Un messaggio che parte dal caldo soffocante di questi giorni per arrivare alle responsabilità di ciascuno nella tutela dell’ambiente, all’emergenza dei ghetti, alle condizioni dei migranti nei campi e alla necessità di costruire una Foggia capace di accogliere. È un intervento forte quello dell’arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino Giorgio Ferretti, rivolto alla città in occasione della solennità della Beata Vergine Maria Iconavetere, la Madonna dei Sette Veli.
Ferretti richiama ciascuno alle proprie responsabilità, denunciando innanzitutto l’abbandono dei rifiuti e uno “spirito predatorio” nei confronti della natura. Ma è soprattutto quando affronta la condizione dei migranti che il suo messaggio diventa un appello diretto alla città: “Come non pensare ai ghetti, vergogna di questa provincia. A questa città chiedo che si accolga di più, con umanità”.
“Il caldo indebolisce e uccide, prendiamoci cura dei fragili”
L’arcivescovo parte dalle temperature estreme che stanno interessando Foggia e la Capitanata. “Il caldo di questi giorni ci attanaglia tutti. Ma di più dovremmo domandarci qual è la nostra colpa personale in tutto questo”.
Ferretti invita a riflettere sui comportamenti quotidiani e sulla responsabilità nei confronti delle generazioni future. “Viviamo tutti la creazione con uno spirito predatorio, pensando per noi e dimenticando che questo è il mondo che lasceremo ai nostri figli e nipoti”.
Il riferimento è anche alla sporcizia e ai rifiuti abbandonati nelle campagne e lungo le strade: “Quanta sporcizia, spazzatura abbandonata nei campi o ai bordi delle nostre strade, che vergogna!”. Anche una corretta raccolta differenziata, sottolinea, rappresenta un contributo concreto alla salvaguardia di una terra che costituisce una delle principali risorse della provincia.
Particolare attenzione viene riservata alle persone più vulnerabili. “Il caldo indebolisce, uccide. Per questo ho chiesto a tutti di prendersi cura dei fragili. Degli anziani vicini di casa”.
Centri di refrigerio e aiuti ai braccianti
Ferretti ringrazia sacerdoti e operatori sanitari e ricorda l’attività portata avanti dalla Caritas e dalle parrocchie, che hanno aperto centri di refrigerio destinati agli anziani impossibilitati a partire per le vacanze o che non dispongono di aria condizionata nelle proprie abitazioni.
Un sostegno viene garantito anche ai lavoratori stranieri impegnati nell’agricoltura: acqua fresca, integratori e pasti per i migranti che rientrano “sfiniti dai campi”.
Ed è proprio sulla loro condizione che l’arcivescovo concentra una parte significativa del messaggio.
“I ghetti sono la vergogna di questa provincia”
Il passaggio sui grandi insediamenti informali della Capitanata è netto. “Come non pensare ai ghetti, vergogna di questa provincia. A questa città chiedo che si accolga di più, con umanità; lo chiedo in particolare alla Chiesa di Foggia-Bovino, che accolga con carità cristiana”.
Ferretti richiama la parabola del Buon Samaritano per sottolineare come l’aiuto a chi si trova in difficoltà non possa dipendere dalla provenienza o dalla nazionalità.
“Gli stranieri che incontriamo a Foggia sono uomini, donne, che fuggono dalla fame, dalla guerra, da luoghi in cui il clima impazzito ha cancellato un futuro”.
L’arcivescovo ricorda inoltre il ruolo fondamentale dei lavoratori migranti nell’economia agricola della Capitanata: “I più sono desiderosi di un futuro migliore, lavoratori necessari nei nostri campi, contribuiscono con la loro fatica sotto il sole cocente in modo importante al benessere di questa terra”.
“Non consegniamoli ai caporali e alla mafia”
Da qui un altro passaggio particolarmente duro: “Non lasciamoli soli, mai disprezziamoli, non consegniamoli nelle mani dei caporali e della mafia”.
Ferretti chiede un cambiamento che parta anche dai comportamenti individuali. “Io, tu, fratello, sorella, tutti possiamo donare un sorriso, un bicchier d’acqua nel nome di Dio e dell’umanità”.
Poi l’appello contro un linguaggio che alimenta contrapposizioni: “Tutti dobbiamo accogliere e non disprezzare: basta con parole che fomentano odio e costruiscono muri e divisione!”.
Per l’arcivescovo il principio cristiano non lascia spazio ad ambiguità: “Per i cristiani non esistono stranieri, non esistono nemici”. E richiama le parole di papa Francesco: “Fratelli tutti”.
La scuola multietnica nel centro di Foggia
Nel messaggio trova spazio anche un’esperienza vissuta recentemente dall’arcivescovo in una scuola del centro cittadino.
“Ho visitato recentemente una scuola nel centro di Foggia. C’erano bambini da tutti i continenti. Una scuola bellissima. Studiano assieme, si sentono tutti foggiani, anche se tra loro alcuni non possono avere la cittadinanza”.
Per Ferretti proprio i bambini rappresentano la dimostrazione di una convivenza possibile: “Ma i bambini questo non lo sanno, giocano, studiano, crescono assieme”.
Quindi il messaggio rivolto alle nuove generazioni: “Cari giovani, in voi speriamo perché aggiustiate quello che noi abbiamo rotto”.
La preghiera alla Madonna dei Sette Veli
La conclusione è affidata alla Madonna dei Sette Veli, patrona della città. Ferretti invoca la protezione della Vergine sulla comunità foggiana chiedendo una società più solidale e attenta alla dignità delle persone.
“Madre santissima, Madonna dei sette veli, così amata e venerata in questa città, tu che hai accolto l’annuncio dell’angelo, sotto il tuo mantello raccogli l’umanità di questa terra, rendici fratelli, facci più umani e solidali”.
Un messaggio di Ferragosto che, accanto alla dimensione religiosa, mette dunque al centro alcune delle grandi questioni sociali della Capitanata: ambiente, caldo estremo, fragilità, immigrazione, lavoro agricolo, ghetti, caporalato e mafia.
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