Antonio Tajani non si è limitato a commemorare le vittime di Sant’Anna di Stazzema. Davanti al Sacrario dell’eccidio ha pronunciato le parole che Fratelli d’Italia continua a maneggiare con imbarazzo: il 12 agosto 1944 le SS uccisero 560 innocenti «con la complicità dei fascisti italiani». Una condanna senza attenuanti, formule evasive o comodi riferimenti a tutti i totalitarismi.

La presenza del vicepremier era stata concordata con Giorgia Meloni, che lo aveva inviato in Toscana come unico rappresentante del governo. Ma proprio questa scelta rende ancora più evidente la distanza tra le due anime della maggioranza. A entrare per la prima volta nel luogo simbolo della memoria antifascista non è stata la leader del partito principale della coalizione né un ministro di Fratelli d’Italia. È stato il segretario di Forza Italia.

Due giorni dopo la commemorazione, la notizia non risiede più nella cerimonia. Sta nella frattura politica confermata da quel discorso. Tajani governa con Meloni, ma prova a riportare il partito fondato da Silvio Berlusconi verso un’identità liberale, europeista e definitivamente libera da qualsiasi ambiguità sul fascismo. Sullo sfondo affiora una domanda: dietro questa accelerazione c’è anche Marina Berlusconi?

Tajani condanna il fascismo e marca la distanza da FdI

Tajani ha definito la memoria dell’eccidio patrimonio dell’intera Repubblica, non proprietà esclusiva della sinistra. «Il sacrificio di queste persone, compresi i bambini neonati, non può essere vano, deve servire a costruire la pace», ha affermato. Poi ha ricordato che l’Europa ha garantito ottant’anni di pace, avvertendo però che «nulla è scontato».

Il passaggio politicamente più rilevante resta la condanna della «complicità dei fascisti italiani». Tajani non ha cercato di contendere alla sinistra l’antifascismo, ma ha collocato Forza Italia dentro la memoria sulla quale nacquero la Repubblica e la democrazia.

Fratelli d’Italia continua invece a muoversi con estrema cautela su questo terreno. Meloni ha costruito un partito conservatore capace di governare e dialogare con le istituzioni europee, senza però sciogliere completamente il rapporto con le proprie radici postfasciste. Ogni richiesta di dichiararsi antifascista produce distinguo, silenzi o formule studiate per non urtare una parte dell’elettorato.

Tajani ha scelto la strada opposta. Non ha discusso il significato della parola antifascismo: ha nominato i fascisti e ne ha riconosciuto la responsabilità nel massacro. È una differenza che non provoca una crisi di governo, ma rende visibile una frattura culturale sempre più profonda.

C’è Marina Berlusconi dietro la nuova linea di Forza Italia?

Non esistono elementi per attribuire direttamente a Marina Berlusconi il discorso pronunciato da Tajani. Trasformarla nella regista occulta della missione a Sant’Anna significherebbe presentare come retroscena accertato quella che rimane una lettura politica. Ma il sospetto nasce dalla direzione intrapresa da Forza Italia e dalla necessità di proteggere l’eredità berlusconiana dall’assorbimento dentro la destra meloniana.

Marina Berlusconi non ricopre incarichi nel partito, ma rappresenta la custode più autorevole del nome, della storia e degli interessi della famiglia. La sopravvivenza politica di Forza Italia riguarda inevitabilmente anche quell’eredità. Un partito ridotto a semplice appendice di Fratelli d’Italia finirebbe per perdere identità, elettori e funzione.

La condanna netta del fascismo permette invece agli azzurri di rivendicare uno spazio autonomo: quello di una destra moderata che governa con Meloni senza condividere ogni riferimento culturale del suo partito. Tajani non rompe l’alleanza, ma traccia un confine. Forza Italia può accettare la guida della premier senza rinunciare a rappresentare un’altra tradizione.

In questa strategia lo zampino di Marina Berlusconi appare possibile, non dimostrato. Potrebbe esercitarsi attraverso un’indicazione politica esplicita oppure, più semplicemente, attraverso il peso simbolico della sua figura. Tajani sa che, per tenere vivo il partito, deve parlare anche a quella parte dell’elettorato berlusconiano che non vuole ritrovarsi dentro una destra nostalgica.

Forza Italia cerca uno spazio oltre la maggioranza meloniana

Lo strappo di Sant’Anna si inserisce in una competizione più ampia. Fratelli d’Italia domina la coalizione e rischia di svuotare progressivamente gli alleati. Per resistere, Forza Italia deve dimostrare di non essere una versione più piccola del partito della premier.

Tajani sceglie quindi i terreni sui quali la differenza può risultare credibile: europeismo, istituzioni, politica estera, diritti e memoria repubblicana. La condanna del fascismo riunisce tutti questi elementi e consegna agli azzurri un’identità riconoscibile anche fuori dal perimetro tradizionale del centrodestra.

Il messaggio di Sergio Mattarella ha fornito al vicepremier la cornice istituzionale. Il presidente della Repubblica ha ricordato che le SS agirono «con la complicità dei fascisti» e ha ammonito che «le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni». Tajani si è collocato pienamente lungo questa linea, collegando la memoria dell’eccidio ai conflitti in Ucraina e Medio Oriente e chiedendo all’Italia di diventare «sempre più portatrice di pace».

FdI resta così davanti a un problema. Se segue Tajani, deve assumere parole che una parte della propria storia politica continua a considerare scomode. Se tace, lascia a Forza Italia la rappresentanza esclusiva del centrodestra liberale e antifascista.

Una coalizione, due destre sempre più lontane

La maggioranza non cadrà sulla memoria di Sant’Anna di Stazzema. Tajani non ha attaccato Meloni e la premier aveva approvato la sua partecipazione. Ma le alleanze non si dividono soltanto sui decreti o sulle nomine: possono separarsi anche nell’idea di Paese e nel rapporto con la storia.

A Sant’Anna sono emerse due destre. Una riconosce apertamente la complicità dei fascisti e vuole collocarsi senza riserve nella tradizione repubblicana ed europea. L’altra governa l’Italia, ma continua a evitare una condanna altrettanto esplicita delle proprie radici.

Forza Italia prova a trasformare questa distanza nella ragione della propria sopravvivenza. Tajani ne è il volto politico; Marina Berlusconi potrebbe esserne l’ispiratrice o la garante. Non abbiamo la prova di un suo intervento diretto, ma la direzione appare chiara: impedire che il partito di Silvio Berlusconi scompaia dentro quello di Giorgia Meloni.

Il discorso di Sant’Anna non ha aperto la frattura tra Forza Italia e Fratelli d’Italia. L’ha resa impossibile da nascondere.


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Luca Arnau

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