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Stop all’impunità per errore veterinario, la proposta di Antonello De Pierro per la  riforma del codice penale a tutela degli animali d’affezione

Il movimento Italia dei Diritti–De Pierro chiede l’equiparazione della responsabilità medica e veterinaria: omicidio e lesioni colpose anche per chi causa la morte o il ferimento degli animali domestici, attuando concretamente il novellato articolo 9 della Costituzione

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Roma, 16 agosto 2026 – L’evoluzione culturale e sociale che ha interessato il rapporto tra l’uomo e gli animali d’affezione negli ultimi decenni ha raggiunto un punto di non ritorno. All’interno della società italiana, i cani, i gatti e gli altri animali domestici non sono più considerati semplici proprietà o beni materiali da tutelare sotto il profilo meramente patrimoniale, ma costituiscono a tutti gli effetti veri e propri membri del nucleo familiare (pet mate). A fronte di questo profondo mutamento etico, l’ordinamento giuridico italiano presenta tuttavia un netto disallineamento, mantenendo una struttura normativa ancorata a una visione ormai superata.

Sebbene la recente riforma costituzionale abbia introdotto all’articolo 9 della Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli animali tra i principi fondamentali dello Stato, il Codice Penale continua a perimetrare la tutela della vita e dell’incolumità fisica dell’animale esclusivamente attraverso la lente del dolo, punendo solo le condotte commissive svolte “per crudeltà o senza necessità” (articoli 544-bis e 544-ter c.p.). Resta del tutto esclusa la dimensione della colpa, ovvero l’imperizia, l’imprudenza e la negligenza.

Per colmare questo vuoto, Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, lancia una proposta di riforma legislativa radicale: l’introduzione di una norma che equipari formalmente la responsabilità del medico veterinario a quella del medico umano, estendendo agli animali d’affezione le fattispecie di omicidio colposo (art. 589 c.p.) e lesioni personali colpose (art. 590 c.p.).

Il vuoto normativo attuale, la sperequazione tra dolo e colpa

Per comprendere la sostanza della proposta avanzata da Antonello De Pierro occorre evidenziare i limiti strutturali che caratterizzano l’attuale quadro penale.

Inapplicabilità della colpa penale in ambito veterinario. Oggi, se un animale perde la vita o riporta menomazioni permanenti a causa di un grave errore diagnostico, di un intervento chirurgico eseguito con palese imperizia o di un dosaggio farmacologico errato, l’evento non costituisce reato. La condotta del professionista non è perseguibile penalmente, poiché manca il dolo (l’intenzione di uccidere o ferire per crudeltà).

Limiti del solo risarcimento civile. Attualmente, l’unico canale di tutela per il proprietario è l’azione civile per il risarcimento del danno (artt. 1218 e 2043 c.c.). Questa via riduce spesso la perdita di un membro della famiglia a una mera questione di rimborsi per spese mediche o valutazione del valore commerciale dell’animale, lasciando privo di sanzione il profilo di responsabilità penale.

I cardini della proposta di legge del movimento Italia dei Diritti-De Pierro

La proposta formulata da Antonello De Pierro punta a ridefinire l’architettura della tutela penale, muovendosi su direttrici chiare e rigorose.

 Equiparazione formale della responsabilità sanitaria

La riforma prevede la riscrittura degli articoli 589 e 590 del Codice Penale o l’introduzione di fattispecie ad hoc nell’ambito dei delitti contro gli animali. L’obiettivo è punire a titolo di colpa il medico veterinario che, per imperizia grave, imprudenza o inosservanza di leggi e discipline, provochi la morte o la lesione grave di un animale d’affezione. La prestazione sanitaria veterinaria viene così elevata al medesimo rango di responsabilità etica e professionale richiesta in medicina umana.

 Riconoscimento dell’animale come soggetto passivo di reato

La norma supera la storica concezione romanistica dell’animale come res (bene mobile o oggetto di proprietà) o come mero oggetto di “tutela del sentimento umano”. L’animale d’affezione viene riconosciuto come soggetto passivo di reato, titolare in quanto essere sensiente del diritto alla vita e all’integrità fisica, in piena attuazione del mandato dell’Articolo 9 della Costituzione.

Estensione della tutela colposa al proprietario o custode

Il principio di tutela dell’incolumità dell’animale opera in maniera bidirezionale. La proposta prevede che le medesime fattispecie colpose (omicidio e lesioni) si applichino anche nei confronti del proprietario o del detentore che, per grave incuria, imperizia o negligenza, causi la morte o il ferimento dell’animale. Comportamenti quali l’abbandono estivo, la permanenza forzata all’interno di veicoli esposti al sole, la custodia in ambienti insalubri o la mancata somministrazione delle cure essenziali non saranno più gestiti solo come contravvenzioni (ex art. 727 c.p.), ma integreranno reati contro la vita e la salute.

Attuazione dell’Articolo 9 della Costituzione

La proposta di Antonello De Pierro si pone come il tassello mancante per trasformare il dettato costituzionale in norme operative. L’inserimento della tutela degli animali tra i principi fondamentali della Repubblica Italiana rischia di rimanere un’affermazione di principio se non accompagnato da una revisione del Codice Penale.

Attraverso questa riforma, il movimento Italia dei Diritti-De Pierro intende adeguare il sistema sanzionatorio alla realtà sociale odierna, garantendo che ogni condotta colposa che levi la vita o comprometta la salute di un animale d’affezione venga perseguitata con la dovuta fermezza e senza scappatoie giuridiche.

 

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