Per molti viaggiatori il primo incontro con la Corea del Sud coincide con Seoul. Poi arrivano i templi di Gyeongju, i grattacieli di Busan e, quando il tempo lo permette, l’isola di Jeju. Ma la geografia del Paese invita a costruire un itinerario completamente diverso, seguendo non le metropoli ma il mare.
Circondata dall’acqua su tre lati, la Corea conta circa 280 spiagge. La costa cambia continuamente: sabbiosa e attraversata dalle onde a est, più frastagliata e punteggiata da isole a sud, dominata dalle maree e dalle distese di fango a ovest. Non è soltanto un luogo in cui fare il bagno. Ci sono ferrovie panoramiche, villaggi di pescatori, sentieri sulle scogliere, funivie che attraversano il mare e arcipelaghi nei quali la vita continua a seguire gli orari dei traghetti.
Seguire la costa significa allontanarsi dall’immagine più esportata della Corea del Sud e incontrare un Paese meno frenetico. Qui il viaggio non è scandito dalle fermate della metropolitana, ma dal vento, dalle maree e dalle partenze delle imbarcazioni.
Busan oltre Haeundae, tra vecchie case e treni sul mare
Busan è la città marittima più famosa della Corea del Sud, ma la sua costa non si esaurisce nella spiaggia di Haeundae. Per scoprirne il lato più intimo si può cominciare da Yeongdo, l’isola collegata al centro da diversi ponti.
Il villaggio culturale di Huinnyeoul occupa il fianco della collina direttamente sopra il mare. Le abitazioni della zona furono recuperate a partire dal 2011, trasformando il quartiere in un intreccio di vicoli, atelier e piccoli caffè. Dal villaggio si scende verso il sentiero costiero di Jeoryeong e il tunnel di Huinnyeoul, con l’oceano che accompagna quasi tutto il percorso.
Sul lato orientale della città, invece, la Haeundae Blueline Park ha recuperato un tratto di 4,8 chilometri della vecchia ferrovia Donghae Nambu. Il Beach Train segue la costa da Mipo a Songjeong passando per il porto di Cheongsapo, mentre le piccole Sky Capsule percorrono due chilometri su binari sopraelevati, a un’altezza compresa tra sette e dieci metri sul mare. È una delle immagini più fotogeniche di Busan, ma soprattutto un modo insolito per osservare l’alternanza tra scogliere, fari, porticcioli e spiagge.
Tongyeong, la città che guarda un arcipelago
Scendendo verso la costa meridionale si arriva a Tongyeong, costruita tra penisole, porti e isole. La città si affaccia sull’Hallyeohaesang National Marine Park, il primo parco marino nazionale istituito in Corea, che si estende tra Geoje e Yeosu. Più di tre quarti della sua superficie sono occupati dal mare.
Il punto migliore per comprendere la geografia di Tongyeong è il monte Mireuksan. Una funivia lunga quasi due chilometri raggiunge la stazione superiore in circa nove minuti; da qui si può proseguire a piedi verso i punti panoramici che dominano il porto e le isole disseminate nel canale di Hallyeo.
A livello del mare, Tongyeong conserva invece un’atmosfera legata alla pesca e alla navigazione. Dal porto partono imbarcazioni dirette verso le isole circostanti, mentre nei mercati e nei ristoranti si incontrano ostriche, pesce crudo e piatti preparati con i prodotti dell’arcipelago. Non è una città da attraversare in fretta: il suo fascino emerge soprattutto restando almeno una notte e osservando il porto quando le luci delle barche sostituiscono quelle delle automobili.
Geoje, l’isola delle spiagge di ciottoli
Geoje è la seconda isola più grande della Corea del Sud dopo Jeju. È collegata sia a Tongyeong sia a Busan attraverso ponti, ma una volta lasciate le strade principali torna a sembrare un mondo separato dalla terraferma.
La costa è caratterizzata da insenature, promontori e spiagge di ciottoli come Hakdong, Yeocha, Mangchi e Nongso. Una parte consistente del territorio rientra nell’Hallyeohaesang National Marine Park, insieme a decine di isole abitate e disabitate.
La meta più particolare è Oedo Botania, un giardino botanico realizzato su una piccola isola raggiungibile soltanto in barca. Il complesso ospita specie subtropicali e rare, terrazze affacciate sul mare e un giardino decorato con statue, mentre la parte orientale dell’isola è stata lasciata allo stato naturale. Gli appassionati di drama coreani possono riconoscervi anche alcune ambientazioni dell’episodio finale di Winter Sonata.
Geoje è adatta a chi cerca un viaggio in automobile, fermandosi nei punti panoramici e nei piccoli porti. Ma può essere esplorata anche a piedi: uno dei tratti del Namparang Trail segue per circa 18 chilometri la costa orientale, attraversando mare, montagne e villaggi portuali.
Namhae, le risaie che scendono verso l’oceano
Poco più a ovest si trova Namhae, un’isola collegata alla terraferma e attraversata da strade che seguono il profilo delle montagne. È uno dei luoghi nei quali il paesaggio agricolo e quello marino si incontrano in modo più evidente.
A Gacheon Daraengi Village, le risaie sono state ricavate su un pendio ripidissimo che scende verso il mare. I terrazzamenti, costruiti con pietre e terra, formano 108 livelli irregolari e raccontano come gli abitanti abbiano adattato l’agricoltura a uno spazio quasi privo di pianura.
Namhae va però osservata anche dall’alto. L’eremo di Boriam sorge sul monte Geumsan, a oltre 700 metri, ed è uno dei luoghi di preghiera più conosciuti del Paese. Templi, rocce e vegetazione incorniciano la vista sulle isole del mare meridionale, specialmente nelle prime ore del mattino.
È una Corea lontana dai neon di Seoul: tetti bassi, campi, curve panoramiche e anziani che continuano a lavorare la terra guardando l’oceano.
Yeosu, la città delle 365 isole
Yeosu è una città costruita attorno al mare. Il suo territorio comprende 365 isole e una costa irregolare che rende l’acqua visibile quasi ovunque: dai parchi, dai mercati, dalle strade e persino dall’alto delle cabine della funivia.
La Yeosu Maritime Cable Car è stata la prima funivia coreana a collegare un’isola e la terraferma attraversando il mare. Unisce Dolsan al centro della città e dispone anche di cabine con il pavimento trasparente. Il percorso è particolarmente suggestivo al tramonto, quando si accendono le luci del porto e del ponte di Dolsan.
Vicino alla stazione della funivia si trova Odongdo, piccola isola raggiungibile dalla costa e conosciuta per i suoi sentieri e gli alberi di camelia. La sera, invece, la città cambia atmosfera attorno alle bancarelle e ai locali sul mare, dove il paesaggio portuale diventa parte della vita notturna.
Yeosu è una delle destinazioni migliori per chi vuole combinare natura e città senza rinunciare a ristoranti, collegamenti ferroviari e servizi. Non ha la densità urbana di Busan, ma ne conserva l’energia marittima.
Sinan, l’arcipelago diventato viola
Sulla costa occidentale, nella provincia di Jeolla meridionale, il paesaggio cambia ancora. Il mare si ritira seguendo le maree, lasciando emergere vaste distese fangose, mentre centinaia di isole compongono l’arcipelago di Sinan.
La più curiosa è Anjwado, conosciuta come Purple Island. Tetti, ponti, cabine telefoniche e dettagli urbani sono stati dipinti in diverse tonalità di viola, colore ripreso anche dalle coltivazioni e dagli eventi stagionali dedicati alla lavanda e agli astri. Sull’isola si trova inoltre la casa natale di Kim Whanki, uno dei più importanti artisti astratti coreani del Novecento.
L’effetto può sembrare costruito appositamente per i social, ma il viaggio permette anche di scoprire una parte della Corea raramente inserita nei circuiti internazionali. Qui gli spostamenti richiedono più tempo e i servizi sono limitati: proprio per questo è meglio programmare il percorso senza riempire troppo le giornate.
La costa occidentale non ha l’acqua limpida di Jeju o le onde dell’est. Il suo fascino deriva dai ponti, dalle maree e dalla sensazione di attraversare continuamente il confine tra terra e mare.
Udo, la piccola isola oltre Jeju
Jeju non è più una destinazione segreta, ma molti visitatori si fermano sull’isola principale. Al largo della sua costa orientale si trova Udo, raggiungibile in circa 15 minuti di traghetto dai porti di Seongsan o Jongdal.
L’isola è costituita da un’unica formazione vulcanica e può essere esplorata seguendo la strada costiera. Tra i suoi paesaggi più riconoscibili ci sono la spiaggia di Hagosudong e quella di Seobinbaeksa, dove l’acqua cambia dal verde smeraldo al blu intenso. La sabbia chiara di quest’ultima è formata da noduli di alghe rosse calcaree, una caratteristica particolarmente rara.
Udo si presta a una gita giornaliera, ma restare fino alla partenza degli ultimi visitatori permette di coglierne il ritmo reale. Si può percorrere in bicicletta, fermarsi nei piccoli villaggi e assaggiare i prodotti per cui l’isola è conosciuta, a cominciare dalle arachidi coltivate localmente.
Il mare, però, detta le regole. I collegamenti possono subire variazioni in caso di condizioni meteorologiche sfavorevoli, quindi gli orari devono sempre essere controllati prima della partenza.
Ulleungdo, l’isola vulcanica lontana da tutto
La destinazione più remota è Ulleungdo, nel Mar Orientale. Settima isola coreana per dimensioni, è di origine vulcanica ed è circondata da 44 isolotti. Le pareti rocciose scendono quasi verticalmente nell’acqua, mentre sentieri e passerelle collegano porti, fari e punti panoramici.
Il porto di Dodong si trova a circa 188 chilometri da Pohang e rappresenta uno dei principali accessi all’isola. Da qui parte un percorso costiero che permette di osservare le stratificazioni create dall’antica attività vulcanica, tra colate di lava, rocce sedimentarie e trachite.
A Gwaneumdo, una passerella sospesa collega Ulleungdo a un’isola separata nel tempo dall’erosione marina. Il percorso conduce a osservatori affacciati sulle scogliere e sulle formazioni laviche, ma l’accesso può essere limitato quando il vento è forte.
Ulleungdo richiede tempo e flessibilità. Il mare può modificare le partenze e le condizioni dei sentieri, rendendo necessario adattare il programma. È proprio questa dipendenza dagli elementi a preservare la sua identità: qui non si arriva per spuntare un’attrazione, ma per entrare per qualche giorno nella vita di un’isola.
Un altro modo di viaggiare in Corea
Attraversare la Corea del Sud seguendo la costa significa rinunciare all’idea di vedere tutto. Traghetti, autobus locali e strade panoramiche impongono un ritmo più lento rispetto ai treni ad alta velocità che collegano le grandi città.
È però lungo il mare che il Paese rivela alcune delle sue differenze più profonde. La costa orientale guarda l’orizzonte aperto; quella meridionale si spezza in centinaia di isole; quella occidentale cambia forma due volte al giorno seguendo le maree.
Seoul resta il luogo migliore per comprendere la Corea contemporanea. Ma per scoprire come il Paese vive, mangia e costruisce il proprio rapporto con la natura, qualche volta bisogna lasciare la capitale alle spalle e continuare finché la strada non incontra il mare.
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Marianna Baroli
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