Il governatore punta a ritagliarsi un ruolo nazionale e a rilanciare il partito nel solco liberale ed europeista, prendendo le distanze dalla destra radicale di Vannacci e dagli attuali equilibri del centrodestra
E se Roberto Occhiuto avesse visto più lontano degli altri? Se avesse compreso che ora deve assumere un ruolo di primo piano sulla scena politica nazionale? Ma soprattutto, se avesse capito che Forza Italia, così com’è oggi, rischia di imboccare un lento ma inesorabile declino?
Al di là del caso Calabria, dove il partito continua a mantenere una posizione di forza grazie alla gestione del potere tutta nelle mani del presidente, il quadro nazionale appare diverso. In Sicilia e in altre regioni il consenso azzurro si sta progressivamente riducendo. Eppure proprio la Sicilia è stata per anni una delle principali roccaforti elettorali di Silvio Berlusconi, contribuendo in modo decisivo ai successi del centrodestra nazionale. Così come Forza Italia ha governato a lungo la Regione e numerose amministrazioni locali. Oggi, invece, il partito mostra forti segni di declino.
È qui che probabilmente Occhiuto ha colto il punto di svolta: se vuole giocare una importante partita nazionale, deve puntare a cambiare profondamente il partito che Berlusconi inventò dal nulla, trasformandolo nel primo partito italiano.
Non sarà un percorso semplice. Troverà resistenze interne, vecchi equilibri di potere difficili da scardinare e dirigenti poco inclini al cambiamento. Resta poi da capire quale sarà il ruolo della famiglia Berlusconi, chiamata prima o poi a decidere se limitarsi a custodire l’eredità politica del fondatore oppure accompagnare una nuova e decisiva fase del partito. Non è escluso che, prima o poi possa emergere Marina Berlusconi come leader. Ma questo al momento non è scontato.
Occhiuto continua a professare fedeltà a Forza Italia e alla sua leadership. Ma del resto non potrebbe dire altro. Quello che è certo è che in queste ultime settimane, affiancato e sostenuto da giornali amici, si sta muovendo su temi politici nazionali di primissimo piano. Cosa che è un presidente della regione Calabria notoriamente non fa.
È chiaro che si sta preparando alla svolta: se non sarà per le prossime elezioni politiche, sarà certamente per le elezioni europee successive. In ogni caso, il tempo delle scelte si avvicina. Per lui potrebbe essere l’ultima occasione per tentare il salto definitivo da leader sulla scena nazionale. Anche in considerazione del fatto che a lungo andare la sua figura in Calabria finirà per logorarsi. E poi non potrà sempre funzionare la comunicazione forte, molto decisa, perché prima o poi anche questo finisce per stancare. E qualcuno comincerà ad avere dubbi. Del resto la Calabria soffre di mali antichi, aggravati dallo spopolamento, dalla fuga dei giovani, dalla povertà che avanza.
Occhiuto sa altrettanto bene che i calabresi dimenticano facilmente e con altrettanto rapidità creano i miti e poi li abbattono. Dalle stelle alle stalle in un attimo, come sanno benissimo tanti suoi predecessori.
La scommessa, però, è tutt’altro che semplice. Antonio Tajani appare oggi molto meno incisivo sul piano della leadership politica rispetto all’autorevolezza delle cariche istituzionali che ricopre. Mantiene un saldo controllo del partito, ma fatica a trasmettere una visione capace di rilanciare Forza Italia nel panorama politico nazionale. Decisamente appare sul viale del tramonto.

Occhiuto è uno dei pochi amministratori locali del centrodestra ad aver conquistato una reale visibilità nazionale. Governa una delle principali Regioni del Mezzogiorno e si sta proponendo come il leader di una nuova classe dirigente: più giovane, più dinamica, più radicata nella cultura liberale ed europeista.
Per riuscirci, però, deve imprimere a Forza Italia una svolta netta. Ed è probabilmente in questa direzione che va letta la sua presa di netta e dura presa di posizione nei confronti di Roberto Vannacci. Definendolo, di fatto, incompatibile con la cultura del centrodestra liberale ed europeista, Occhiuto ha lanciato un messaggio preciso: Forza Italia non deve inseguire la destra radicale, ma recuperare la propria identità originaria.
Una scelta che implica anche un progressivo affrancamento dalla Lega. Il partito di Salvini attraversa una fase di evidente grande difficoltà, mentre Fratelli d’Italia continua a rappresentare il perno della coalizione di governo, seppure si sta lentamente consumando il consenso e la Meloni appare in chiara difficoltà. Del resto nessuna forza politica conserva per sempre i massimi livelli di consenso, per cui anche il partito di Giorgia da mesi rallenta nei sondaggi, mentre continua a evidenziare limiti nella costruzione di una classe dirigente diffusa e consolidata.
Molto dipenderà anche dalle scelte della stessa Meloni: continuare a rincorrere le posizioni più identitarie oppure consolidare definitivamente un profilo europeo e conservatore, capace di parlare anche all’elettorato moderato.
Occhiuto ha compreso benissimo che Vannacci rappresenta soprattutto un concorrente politico, non un alleato strategico. Può intercettare una parte dell’elettorato più radicale, ma difficilmente potrà diventare il punto di equilibrio di una coalizione di governo. Per questo rincorrerlo sarebbe un tragico errore. Più utile, invece, è occupare lo spazio opposto: quello liberal-democratico, europeista e garantista.
Riuscirà nella sua sfida? È presto per dirlo. Ma una cosa appare evidente: il tempo delle attese è finito. Le prossime elezioni, quando arriveranno, ridisegneranno gli equilibri del centrodestra e del paese. E Forza Italia dovrà decidere se continuare a vivere dell’eredità di Berlusconi oppure trasformarsi profondamente.
Perché, se non cambierà, il rischio è quello di diventare progressivamente irrilevante.
Se questa è davvero l’intuizione politica di Roberto Occhiuto, sarà il tempo a dire se avrà visto più lontano degli altri. E quel tempo sta arrivando.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione politica
Source link


