Diciannove anni fa era uno dei ragazzi della compagnia di Marco Poggi e Andrea Sempio. Oggi indossa l’abito dei domenicani ed è tornato proprio in questi giorni nel Pavese, dove la sua presenza durante alcune celebrazioni religiose tra Tromello e Garlasco ha inevitabilmente riacceso l’attenzione su di lui. Si chiama Alessandro Biasibetti e nella storia infinita del delitto di Garlasco occupa una posizione particolare: conosceva Marco fin dall’infanzia, frequentava la villetta dei Poggi, faceva parte della stessa comitiva di Sempio e il giorno in cui Chiara venne uccisa si trovava a centinaia di chilometri di distanza insieme al fratello e ai genitori della vittima.

Biasibetti non è indagato. I carabinieri lo hanno ascoltato come persona informata sui fatti nell’ambito della nuova inchiesta della Procura di Pavia e gli hanno chiesto di ricostruire sia le frequentazioni della compagnia sia la giornata del 13 agosto 2007. Il suo nome era già comparso negli accertamenti molti anni fa, ma nel 2025 gli investigatori hanno deciso di tornare da lui per riesaminare attraverso i ricordi dei vecchi amici il mondo che ruotava attorno a Marco, Chiara e alla villetta di via Pascoli.

Adesso il suo ritorno in Lomellina lo riporta inevitabilmente sotto i riflettori. Biasibetti è stato visto in chiesa a Tromello e a Garlasco nel ruolo di diacono. Non risulta che la sua presenza abbia alcun collegamento con nuove convocazioni investigative: si tratta di impegni religiosi. Ma in un paese nel quale ogni protagonista anche periferico della vicenda continua a essere riconosciuto, la sua comparsa non è passata inosservata.

Alessandro Biasibetti, dalla comitiva di Garlasco all’abito da frate

Biasibetti e Marco Poggi si conoscono praticamente da sempre. Sono cresciuti insieme fin dall’asilo e anche le rispettive famiglie avevano costruito nel tempo un rapporto molto stretto. Dal 2002 al 2007 trascorsero insieme le vacanze estive in Trentino. Proprio quella consuetudine familiare avrebbe collocato Biasibetti accanto ai Poggi nel momento più drammatico della loro vita.

Nell’estate del 2007 aveva poco più di 18 anni e faceva parte della compagnia composta da Marco Poggi, Andrea Sempio, Mattia Capra e Roberto Freddi. I ragazzi si frequentavano abitualmente, uscivano insieme e si ritrovavano nelle rispettive abitazioni, spesso per giocare ai videogame.

Biasibetti conosceva naturalmente anche Chiara, pur senza avere con lei un rapporto particolarmente stretto a causa della differenza d’età. Conosceva inoltre Alberto Stasi, anche se superficialmente: lo aveva incontrato all’oratorio, dove il fidanzato di Chiara aveva fatto l’animatore quando Alessandro era più giovane.

C’è poi un’altra circostanza che oggi rende quella vecchia comitiva ancora più singolare. Nell’estate del delitto Biasibetti era fidanzato con Angela Taccia, la ragazza che molti anni dopo sarebbe diventata avvocata e avrebbe assunto la difesa di Andrea Sempio nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara.

Le loro vite hanno poi imboccato strade completamente differenti. Biasibetti ha studiato, ha lavorato per anni come educatore nella diocesi e infine ha seguito la vocazione religiosa. È entrato nell’Ordine dei Frati Predicatori, i domenicani, ha professato i voti nel 2020 ed è successivamente diventato diacono.

Il 13 agosto era in montagna con Marco Poggi

Il passaggio più importante della sua testimonianza riguarda però la mattina del 13 agosto 2007.

Biasibetti non deve affidarsi a ricordi vaghi. Quando i carabinieri lo interrogano nuovamente il 10 marzo 2025, dice di ricordare «molto bene» quella giornata. Era in vacanza in Trentino con la propria famiglia e con quella dei Poggi. Con lui c’erano quindi Marco, Giuseppe e Rita Poggi.

Quella mattina Alessandro, Marco e i rispettivi padri erano partiti per una lunga passeggiata in montagna. Mentre loro camminavano sui sentieri del Trentino, a Garlasco Chiara era rimasta sola nella villetta di via Pascoli.

I quattro raggiunsero un rifugio. Ed è qui che la giornata cambiò improvvisamente.

Biasibetti racconta ai carabinieri che qualcuno domandò loro se fossero la famiglia Poggi perché li stavano cercando al telefono. A rispondere fu suo padre. Dall’altra parte arrivò la notizia che nessuno avrebbe mai immaginato di ricevere durante una vacanza: Chiara era morta.

«Ricordo le reazioni sconvolte di tutti»

Nel verbale Biasibetti ricostruisce anche ciò che accadde immediatamente dopo. Ricorda lo choc dei Poggi e delle persone che erano con loro. La famiglia si trovava in montagna e doveva riuscire a rientrare il più rapidamente possibile.

Il soccorso alpino intervenne per accompagnarli verso valle. Biasibetti racconta che li portarono fino a un distributore di carburante, dove ad aspettarli c’erano i carabinieri. Da quel momento cominciò il viaggio verso Garlasco.

Anche questo passaggio rimase impresso nella sua memoria. Le due famiglie tornarono insieme: il padre di Alessandro guidò l’automobile dei Poggi, mentre sua madre si mise alla guida della vettura della famiglia Biasibetti.

La testimonianza ha assunto negli ultimi mesi anche un significato ulteriore perché conferma direttamente la presenza di Marco Poggi in Trentino nelle ore dell’omicidio della sorella. Sui social e in alcune ricostruzioni circolate intorno al caso erano nate infatti insinuazioni sulla sua effettiva presenza in montagna. Il racconto di Biasibetti, che quel giorno era materialmente insieme a lui, fornisce una conferma precisa della versione sempre sostenuta dalla famiglia.

I carabinieri gli chiedono della villetta dei Poggi

L’interrogatorio del 2025, però, non riguarda soltanto quella drammatica giornata. Gli investigatori vogliono ricostruire anche le abitudini della compagnia e soprattutto la frequenza con la quale i ragazzi entravano nella casa dove Chiara venne uccisa.

Biasibetti racconta che il gruppo si incontrava nelle abitazioni degli amici oltre che la sera fuori. Le case frequentate più spesso erano proprio quella dei Poggi e quella della sua famiglia. A casa Sempio, invece, ricorda di essere andato personalmente poche volte.

Nella villetta di via Pascoli i ragazzi giocavano ai videogame in un salottino al piano terra, collocato tra il bagno e la porta del garage. Marco aveva lì una console e la passione per i videogiochi rappresentava uno dei motivi principali degli incontri della compagnia.

È un particolare che oggi interessa molto agli investigatori perché la nuova indagine ha costretto tutti a tornare sulla questione delle frequentazioni della casa Poggi. La difesa di Sempio ha sempre sottolineato che il ragazzo entrava nell’abitazione in quanto amico di Marco e che quindi eventuali tracce biologiche potevano avere spiegazioni alternative rispetto a una presenza collegata al delitto.

Per questo gli inquirenti hanno risentito anche gli altri ragazzi: serviva ricostruire quanto frequentemente Sempio andasse davvero nella villetta, quali stanze frequentasse e quali fossero le normali abitudini del gruppo.

Anche il Dna di Biasibetti è entrato negli accertamenti

Nel 2025 il nome del religioso è tornato nelle cronache anche per un’altra ragione. Gli investigatori hanno disposto il prelievo del suo Dna, insieme a quello di altre persone appartenenti alla cerchia dei Poggi, per consentire confronti ed esclusioni nell’ambito dei nuovi accertamenti genetici.

Anche in questo caso è importante evitare equivoci: il prelievo non trasformava Biasibetti in un sospettato. Serviva agli esperti per disporre di profili genetici di confronto ed eliminare possibili contaminazioni o attribuzioni errate durante le analisi.

La sua posizione nel caso resta quella di un testimone, ma di un testimone che conosce molto bene alcuni dei protagonisti. Era amico d’infanzia di Marco, conosceva Chiara, frequentava la casa, faceva parte della compagnia di Sempio e, per una singolare coincidenza biografica, era allora fidanzato con la donna che oggi difende proprio Sempio.

Il ritorno di fra’ Alessandro nel Pavese

Ed è per questo che la ricomparsa di Biasibetti in questi giorni ha attirato immediatamente l’attenzione. Il religioso è tornato nel Pavese per partecipare a celebrazioni tra Tromello e Garlasco, senza che risulti alcun incarico stabile nella diocesi o alcun collegamento tra la sua presenza e le nuove attività investigative.

Diciannove anni hanno trasformato completamente le vite di quei ragazzi. Andrea Sempio è oggi indagato per l’omicidio di Chiara. Angela Taccia, allora fidanzata di Biasibetti, è diventata uno dei suoi avvocati. Marco Poggi continua a difendere la memoria della sorella e la propria famiglia. Alessandro ha invece scelto la vita religiosa.

Ma quando torna a pochi chilometri dalla villetta di via Pascoli, inevitabilmente riemerge anche la storia del ragazzo che era.

Quello che il 13 agosto 2007 camminava in montagna accanto a Marco Poggi, raggiunse con lui un rifugio e assistette al momento in cui una telefonata interruppe la vacanza delle due famiglie. È questo soprattutto che Biasibetti ha consegnato ai carabinieri: il ricordo diretto delle ore nelle quali, mentre a Garlasco cominciava uno dei casi giudiziari più tormentati della storia italiana recente, Marco Poggi era a centinaia di chilometri di distanza e ancora non sapeva che sua sorella Chiara era stata uccisa.


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Luca Arnau

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