La guerra oggi non si combatte solo sul campo di battaglia, ma viaggia tra algoritmi, dati, satelliti e intelligenza artificiale. Mercoledì 2 settembre, alle ore 21:00 nella sede di Materia a Castronno (ingresso libero), Arturo Di Corinto presenterà il suo nuovo libro, “Guerra profonda”.
Il libro analizza come cybersicurezza, informazione digitale e tecnologie emergenti stiano ridisegnando i conflitti nella cosiddetta guerra algoritmica, e come la sfida per la sovranità digitale stia riscrivendo gli equilibri geopolitici e la nostra vita quotidiana.
Psicologo cognitivo, studioso di Internet e comportamenti sociali, già direttore della comunicazione del Laboratorio Nazionale di Cybersecurity del CINI e oggi consigliere dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Di Corinto spiega come si è evoluta la minaccia e quali sono le strade da percorrere per tutelare la nostra sicurezza e libertà nell’era della tecnologia.
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L’idea alla base di Guerra profonda nasce dall’esigenza di comprendere i nuovi scenari di scontro globale. «L’intenzione è aiutare le persone a comprendere che sono il bersaglio delle “bombe furbe” della guerra ibrida», esordisce Di Corinto. Si tratta di «una guerra che si incista nei meccanismi cognitivi profondi delle persone a causa dell’utilizzo diffuso e strategico di propaganda e disinformazione».
Rispetto al passato, il salto di qualità compiuto dalle tecnologie è radicale. «I tradizionali meccanismi della propaganda e della disinformazione oggi sono potenziati da un uso dell’intelligenza artificiale che consente di creare delle realtà alternative per le persone che leggono, ascoltano, guardano, si informano». Queste costruzioni sono «più difficili da comprendere, da individuare, da decostruire» rispetto ai semplici “fatti alternativi” della propaganda tradizionale.
«Adesso non è solo una questione di dichiarare che un fatto è diverso da quello che tu ritieni che sia. Si costruisce il fatto con l’intelligenza artificiale», avverte lo studioso, citando dati allarmanti forniti dai rapporti di AI forensics: «Il 25% dei contenuti su TikTok utilizza l’intelligenza artificiale e di questo l’80% racconta scenari di guerra, conflitti, e racconta cose che non sono mai accadute». Ne è un esempio il celebre filmato circolato in rete sulle presunte immagini dell’aeroflotta di Pechino intenta a inviare pacchi umanitari su una spiaggia di Gaza: «Una cosa che non è mai successa, eppure è stata prodotta, veicolata, viralizzata e c’è qualcuno che ci ha creduto. Siamo a un passaggio ulteriore rispetto alla manipolazione della percezione del pubblico».
Questa enorme capacità mimetica nasce da anni di estrazione di dati sul web. L’intelligenza artificiale scrive in modo quasi indistinguibile dagli esseri umani perché «impara leggendo libri» e analizzando enormi volumi di informazioni linguistiche.
«Teniamo presente che l’intelligenza artificiale è stata addestrata negli ultimi 20 anni, a cominciare dai post che facevamo tutti quanti su Facebook e poi su Twitter», evidenzia Di Corinto. «La vera raccolta di dati che è stata fatta non riguardava tanto le caratteristiche anagrafiche e biografiche delle persone, veniva fatta sui contenuti generati dalle persone». Ogni dettaglio condiviso negli anni ha contribuito a istruire le macchine: «Così abbiamo istruito l’intelligenza artificiale prima che cominciassero a prendere i libri per digitalizzarli e farli immaginare all’IA per poi distruggerli».
Di fronte a un panorama complesso, le contromisure devono agire su più livelli. Sul piano legislativo e tecnologico si stanno compiendo passi in avanti: «Dal 2 agosto, l’Ai Act, la legge sull’intelligenza artificiale dice che devi indicare se un oggetto è stato fatto con l’IA oppure no. Ci sono strumenti tecnici e normativi come il watermarking». A questi si affiancano software in grado di riconoscere la “grammatica interna” e le ricorrenze tipiche con cui la macchina sintetizza il linguaggio, oltre a strumenti che aiutano ad analizzare immagini o testi, come Pangram, per verificare con un margine di probabilità se siano stati generati da un’IA o da una persona.
Tuttavia, gli strumenti tecnici e normativi da soli non bastano. «Purtroppo non ci sono soluzioni immediate ed efficaci: si deve tornare per forza alla costruzione di una cultura dell’informazione di qualità basata sulla media literacy, quindi sulla capacità di leggere le notizie, di analizzarle, di confrontarle, eventualmente di scomporle».
Questo comporta un lavoro di verifica costante, «imparando ad andare oltre l’apparenza che è quella del titolo urlato, ad esempio, o della testata appena nata, della testata che somiglia a un’altra testata di qualità registrata al Tribunale con dei giornalisti veri che ci lavorano. E imparare a capire quando una notizia è prodotta dall’intelligenza artificiale non è un processo semplice, perché le intelligenze artificiali sono addestrate sul linguaggio umano, sul linguaggio naturale umano, e quello che producono sono pezzi di informazione quasi indistinguibili da quelli prodotti dall’uomo».
Per Di Corinto la risposta principale resta profondamente culturale: «La gente deve leggere, studiare, si deve confrontare, deve incontrarsi, deve parlare. Bisogna costruire e ricostruire una cultura dei fatti, non del palcoscenico ma della comunicazione. In questo i grandi conglomerati mediali, ma anche il piccolo giornale locale, possono avere un ruolo importante: occorre investire nell’informazione di qualità».
Chi sono i soggetti più esposti a questo tipo di manipolazione percettiva? Di Corinto conferma che i più giovani sono particolarmente vulnerabili, ma per ragioni precise: «Semplicemente hanno meno esperienza del mondo e soprattutto hanno un’emotività, un’irruenza, una voglia di condividere ed essere presenti nella “società dello spettacolo” in cui sono cresciuti».
Per tutelarli, la repressione si rivela inefficace: «Impossibile creare un ministero della verità: è una cosa che nessun Paese farebbe mai». La strada maestra è l’educazione pratica e la responsabilizzazione. «È il momento di mettere i ragazzi dietro la “macchina da presa”, anche farli scrivere, perché si rendano conto di quali sono le regole di ingaggio per il lettore. Se loro imparano come si costruisce la realtà della comunicazione, quando si trovano di fronte a un oggetto comunicativo – un servizio televisivo o un articolo di giornale – capiscono come è stato prodotto e dove può portare se lo facciamo rimbalzare e lo amplifichiamo».
«Capire come funzionano propaganda e cattiva informazione è cruciale in questa fase in cui la disinformazione accompagna gli attacchi cibernetici alle infrastrutture della vita quotidiana, trasporti, sanità, energia, mentre gli attacchi cibernetici sempre più spesso accompagnano gli attacchi cinetici, quelli fatti con missili e droni», conclude Di Corinto.
Info evento:
L’appuntamento con Arturo Di Corinto si terrà mercoledì 2 settembre alle ore 21:00 presso lo spazio Materia a Castronno. L’ingresso è libero. È possibile iscriversi tramite la pagina Eventbrite di Materia.
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