Andrea Sempio sta perdendo un pezzo alla volta la vita che aveva costruito lontano da Garlasco. Prima la casa in affitto a Voghera, lasciata dopo che il proprietario non gli ha rinnovato il contratto a causa del clamore e dei giornalisti continuamente appostati. Ora anche il lavoro: dal 31 agosto non sarà più commesso nel negozio di telefonia dove ha continuato a presentarsi dietro il bancone nonostante l’inchiesta, le telecamere e l’accusa più pesante.
Il licenziamento non riguarda soltanto lui e non dipende formalmente dal delitto di Chiara Poggi. Il cambio di gestione coinvolgerà anche altri tre colleghi. Sempio spera che il nuovo titolare decida di riassumerlo, ma sa che la propria presenza nel negozio potrebbe trasformarsi in un problema commerciale. Ogni suo movimento richiama curiosi e cronisti; ogni giornata ordinaria rischia di diventare un servizio televisivo.
A trentotto anni è così tornato a vivere con il padre Giuseppe e la madre Daniela Ferrari, dimessa dall’ospedale due settimane fa dopo un’overdose da barbiturici. Non partirà per le vacanze: i permessi già utilizzati non gli consentono ulteriori assenze dal negozio. Le sue giornate trascorrono tra il lavoro che sta per finire, qualche serata sporadica con gli amici e l’attesa di un settembre che potrebbe trascinarlo definitivamente davanti a un giudice.
Sempio continua a dichiararsi innocente. Per la Procura di Pavia, però, sarebbe l’uomo che il 13 agosto 2007 uccise Chiara Poggi nella villetta di via Pascoli. Diciannove anni dopo il delitto, mentre Alberto Stasi resta il colpevole per una sentenza definitiva, la nuova inchiesta tenta di attribuire l’omicidio all’amico del fratello della vittima.
Andrea Sempio senza casa: il ritorno dai genitori
La prima conseguenza concreta del ritorno al centro del caso Garlasco ha riguardato l’abitazione. Sempio viveva in affitto a Voghera, ma la continua esposizione mediatica aveva reso impossibile una normale convivenza nel palazzo. I giornalisti sostavano davanti all’ingresso, i vicini e gli altri inquilini lamentavano il disagio e il proprietario ha scelto di non rinnovargli il contratto.
Sempio è quindi tornato nella casa di via Canova, insieme ai genitori. Un ritorno che non coincide con una scelta familiare o con il desiderio di riavvicinarsi a Garlasco, ma con la necessità di trovare un rifugio dopo aver perso l’appartamento.
Anche dentro quelle mura, però, l’inchiesta continua a entrare. Il padre Giuseppe compare nelle nuove carte e nelle intercettazioni legate alla prima archiviazione del figlio. La madre Daniela ha attraversato un grave momento personale ed è rientrata dall’ospedale soltanto da due settimane. La famiglia attende insieme una decisione che potrebbe aprire un nuovo processo per uno dei delitti più discussi della storia giudiziaria italiana.
Dal 31 agosto perderà anche il lavoro
Il secondo colpo arriverà alla fine del mese. Il negozio di telefonia nel quale Sempio lavora cambierà gestione e il contratto di quattro dipendenti terminerà. La decisione non colpisce quindi esclusivamente l’indagato e non nasce, almeno formalmente, dal caso Garlasco.
Il trentottenne spera che la nuova proprietà lo richiami insieme agli altri colleghi. La sua posizione presenta però una difficoltà evidente: avere dietro il bancone l’uomo indicato dalla Procura come presunto assassino di Chiara Poggi può attirare attenzione, curiosi e telecamere. Ciò che rende Sempio un volto riconoscibile in tutta Italia potrebbe diventare, per il nuovo gestore, una ragione per non riassumerlo.
Per mesi il lavoro aveva rappresentato uno degli ultimi frammenti di normalità. Sempio continuava a occuparsi dei clienti e dei telefoni mentre fuori dal negozio cresceva la pressione giudiziaria. Dal 31 agosto rischia di perdere anche quella routine e di affrontare senza un’occupazione il passaggio più difficile dell’inchiesta.
Non avrà neppure una pausa estiva. Ha già accumulato troppe assenze e non può utilizzare altri permessi. Nessuna vacanza, quindi: soltanto qualche serata con gli amici e l’attesa della scadenza che domina il suo futuro.
Il 28 settembre la Procura chiuderà le indagini
Le indagini preliminari sono state prorogate fino al 28 settembre. Entro quella data, la Procura di Pavia dovrà completare le consulenze e gli approfondimenti supplementari disposti dopo il deposito delle indagini difensive dei legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia.
Il procuratore Fabio Napoleone, l’aggiunto Stefano Civardi e le pm Valentina De Stefano e Giulia Rizza cercano ulteriori riscontri all’ipotesi che indica Sempio come autore dell’omicidio. Al termine degli accertamenti potranno depositare l’avviso di conclusione delle indagini e preparare la richiesta di rinvio a giudizio.
Il 28 settembre non arriverà dunque una sentenza. Sempio non verrà dichiarato colpevole o innocente. La scadenza può però aprire la strada al processo e, nello stesso tempo, rafforzare il progetto dei legali di Alberto Stasi di chiedere la revisione della condanna definitiva.
Le due vicende procedono su binari differenti: l’eventuale processo a Sempio non cancellerebbe automaticamente la condanna di Stasi. Ma se la Procura chiedesse di giudicare un altro uomo come unico assassino di Chiara, la contraddizione tra le due ricostruzioni diventerebbe impossibile da ignorare.
Scarpe e Dna, le prove ancora controverse
Gli ultimi approfondimenti riguardano soprattutto la traccia lasciata da una suola a pallini sulla scena del crimine e il Dna trovato sui margini delle unghie di Chiara. Gli esperti della Procura stanno verificando se l’impronta appartenga davvero a una scarpa Frau numero 42 e se risulti compatibile con il piede di Sempio.
Il genetista forense Carlo Previderé deve invece compiere ulteriori analisi sul materiale biologico che, secondo quanto emerso nell’incidente probatorio, appartiene alla linea paterna della famiglia Sempio. Resta però impossibile stabilire con certezza quando e in quale modo quel Dna sia finito sulle unghie della vittima.
Proprio questa incertezza indebolisce l’elemento che avrebbe dovuto rappresentare il principale punto di partenza per riscrivere il delitto. La Procura cerca nuovi riscontri; la difesa sostiene che il quadro rimanga indiziario e incapace di superare la verità stabilita dalla Cassazione contro Stasi.
Mentre tecnici, magistrati e avvocati discutono di scarpe, profili genetici e compatibilità, Sempio affronta le conseguenze di un’accusa che non ha ancora raggiunto un tribunale. Ha già perso l’appartamento, tra pochi giorni potrebbe perdere definitivamente il lavoro e vive di nuovo con i genitori. Resta innocente fino a un’eventuale condanna, ma il caso Garlasco ha già cominciato a emettere la propria sentenza sulla sua vita quotidiana.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Luca Arnau
Source link




