La Calabria vista dalla Lombardia è un intreccio di radici, migrazione, lavoro, legalità e nuove possibilità di collaborazione istituzionale. Ne parla Luca Marrelli, avvocato, consigliere regionale lombardo eletto nella lista Lombardia Ideale, formazione collegata al presidente Attilio Fontana, e già sindaco di San Mango d’Aquino. Marrelli descrive la sua esperienza al Pirellone come «un percorso di crescita umana, culturale e sociale», fondato sull’ascolto dei territori, delle associazioni e delle persone.

Il primo punto riguarda proprio il rapporto tra Nord e Sud. Marrelli respinge l’idea di una Lombardia diffidente verso chi arriva dalla Calabria: «Ho trovato un ambiente sano, serio, genuino». Poi aggiunge un dato politico e sociale: secondo il consigliere, circa il 10% della popolazione lombarda avrebbe origini calabresi, segno di un legame storico nato soprattutto con i flussi migratori del dopoguerra.

Marrelli: «I calabresi sono ben visti, sfatiamo questo tabù»

Il consigliere regionale insiste sul contributo dato dai calabresi alla crescita economica e sociale della Lombardia. «Girando in ogni luogo, piazza e strutture ci sono veramente calabresi che sono delle eccellenze, lavoratori, imprenditori, famiglie, che hanno dato un contributo e stanno dando un contributo in termini alti, culturali, sociali, economici alla Regione Lombardia».

Da qui l’invito a costruire un rapporto più forte tra le due regioni, soprattutto su sanità, formazione, università, innovazione e sostegno alle imprese. Marrelli sottolinea che la Calabria non è soltanto mare e sole, ma anche cultura, capitale umano e radici storiche legate alla Magna Grecia.

’Ndrangheta in Lombardia, il ruolo della Commissione antimafia

Uno dei passaggi più delicati dell’intervista riguarda la presenza della ’ndrangheta in Lombardia. Marrelli, già vicepresidente della Commissione antimafia regionale fino al 21 luglio e oggi componente della stessa commissione, richiama le ragioni storiche ed economiche dell’insediamento mafioso al Nord.

«La ’ndrangheta, l’organizzazione criminale allo stato più potente, almeno dal punto di vista economico, è presente nelle regioni del Nord e in Lombardia dopo il dopoguerra». Secondo Marrelli, la Lombardia è diventata attrattiva per le mafie perché rappresenta il motore economico del Paese: produce un quinto del Pil nazionale, attrae investimenti esteri e genera una quota rilevante dell’export italiano.

Il consigliere ricostruisce anche il passaggio dai sequestri di persona degli anni Settanta e Ottanta al reinvestimento dei capitali illeciti nell’economia legale, fino al ruolo centrale nel traffico di droga, in particolare della cocaina.

«La ’ndrangheta non rappresenta la Calabria»

Marrelli tiene però a distinguere con forza la criminalità organizzata dalla comunità calabrese: «Non bisogna confondere la ’ndrangheta, perché non rappresenta la Calabria e i calabresi, con la comunità calabrese». Il riferimento è ai tanti calabresi che vivono e lavorano onestamente in Lombardia e che, secondo il consigliere, sono apprezzati in tutti i settori, dalla sanità alla cultura, dall’università all’impresa.

Quanto alle modalità di infiltrazione, Marrelli spiega che oggi la criminalità non si presenta più con metodi violenti e visibili, ma attraverso prestanome, società, relazioni e riciclaggio. «Non bussa più alla porta con la pistola», osserva, evidenziando la necessità di controlli più efficaci sugli appalti pubblici e di una politica capace di non voltarsi dall’altra parte.

Beni confiscati e gioco d’azzardo: i due fronti della Lombardia

La Commissione antimafia lombarda, spiega Marrelli, sta lavorando in particolare su due binari: i beni confiscati e il gioco d’azzardo. Il primo tema riguarda un patrimonio consistente presente in Lombardia; il secondo tocca volumi d’affari che possono finire nelle mani della criminalità e trasformarsi anche in un problema sociale, come nel caso della ludopatia.

Secondo Marrelli, la normativa nazionale sui beni confiscati va migliorata perché oggi è troppo lenta e farraginosa. «Nel momento in cui tu sequestri il bene e poi questo bene lo offri, lo dai ad associazioni, ad esempio del terzo settore, volontariato, associazionismo, passano tanti anni e non è possibile».

Il punto, per il consigliere, è aggredire e occupare subito quegli spazi, evitando che restino inutilizzati o che il loro recupero si perda nei tempi della burocrazia.

Sanità, Marrelli: «La Calabria può invertire la rotta»

Ampio spazio anche alla sanità, tema particolarmente sentito dai calabresi. Marrelli ricorda che ogni anno migliaia di cittadini calabresi scelgono di curarsi in Lombardia, con un costo rilevante per la sanità regionale calabrese. Nell’intervista parla di una mobilità sanitaria stimata tra 30mila e 37mila persone l’anno e di circa 320 milioni di euro di mobilità passiva.

Secondo il consigliere, la rotta può essere invertita investendo su strutture d’eccellenza, personale sanitario, innovazione, tecnologia e soprattutto sulla fiducia dei cittadini. Marrelli riconosce al presidente Roberto Occhiuto un lavoro di rilancio complessivo della Calabria e richiama la collaborazione tra Regione Calabria e Lombardia, da rafforzare ulteriormente.

Tra gli esempi citati c’è anche il modello lombardo del Cup unico di prenotazione, pensato per raccogliere insieme pubblico e privato e dare risposte più rapide ai cittadini sulle visite specialistiche.

Patentino digitale, giovani e baby gang

Sul fronte sociosanitario, Marrelli richiama la legge regionale lombarda sul patentino digitale, pensata come strumento di prevenzione contro bullismo, uso distorto dei social e comportamenti a rischio tra gli adolescenti. L’obiettivo è formare i ragazzi a un utilizzo più consapevole e responsabile del web.

Il consigliere collega il tema anche al fenomeno delle baby gang e dei cosiddetti “maranza”, presenti soprattutto nelle grandi e medie città del Nord. Per Marrelli, servono prevenzione, cultura della legalità e investimenti educativi, non soltanto interventi repressivi.

Carceri, il modello Bollate e il problema del sovraffollamento

Nel finale dell’intervista si affronta anche il tema delle carceri. Marrelli, componente della commissione speciale detenuti, cita il carcere di Bollate come modello positivo, fondato sulla funzione rieducativa della pena, sul reinserimento sociale e sul lavoro, in linea con l’articolo 27 della Costituzione.

Il consigliere ricorda però anche le criticità del sistema penitenziario: sovraffollamento, carenza di personale, presenza significativa di detenuti stranieri, suicidi e condizioni materiali difficili, aggravate anche dal caldo e da strutture non sempre adeguate.

«La Calabria vista dalla Lombardia è un inno all’amore»

La chiusura è dedicata alla Calabria. Marrelli la descrive come «un inno all’amore» e rivolge un messaggio ai calabresi che vivono fuori regione: difendere con orgoglio storia, tradizioni e cultura, senza lasciare che gli stereotipi criminalizzino un’intera comunità.

«Il 95%, il 98% dei calabresi sono persone oneste, persone di altissima qualità»


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Antonio Alizzi

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