Sedici telefonate in poche ore per cercare Andrea Sempio. Quattro dal cellulare personale di Silvio Sapone, allora responsabile della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Pavia, e dodici dall’utenza dell’ufficio. Sempio quel sabato 21 gennaio 2017 non rispose, ma il giorno successivo richiamò e con Sapone ebbe una conversazione di oltre cinque minuti. Poi arrivarono altri contatti.

A quasi dieci anni di distanza, quella raffica di telefonate rappresenta uno dei punti sui quali la Procura di Brescia sta cercando di fare chiarezza mentre ricostruisce la prima indagine su Andrea Sempio, aperta alla fine del 2016 e archiviata nel 2017.

La vicenda acquista ancora più peso se affiancata a quella delle fotografie scattate il 24 dicembre 2016 da un altro carabiniere, Maurizio Pappalardo, ad alcuni documenti del fascicolo. Sono episodi distinti e non possono essere automaticamente collegati. Entrambi, però, riguardano settimane cruciali della vecchia inchiesta e oggi spingono i magistrati a ricostruire non soltanto che cosa venne fatto, ma anche chi ebbe accesso agli atti e quali contatti intercorsero con Sempio.

Garlasco, le 16 telefonate a Sempio del 21 gennaio 2017

La giornata al centro degli accertamenti è sabato 21 gennaio 2017. Andrea Sempio era stato iscritto nel registro degli indagati poche settimane prima, dopo l’esposto presentato dalla difesa di Alberto Stasi che aveva riportato l’attenzione sul suo DNA.

Secondo quanto contestato a Sapone durante gli interrogatori, quel giorno partirono verso il telefono di Sempio quattro chiamate dal cellulare dell’allora carabiniere e dodici dall’utenza del suo ufficio. L’interessato non rispose.

Sapone ha riconosciuto come proprie le telefonate effettuate dal cellulare, mentre sull’altra utenza ha precisato che il telefono della sua scrivania avrebbe potuto essere utilizzato anche da altre persone. Resta però il dato che interessa agli inquirenti: qualcuno dalla polizia giudiziaria della Procura cercò insistentemente di mettersi in contatto con un uomo che in quel momento risultava indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

Il particolare assume importanza soprattutto per ciò che accadde successivamente. L’invito a comparire per Sempio sarebbe stato formalizzato soltanto a febbraio. Da qui la domanda rivolta dagli inquirenti a Sapone: per quale ragione cercarlo così insistentemente già il 21 gennaio?

La spiegazione di Sapone: «Dovevamo sentirlo»

L’ex carabiniere ha fornito una spiegazione. In quel momento, ha raccontato, si pensava di convocare Sempio per sentirlo a verbale e lui avrebbe quindi cercato di contattarlo. Successivamente i magistrati avrebbero cambiato strategia perché volevano prima intercettarlo.

La cronologia ha però provocato nuove domande. Durante un interrogatorio la pm Chiara Bonfadini gli ha fatto osservare la distanza temporale tra quelle telefonate e il successivo invito a comparire.

Sapone ha ribadito che l’intenzione iniziale era quella di sentire Sempio e ha aggiunto un’altra possibile spiegazione: potrebbe averlo cercato anche per capire quale telefono utilizzasse, nell’ambito delle attività investigative.

«Onestamente non ricordo il contenuto delle telefonate», ha spiegato.

L’ex militare ha comunque respinto con decisione qualsiasi ipotesi di favore nei confronti di Sempio: «Non ho agevolato nessuno».

Il giorno dopo Sempio richiama: cinque minuti al telefono

Il quadro diventa ancora più interessante domenica 22 gennaio. Questa volta Sempio e Sapone riescono a parlarsi.

Alle 17.30 circa parte una conversazione che dura 315 secondi, cioè cinque minuti e 15 secondi. Nelle stesse ore Sempio è in contatto anche con i propri avvocati. Seguono ulteriori telefonate e un messaggio.

Sapone ha spiegato agli inquirenti che Sempio era preoccupato perché aveva saputo dalla stampa dell’esposto che lo riguardava. L’ex carabiniere avrebbe cercato di tranquillizzarlo e, secondo la sua ricostruzione, non gli avrebbe anticipato alcuna informazione riservata sull’indagine.

Proprio il contenuto di quelle conversazioni costituisce oggi uno dei problemi. I tabulati permettono di ricostruire con precisione chiamate, orari e durate, ma non restituiscono ciò che le persone si dissero.

Ed è su quel vuoto che stanno lavorando gli inquirenti.

La prima versione: «Mai avuto contatti»

C’è però un altro elemento che ha attirato l’attenzione dei magistrati. In una prima audizione Sapone avrebbe negato di avere avuto contatti con Andrea Sempio o con la sua famiglia nel periodo della vecchia indagine.

I tabulati raccontavano una storia diversa.

Nell’informativa dei carabinieri si sottolinea infatti che i dati telefonici dimostrano l’esistenza dei contatti. Successivamente Sapone ha modificato la propria ricostruzione, spiegando che la precedente risposta risentiva anche dello stress e del tempo trascorso. Ha quindi riconosciuto le telefonate, continuando però a negare qualsiasi comportamento diretto ad agevolare l’allora indagato.

Per la Procura di Brescia il problema non consiste quindi soltanto nel numero delle chiamate. Bisogna capire perché avvennero, quale attività investigativa le giustificasse e che cosa Sapone e Sempio si dissero quando finalmente riuscirono a parlare.

Le telefonate non comparirebbero nell’annotazione sui tabulati

Un ulteriore particolare complica la vicenda. Secondo gli atti citati nelle ricostruzioni giornalistiche, le quattro telefonate effettuate dal cellulare di Sapone il 21 gennaio non comparirebbero nell’annotazione del 30 gennaio 2017 relativa all’esame dei tabulati.

È un dettaglio sul quale gli investigatori stanno cercando spiegazioni, perché proprio l’analisi del traffico telefonico rappresentava una delle attività svolte nella prima fase dell’indagine su Sempio.

Anche questo elemento, da solo, non dimostra alcun comportamento illecito. Ma contribuisce a spiegare perché Brescia stia tornando minuziosamente su quelle settimane e stia interrogando persone che nel 2017 lavoravano all’interno della Procura di Pavia.

La questione centrale resta la stessa: ricostruire come venne gestita la prima indagine su Andrea Sempio prima della richiesta di archiviazione.

Prima le fotografie, adesso le telefonate

La cronologia rende inevitabile il confronto con l’altro episodio emerso in questi giorni.

Il fascicolo su Andrea Sempio viene aperto nel dicembre 2016. Il 24 dicembre, dal cellulare del carabiniere Maurizio Pappalardo vengono scattate fotografie di documenti collegati proprio all’indagine: tra questi il conferimento dell’incarico dello studio Giarda alla società che aveva lavorato alla pista Sempio e una pagina dei vecchi tabulati telefonici.

Pappalardo ha dichiarato di non ricordare quella visita in Procura e di non avere svolto attività investigativa sul delitto di Garlasco. Ha anche riconosciuto che non costituiva una normale prassi entrare in un fascicolo del pm per fotografarne i documenti.

Meno di un mese dopo, il 21 gennaio 2017, arrivano i sedici tentativi di contattare Sempio. Il 22 gennaio Sempio e Sapone parlano per oltre cinque minuti. A febbraio Sempio verrà interrogato. Qualche settimana più tardi la Procura chiederà l’archiviazione della sua posizione.

Sono fatti che vanno tenuti distinti e che, da soli, non provano l’esistenza di un accordo illecito. Ma appartengono tutti alla stessa breve stagione della prima indagine su Sempio, ed è proprio quella stagione che oggi Brescia sta passando al microscopio.

Cosa vuole capire la Procura di Brescia

Sul fondo rimane l’inchiesta bresciana per la presunta corruzione in atti giudiziari collegata alla precedente archiviazione. L’ipotesi degli inquirenti riguarda il sospetto che la famiglia Sempio abbia versato denaro per favorire l’esito del procedimento. È un’accusa ancora da dimostrare e le persone coinvolte hanno respinto ogni ricostruzione illecita.

Sapone, in particolare, non risulta indagato e ha escluso categoricamente di avere favorito Andrea Sempio.

Ma le sedici telefonate restano agli atti. Così come resta quella conversazione di cinque minuti e 15 secondi del giorno successivo.

Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, una parte del caso Garlasco si gioca così su un’indagine dentro l’indagine. Brescia non cerca soltanto di capire che cosa accadde nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. Sta cercando di ricostruire che cosa accadde dieci anni più tardi negli uffici che tornarono a indagare su Andrea Sempio.

E adesso le domande hanno date precise: perché il 24 dicembre 2016 qualcuno fotografò quegli atti? Perché il 21 gennaio 2017 la polizia giudiziaria cercò Sempio sedici volte? E soprattutto, che cosa si dissero Sempio e Sapone quando finalmente parlarono per più di cinque minuti il giorno successivo?


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Luca Arnau

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