Roma, 25 giugno 2026 – Alla fine, un treno arrivato in perfetto orario in casa Ferrovie dello Stato è stato quello con la lettera di licenziamento – pardon, di “consensuale dimissione“ – per Stefano Donnarumma. Il tempo di un faccia a faccia mattutino con Matteo Salvini e l’Amministratore Delegato ha scoperto che la famigerata “fase 2” del Mit non era un piano di ammodernamento dei binari, ma il codice diplomatico per dire: “Grazie di tutto, quel treno per il futuro parte tra cinque minuti e a bordo non c’è posto per lei”. In fondo, c’è una sottile coerenza ferroviaria in questo addio anticipato: proprio come i passeggeri della Torino-Milano in un martedì qualunque, anche Donnarumma ha dovuto subire una brusca e imprevista interruzione del viaggio, accumulando un ritardo di ben un anno sulla scadenza naturale del suo mandato. Resta l’ironia di una governance che saluta il manager rivendicando conti in utile e target PNRR centrati, ma gli mostra la porta perché – tra un guasto alla linea elettrica, un cantiere estivo di troppo e l’ira dei pendolari – qualcuno doveva pur fare la parte del capostazione che si prende la colpa del ritardo.
Il profilo di Donnarumma
Nato a Milano il 29 ottobre 1967, coniugato e padre di tre figli, Stefano Antonio Donnarumma è un ingegnere meccanico laureatosi con lode nel 1993. Dirigente di lungo corso nel settore delle reti e delle utility, la sua uscita anticipata dalla guida di Ferrovie dello Stato Italiane segna un punto di svolta nelle dinamiche di potere tra le grandi partecipate di Stato e i ministeri vigilanti. Nominato Amministratore Delegato e Direttore Generale di FS nel giugno 2024 per un mandato triennale che avrebbe dovuto concludersi nel 2027, Donnarumma lascia l’incarico dopo appena due anni di gestione intensa e, nell’ultimo periodo, fortemente scossa dalle tensioni politiche e strutturali.
La carriera: dai veicoli privati ai monopoli delle Reti
Il percorso professionale di Donnarumma comincia nell’automotive, con un tirocinio nello stabilimento Fiat di Mirafiori, per poi consolidarsi nella produzione di componentistica per grandi gruppi internazionali (tra cui Alstom e Bombardier). La svolta verso i servizi pubblici e le grandi reti infrastrutturali arriva nel 2007 quando entra in Acea Distribuzione come direttore Operazioni. Nel 2012 passa ad Aeroporti di Roma come direttore Aviation, ma torna rapidamente al mondo delle utility nel 2015 come direttore Reti e Calore del Gruppo A2A. Nel 2017 compie il salto definitivo tornando in Acea come Amministratore Delegato, guidando l’azienda romana verso una decisa transizione digitale.Nel 2020 viene scelto per guidare Terna, la società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale. È qui che Donnarumma consolida la sua fama di manager orientato ai grandi investimenti strategici e all’innovazione tecnologica, gestendo i piani legati alla transizione energetica del Paese. Nel giugno 2024, sostenuto da una forte intesa politica all’interno della maggioranza di governo, assume la guida del Gruppo FS con l’obiettivo prioritario di blindare e accelerare i fondi del PNRR destinati all’ammodernamento ferroviario.
Il logoramento dei rapporti e i retroscena della rottura
Stefano Antonio Donnarumma con il ministro alle Infrastrutture e i Trasporti, Matteo Salvini
Nonostante i dati finanziari e operativi rivendicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) – che parlano del raggiungimento di quasi 25 miliardi di euro di target PNRR e del ritorno all’utile netto di 30 milioni di euro per l’azienda – il rapporto tra Donnarumma e i vertici politici si è progressivamente deteriorato nel corso del 2026. Al centro dello scontro ci sono state visioni strategiche divergenti, in particolare l’ipotesi di aprire alcune attività del gruppo, come l’Alta Velocità, a investitori privati attraverso una parziale privatizzazione, un piano che il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha guardato con crescente diffidenza. A questo si è aggiunto un profondo isolamento al vertice, acuito dalle recenti dimissioni del Chief Financial Officer (CFO) Fabio Paris e delle consigliere d’amministrazione De Luca e Belletti, segnali evidenti di una governance ormai spaccata. A far precipitare definitivamente la situazione è stata la pressione mediatica e politica legata ai disservizi della rete ferroviaria.
Un’estate segnata da guasti continui, rallentamenti strutturali e dalle proteste quotidiane dei pendolari ha generato una forte irritazione nel ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Con oltre 1.300 cantieri attivi ogni giorno sulla rete per i lavori di ammodernamento, la convivenza tra i cantieri e la regolarità del servizio è diventata insostenibile, trasformando l’AD nel parafulmine politico delle inefficienze del sistema dei trasporti nazionale.
L’addio e il futuro del manager
L’incontro chiarificatore di oggi ha sancito l’accordo per un’uscita concordata e consensuale prima della scadenza naturale del mandato. Il Mit ha scelto la via istituzionale, ringraziando ufficialmente il manager per gli obiettivi raggiunti sul fronte dei cantieri e per aver traghettato l’azienda in una complessa fase di transizione. Nei prossimi giorni, Donnarumma resterà formalmente in carica per chiudere i dossier più urgenti e completare il passaggio di consegne, mentre sul tavolo restano da definire i dettagli legati alla sua buonuscita economica. Accanto all’attività manageriale, Donnarumma ha sempre mantenuto un forte legame con il mondo accademico, insegnando Corporate Strategy & Megatrends alla Luiss Guido Carli e ricoprendo il ruolo di Direttore Scientifico dell’EMBA presso la 24ORE Business School. Proprio la consulenza strategica e l’alta formazione, unite a possibili nuovi ruoli nel settore delle telecomunicazioni o delle reti energetiche, rappresentano le tappe probabili del suo prossimo futuro professionale.
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