Fresh India Show 2026: il reportage fotografico


Durante i due giorni del Fresh India Show 2026 a Mumbai, un messaggio è emerso con chiarezza sia nei dibattiti durante la conferenza sia nell’area espositiva: il settore ortofrutticolo indiano non viene più considerato esclusivamente in termini di volumi di produzione, ma sempre più per qualità, creazione di valore, accesso ai mercati e integrazione globale.

L’ottava edizione del Fresh India Show si è svolta il 29 e 30 maggio presso il CIDCO Exhibition Centre e ha riunito operatori della filiera ortofrutticola indiana, tra cui coltivatori, importatori, esportatori, retailer, decisori politici, membri di ambasciate straniere, aziende tecnologiche e fornitori di soluzioni post-raccolta indiani, incentrata sul tema: “Il commercio di prodotti ortofrutticoli freschi in India: crescita, innovazione e integrazione globale“. L’edizione di quest’anno ha anche segnato il primo Reverse Buyer-Seller Meet (RBSM), un incontro inverso tra acquirenti e venditori, a testimonianza delle crescenti ambizioni di esportazione dell’India e del suo impegno nel commercio internazionale.

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© Alysha Fernandes | FreshPlaza.it

Nel suo discorso di apertura, S Jafar Naqvi, caporedattore del gruppo organizzatore Media Today, ha dato il benvenuto ai rappresentanti dell’intera filiera agroalimentare, sottolineando l’importanza della collaborazione nell’evoluzione del settore ortofrutticolo indiano. Facendo eco a questo concetto, Azhar Tambuwala, direttore esecutivo di Sahyadri Farms, ha descritto il Fresh India Show come una delle poche piattaforme nazionali in cui l’intera filiera può discutere apertamente di opportunità, sfide e tendenze commerciali che stanno plasmando il settore. Secondo Tambuwala, ricerca e sviluppo svolgeranno un ruolo determinante nella prossima fase di crescita agricola dell’India.

Una tematica ricorrente durante l’evento ha riguardato il cambiamento nell’approccio dei consumatori e dei retailer indiani ai prodotti ortofrutticoli. Avinash Joshi, vicepresidente senior e responsabile del settore frutta e verdura della Reliance Retail, ha contestato la percezione diffusa secondo cui l’India sia un mercato esclusivamente sensibile al prezzo. “I consumatori indiani non sono attenti al prezzo, ma al valore”, ha affermato Joshi, evidenziando una crescita di 5-6 volte registrata in categorie come mirtilli e avocado e rilevando inoltre che l’India produce attualmente circa 370 milioni di tonnellate di frutta e verdura all’anno, esportandone quasi 2 milioni di tonnellate in 123 Paesi. “Gli agricoltori indiani stanno adattando sempre più la produzione ai feedback dei retailer e del mercato, anziché concentrarsi esclusivamente sui volumi delle commodity”.

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Joshi ha inoltre osservato che Reliance Retail collabora attualmente con circa 100mila agricoltori in tutta l’India, e si stima che il 7-10% di questi operatori abbia già adottato forme di intelligenza artificiale, coltivazione in serra o sistemi di produzione in polyhouse (strutture protette in film plastico). Anche l’imballaggio e l’efficienza della filiera hanno rappresentato temi chiave del dibattito, con Joshi che ha sottolineato come i costi della logistica e della catena di approvvigionamento possano rappresentare quasi la metà del costo finale dei prodotti ortofrutticoli.

Un altro importante elemento emerso è stata la crescente importanza delle infrastrutture, della gestione post-raccolta e del confezionamento nel determinare la competitività sia sul mercato interno sia su quello delle esportazioni. Il direttore generale di APEDA, Vinita Sudhanshu, ha sottolineato come il miglioramento della shelf life e l’adozione di protocolli per il trasporto marittimo stiano aiutando l’India a espandere le esportazioni verso mercati lontani. Tra gli esempi citati, i protocolli di successo per le spedizioni marittime di banane verso la Russia e l’estensione della shelf life delle melagrane a 60 giorni, che ha permesso le esportazioni verso mercati come Stati Uniti e Australia. La tracciabilità, i laboratori di analisi accreditati e gli standard di confezionamento specifici per le singole colture sono stati identificati come le prossime aree prioritarie, con APEDA che ha già istituito 114 laboratori di analisi accreditati e standard di confezionamento per 20 colture.

La partecipazione internazionale ha ulteriormente rafforzato la crescente importanza dell’India come mercato sia di approvvigionamento sia di consumo. I rappresentanti di Brasile e Perù hanno descritto l’India non come un mercato concorrente, ma come un partner commerciale strategico a lungo termine. Le discussioni si sono concentrate sulle opportunità di approvvigionamento fuori stagione per prodotti come avocado, mele, lime di Tahiti e mirtilli.

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Una delle presentazioni più interessanti è stata quella di Sumit Saran della SS Associates, che ha esortato il pubblico a considerare l’India non come un singolo mercato, ma come “un continente”. Saran ha sottolineato che, se anche solo il 2-3% della popolazione indiana aumentasse significativamente il consumo di frutta premium, la domanda che ne deriverebbe eguaglierebbe i volumi di consumo di intere economie sviluppate, come Australia o Regno Unito. “L’India importa già circa 400mila tonnellate di mele e 150mila tonnellate di agrumi all’anno, mentre le importazioni di avocado, attualmente stimate a 20mila tonnellate, dovrebbero raggiungere le 43mila tonnellate entro il 2030. Anche le importazioni di mirtilli dovrebbero raddoppiare nello stesso periodo”.

L’espansione delle categorie di frutta premium ed esotica è stata un’altra tema di interesse durante la fiera. Mirtilli, avocado, pitaya, guava giganti, rambutan e mangostano sono stati tutti al centro delle discussioni sulle prospettive di crescita futura. Jamie Petchell della Global Plant Genetics ha osservato che il consumo pro capite di mirtilli in India rimane significativamente inferiore alle medie globali, il che presenta un potenziale di crescita nel lungo periodo, sia per le importazioni sia per la coltivazione locale. Nel frattempo, la Westfalia Fruit ha illustrato come le sole piattaforme di quick-commerce abbiano generato quasi 25 milioni di ordini di avocado nel 2025, sottolineando la rapidità con cui si stanno evolvendo la consapevolezza e l’accessibilità dei consumatori.

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Oltre alle opportunità commerciali, diversi relatori hanno anche discusso su sostenibilità, inclusione degli agricoltori e ruolo sociale che l’agricoltura continua a svolgere in Paesi come India e Brasile. La coltivazione protetta, l’intelligenza artificiale, l’irrigazione a goccia e di precisione, insieme a tecnologie di confezionamento migliorate, sono stati presentati come strumenti che possono aiutare l’India a bilanciare produttività, efficienza e qualità, rispondendo al contempo alle mutevoli aspettative del mercato.

A conclusione del Fresh India Show 2026, il messaggio generale emerso è che il settore ortofrutticolo indiano si sta integrando sempre più con il commercio globale, è più ricettivo alla tecnologia e ai feedback del mercato e più disposto a investire in una crescita a valore aggiunto, premium ed export-oriented. Eppure, quasi ogni discussione è tornata allo stesso messaggio: “Il futuro del settore ortofrutticolo indiano inizia ancora dagli agricoltori”.

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