Torna anche quest’anno Una partita per la vita – Memorial Michele Lizzori, l’appuntamento dedicato alla sensibilizzazione sul tema della donazione di organi, tessuti e midollo osseo che nel 2026 raggiunge il traguardo della decima edizione. L’iniziativa è promossa dalla Nazionale italiana calcio trapiantati, insieme ad Aido, Avis Provinciale Piacenza e Admo, con il patrocinio dell’Azienda Usl di Piacenza, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Fiorenzuola, e la collaborazione del 118 Piacenza Soccorso e delle realtà sportive del territorio.
La manifestazione, dedicata alla memoria di Michele Lizzori, vuole richiamare l’attenzione sul valore della donazione e sull’importanza di una scelta che può offrire una nuova possibilità di vita a molte persone. Attraverso il linguaggio universale dello sport e le testimonianze dirette di donatori e riceventi, l’evento rappresenta un’occasione di incontro, informazione e riflessione aperta a tutta la cittadinanza. L’evento è stato presentato dai professionisti coinvolti, alla presenza del direttore assistenziale Andrea Contini, del direttore del Distretti di Levante Evelina Cattadori, di Gianfranco Antonelli, presidente Aido Piacenza e dei genitori di Michele.
La due giorni tra approfondimenti e sport
Come da tradizione l’appuntamento inaugurale è in programma sabato 5 settembre alle 21, nella Club House del Rugby Fiorenzuola in via Raffaele Barani. La serata, condotta dalla giornalista Marzia Foletti, vedrà la presentazione delle e un momento di approfondimento dedicato al mondo delle donazioni e dei trapianti. Per l’Azienda Usl interverranno Evelina Cattadori, Daniele Vallisa, direttore del Dipartimento di Oncologia-ematologia dell’ospedale di Piacenza; Angela Rossi, direttore della Biologia dei trapianti, diagnostica molecolare e manipolazione delle cellule staminali emopoietiche; Maria Cristina Savi, coordinatore azienda attività donazione, prelievo organi e tessuti affiancata da Francesco Lauri, infermiere e coordinatore locale per gli espianti d’organo; Chiara Rocca e Raffaella Zangrandi, rispettivamente responsabile e infermiera referente dell’ambulatorio follow up trapianti della Nefrologia. La serata sarà chiusa dalle testimonianze di donatori e riceventi.
Domenica 6 settembre alle 9, sul campo numero 3 di via Raffaele Barani a Fiorenzuola, si affronteranno la Nazionale italiana calcio trapiantati e la formazione composta da 118 Piacenza e FootballStars San Protaso.
La mattinata coinvolgerà anche i più giovani con un triangolare della categoria Pulcini che vedrà protagoniste Sporting Fiorenzuola, GS Cadeo e Alsenese Lusurasco, a conferma della volontà di diffondere la cultura della donazione anche tra le nuove generazioni.
“Ho l’onore di rappresentare oggi la Direzione strategica dell’Azienda Usl di Piacenza alla presentazione della decima edizione di “Una partita per la vita – Memorial Michele Lizzori” – ha sottolineato il direttore Contini, salutando i presenti – La donazione è una scelta profondamente personale, ma il suo valore è collettivo. Una scelta che può trasformarsi, per un’altra persona, nella possibilità di continuare a vivere. Lo sport è un modo efficace per trasmettere questo messaggio. Come Azienda sanitaria siamo orgogliosi di sostenere questa manifestazione perché dietro ogni donazione c’è una rete di professionisti, associazioni e istituzioni che lavorano insieme: dai nostri servizi sanitari al 118 qui rappresentati, oggi da Roberta Barbieri e Alessandro Gandolfi, da Aido, Avis e Admo alla Nazionale italiana calcio trapiantati e alle tante realtà del territorio. A tutti loro va il nostro ringraziamento. Ringrazio anche l’Amministrazione comunale di Fiorenzuola qui rappresentata dal vicesindaco Paola Pizzelli”.
Donazioni e trapianti: il quadro piacentino
La presentazione della manifestazione ha dato occasione per fare il punto sul panorama piacentino. “Nel 2025 si è confermata la solidità dell’attività di donazione, sia di organi sia di cornee, che offre una nuova speranza a chi è in attesa di trapianto. Nel corso dell’anno sono state inoltre effettuate due donazioni di organi da donatore DCD III, con trapianti andati a buon fine – ha sottolineato Maria Cristina Savi nel suo intervento di presentazione – Nel 2026 si è registrato invece un calo dei consensi alla donazione, con ripercussioni sull’attività di prelievo. Un dato che rende ancora più importante continuare a promuovere una corretta informazione e una cultura della donazione, affinché ogni cittadino possa compiere una scelta consapevole. Nell’ultimo decennio la trapiantologia, in particolare quella epatica, ha conosciuto un notevole sviluppo grazie all’aumento delle donazioni e all’introduzione di nuove strategie di ricondizionamento degli organi, anche attraverso l’utilizzo di macchine di perfusione. Queste innovazioni hanno consentito di ampliare i criteri di idoneità dei donatori e le possibilità di accesso al trapianto. Un ulteriore ambito di sviluppo è rappresentato dalla transplant oncology”.
Accanto all’attività clinica e assistenziale, l’Azienda Usl di Piacenza porta avanti un percorso di sensibilizzazione rivolto alle nuove generazioni, attraverso incontri con gli studenti dei licei Gioia e Respighi di Piacenza e con gli universitari del Corso di laurea in Infermieristica. L’obiettivo è favorire una conoscenza consapevole del significato della donazione e offrire ai giovani uno spazio di informazione e confronto su un gesto che unisce responsabilità, solidarietà e altruismo.
Trapianto di midollo, la rete di Piacenza
“Piacenza rappresenta un punto di riferimento il trapianto di midollo, più correttamente di cellule staminali emopoietiche, l’unico tipo di trapianto, insieme a quello di cornea, che viene effettuato direttamente sul territorio piacentino – ha illustrato Daniele Vallisa – È quindi grande la responsabilità nel mantenere e sviluppare questa attività, che ha portato finora all’esecuzione di 541 trapianti autologhi e 265 trapianti allogenici. Il trapianto autologo, nel quale vengono utilizzate le cellule staminali del paziente stesso, è prevalentemente rivolto alle persone con mieloma multiplo, mentre nel trattamento dei linfomi il ricorso al trapianto è progressivamente diminuito grazie all’introduzione delle nuove terapie cellulari. Il trapianto allogenico, che prevede invece l’utilizzo di cellule staminali provenienti da un donatore, è effettuato soprattutto per leucemie acute e mielodisplasie, patologie nelle quali continua a rappresentare una procedura potenzialmente salvavita. Questo tipo di trapianto presenta una complessità estremamente elevata, perché richiede di far interagire due sistemi immunitari diversi, quello del donatore e quello del ricevente. Da qui il ruolo fondamentale dell’immunogenetica nella ricerca e nella scelta del donatore più compatibile. Accanto all’Immunogenetica e alla Manipolazione delle cellule staminali, che fanno parte dell’Unità complessa di Biologia dei trapianti, questa attività coinvolge in modo significativo anche il Centro trasfusionale e il laboratorio per la preparazione dei farmaci antiblastici”.
“Senza il sì di un donatore di midollo osseo, o di cellule staminali emopoietiche, il trapianto non sarebbe possibile – ha spiegato Angela Rossi – Ma è altrettanto indispensabile il supporto dei donatori di sangue, che sostengono il paziente nella fase pre e post trapianto, quando può essere necessario un massivo supporto trasfusionale di piastrine, globuli rossi e plasma In questo percorso assume un ruolo centrale il registro IBMDR, il Registro italiano donatori di midollo osseo, che consente di ricercare anche a livello internazionale un donatore compatibile. L’immunogenetica consente di definire ad alta risoluzione il sistema HLA del paziente attraverso le più innovative tecnologie molecolari, comprese quelle di sequenziamento di nuova generazione, con tempi di refertazione rapidi: la mediana è di circa 10 giorni. Garantire la definizione del corretto profilo genetico nel più breve tempo possibile permette di avviare la ricerca di un donatore secondo tempistiche compatibili con la patologia del paziente. L’attività della Biologia dei trapianti prosegue anche quando viene individuato un potenziale donatore compatibile. L’équipe interviene inoltre nella fase di preparazione delle cellule staminali prima della loro infusione e nel periodo successivo al trapianto, attraverso il monitoraggio dell’attecchimento delle staminali attraverso l’analisi del chimerismo, necessaria per verificare il buon esito della procedura”.
La Biologia dei trapianti dell’Azienda Usl di Piacenza effettua questa tipologia di esami per i Centri trapianto di midollo osseo di Piacenza, Reggio Emilia, Modena e Ausl Romagna e, per l’analisi del chimerismo di linea cellulare, anche per il Policlinico Sant’Orsola di Bologna, sia per pazienti adulti sia pediatrici.
Un contributo fondamentale al percorso trapiantologico arriva anche dal Centro Trasfusionale, chiamato a garantire la sicurezza e la qualità delle procedure di raccolta e gestione delle cellule destinate al trapianto. Francesco Romeo, direttore del servizio ha spiegato come l’attività si articoli in due momenti distinti: una prima fase dedicata alla valutazione dell’idoneità dei potenziali donatori e una seconda fase di verifica dello stato di salute del donatore selezionato, con l’obiettivo di garantire la massima tutela sia per il volontario sia per il paziente che riceverà le cellule. Seguiamo protocolli rigorosi e ci avvaliamo di sistemi di accreditamento che sono garanzia di qualità e sicurezza lungo tutta la filiera della donazione, il lavoro del Centro Trasfusionale si inserisce in un percorso multidisciplinare nel quale ogni fase, dalla selezione del donatore alla raccolta delle cellule, deve rispondere a precisi requisiti di sicurezza e qualità”.
Nefrologia, oltre 160 pazienti seguiti dopo il trapianto
Particolarmente significativa è anche l’attività di presa in carico dei pazienti trapiantati. La Nefrologia dell’Azienda Usl di Piacenza diretta da Roberto Scarpioni segue oltre 160 persone trapiantate di rene e pazienti sottoposti a trapianto di cuore, fegato o polmone che presentano problematiche di carattere nefrologico. I trapianti sono stati eseguiti principalmente nei Centri di Bologna, Parma e Pavia e, più recentemente, anche presso l’ospedale Niguarda di Milano. I pazienti vengono sottoposti a controlli ematici e strumentali periodici per monitorare l’andamento clinico e adeguare la terapia farmacologica, in stretta collaborazione con i Centri trapianto di riferimento. Le équipe condividono inoltre periodicamente, anche attraverso incontri in presenza e webinar, le problematiche cliniche con chirurghi e nefrologi dei Centri trapianto.
“Lo scorso anno ben 15 pazienti sono stati trapiantati di rene, due dei quali da vivente, nel rapporto madre-figlio. Per loro il trapianto ha significato non dover più venire tre volte alla settimana in ospedale per sottoporsi alla dialisi, con una qualità di vita incomparabile – hanno sottolineato Chiara Rocca, medici di Nefrologia – Accanto a questo, il reparto porta avanti l’attività di valutazione dei pazienti candidabili al trapianto: i colloqui per l’eventuale inserimento in lista vengono effettuati con cadenza settimanale, mentre la referente Raffaella Zangrandi è disponibile quotidianamente per raccogliere le richieste e programmare gli appuntamenti”.
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