Oro vicentino, export stabile ma costi alle stelle


Il distretto orafo vicentino si prepara all’appuntamento di Vicenzaoro settembre con un bilancio che racconta una situazione tutt’altro che semplice. Le esportazioni tengono, alcuni mercati stanno crescendo rapidamente e l’Unione europea sta diventando sempre più importante. Ma contemporaneamente aumentano i costi di produzione, il prezzo dell’oro corre e l’incertezza internazionale rende difficile capire quale sarà la direzione dei prossimi mesi.

A fotografare la situazione è l’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Vicenza. In provincia il settore conta 577 imprese e 4.682 addetti. Le aziende artigiane sono 335, pari al 58,1% del totale, e occupano 1.396 persone.

Numeri che spiegano il peso economico di un comparto profondamente radicato nel territorio e fortemente orientato all’estero.

Un export che cambia geografia

Nel 2025 Vicenza ha esportato prodotti orafi per oltre 2,6 miliardi di euro, con una crescita del 6,4% rispetto all’anno precedente.

Nei primi tre mesi del 2026, però, la crescita si è praticamente fermata: l’export segna infatti un +0,1%. Dietro questo dato apparentemente piatto si nasconde però un cambiamento importante nella composizione dei mercati.

Le esportazioni verso i 27 Paesi dell’Unione europea sono aumentate del 25,3%, dopo il +19,5% già registrato nel 2025.

Al contrario, le vendite verso i mercati extra Ue sono diminuite del 6,8%, interrompendo la crescita del 2,9% registrata nel 2025.

In altre parole, il valore complessivo dell’export rimane stabile, ma cambiano le destinazioni verso cui viaggia l’oreficeria vicentina.

Europa in crescita, Emirati in forte calo

La dinamica è particolarmente evidente osservando i singoli mercati.

All’interno dell’Unione europea spiccano i Paesi Bassi, dove l’export orafo vicentino nei primi tre mesi del 2026 è aumentato dell’89,2%, e la Romania, con un +32,6%. Positivo anche il dato della Germania (+14,2%), mentre la Francia registra una contrazione del 6,5%.

Fuori dall’Ue il quadro è molto più variabile. Crescono fortemente Canada (+131,3%), Svizzera (+76,1%) e Malaysia (+54,7%), mentre gli Stati Uniti, primo mercato di destinazione per l’oreficeria vicentina, segnano un +14,8%.

Il dato più negativo riguarda invece gli Emirati Arabi Uniti, dove l’export è crollato del 38,6%. Una dinamica che Confartigianato collega anche alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente.

Nel 2025 gli Stati Uniti rappresentavano il 16,2% dell’export orafo vicentino, seguiti dagli Emirati Arabi Uniti con il 14,2%, dalla Malaysia con il 5,7%, dalla Turchia con il 5,5% e dalla Romania con il 5%. I primi cinque mercati valevano complessivamente il 46,7% delle esportazioni provinciali.

Il problema è il prezzo dell’oro

Se i mercati offrono segnali contrastanti, sul fronte dei costi arriva invece una certezza: produrre costa sempre di più.

Nei primi cinque mesi del 2026 i prezzi alla produzione del comparto sono aumentati del 28,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Ancora più evidente è la corsa del prezzo della materia prima. Nella media dei primi 23 giorni di agosto, il prezzo dell’oro ha raggiunto 121,07 euro al grammo, con un aumento del 39,1% nei primi otto mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Per un settore che utilizza direttamente il metallo prezioso, si tratta di una variabile decisiva. Il problema non è soltanto quanto costa l’oro, ma quanto sia possibile trasferire questi aumenti lungo la filiera senza frenare la domanda e comprimere i margini delle imprese.

«I prodotti orafi sono sempre assoggettati alle fluttuazioni dei prezzi e lo sono a maggior ragione in questi ultimi anni», osserva Piero Marangon, presidente del Sistema Oreficeria e Gioielleria di Confartigianato Imprese Veneto e Vicenza.

Occupazione, il 2026 parte in salita

Le difficoltà del comparto si riflettono anche sul lavoro.

Secondo i dati di Veneto Lavoro, nel 2025 il settore orafo ha registrato un saldo negativo tra assunzioni e cessazioni di 95 posti di lavoro. Un dato vicino a quello del 2020, l’anno della pandemia, quando il saldo era stato di -90.

Il problema non è tanto un aumento delle cessazioni, rimaste sostanzialmente stabili: nel 2025 sono state 625 contro le 620 del 2024. Sono invece diminuite le assunzioni, passate dalle 620 del 2024 alle 530 del 2025.

E il primo trimestre del 2026 non offre, per ora, segnali di inversione: il saldo occupazionale è stato di -90 unità, contro il +10 registrato nello stesso periodo del 2025.

Per un comparto ad alta specializzazione, la questione occupazionale assume un peso particolare. Le imprese orafe dipendono infatti da competenze tecniche e manuali che richiedono anni per essere costruite e che, una volta disperse, non sono facilmente sostituibili.

La richiesta al governo: sostenere imprese e competenze

La situazione è stata affrontata anche nel confronto tra le organizzazioni imprenditoriali e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che a luglio ha avviato un Gruppo di lavoro tecnico dedicato all’oreficeria.

Confartigianato ha chiesto misure straordinarie per sostenere occupazione e continuità produttiva, strumenti a favore dei lavoratori e interventi per facilitare l’accesso al credito.

«Il mercato, come dicono i dati dell’export, è cambiato e potrebbe cambiare domani», sottolinea Marangon. Le imprese possono puntare su creatività, innovazione, unicità dei prodotti e qualità delle lavorazioni, ma devono fare i conti con costi che continuano ad aumentare.

Vicenzaoro diventa così un termometro del settore

È in questo scenario che si apre l’edizione di settembre di Vicenzaoro, appuntamento centrale per il distretto vicentino e per l’intera filiera internazionale del gioiello.

La fiera arriva in un momento nel quale il settore deve affrontare contemporaneamente tre sfide: mantenere i mercati esteri, difendere i margini e conservare le competenze professionali.

I dati sull’export dimostrano che la domanda internazionale per il prodotto vicentino non è venuta meno, ma sta cambiando rapidamente. L’Europa cresce, alcuni mercati extraeuropei accelerano, altri arretrano bruscamente.

E mentre le aziende cercano nuovi sbocchi, il prezzo dell’oro corre molto più velocemente dell’export.

Per il distretto orafo vicentino, quindi, la partita dell’autunno non sarà soltanto conquistare nuovi clienti. Sarà soprattutto capire come trasformare la qualità e la capacità produttiva del territorio in valore, quando la materia prima costa sempre di più e lo scenario internazionale cambia continuamente.


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