Piace a pochi quanto il Parlamento europeo ha deciso in merito all’Organizzazione comune di mercato (Ocm). Se da un lato il mondo produttivo sperava in un’attenzione particolare per il settore primario, fin troppo dipendente da importazioni extra UE, dall’altro i parlamentari europei sembrano distanti anni luce.
Ad esempio, l’organizzazione europea delle regioni frutticole, Areflh, prende atto del testo adottato il 16 giugno dal Parlamento europeo in seduta plenaria a seguito dell’accordo raggiunto con il Consiglio a marzo sulla revisione del regolamento relativo all’organizzazione comune dei mercati (OCM). “Sebbene siano stati mantenuti alcuni miglioramenti limitati – scrive Areflh – il risultato finale suscita serie preoccupazioni e si discosta, sotto diversi aspetti, dall’obiettivo dichiarato di rafforzare la posizione dei produttori all’interno della filiera agroalimentare”.
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.it
“Se da un lato accogliamo positivamente la definizione più restrittiva delle organizzazioni di produttori non riconosciute, dall’altro il fatto di consentire a tali entità di beneficiare di esenzioni ai sensi del diritto della concorrenza per un periodo fino a cinque anni senza la certezza di ottenere infine il riconoscimento rischia di indebolire gli incentivi al riconoscimento formale e di compromettere l’integrità delle organizzazioni di produttori riconosciute, che rimangono al centro dell’OCM”.
Continua Areflh: “Inoltre, la formulazione proposta dell’articolo 153 rischia di eludere il principio dell’adesione unica. L’obbligo di aderire a un’organizzazione di produttori (OP) per “un determinato prodotto”, definendo i prodotti come “sufficientemente distinti, in particolare per le loro caratteristiche o per i loro utilizzi finali previsti”, manca di certezza giuridica e introduce un’eccessiva flessibilità interpretativa. Tale ambiguità potrebbe facilitare le adesioni multiple alle OP per prodotti strettamente correlati, comprese diverse varietà di uno stesso prodotto. Tenuto conto delle difficoltà pratiche legate all’applicazione di questa disposizione, esortiamo i co-legislatori ad affrontare la questione nell’ambito della prossima revisione dell’OCM nel quadro della nuova PAC”.
L’Areflh deplora inoltre che i miglioramenti proposti dal Parlamento, volti a riflettere meglio le realtà contrattuali dei prodotti deperibili e stagionali, non siano stati accolti, poiché ciò rischia di appesantire gli oneri amministrativi e di frammentare ulteriormente il mercato interno. Nel loro insieme, questi elementi non solo non rafforzano la posizione dei produttori, ma rischiano anche di indebolire un quadro che ha sostenuto lo sviluppo e la competitività del settore ortofrutticolo per decenni.
L’Areflh esprime quindi viva preoccupazione per l’esito di questa riforma e chiede che venga prestata rinnovata attenzione alle esigenze specifiche del settore ortofrutticolo nelle prossime discussioni sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp).
Pacchetto Omnibus Food and Feed
“Grazie all’impegno di alcuni paesi, tra cui l’Italia, è stata scongiurata l’approvazione di un testo in tema di prodotti di difesa agronomica da patogeni delle piante che rischiava di compromettere la competitività e la sostenibilità del settore agricolo europeo. Determinante è stata la posizione italiana che ha contribuito a respingere la proposta della presidenza cipriota: diamo atto di questo risultato al lavoro del nostro Ministero, che ha accolto le istanze del mondo produttivo, in primis quelle della cooperazione”. Così il vice presidente di ‘Confcooperative Agroalimentare e Pesca’ Davide Vernocchi commenta la votazione in seno al COREPER II del pacchetto Omnibus Food and Feed, nel quale era inclusa anche la discussione sulle modifiche al Regolamento 1107/2009 che norma i processi di approvazione e ri-approvazione dei prodotti fitosanitari.

“In fase di votazione – prosegue Vernocchi – è saltato l’accordo su un testo in cui veniva definita la posizione negoziale del Consiglio dell’Unione Europea, una posizione molto debole, incoerente con molte delle istanze delle delegazioni degli altri stati membri. Nel testo proposto non era assolutamente sviluppato, ad esempio, il ruolo dell’innovazione tecnologica e dei moderni sistemi di applicazione dei prodotti di difesa – realizzati anche con il supporto di diverse fonti di finanziamento come PNRR, bandi Ismea , Inail e OCM – in una logica di sicurezza per gli operatori e di impatto sull’ambiente”.
“Il rafforzamento del ruolo dell’innovazione è di fondamentale importanza – prosegue Vernocchi – per consolidare i parametri di sicurezza alimentare e rispetto dell’ambiente compiuti da tutti i settori dell’agricoltura, con l’auspicio di una futura ed unitaria convergenza su questo specifico punto di tutte le componenti pubbliche e private interessate verso parametri di sostenibilità rispettosi al tempo stesso di una indispensabile competitività economica delle aziende agricole chiamate oggi a confrontarsi con l’effetto di fattori climatici sconosciuti fino a pochi anni addietro”, aggiunge Vernocchi.
“Altrettanto preoccupante era l’assenza nel testo di un miglioramento delle condizioni di mutuo riconoscimento tra Stati Membri in particolare nel caso di emergenze fitosanitarie. Auspichiamo che nel prosieguo del confronto – conclude il vice presidente Vernocchi – si arrivi ad una proposta che tenga conto delle richieste del mondo agricolo per un uso sempre più sostenibile dei prodotti di difesa dai patogeni delle piante in agricoltura, in linea con gli obiettivi che lo stesso Commissario Hansen aveva posto al momento del suo insediamento, ovvero garantire la continuità produttiva e la sovranità alimentare della UE”.
Quadro finanziario pluriennale
“Agricoltura sotto attacco”: a ribadirlo Cia – Agricoltori Italiani, che lancia un appello alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue del 18 e 19 giugno, dove si discuterà il prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP). Al centro, il futuro del bilancio europeo e il rischio concreto di un ridimensionamento delle risorse destinate al “progetto europeo” e quindi all’agricoltura.
“L’Italia continui a mobilitarsi perché l’agricoltura resti una priorità dell’Europa, con un bilancio adeguato, autonomo e vincolato, scongiurando qualsiasi forma di rinazionalizzazione che frammenta il quadro comune e indebolisce il mercato unico”, dichiara il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini. “I produttori europei non possono garantire sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e presidio dei territori se si continuano a tagliare risorse e strumenti a loro disposizione”.
Nel mirino di Cia anche l’ipotesi, avanzata dalla presidenza cipriota, di una riduzione complessiva delle risorse europee del 2%, con ricadute a cascata su vari fondi Ue. Da qui la richiesta di un cambio di passo netto: un budget agricolo rafforzato di almeno il 50% rispetto alla proposta attuale di 294 miliardi e indicizzato all’inflazione, per evitare una perdita reale di capacità d’intervento. Cia chiede, inoltre, una maggiore integrazione tra i diversi strumenti finanziari europei, a partire da una sinergia più efficace con il Fondo di coesione, per sostenere lo sviluppo delle aree rurali e contrastare lo spopolamento. Fondamentale anche garantire al settore primario un accesso diretto al Fondo europeo per la competitività, così da accompagnare le imprese agricole nei processi di innovazione e transizione.
La partita sul bilancio agricolo resta strettamente legata alla definizione complessiva del QFP 2028-2034, da cui dipenderà la dotazione del futuro Fondo. Per questo Cia ribadisce la propria mobilitazione permanente sollecitando il Governo italiano a svolgere un ruolo attivo e determinante nel negoziato europeo.
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