L’America’s Cup è forse tra i pochi eventi sportivi internazionali che fonda le sue regole su un atto notarile della seconda metà dell’Ottocento. Un atto che s’incardina sulla donazione della Coppa stessa al New York Yacht Club da parte dei proprietari della goletta America, che vinse il trofeo nella regata di flotta intorno all’Isola di Wight nel SudOvest dell’Inghilterra del 22 agosto 1851. Da qui cominciò tutto, da qui nacque l’idea di una sfida perpetua: chi vince il trofeo deve rimetterlo in palio.
L’Atto di donazione, meglio il Deed of Gift, datato 1857, è stato rivisto e rinnovato, emendato nel corso degli anni. Si è aggiunto, così, anche il Protocollo, un insieme di regole che disciplinano di volta in volta l’edizione della Coppa e che viene concordato tra il Defender – il detentore del trofeo di quel momento – e il Challenger of record (Cor), il rappresentante degli sfidanti e primo ad aver lanciato la sfida. Proprio il Protocollo ha portato di recente alla rivoluzione in corso della Coppa.
La denuncia formale
Una lunga premessa per arrivare al giorno d’oggi, in cui è stata messa in discussione la validità di questa rivoluzione rispetto a quel Deed of Gift. Rivoluzione che ha visto Emirates Team New Zealand, vincitore del trofeo nell’edizione 2024, spogliarsi del potere del Defender – un potere quasi assoluto, ancorché mitigato dal Cor, sulla scelta del luogo dove disputare le regate, sulla barca e via via su tutti i dettagli della sfida – e demandarlo a una nuova governance, un Cda dove siedono tutti i team incluso il Defender e dove si decide tutto – regole e altro. Governance che nasce da un accordo corale tra i vari team, definito America’s Cup Partnership.
Il primo a contestare tale rivoluzione è stato un velista americano, John Sweeney, che ha presentato esposto al procuratore generale di New York ritenendo che tale nuovo corso della Coppa stia violando il Deed of Gift. Perché New York? La Coppa (va ricordato) non appartiene a nessuno, ma è custodita dal Defender di turno quale amministratore fiduciario; il New York Yacht Club fu il primo custode e detentore, perché è il club della goletta America; l’atto di donazione fu ratificato appunto a New York ed essendo un trust è soggetto alla giurisdizione della Corte Suprema di New York, organo giudicante sulla materia; il NYYC resta una sorte di garante sul rispetto del Deed of Gift.
Sweeney ha presentato una denuncia formale contro il Royal New Zealand Yacht Squadron (il club detentore, per conto di Team New Zealand), ma non pare che la sua azione abbia smosso nulla. Non ci sarebbe, insomma, un procedimento incardinato in seno alla Corte Suprema. Nel frattempo, però, si è mosso il New York Yacht Club.
Il nuovo esposto
Il New York Yacht Club si rivolge anch’esso all’Attorney General di New York, mettendo in discussione il Protocollo AC38 per l’America’s Cup (ma fa riferimento anche di accordi collaterali non divulgati) che si terrà Napoli nel 2027. Chiede al procuratore generale se “una sfida perpetua per una competizione amichevole tra paesi stranieri” – questa è l’origine della Coppa – possa essere trasformata “in una regata gestita centralmente, controllata commercialmente e diretta da un organo permanente composto dai concorrenti in carica”. I notabili del NYYC sollecitano la pronuncia della Corte Suprema.”Il Deed of Gift richiede che un cambiamento simile sia autorizzato dalla Corte di New York, non da un Protocollo”, è la sintesi.
Il commodoro del NYYC sottolinea che le preoccupazioni del club “riguardano la struttura giuridica dell’ACP e il processo con cui è stato adottato – non la sportività di alcun concorrente – e che il club sta chiedendo una revisione e un chiarimento dell’Atto di Donazione, alla luce dell’ACP, ai sensi della legge dello Stato di New York”. Al procuratore generale chiede anche visione “degli accordi di partnership non resi pubblici per sottoporli a verifica”. Il fine? “Valutare se la struttura dell’ACP sia coerente con i diritti e gli obblighi stabiliti dall’Atto Costitutivo e se possano essere opportuni ulteriori provvedimenti o un riesame giudiziario”.
La risposta
Il Royal New Zealand Yacht Squadron non le ha mandate a dire. E’ arrivato un statement suo e del Royal Yacht Squadron Ltd, quest’ultimo il club di GB1, il team inglese che è Challenger of record, in cui si specifica che il New York Yacht Club “è stato consultato durante l’intero processo di elaborazione dell’AC Partnership e ne ha sostenuto la creazione. Il rispetto dell’Atto di Donazione è stato fondamentale in ogni fase di questo processo. In particolare, il Protocollo per la 38ª America’s Cup, che si terrà a Napoli nel 2027, è stato stabilito di comune accordo tra il Detentore e lo Sfidante ufficiale secondo i termini stabiliti nel Deed of Gift”.
Caso chiuso? Non è detto, perchè l’America’s Cup è famosa per le sue battaglie legali: contano le sfumature, i cavilli, le interpretazioni. E comunque, fermo restando Napoli, la questione potrebbe rinvigorirsi per le edizioni seguenti.
Che cosa sostiene il New York Yacht Club
Secondo il NYYC, il nuovo accordo, l’America’s Cup Partnership, “si discosta da tale struttura sotto diversi aspetti fondamentali”.
Eccoli.
– Un’autorità permanente che l’Atto non ha mai previsto. L’ACP è concepito per disciplinare l’organizzazione, le regole e i diritti commerciali di tutte le future edizioni dell’America’s Cup, indipendentemente dai club che detengono o sfidano per la Coppa. Il NYYC sostiene che l’Atto attribuisca la governance al Difensore e allo Sfidante Ufficiale di ciascun ciclo e non autorizzi alcun organo permanente al di fuori di essi.
– Un potenziale ostacolo al diritto di sfidare. Ai sensi dell’articolo 13.1 del Protocollo, un club qualificato che rifiuti di aderire all’ACP potrebbe vedere la propria sfida respinta in assenza dell’approvazione unanime del Consiglio dell’ACP. Il NYYC sostiene che ciò subordini un diritto che l’Atto concede liberamente a qualsiasi club qualificato alla discrezionalità di un organismo privato composto da concorrenti esistenti.
– Definizione delle regole per le regate non ancora contestate. Il NYYC sostiene che un organo che pretenda di stabilire i termini di future regate — tra club non ancora identificati — sostituisca il meccanismo del consenso reciproco richiesto dall’Atto.
Mancanza di trasparenza. Il NYYC sostiene che una ristrutturazione di questa portata sia stata portata avanti senza la divulgazione degli Accordi di Partnership agli yacht club interessati o, per quanto a conoscenza del NYYC, al Procuratore Generale, e senza l’approvazione dei tribunali di New York.
– Un potenziale cambiamento dello scopo essenziale del trust. Il NYYC sostiene che, nel loro insieme, tali modifiche trasformerebbero l’America’s Cup da un trofeo a sfida aperta in una regata periodica e organizzata a livello centrale — un’alterazione dello scopo benefico del trust che, secondo il Club, non può essere effettuata senza una modifica dell’Atto Costitutivo e l’approvazione dei tribunali di New York.
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