Più di una vittima ogni quindici giorni dall’inizio dell’anno e decine di lavoratori rimasti feriti. È il bilancio denunciato dalla Uil Calabria, che torna a chiedere un intervento strutturale della Regione per fermare gli incidenti e rendere verificabili formazione, prevenzione e controlli.

L’ultimo episodio richiamato dal sindacato riguarda un meccanico di 31 anni, morto dopo essere rimasto schiacciato sotto l’automobile sulla quale stava lavorando.

Una tragedia che riporta al centro la sicurezza nei luoghi di lavoro e spinge la Uil a rilanciare la proposta di una legge regionale fondata sul principio europeo della Vision Zero.

Senese: «Una conta agghiacciante»

La segretaria generale della Uil Calabria, Mariaelena Senese, descrive una situazione che continua a produrre vittime e conseguenze irreparabili per le famiglie.

«È una conta agghiacciante, è un dramma continuo che lacera famiglie. Mentre l’Europa costruisce modelli per tutelare la salute e l’incolumità dei lavoratori, l’Italia e – ahimè – soprattutto la Calabria non si occupano davvero di un tema il cui impatto sociale è devastante».

Il sindacato è impegnato da anni nella campagna nazionale “Zero morti sul lavoro”. Alle attività di sensibilizzazione, in Calabria, sono state affiancate proposte indirizzate alla politica e alle istituzioni regionali.

Il Comitato regionale ancora senza riscontri operativi

Tra le richieste avanzate dalla Uil figura la piena operatività del Comitato regionale di coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Secondo il sindacato, nonostante le sollecitazioni presentate, da mesi non sarebbero arrivati riscontri pratici.

Il coordinamento dovrebbe permettere ai diversi soggetti competenti di condividere informazioni e programmare attività ispettive e interventi di prevenzione, superando la frammentazione delle azioni.

Un portale regionale per verificare la formazione

Una delle proposte riguarda la creazione di una piattaforma regionale capace di raccogliere e certificare i percorsi formativi seguiti dai lavoratori.

«Riteniamo necessario realizzare un portale regionale unico della formazione, capace di certificare digitalmente ogni percorso formativo e rendere ogni attestato immediatamente consultabile e verificabile durante le attività ispettive», spiega Senese.

L’obiettivo è impedire che l’adempimento formativo rimanga soltanto sulla carta, senza corrispondere a competenze realmente acquisite.

«La formazione sulla sicurezza deve essere reale, tracciabile e verificabile, non ridursi al semplice rilascio di un attestato. Deve diventare prevenzione concreta, perché sulla sicurezza non basta certificare, bisogna garantire competenze capaci di salvare vite».

La proposta di una “Vision Zero Calabria”

La Uil propone ora di recepire a livello regionale il principio europeo della Vision Zero, inserito dalla Commissione europea nel quadro strategico dell’Unione per la salute e la sicurezza sul lavoro 2021-2027.

Il sindacato punta alla costruzione di una legge regionale capace di tradurre quel principio in interventi misurabili e controllabili.

Senese critica anche il percorso seguito per la recente modifica alla normativa regionale sulla sicurezza dei lavoratori, lamentando il mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali.

«La modifica recentemente approvata alla legge regionale sulla sicurezza dei lavoratori non è stata preceduta da un percorso di confronto con le organizzazioni sindacali».

«Avremmo portato il nostro contributo, come l’intenzione di trasformare la Vision Zero europea in una “Vision Zero Calabria”: una legge regionale che porti quel principio sul territorio, declinandolo sulla sicurezza dei lavoratori attraverso strumenti operativi, controllabili e misurabili», chiarisce la segretaria.

Un Piano triennale con obiettivi misurabili

La proposta della Uil prevede un Piano triennale della sicurezza con obiettivi differenti e misurabili per ciascun settore produttivo.

Il progetto comprende una banca dati condivisa tra Inail, aziende sanitarie provinciali, Ispettorato del lavoro, Regione ed enti bilaterali. La condivisione delle informazioni dovrebbe permettere di individuare più rapidamente i settori, le imprese e le attività maggiormente esposti.

La Uil propone inoltre l’introduzione di un indice di rischio aziendale per indirizzare i controlli verso le situazioni considerate più critiche.

Appalti, controlli e tecnologie di prevenzione

Nel modello delineato dal sindacato, le imprese che investono nella sicurezza dovrebbero ricevere premialità nelle procedure di affidamento degli appalti. Per chi viola le norme vengono invece richieste regole più severe.

Tra gli strumenti indicati figurano anche le tecnologie di prevenzione, comprese quelle basate sull’intelligenza artificiale, da utilizzare per individuare tempestivamente condizioni di pericolo.

La proposta comprende poi un protocollo regionale obbligatorio per affrontare i rischi climatici, con particolare attenzione agli effetti delle temperature estreme sulle condizioni di lavoro.

Il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori

La “Vision Zero Calabria” immaginata dalla Uil punta anche a rafforzare il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

Il progetto prevede un sistema regionale attraverso il quale segnalare le situazioni di rischio e attribuisce alle parti sociali una funzione strutturata nel monitoraggio del Piano.

La partecipazione di sindacati, istituzioni e sistema produttivo viene considerata indispensabile per verificare l’efficacia delle misure e correggere gli interventi che non dovessero produrre risultati.

«La tutela della vita sia il primo indicatore»

La Uil Calabria chiede che la protezione dei lavoratori diventi un parametro attraverso il quale valutare la qualità dello sviluppo regionale.

«La Vision Zero europea può rappresentare per la Calabria un modello. Chiediamo che istituzioni, parti sociali e sistema produttivo assumano insieme un impegno preciso: rendere la tutela della vita il primo indicatore della qualità del lavoro e dello sviluppo della nostra regione», conclude Mariaelena Senese.


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