E dal sito Basilicatapost.it il collega Gianni Molinari non usa giri di parole per dire come stanno le cose e perché l’economia della Basilicata è immobile, visto che non ci sono stati investimenti di rilievo e che, anzi, continuano ridimensionamenti, dismissioni ed emigrazione. E meno che male le royalties del petrolio, industria con la quale far di conto, ci ha consentito di mettere una pezza qua e là anche per investimenti poco lungimiranti e dispendiosi come la facoltà di medicina a numero chiuso, che limita fortemente il consolidamento dell’ateneo lucano. L’automotive vive di crisi di identità, ritardi di investimento, difficoltà anche per il mobile imbottito. C’è il turismo, ma non basta. Quanto al Pnrr è agli sgoccioli, tra ritardi e occasioni mancate o interrogativi sulla gestione, come sta accadendo per il comparto sanità che ha carenze di organico. Quanto al credito continuano chiusure di sportelli bancari e postali, con tutti i disagi che la cosa comporta e con una popolazione anziana lontano dalle transazioni on line.
dal sito Basilicatapost.it
Bankitalia e la Basilicata, l’effetto ottico di Bardi e la realtà di un’economia senza sprint
Non c’è nessuna novità, né ce ne potrebbero essere nel rapporto annuale della Banca d’Italia sulla Basilicata.
Il motivo è molto semplice. La struttura dell’economia lucana è immutata da anni e il “movimento” è solo in due settori: l’auto e il petrolio.
Sono così grandi che si cresce o non si cresce sulla base di quanto accade in questi due settori.
Per l’auto, nonostante tutte le buone intenzioni, il futuro resta incerto perchè Stellantis, come tutte le case automobilistiche ha un eccesso di capacità produttiva (cioè troppi stabilimenti).
Resta il petrolio che magari non piacerà a qualcuno, magari sarà brutto ma ormai tiene in pugno i conti della Basilicata e con il quale con esercizio di grande realismo bisognerà fare pure i conti.
Così come bisognerà cominciare a prendere atto che tutto lo spargere di pale eoliche finora non ha prodotto grandi risultati (se non a chi le impianta), visto che – dati di Terna di maggio alla mano – in tutto il paese produce poco più del 16% dell’energia, un terzo del fotovoltaico e nove punti in meno dell’idroelettrico!
Il resto è fatto da settori – spesso molto piccoli – che si compensano tra loro nei movimenti congiunturali.
Per il presidente della Regione “I dati macroeconomici della Basilicata nel 2025 risentono esclusivamente di un effetto ottico statistico”.
Alla Basilicata, a differenza delle altre regioni del Mezzogiorno (la cui crescita superiore al Nord è celebrata dalla Svimez) sono mancati investimenti.
Cioè non è stato fatto nulla, che potesse cambiare la struttura dell’economia locale ancora troppo ripiegata sul mercato locale e su auto e petrolio (che come ha argutamente osservato il presidente della Regione si decidono “a Detroit, Parigi o nei vertici OPEC+ e non a Potenza”).
Cioè negli ultimi anni in Basilicata non è arrivato nessun grande investimento di nessun tipo.
Basterebbe guardarsi intorno per vedere come e dove sono andati i grandi investimenti negli ultimi anni e cosa è successo nei territori che li hanno ospitati.
Ci si aspettava dall’attuale presidente della Regione – non fosse altro per le relazioni che si presumeva potesse avere (a differenza dei suoi predecessori stabimente insediati a Sant’Arcangelo e Lauria) per il suo precedente prestigioso incarico – che fosse in grado di portare in Basilicata relazioni con il mondo dell’industria e della finanza cioè di quelli che decidono cosa e dove si fa.
O che – venendo dal mondo militare – potesse indurre le grandi aziende di Stato (Leonardo e Fincantieri) a fare un qualche investimento in Basilicata (visto che ne hanno fatto e ne continuano a fare ovunque).
La Basilicata del post-Covid aveva (e ha) spazi per la nuova industria (i data center, p.e.) che altre regioni si sognano.
E dalla Zes cos’è arrivato? 23 autorizzazioni (che poi non si sa in cosa si sono trasformate) anche perché nessuno si è preso briga di andare da Fitto – con il quale si fanno tanti selfie – per chiedere di cambiare i criteri sui livelli degli aiuti ammissibili (qui spiego cosa intendo).
Proprio per questo come certifica la Svimez, il Pil lucano nel periodo 2022-2025 ha avuto la crescita più bassa di tutto il Mezzogiorno (3,2 contro il 16,6% del Molise…).
Certo c’è il Pnrr e il turismo. Il Pnrr finisce quest’anno (e si vede nella parte finanziaria del rapporto dove sono finiti i soldi) e già vengono i brividi nella schiena apensare come sarà l’atterraggio. E per il turismo, olre ai positvi dati di crescita, del rapporto bankitalia va letto che “Negli ultimi anni nel comparto turistico-ricettivo si è osservato un incremento degli occupati e del valore aggiunto; la produttività del lavoro si è ridotta accrescendo il divario rispetto alla media del sistema economico regionale”.
Ps. Alla fine del 2025 gli intermediari bancari con almeno uno sportello in Basilicata erano 21 uno in meno rispetto all’anno precedente. Il numero di sportelli operativi in regione è sceso di 4 unità, attestandosi a 157 localizzati in 64 comuni (tre in meno rispetto al 2024).
Nell’ultimo decennio il calo cumulato del numero di sportelli operanti in regione è stato quasi del 30 per cento. L’andamento negativo ha riguardato tutte le principali tipologie di intermediari, risultando meno intenso per le banche di credito cooperativo, le cui dipendenze sono diminuite di circa il 7 per cento.
IL COMMENTO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE VITO BARDI
Bankitalia, Bardi: la nostra economia tiene
Il Presidente: “I dati del dossier ci dicono che la nostra economia interna è solida, crea occupazione, spende rapidamente i fondi PNRR e vanta conti pubblici tra i più sani d’Italia. La Basilicata ha fatto i suoi compiti a casa. I venti contrari sono arrivati da fuori”.
“I dati macroeconomici della Basilicata nel 2025 risentono esclusivamente di un effetto ottico statistico. Al netto della transizione automobilistica e delle quote energetiche internazionali – dinamiche che si decidono a Detroit, Parigi o nei vertici OPEC+ e non a Potenza – la nostra economia interna è solida, crea occupazione, spende rapidamente i fondi PNRR e vanta conti pubblici tra i più sani d’Italia. La Basilicata ha fatto i suoi compiti a casa. I venti contrari sono arrivati da fuori”.
Con queste parole il Presidente della Regione, Vito Bardi, commenta il Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia regionale presentato oggi, delineando una linea di lettura rigorosa che separa l’impatto dei giganti industriali globali dalla reale e diffusa tenuta del tessuto economico locale.
Il dato complessivo registra una lieve e fisiologica contrazione dell’attività economica regionale (-0,2%), ampiamente spiegata dal peso statistico che la grande industria globalizzata esercita sulla nostra regione. La Basilicata, infatti, ha la più alta incidenza in Italia di valore aggiunto della filiera automotive sul settore privato (11,4%). Il crollo del 47,2% della produzione a Melfi nel 2025 non è imputabile al sistema-Regione, ma al congelamento temporaneo dello stabilimento Stellantis per il cambio dei modelli e alle strategie globali di transizione all’elettrico, unite al rallentamento del mercato automobilistico europeo. Lo stesso principio si applica al comparto energetico, dove il calo delle royalties (scese a 120 milioni nel 2025) è il risultato diretto delle fluttuazioni dei prezzi internazionali delle materie prime e delle quote estrattive globali. La Regione è un recettore passivo di queste dinamiche. “Quando i grandi player globali rallentano per riorganizzarsi – spiega Bardi – una piccola economia aperta come la nostra subisce inevitabilmente un contraccolpo statistico. Non siamo di fronte a una crisi del “Sistema Basilicata”, ma a un anno di transizione industriale esogeno. Al contrario, laddove la programmazione e l’amministrazione regionale hanno un impatto diretto – aggiunge il Presidente – gli indicatori di Bankitalia mostrano buone performance. Il comparto delle costruzioni è cresciuto del 2,2%, trainato dall’accelerazione della spesa per le opere pubbliche e dall’ottima messa a terra dei progetti PNRR da parte degli enti locali. Un successo amministrativo certificato anche dalla solidità finanziaria dell’ente: la Basilicata vanta un debito pubblico pro capite di appena 882 euro, enormemente inferiore alla media nazionale di 1.342 euro, ed è in ulteriore calo. Questa è la dimostrazione di una gestione amministrativa sana, virtuosa e responsabile delle risorse dei lucani”.
Nonostante la “tempesta perfetta” nel settore industriale, le politiche attive della Regione e la resilienza della micro-imprenditorialità locale hanno permesso all’occupazione di crescere dell’1,6% (il doppio della media nazionale), portando il tasso di occupazione al 57,4%, con un eccellente recupero della componente femminile. “Il rapporto della Banca d’Italia -continua Bardi – conferma l’efficacia delle strategie regionali di diversificazione economica volte a slegare il territorio dalla dipendenza esclusiva da petrolio e auto. Il turismo si attesta come uno dei settori più dinamici: nel solo 2025 gli arrivi sono aumentati del 12,4% e le presenze del 10%, con un balzo straordinario della componente internazionale (+26,3%) e un forte processo di destagionalizzazione. Se guardiamo a lungo termine, nell’ultimo decennio gli arrivi sono cresciuti del 59%, con il raddoppio dei turisti stranieri. Matera, con una crescita del valore aggiunto post-pandemia del +5,1% focalizzata su cultura e servizi, dimostra che la valorizzazione del territorio sta funzionando e sta creando un secondo motore economico strutturale. Parallelamente – puntualizza il Presidente – l’agroalimentare lucano si impone sui mercati esteri: le esportazioni del settore sono più che raddoppiate negli ultimi anni, arrivando a rappresentare il 20% dell’export regionale complessivo rispetto al misero 3% registrato nel 2019. Una crescita che testimonia la competitività delle nostre produzioni”.
Bardi rileva come il tessuto imprenditoriale lucano sia sano: “La maggior parte delle imprese chiude i bilanci in utile o pareggio, la liquidità c’è, i debiti si riducono e il risparmio finanziario delle famiglie è in crescita. La fotografia di Bankitalia non è quella di una regione in difficoltà strutturale, ma di un territorio che sta affrontando a testa alta e con i conti in ordine una transizione epocale guidata da dinamiche globali. Restiamo vigili e al fianco dei lavoratori dei comparti industriali, forti del fatto – conclude Bardi – che le fondamenta della Basilicata sono stabili e pronte a raccogliere i frutti della ripartenza delle grandi produzioni”.
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Franco Martina
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