Turismo ed export come pilastri del Made in Italy. Ne sono esempi due realtà: una a nord e una al centro. La Camera di commercio di Bergamo mette a disposizione delle imprese del territorio Export Compass. L’analisi è stata realizzata da Unioncamere in collaborazione con il Centro Studi Tagliacarne e Promos Italia. Viene declinata a livello provinciale la matrice dei prodotti e dei mercati individuata dal Piano d’azione per l’export promosso dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci). Il report offre una lettura delle opportunità di sviluppo internazionale per il sistema imprenditoriale. Sono individuate in questo modo le combinazioni di prodotto e mercato che presentano i maggiori margini di crescita. Fornendo un utile supporto alle imprese nella definizione delle proprie strategie di internazionalizzazione. L’analisi conferma la forte vocazione all’export del territorio. Le piccole e medie imprese della provincia registrano infatti un’intensità di esportazione pari, in media, al 15,8% del fatturato, un dato significativamente superiore alla media nazionale (9,6%).
Made in Italy
Lo studio propone inoltre una mappatura delle principali specializzazioni produttive. Evidenziando i comparti che rappresentano eccellenze consolidate, quelli caratterizzati da elevate potenzialità di sviluppo e i mercati esteri che offrono le migliori prospettive, sia tra quelli tradizionalmente consolidati sia tra quelli emergenti. Export Compass costituisce quindi uno strumento di analisi e approfondimento che può risultare particolarmente utile alle imprese per orientare le proprie scelte strategiche. Individuare nuove opportunità sui mercati internazionali. Pianificare le future azioni di sviluppo del business. Il Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne è il fulcro dell’informazione economica del sistema camerale. Opera attraverso ricerche, studi e analisi sulle policy in collaborazione con le altre strutture delle Camere di commercio. Proseguendo e sviluppando l’esperienza e la tradizione dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne-Fondazione dell’Unione Italiana delle Camere di Commercio che ha promosso la cultura economica nel nostro Paese dal 1986 al 2019 – il Centro Studi risponde alla necessità del sistema camerale di rafforzare l’azione di analisi e monitoraggio dei fenomeni socio-economici attraverso un organismo capace di leggere e anticipare i profondi mutamenti in corso nei mercati e nella società per fornire informazioni utili di supporto alle policy. La funzione degli studi e dell’informazione economica è una delle specifiche competenze assegnate dalla legge di riforma alle Camere di Commercio a sostegno della competitività delle imprese e dei territori.

Focus turismo
Intanto il turismo umbro continua a crescere. Ma mentre aumentano i visitatori e i pernottamenti, sta aumentando ancora più velocemente il numero delle strutture e delle locazioni che si contendono quei flussi. Secondo un’analisi della Camera di commercio è questa la seconda lettura, meno immediata, dei dati del secondo trimestre 2026: le presenze sono salite del 2,5%, le strutture e locazioni extralberghiere del 9,1%, le sole locazioni turistiche del 22,7%. Nello stesso periodo l’Indice di utilizzo medio delle strutture è sceso del 2,43%. I numeri dei flussi, già presentati dalla Regione Umbria e ampiamente ripresi confermano una fase favorevole. Tra aprile e giugno sono stati registrati 936.294 arrivi, in aumento dello 0,7%, e 2.304.030 presenze, +2,5%. La permanenza media è salita a 2,5 giorni. È sufficiente per fissare il punto di partenza: l’Umbria continua ad attrarre turismo. La novità, guardando oltre arrivi e pernottamenti, riguarda invece come sta cambiando e quanto si sta allargando il sistema che quei turisti accoglie. Al 30 giugno la regione conta 8.959 strutture e locazioni, per complessivi 114.050 posti letto. L’alberghiero rimane sostanzialmente stabile, con 409 alberghi e 28 residenze d’epoca. È fuori che il mercato si muove rapidamente. Le strutture e locazioni extralberghiere sono diventate 8.522, il 9,1% in più rispetto a un anno prima. Le sole locazioni turistiche sono passate da 3.183 a 3.906, con 723 nuove unità in dodici mesi, quasi due al giorno.

Capacità attrattiva
Secondo la Camera di commercio una crescita di queste dimensioni contiene anzitutto un messaggio positivo. Nuova offerta entra sul mercato perché proprietari e operatori ritengono che il turismo umbro abbia ancora spazio per crescere. Case e immobili entrano nel circuito dell’ospitalità, aumenta la scelta per chi arriva, si aprono opportunità anche nei borghi, nelle campagne e nelle località nelle quali la ricettività tradizionale è meno presente. È una forma di investimento diffuso nella capacità attrattiva della regione. Ma quando l’offerta aumenta molto più rapidamente della domanda cambia anche l’economia del settore. Il numero dei pernottamenti cresce, ma cresce ancora di più il numero di chi cerca di intercettarli. Per la Camera di commercio non significa che l’Umbria si trovi già davanti a un eccesso generalizzato di capacità ricettiva, conclusione che i dati disponibili non consentono. Significa che diventa sempre più importante osservare quanto velocemente il mercato riesca ad assorbire la nuova offerta e con quali differenze tra territori, stagioni e tipologie di struttura. Nel secondo trimestre l’Indice di utilizzo medio, cioè il rapporto tra presenze e posti letto disponibili, è sceso al 22,86%, diminuendo del 2,43% rispetto allo stesso periodo del 2025, nonostante l’aumento dei pernottamenti. Nell’alberghiero l’indice è del 46,91%, in calo dell’1,30%; nell’extralberghiero è del 15,90%, con una diminuzione dell’1,06%. Il turismo quindi cresce, ma quella crescita viene distribuita su un’offerta più ampia. La stessa torta diventa più grande, mentre aumenta ancora più velocemente il numero di chi deve dividerla. Da qui nasce una questione economica che nei prossimi anni potrebbe pesare più della semplice conta degli arrivi.

Mercati diversi
Se la distanza fra crescita della domanda e crescita dell’offerta dovesse prolungarsi la maggiore concorrenza potrebbe esercitare pressione sui prezzi e sui margini, rendere più difficile raggiungere buoni livelli di occupazione nei mesi meno forti e ridurre, per le attività più esposte, le risorse disponibili per personale, manutenzione, servizi e nuovi investimenti. Sono rischi potenziali, non conseguenze già accertate, e difficilmente avrebbero la stessa intensità in tutta l’Umbria. Una media regionale, del resto, mette insieme mercati molto diversi. Assisi e Perugia, il Trasimeno e la Valnerina, l’Orvietano, i borghi, le campagne e le aree montane hanno stagionalità, clientela e capacità di attrazione differenti. Una nuova struttura può essere rapidamente assorbita in un territorio o durante alcuni mesi e incontrare un mercato molto più difficile altrove. Il punto non è quindi stabilire oggi se in Umbria ci siano “troppi posti letto”, ma capire dove l’aumento dell’offerta trovi una domanda capace di sostenerlo e dove, invece, il divario rischi di ampliarsi. Una precedente elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati Unioncamere aveva mostrato che nell’arco di quattro anni le imprese legate agli affitti brevi erano aumentate del 35,3%, mentre le imprese alberghiere erano diminuite dell’8,3%. I dati più recenti confermano che l’espansione delle nuove formule di soggiorno continua e che il mercato regionale dell’ospitalità sta modificando rapidamente la propria composizione.

Qualità dell’offerta
“Diventa così importante misurare il turismo – sostiene la Camera di Commercio – anche con qualcosa di diverso dal numero di persone che attraversano il confine regionale. Conta quanto rimangono, quanto spendono, in quali mesi arrivano e quanto della loro spesa riesce a diffondersi nell’economia locale. La permanenza media salita a 2,5 giorni è, sotto questo profilo, un dato favorevole: ogni notte aggiuntiva può produrre domanda per ristorazione, commercio, artigianato, trasporti, cultura e servizi. Per sostenere una capacità ricettiva più ampia occorre dunque che aumenti anche il valore generato dal turismo. Ossia più permanenza, maggiore spesa, migliore distribuzione dei flussi durante l’anno, capacità di attrarre visitatori nei periodi meno richiesti. La qualità dell’offerta entra direttamente in questo equilibrio, perché margini adeguati e buoni livelli di occupazione sono anche le condizioni che consentono alle imprese di continuare a investire“.
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