Le rapine ai portavalori, i rapporti con i gruppi foggiani e cerignolani, le gerarchie della criminalità garganica e una struttura capace, secondo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, di occuparsi di “omicidi, droga, estorsioni, tutto”. Nell’ordinanza relativa agli arresti per l’assalto sull’A14 trovano spazio anche i verbali del mattinatese Andrea Quitadamo detto “Baffino jr”, interrogato il 14 novembre 2025 dalla Procura della Repubblica di Bari – Direzione Distrettuale Antimafia.

Le sue dichiarazioni vengono utilizzate dagli inquirenti per delineare lo scenario criminale nel quale si sarebbero mossi alcuni dei soggetti coinvolti nell’inchiesta. Quitadamo dichiara di essere appartenuto al gruppo Lombardi-Scirpoli-La Torre, con un ruolo prevalentemente esecutivo e agli ordini dei vertici. Parla di Raduano (oggi collaboratore anche lui) come riferimento per Vieste e attribuisce soprattutto a Luigi Ferro, 57enne detto “Gino di Brancia”, tra gli arrestati nel blitz, un ruolo di particolare rilievo tra San Marco in Lamis e Apricena.

Un quadro al quale si aggiungono le dichiarazioni del collaboratore viestano Danilo Della Malva alias “meticcio” che colloca a sua volta Ferro nel gruppo e ne descrive il ruolo nelle azioni criminali.

Quitadamo: “Ero tipo un soldato”

Interrogato sul proprio ruolo, Quitadamo spiega di non avere un grado formale all’interno dell’organizzazione e utilizza un’espressione particolarmente significativa per descrivere la propria posizione.

“Io ero a disposizione del clan per tutti i tipi di reati, omicidi, qualsiasi cosa che dovevamo fare… ero tipo un soldato, dai!… se bisognava fare una cosa la facevamo”.

Il collaboratore racconta che il suo gruppo si sarebbe occupato anche di assalti ai portavalori, con collegamenti che andavano ben oltre il Gargano.

“Il mio gruppo si occupava anche di rapine a portavalori, che erano diciamo alleati con i cerignolani, foggiani, altri gruppi che preparavano… preparavamo e commettevamo queste rapine ai portavalori. Sempre quelli del nostro gruppo, anche in tutta Italia, anche ai caveau. Queste cose qui”.

Alla domanda sulle altre attività criminali del gruppo, la risposta riportata nel verbale è netta: “Sì, tutto, omicidi, droga, estorsioni, tutto… tutto…”.

Le gerarchie raccontate dal collaboratore

Quitadamo ricostruisce anche quelli che, secondo la sua versione, sarebbero stati gli equilibri interni alla criminalità garganica. In una prima fase indica il clan di Mario Luciano Romito come riferimento, spiegando che dopo la morte del capo i vertici sarebbero passati ad altri esponenti.

“Alla sua morte, sono passati… i vertici son passati diciamo agli alti in grado, che erano Lombardi, Ricucci, poi La Torre, Scirpoli, poi ci sono… erano… per esempio, a Vieste stava Raduano, però i capi erano loro diciamo, principalmente era Lombardi, Scirpoli, Ricucci. Poi Ricucci è stato ucciso ed è entrato il cognato La Torre“.

Quitadamo afferma di avere operato prevalentemente a Mattinata e racconta che gli ordini sarebbero arrivati dai vertici. Nel descrivere la preparazione di omicidi e rapine ai portavalori, parla anche dei contatti con altri gruppi criminali.

“Se si doveva preparare un furgone portavalori, si doveva preparare una rapina, si parlava con altri gruppi, tipo cerignolani, foggiani che si preparavano, e poi ci chiamavano e noi andavamo a fare o omicidi o rapine, queste cose qui”.

Ferro e il ruolo tra San Marco in Lamis e Apricena

Una parte rilevante delle dichiarazioni riguarda Ferro. Alla domanda su chi fosse, Quitadamo lo colloca all’interno del proprio gruppo e lo indica come un personaggio di peso.

“Uno che faceva… fa parte del gruppo nostro diciamo, di San Marco in Lamis”.

Poi aggiunge: “Un po’ di tutto. Lui era quasi pari a Lombardi diciamo come… nel clan nostro”.

Quando gli inquirenti chiedono se possa essere definito un capo, il collaboratore approfondisce ulteriormente: “Il capo diciamo sulla zona di San Marco, la zona nord del Gargano, San Marco, Apricena, ha anche molta influenza su San Severo, ha contatti con i foggiani, era uno… era uno di spessore”.

Secondo Quitadamo, Ferro sarebbe stato in contatto anche con altre realtà criminali: “Stava nel nostro gruppo e automaticamente stava a contatto con tutti… Clan Moretti, cerignolani”.

La rapina del 2011 raccontata da Quitadamo

Il collaboratore riferisce anche di aver partecipato personalmente insieme a Ferro a una rapina ai danni di un portavalori nel 2011.

“Personalmente con lui abbiamo commesso una rapina del 2011 ad un portavalori, con Ferro Luigi”, dichiara. L’episodio, secondo il verbale, sarebbe avvenuto nella zona di San Nicandro Garganico.

Le dichiarazioni vengono inserite nell’ordinanza insieme ad altri elementi utilizzati dagli investigatori per ricostruire relazioni, ruoli e capacità operative dei soggetti finiti sotto la lente dell’inchiesta.

Della Malva: “Era bravo a portare la macchina e anche i mezzi”

Alle parole di Quitadamo si affiancano quelle di Della Malva. Il collaboratore racconta di essere appartenuto al gruppo viestano guidato da lui e Raduano, che definisce affiliato a quello dei Lombardi di Mattinata e Manfredonia.

Interrogato sulla presenza di esponenti provenienti da altri centri della provincia di Foggia, cita proprio Ferro: “Di San Marco in Lamis, come Ferro Luigi, che era anche un personaggio dedito a fare l’autista agli omicidi”.

Della Malva lo colloca nel proprio gruppo e ne descrive anche le capacità alla guida: “Sì, apparteneva al nostro gruppo, ed era uno che era bravo a portare la macchina ed anche i mezzi; infatti, nel nostro portavalori era colui che doveva portare la ruspa per rovesciare appunto il mezzo e poi tagliarlo da sotto”.

Il duplice omicidio di Apricena

Nell’ordinanza viene richiamato anche l’arresto dell’11 maggio 2026 che ha coinvolto Ferro insieme a Matteo Lombardi, Francesco Scirpoli e Pietro La Torre per il duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, avvenuto il 20 giugno 2017 ad Apricena. Si tratta di contestazioni giudiziarie che dovranno essere vagliate nelle sedi processuali.

Secondo l’impostazione accusatoria riportata nel provvedimento, Ferro avrebbe guidato una Bmw station wagon blu con a bordo Scirpoli, La Torre e Lombardi, mettendosi all’inseguimento del Fiat Doblò sul quale viaggiavano Ferrelli e Petrella.

Sempre secondo la ricostruzione accusatoria, durante l’inseguimento sarebbero stati esplosi numerosi colpi contro il mezzo delle vittime. Dopo la perdita di controllo del Doblò, Scirpoli, La Torre e Lombardi sarebbero scesi dall’auto continuando a sparare fino a provocare la morte dei due uomini.

Gli inquirenti collocano il duplice delitto nel contesto della guerra di mafia per il controllo di Apricena e delle aree vicine, compresa San Marco in Lamis, e nella contrapposizione con il gruppo Di Summa-Ferrelli. Nell’ordinanza viene inoltre indicata, sul fronte opposto, la finalità di agevolare l’associazione Lombardi-Scirpoli-La Torre e la “Società Foggiana”, con particolare riferimento alla batteria Moretti-Pellegrino.

È anche attraverso questo retroterra, le dichiarazioni dei collaboratori e i rapporti tra gruppi di territori diversi che gli investigatori ricostruiscono la capacità di organizzare azioni criminali complesse. Un sistema nel quale, stando alle parole dei pentiti riportate nell’ordinanza sull’assalto dell’A14, le rapine ai portavalori avrebbero rappresentato uno dei terreni di collaborazione tra criminalità garganica, foggiana e cerignolana.

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Francesco Pesante

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