Toscana, la lunga estate dei roghi: 9 incendi, solo nel periodo dal 30 maggio al 15 agosto 2026 in strutture riconducibili al trattamento, recupero, stoccaggio o gestione dei rifiuti. E dopo il fuoco, il rischio ambientale
Dieci incendi in poco più di sette mesi. Sei in appena quaranta giorni, fra l’8 giugno e il 15 agosto. C’è di più: due roghi riguardano direttamente strutture o società della rete Alia-Plures; un terzo, quello della Delca Energy, presenta un collegamento di filiera con Revet.
Questa è la fotografia, necessariamente prudente, di una Toscana nella quale nel 2026 impianti e aziende che trattano, recuperano, stoccano o smaltiscono rifiuti sono stati interessati dalle fiamme. Non significa, ovviamente, che tutti gli incendi siano dolosi o che siano collegati fra loro, ma la frequenza degli episodi merita una riflessione: quanto è sicuro il sistema degli impianti dove vengono concentrati, stoccati, selezionati e trattati enormi quantitativi di materiali combustibili? È tutelata la salute pubblica? Iniziamo dalla cronologia dei roghi del 2026:
17 gennaio Grosseto, Le Strillaie. Incendio nell’impianto Futura, dove vengono trattati rifiuti urbani indifferenziati.
18 gennaio Firenze, San Donnino. Fiamme nella stazione di trasferenza dell’Ecocentro gestito da Plures Alia, con interessamento del deposito di carta e cartone.
30 maggio, Borgo a Mozzano, Lucca. Rogo alla Green 4, deposito di carta e cartone da riciclo, plastica da imballaggio e legname.
2 giugno, Capannori, Lucca. Incendio alla ReLife di Salanetti, impianto di riciclaggio e trattamento dei rifiuti.
8 giugno, Vicopisano, Pisa. Il maxi-incendio alla Delca Energy: circa 2.500 tonnellate di rifiuti plastici in fiamme.
12 giugno, Empoli, Firenze. Incendio alla ReAl, società mista Alia-ReLife che tratta rifiuti cartacei.
18 giugno, Livorno. Rogo alla Bogi Vinicio, azienda autorizzata al recupero di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi.
11 luglio, Vecchiano, Pisa. Incendio alla Spedi, impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti speciali pericolosi e non.
17 luglio, Colle Val d’Elsa, Siena. Fiamme alla Rugi, nell’area di stoccaggio dei rifiuti ingombranti.
21 luglio, Monte San Savino, Arezzo. Incendio in un impianto di recupero rifiuti: il rogo danneggia anche una copertura in cemento-amianto.
14 agosto, Terranuova Bracciolini, Arezzo. Incendio nella discarica di Podere Rota.
Il primo episodio dell’anno porta a Le Strillaie, uno dei poli più importanti del sistema dei rifiuti della Toscana meridionale, dato che l’impianto è un nodo del sistema integrato dei rifiuti Ato Toscana Sud e la società che lo gestisce è oggi controllata da Iren Ambiente e Sei Toscana. Questo significa che il primo rogo dell’anno interessa già un’infrastruttura strategica del sistema regionale. Il rogo scoppia nella notte all’interno dell’impianto gestito da Futura Spa e ha interessato rifiuti urbani indifferenziati stoccati in un capannone. Le operazioni di spegnimento proseguono fino alla mattina del 19 gennaio. Le acque utilizzate per spegnere l’incendio vengono raccolte in una vasca senza fuoriuscite all’esterno. Arpat segnala inoltre che i materiali combusti e le acque di spegnimento devono essere caratterizzati e correttamente gestiti. Dal punto di vista della dispersione dei fumi, le simulazioni Arpat indicano che la nube non avrebbe interessato la città di Grosseto, dirigendosi prevalentemente verso la costa.
Il giorno dopo Grosseto, altro incendio. Questa volta siamo a San Donnino, alla stazione di trasferenza dei rifiuti di Firenze. Le fiamme interessano soprattutto il settore destinato allo stoccaggio di carta e cartone, propagandosi anche alla copertura dell’edificio. Intervengono tre squadre dei Vigili del Fuoco, autobotti, autoscala e personale specializzato NBCR. Arpat, nei controlli successivi, non rileva particolari criticità ambientali, ma fa pensare la casualità della vicinanza temporale con il rogo di Grosseto.
Dopo oltre quattro mesi la sequenza riparte. È il 30 maggio quando, a Borgo a Mozzano, alla Green 4 bruciano balle di carta e cartone da riciclo, materiali plastici da imballaggio e legname. Le fiamme vengono domate il giorno successivo. Arpat effettua sopralluoghi e successivi campionamenti del terreno nelle aree individuate come potenzialmente interessate dalla ricaduta dei fumi e rileva che le condizioni meteorologiche hanno limitato la dispersione della nube e non evidenzia alcuna ricaduta significativa sul territorio, ma chiede comunque all’azienda la messa in sicurezza del sito, la rimozione dei materiali interessati dall’incendio e la gestione delle acque meteoriche che possono entrare in contatto con i residui del rogo. Non è dato noto, però, quanto materiale combustibile fosse presente nel deposito al momento dell’incendio.
Passano appena tre giorni: siamo al 2 giugno. Alle prime ore del mattino le fiamme colpiscono un capannone della ReLife a Salanetti, nel comune di Capannori, Lucca. Si tratta del secondo incendio in meno di un anno in questa azienda, come sottolinea nelle sue comunicazioni anche il sindaco di Porcari. Le squadre dei Vigili del Fuoco, per domare il rogo, arrivano da Lucca, Pistoia, Prato e Viareggio, ma una domanda rimane sospesa. Quali controlli strutturali e antincendio sono stati effettuati dopo il rogo dell’agosto 2025? E quali prescrizioni erano state impartite se, dopo dieci mesi, si è sprigionato un secondo rogo?
Quattro giorni dopo, l’8 giugno, arriva il rogo destinato a diventare il più impressionante della sequenza, quello che coinvolge la Delca Energy di Vicopisano, dove prendono fuoco circa 2.500 tonnellate di rifiuti plastici stoccati in una struttura di circa 5.000 metri quadrati. La nube nera è visibile per chilometri, l’area industriale viene evacuata in via precauzionale e vengono adottate misure cautelative nei comuni vicini. I Vigili del Fuoco lavorano per giorni. Arpat installa anche una centralina mobile vicino all’ospedale di Cisanello e procede con campionamenti di vegetali, foraggi, cereali e filtri PM10. Le analisi sui primi vegetali a foglia larga non rilevano contaminazione da diossine, furani, PCB e IPA, ma Arpat precisa che sono necessari ulteriori controlli e che vengono analizzati anche i rifiuti presenti all’interno dell’azienda. Gli esiti relativi ai rifiuti e alle acque di spegnimento vengono destinati alla Procura, che ha aperto un’indagine. Molti cittadini privati e i lavoratori della zona protestano e si affidano a rilevazioni private per capire cosa realmente respirano. La Delca Energy è entrata nel Gruppo EcoEridania nel 2023 e quindi anche questo incendio si può asserire che interessa un’azienda appartenente a un grande gruppo nazionale della gestione dei rifiuti.
Non è ancora finita… Il 12 giugno un incendio avviene nello stabilimento della ReAl ad Empoli, una joint venture fra Alia Servizi Ambientali e ReLife che si occupa del trattamento e della valorizzazione di carta e cartone provenienti dalla raccolta differenziata. Questa volta, per fortuna, il rogo è molto più circoscritto. Le prime ricostruzioni indicano come possibile punto di origine un nastro trasportatore. L’ipotesi è che lo sfregamento di un oggetto metallico possa aver provocato l’innesco, ma nove lavoratori vengono soccorsi per inalazione di fumo.
Nel giro di soli dieci giorni, due incendi coinvolgono la ReLife di Capannori e la ReAl di Empoli, due realtà direttamente collegate allo stesso grande operatore privato del settore del riciclo, anche se in due impianti diversi e in circostanze differenti.
Sei giorni dopo Empoli, il 18 giugno, le fiamme arrivano a Livorno. Sono circa le 3.30 del mattino quando la Protezione Civile allerta Arpat per l’incendio alla Bogi Vinicio, in via dell’Ecologia. L’azienda tratta rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi ed è autorizzata anche per attività legate a rottami, demolizioni e autodemolizioni. Il rogo produce una densa colonna di fumo e il Comune di Livorno adotta misure precauzionali; vengono limitate alcune attività all’aperto. Arpat registra un lieve aumento temporaneo del biossido di azoto, ma precisa che non è possibile stabilire in via preliminare una correlazione diretta con l’incendio. Le fiamme coinvolgono, secondo le informazioni fornite dall’azienda, rifiuti derivanti dalla triturazione di plastica e legno e materiali metallici, ma gli accertamenti risultano ancora in corso, anche se le autorità non escludono, nelle prime fasi, alcuna ipotesi, compresa quella dolosa.
Dopo tre settimane, il fuoco torna nel Pisano. È l’11 luglio e questa volta l’incendio interessa la Spedi di Migliarino, azienda del gruppo lucchese Ageco. L’impianto occupa un’area autorizzata di circa 42 mila metri quadrati, con oltre 14 mila metri quadrati coperti, ed è destinato alla gestione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Le fiamme interessano un capannone. Secondo le prime ricostruzioni giornalistiche, a prendere fuoco per prime sarebbero state batterie utilizzate per la manutenzione delle automobili, ma si tratta di una prima ricostruzione, non di una causa definitivamente accertata. Arpat avvia una campagna di controlli e le analisi sui vegetali non rilevano contaminazione da diossine, furani e PCB. Gli IPA e il benzo[a]pirene risultano presenti in concentrazioni estremamente basse e tali da non configurare contaminazione ambientale. Anche per i metalli pesanti non emergono concentrazioni significative, salvo elementi come ferro, alluminio e, in misura minore, manganese, considerati ubiquitari.
Passano appena sei giorni. Nella notte del 17 luglio, incendio alla Rugi Srl, in località San Marziale a Colle Val d’Elsa. Questa volta le fiamme interessano l’area di stoccaggio dei rifiuti ingombranti. Il rogo viene circoscritto rapidamente e spento intorno alle 2 di notte. Le condizioni meteorologiche aiutano: vento scarso e fumi prevalentemente confinati all’area industriale. Arpat non rileva particolari criticità ambientali. Anche le acque di spegnimento restano contenute nel sistema di raccolta dell’impianto.

Dopo pochi giorni, siamo al 21 luglio: nuovo rogo a Monte San Savino, in provincia di Arezzo. Le fiamme interessano un impianto di gestione e recupero dei rifiuti in via Aretina. Il rogo coinvolge una parte del capannone destinata allo stoccaggio di carta e alluminio, con la copertura dell’edificio in cemento-amianto. Circa metà della copertura viene distrutta e frammenti di eternit risultano dispersi sia all’interno dell’impianto sia all’esterno, fino a interessare un terreno agricolo adiacente. Arpat chiede quindi: la messa in sicurezza urgente del sito, la rimozione dei materiali contenenti amianto, la verifica della presenza di fibre di amianto nel terreno, la caratterizzazione e il corretto smaltimento dei materiali e un cronoprogramma degli interventi. L’Agenzia propone inoltre la sospensione dell’attività dell’impianto fino all’ottemperanza delle prescrizioni.
L’ultimo episodio, quello della vigilia di Ferragosto, ha interessato la discarica di Podere Rota a Terranuova Bracciolini, sempre in provincia di Arezzo, e ha riacceso il dibattito sul superamento delle discariche a favore dei termovalorizzatori.
Dopo questa serie impressionante di episodi, che comunque dalle prime ricostruzioni hanno origini diverse e non necessariamente dolose, la domanda è: perché così tanti incendi stanno interessando, nello stesso periodo, impianti che trattano e stoccano materiali combustibili? Ma soprattutto, a tutela della salute pubblica, come si sta agendo nel post-evento? È noto, e i rilevamenti nell’immediato di Arpat evidenziano la preoccupazione, perché nei siti restano i rifiuti combusti, le acque di spegnimento, i residui di combustione, le strutture danneggiate con all’interno eventuali materiali pericolosi. Ci sono poi i materiali da caratterizzare e il tema dello smaltimento dei residui. Alle Strillaie, per esempio, i rifiuti combusti e le acque di spegnimento devono essere caratterizzati. Alla Delca, i rifiuti coinvolti nel rogo restano stoccati nel sito e devono essere avviati a successive operazioni di smaltimento, mentre i residenti hanno messo in campo anche rilevazioni private. Alla Green 4 viene chiesta la gestione delle acque meteoriche potenzialmente contaminate. A Monte San Savino emerge addirittura il problema dei frammenti di cemento-amianto.
È tutelata la salute pubblica anche nel post-evento? Dove finiscono i rifiuti prodotti dall’incendio? Poi c’è un’altra domanda che merita risposte da parte della Regione Toscana. È solo una sfortunata casualità oppure gli incendi negli impianti di trattamento, recupero e stoccaggio dei rifiuti sono aumentati in Toscana rispetto agli ultimi anni? E ancora. Le quantità di rifiuti stoccate negli impianti sono compatibili con il livello di sicurezza antincendio delle strutture?
Rimangono sospese due evidenze. Alla ReLife, come sottolineato dall’amministrazione comunale, è il secondo incendio che si sprigiona in dieci mesi. Poi c’è da capire come procederà l’inchiesta aperta dopo il rogo alla Delca Energy e i campionamenti di Arpat, sia ambientali sia sui rifiuti e sulle acque di spegnimento.
La Toscana dei rifiuti non può essere raccontata attraverso dieci incendi come se fossero dieci episodi identici. Non lo sono. Alcuni sono stati rapidamente circoscritti, altri hanno richiesto giorni di lavoro. In alcuni casi Arpat non ha rilevato criticità ambientali significative, in altri sono stati necessari campionamenti complessi e provvedimenti precauzionali e in altri ancora i residenti hanno preferito rivolgersi ad agenzie private per le rilevazioni ambientali. A Monte San Savino sono comparsi anche frammenti di amianto, a Vicopisano sono bruciate migliaia di tonnellate di plastica, alla Spedi erano presenti rifiuti speciali e anche alla Bogi c’erano rifiuti speciali, metalli, plastica e legno.
La fotografia è quindi molto più complessa di quella di una semplice “estate dei roghi”. Resta il dato che dal 30 maggio al 15 agosto 2026 si sono verificati nove incendi in strutture riconducibili al trattamento, recupero, stoccaggio o gestione dei rifiuti e, fra l’8 giugno e il 15 agosto, la sequenza è stata particolarmente ravvicinata.
Non basta per parlare di un disegno, è però abbastanza per chiedere alla Regione, alle autorità di controllo e ai gestori una cosa molto semplice: è tutto normale? In Toscana abbiamo delle bombe ambientali? Quanto è sicuro il sistema toscano nel momento in cui dentro i capannoni finiscono migliaia di tonnellate di materiali che, una volta incendiati, diventano un problema non soltanto industriale, ma ambientale e sanitario?
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Nadia Fondelli
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