando i numeri.

Il Regno Unito ha attraversato cinque ondate di calore durante l’estate del 2026, con temperature eccezionalmente elevate e nuovi record. La siccità ha interessato vaste aree del Paese e gli incendi hanno impegnato duramente i servizi di emergenza, mentre le autorità hanno dovuto affrontare crescenti problemi legati alle riserve idriche.

Secondo una nuova analisi del Grantham Research Institute della London School of Economics, gli eventi climatici estremi dell’estate potrebbero avere provocato oltre 4.500 morti e circa 10 milioni di accessi ospedalieri, producendo un danno economico complessivo stimato intorno ai 4 miliardi di sterline.

Sono stime che comprendono gli effetti diretti e indiretti del caldo sulla salute, sulla produttività e sull’economia. Ma bastano a spiegare perché l’invito di Tice a godersi le temperature abbia provocato una reazione immediata.

«Venga a dirlo agli infermieri che collassano a 36 gradi»

La risposta più dura è arrivata proprio da chi lavora negli ospedali. Un portavoce del Royal College of Nursing ha invitato implicitamente Tice a confrontare le proprie considerazioni con la situazione reale vissuta dal personale sanitario: «Chi invita a godersi gli effetti del clima dovrebbe dirlo agli infermieri che collassano negli ospedali a 36 gradi».

Il caldo estremo rappresenta infatti un doppio problema per il sistema sanitario britannico. Aumenta il numero delle persone che hanno bisogno di assistenza, soprattutto anziani, malati cronici e soggetti vulnerabili, mentre contemporaneamente peggiora le condizioni nelle quali medici e infermieri devono lavorare.

Molti ospedali britannici occupano edifici progettati decenni fa, quando temperature superiori ai 30 gradi per periodi prolungati rappresentavano un’eccezione. Sistemi di climatizzazione insufficienti e strutture poco adatte a disperdere il calore possono trasformare i reparti in ambienti difficilissimi durante le ondate più intense. È in questi ospedali che il «godiamoci il caldo» del vicepresidente di Reform UK è suonato decisamente meno divertente.

Il Labour: «Commenti fuori luogo»

Anche il Labour ha attaccato immediatamente Tice. Bridget Phillipson, presidente del partito, ha definito le sue parole «fuori luogo» e ha ricordato gli incendi e la siccità che stanno colpendo il Paese.

«Con gli incendi che devastano il Regno Unito e la siccità che minaccia le forniture idriche e alimentari, dichiarazioni come queste sollevano dubbi sul suo giudizio», ha dichiarato.

Dal mondo scientifico è arrivata una contestazione ancora più netta. Simon Williams, ricercatore della Swansea University, ha definito «preoccupante» che un politico con una visibilità così elevata diffonda informazioni fuorvianti sul cambiamento climatico e sulle sue conseguenze.

Il problema, secondo gli scienziati, non consiste naturalmente nel fatto che una giornata calda possa risultare piacevole o che alcune coltivazioni possano temporaneamente beneficiare dell’aumento delle temperature. La questione riguarda la frequenza, la durata e l’intensità crescente degli eventi estremi.

Ed è proprio questa distinzione che scompare nella provocazione di Tice.

Il vino inglese ringrazia davvero il cambiamento climatico?

Dietro la battuta sul vino esiste curiosamente anche un elemento reale. L’aumento delle temperature ha contribuito negli ultimi decenni a rendere alcune aree dell’Inghilterra meridionale sempre più adatte alla coltivazione della vite.

Kent, Sussex e Hampshire ospitano ormai un’industria vinicola in forte crescita e gli spumanti inglesi hanno conquistato riconoscimenti internazionali. Alcuni grandi produttori francesi hanno persino acquistato terreni nel Regno Unito, attratti dalle nuove condizioni climatiche.

Ma trasformare questo effetto locale in un bilancio positivo del riscaldamento globale significa ignorare tutto il resto. Temperature eccessivamente alte, siccità prolungate ed eventi meteorologici estremi possono danneggiare la stessa agricoltura che in determinate condizioni potrebbe inizialmente beneficiarne.

In altre parole, il fatto che l’Inghilterra possa produrre un buon Chardonnay non cancella incendi, morti, siccità e ospedali surriscaldati.

Reform UK contro le politiche climatiche

Le parole di Tice risultano soprattutto coerenti con la linea politica di Reform UK, il partito guidato da Nigel Farage.

Il movimento ha fatto della battaglia contro il Net Zero uno dei punti centrali del proprio programma. Reform sostiene che le politiche britanniche per la decarbonizzazione impongano costi eccessivi a famiglie e imprese e promette di smantellare una parte consistente delle misure adottate per ridurre le emissioni.

Farage e Tice contestano da tempo anche quella che considerano una rappresentazione allarmistica della crisi climatica. Non negano necessariamente ogni cambiamento delle temperature, ma mettono in discussione l’efficacia delle politiche adottate per contrastarlo e soprattutto i costi economici imposti ai cittadini.

La frase pronunciata da Tice non arriva quindi dal nulla. È la versione più provocatoria di una battaglia politica che Reform conduce da anni.

«Smettiamola di essere catastrofisti»

È proprio l’ultima parte dell’intervento a chiarire il senso politico dell’uscita. Tice non si è limitato a dire che gli piace il caldo o che l’aumento delle temperature potrebbe favorire il vino britannico. Ha invitato esplicitamente il Paese a smettere di essere «catastrofista».

Il messaggio parla direttamente a una parte dell’elettorato britannico insofferente verso divieti, tasse ambientali e obiettivi climatici percepiti come imposti dall’alto. Ed è lo stesso terreno sul quale Reform UK sta cercando di sottrarre voti sia ai conservatori sia al Labour.

Il rischio per Farage e Tice è però che la provocazione funzioni molto meglio in inverno che durante un’estate nella quale milioni di britannici hanno sperimentato direttamente le conseguenze delle temperature estreme.

Perché si può discutere delle politiche necessarie per combattere il cambiamento climatico, dei loro costi e persino degli errori commessi dai governi nella transizione energetica. Ma mentre gli incendi bruciano, gli ospedali raggiungono temperature insostenibili e il Paese affronta la quinta ondata di calore dell’estate, invitare semplicemente tutti a godersela perché almeno migliorerà il vino rischia di essere una battuta politicamente parecchio costosa.


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Luca Arnau

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