Export umbro in crescita, così cambia la mappa dei mercati


PERUGIA – L’export dei distretti umbri è partito col piede giusto nel 2026, ma la crescita rilevata nel Monitor di Intesa Sanpaolo racconta anche una geografia dei mercati sempre più mobile. Nei primi tre mesi dell’anno, tessile, olio e mobile hanno esportato beni per 353 milioni di euro, 24,3 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita del 7,4%. A trainare il risultato è soprattutto il distretto perugino della maglieria, mentre sullo sfondo cambiano pesi e destinazioni: gli Stati Uniti, pur arretrando, restano il primo mercato ma altri sbocchi avanzano con forza, Taiwan ed Emirati Arabi Uniti su tutti.

I tre distretti avevano chiuso il 2025 con 1,269 miliardi di euro di esportazioni, segnando una crescita annuale del 2,7%, col 2026 che si è aperto dunque con un’accelerazione, pur con andamenti molto diversi tra i comparti. A spingere l’export è la Maglieria e abbigliamento di Perugia, che in tre mesi ha raggiunto 266 milioni di euro di fatturato estero, 33,7 milioni in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un balzo del 14,5%. L’Olio umbro si è invece fermato a 68,9 milioni, giù del 12%, una flessione che gli analisti del Monitor collegano anche al raffreddamento dei prezzi internazionali: per oli e grassi l’indice dei prezzi alla produzione sui mercati esteri è sceso dell’11% tendenziale. Sostanzialmente stabile, infine, il Mobile dell’Alta Valle del Tevere, con 18,1 milioni di export (+0,3%). Nel complesso, una dinamica che nel report viene definita “fortemente eterogenea”, col risultato positivo “interamente trainato” dal distretto perugino. «Qualità, innovazione, apertura ai mercati internazionali e capacità di cogliere nuove opportunità commerciali – spiega Tito Nocentini, direttore regionale Toscana e Umbria della Banca dei Territori – sono gli elementi che consentono alle imprese umbre di rafforzare il proprio posizionamento nel mondo e sono le direttrici su cui siamo impegnati ad accompagnarle».

È proprio la geografia dell’export a restituire un segnale nuovo nel trimestre. Con 57 milioni di euro di esportazioni, gli Stati Uniti si confermano il primo mercato dei tre distretti, pur segnando un calo del 9,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un arretramento che si colloca in una fase segnata da ricorrenti tensioni commerciali e da una forte incertezza sulle politiche tariffarie internazionali. In Europa, la Spagna rappresenta 25 milioni di export, con una crescita del 43,1%, mentre la Francia raggiunge 34 milioni, in aumento del 9,8%. La Russia, invece, pur con un lieve recupero nel trimestre, appare ormai marginale rispetto al ruolo che aveva prima della guerra. Nel 2021 rappresentava il 9,1% dell’export distrettuale umbro; nei primi tre mesi del 2026 la quota è scesa a circa il 2,5%. È uno degli effetti più evidenti della progressiva ricomposizione dei mercati avvenuta negli ultimi anni, accelerata prima dalla pandemia e poi dal mutato quadro geopolitico. Al posto di alcuni sbocchi diventati più deboli o più incerti, altri hanno progressivamente assunto maggiore peso. «Il buon andamento dei distretti umbri – aggiunge Nocentini – testimonia la resilienza e il dinamismo di un tessuto imprenditoriale che investe nello sviluppo delle competenze e nella trasformazione tecnologica, ampliando la presenza in mercati ad alto potenziale come Taiwan e Emirati Arabi Uniti». Ed è proprio qui che i numeri assumono dimensioni particolarmente significative. L’export verso Taiwan è salito a 32 milioni di euro, con una crescita del 556,6% rispetto al primo trimestre 2025, mentre quello diretto verso gli Emirati Arabi Uniti ha raggiunto 30 milioni, con un incremento del 174,6%. Il maggiore peso assunto dall’area del Golfo introduce altri elementi di incertezza. Il Monitor sottolinea infatti che gli effetti delle nuove tensioni geopolitiche e del conflitto in Iran non risultano ancora pienamente visibili nei dati del primo trimestre. La crescita verso questi mercati va quindi letta insieme alla necessità di continuare a diversificare destinazioni e canali commerciali, proprio per ridurre l’esposizione alle oscillazioni di singole aree.

Dietro i movimenti complessivi ci sono dinamiche diverse per ciascun distretto. Per la Maglieria e abbigliamento di Perugia il salto più evidente riguarda Taiwan, passata da 2,2 a 30,5 milioni, e gli Emirati, da 9,4 a 28,9 milioni, mentre arretrano Stati Uniti, Hong Kong, Canada, Giappone e Regno Unito. Una crescita che gli analisti definiscono “robusta, ma concentrata”, proprio per il peso assunto da alcuni nuovi sbocchi. L’Olio umbro trova invece slancio soprattutto in Spagna, primo mercato con 17,5 milioni e una crescita dell’89%, e in Polonia, mentre perde terreno in Canada, Corea del Sud, Australia e Stati Uniti. Il calo del valore esportato, dunque, non deriva da una flessione uniforme della domanda ma da una combinazione tra riduzione dei prezzi internazionali e andamenti molto diversi da mercato a mercato. Più stabile il Mobile dell’Alta Valle del Tevere, con le vendite in crescita verso Stati Uniti, Germania e Cina e in calo verso Grecia, Emirati Arabi Uniti, Svizzera, Belgio e Spagna. «In tale percorso – conclude Nocentini – la Banca favorisce il dialogo tra imprese, istituzioni e stakeholder del territorio per generare crescita sostenibile anche all’estero, attrarre talenti e valorizzare professionalità». Un impegno che nel 2025 si è tradotto in circa 790 milioni di euro erogati in Umbria a sostegno dell’economia reale.

DALLA CRESCITA AI TALENTI: IL PRESTITO D’ONORE PER GLI STUDENTI

Da qui anche l’attenzione alla formazione delle nuove generazioni, indicata da Nocentini tra le leve per rafforzare competenze e professionalità sul territorio. In questa direzione si inserisce anche “per Merito”, il prestito d’onore di Intesa Sanpaolo rivolto a studenti universitari, iscritti a master, corsi ITS e percorsi di alta formazione. La formula non richiede garanzie patrimoniali o familiari, ma punta sulla continuità e sull’impegno nel percorso di studi. Il finanziamento può arrivare fino a 75 mila euro e coprire le spese legate alla formazione, dalle tasse universitarie all’alloggio per i fuori sede, fino ai soggiorni di studio all’estero e ai materiali didattici. Il rimborso può iniziare due anni dopo il conseguimento del titolo, mentre il piano di restituzione può estendersi fino a 30 anni.

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