Per capire davvero che cosa Disney stia mostrando al D23 2026 di Anaheim, e soprattutto perché questa edizione sia molto più interessante di una semplice sfilata di sequel, star, trailer e nuove attrazioni, bisogna allontanarsi per un momento dall’Honda Center, dove Kristen Bell, Idina Menzel e Josh Gad hanno chiuso la prima grande serata facendo comparire sullo schermo una misteriosa antagonista di Frozen 3 capace di rivaleggiare con Elsa, e attraversare la strada fino all’Anaheim Convention Center, dove nello stesso momento un altro pezzo del futuro della compagnia esiste già sotto forma di modelli, maquette, Audio-Animatronics e giganteschi alberi deformati. Qui la Roccia dei Re di The Lion King non è più soltanto uno dei luoghi più riconoscibili della storia dell’animazione, perché diventerà un’enorme struttura attraversabile a Disneyland Paris; il deposito delle porte di Monsters & Co. non è più una vertiginosa sequenza cinematografica del 2001, perché a Walt Disney World sarà trasformato nel primo suspended coaster mai costruito da Disney; la foresta nella quale i cattivi delle fiabe sembravano destinati a rimanere confinati diventerà un’intera land di Magic Kingdom; la Terra dei Morti di Coco esisterà contemporaneamente in un sequel, dentro Kingdom Hearts IV e in una nuova attrazione in California. È probabilmente questa sovrapposizione, più di qualsiasi singolo annuncio, a raccontare il vero D23 del 2026: Disney non vuole più soltanto produrre storie, vuole costruire mondi nei quali quelle storie possano continuare a vivere dopo la fine del film.
Non è un caso che Josh D’Amaro, diventato Chief Executive Officer di The Walt Disney Company, abbia aperto il Disney Entertainment Showcase partendo non dai film e nemmeno dai numeri del box office, ma dal rapporto tra la compagnia e il proprio pubblico, ricordando che proprio mentre parlava quasi mezzo milione di persone si trovava nei parchi Disney o a bordo delle sue navi, mentre milioni di altre stavano guardando una storia Disney al cinema o da casa, e quantificando quel legame in oltre quattro miliardi di fan nel mondo. È naturalmente una dichiarazione aziendale, ma contiene anche la chiave per leggere la strategia che Disney sta dispiegando ad Anaheim: un bambino può conoscere Elsa al cinema, incontrarla ad Arendelle in un parco europeo, rivederla su Disney+, giocare con il suo universo e, qualche anno dopo, accompagnare a sua volta i propri figli dentro quello stesso immaginario; il valore della proprietà intellettuale non sta quindi più soltanto nel numero di biglietti venduti, ma nella sua capacità di diventare un ambiente culturale persistente, riconoscibile e attraversabile.
Ed è proprio per questo che il D23, nato come grande raduno del fandom, è diventato sempre più chiaramente anche il luogo nel quale Disney presenta la propria architettura industriale futura, facendo convivere nella stessa città Frozen 3 e il futuro di Magic Kingdom, Kingdom Hearts IV e Coco 2, Marvel e una tecnologia di ride mai utilizzata prima, The Lion King sullo schermo, a teatro e dentro un parco europeo. Il padiglione Imagineering: Horizons, il più grande mai realizzato da Walt Disney Imagineering per un D23 e presidiato durante il weekend da oltre 150 Imagineer, rende questa trasformazione particolarmente evidente, perché non espone soltanto concept art ma modelli di progetti ormai in costruzione o sviluppo avanzato in praticamente ogni resort Disney del mondo.
Frozen 3 e la donna che può fare quello che fa Elsa
Naturalmente, prima di arrivare ai parchi, bisogna partire dalla sorpresa con cui Disney Animation ha scelto di chiudere la serata dell’Honda Center, perché Frozen 3 rimane uno dei titoli attraverso i quali la compagnia può misurare meglio la propria capacità di trasformare un film in una mitologia contemporanea. Kristen Bell e Idina Menzel sono salite sul palco per interpretare una nuova versione di Frozen Heart, il brano che apriva il primo film del 2013, mentre Josh Gad ha presentato una nuova canzone scritta per la prima cotta di Olaf, Ooooh, Samantha, ancora una volta firmata da Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez; poi, nel materiale animato mostrato esclusivamente al pubblico, sono tornati Anna, Elsa, Kristoff, Sven e Olaf ed è apparsa quella che Disney definisce una nuova villainess dotata di poteri capaci di rivaleggiare con quelli di Elsa. Disney non ha detto che si tratti di una nuova “Ice Queen” e sarebbe quindi sbagliato presentarla già come tale, ma il semplice fatto che la minaccia venga costruita sul piano del potere magico cambia radicalmente la dinamica della saga, perché per due film Elsa è stata l’eccezione assoluta del suo universo, prima costretta a nascondere ciò che era e poi impegnata a comprenderne l’origine; metterla finalmente davanti a qualcuno che può essere potente quanto lei significa aprire una domanda che Frozen non aveva mai avuto bisogno di affrontare: che cosa resta dell’unicità di Elsa quando Elsa non è più unica?
Il terzo capitolo sarà diretto da Jennifer Lee, già regista dei primi due film, insieme a Trent Correy e arriverà nelle sale americane il 24 novembre 2027. Ma qui il cortocircuito tra cinema e parchi diventa particolarmente evidente, perché mentre ad Anaheim Disney introduce il prossimo conflitto di Elsa, a Disneyland Paris World of Frozen è già diventato un luogo reale: dal 29 marzo 2026 il secondo parco del resort, trasformato in Disney Adventure World, ospita Arendelle, la North Mountain con il palazzo di ghiaccio, Frozen Ever After, un incontro con Anna ed Elsa, ristoranti e negozi dedicati e uno spettacolo diurno ambientato nella baia, elemento centrale di una trasformazione che finirà per modificare oltre il 90 per cento dell’ex Walt Disney Studios Park e quasi raddoppiarne la superficie.
È difficile trovare un esempio più chiaro di ciò che Disney vuole fare nei prossimi anni: mentre il racconto cinematografico continua a produrre nuove domande, il mondo fisico diventa il luogo in cui il pubblico può abitare ciò che sullo schermo ha già imparato a riconoscere.
Kingdom Hearts torna due volte, e una delle due è completamente inattesa
Poi c’è Kingdom Hearts, che in un certo senso anticipava già nel 2002 il modello sul quale Disney oggi sembra voler costruire una parte crescente del proprio futuro, perché venticinque anni fa Square e Disney avevano capito che personaggi appartenenti a mondi differenti potevano convivere non soltanto all’interno dello stesso prodotto, ma dentro una cosmologia capace di trasformare le proprietà intellettuali in territori attraversabili. Sora poteva passare da Agrabah all’Olimpo, incontrare Paperino e Pippo, entrare nel mondo di The Nightmare Before Christmas e continuare a essere percepito come protagonista della stessa storia: una struttura narrativa che oggi appare quasi profetica davanti alla Disney che mette Coco, Marvel, Avatar e Frozen contemporaneamente al cinema, nei videogiochi e nei parchi.
Al D23 Disney & Pixar Games e Square Enix hanno finalmente fornito un’informazione che i fan aspettavano da anni: Kingdom Hearts IV è previsto per la fine del 2027, e tra i nuovi mondi ci sarà quello ispirato a Coco. L’annuncio diventa ancora più significativo perché arriva accanto alle prime informazioni su Coco 2, previsto per novembre 2029, e mentre Disney California Adventure sta preparando la prima attrazione dei parchi interamente dedicata al film Pixar. Miguel, insomma, non tornerà soltanto al cinema: entrerà nella saga di Tetsuya Nomura e, parallelamente, la sua Terra dei Morti diventerà un luogo fisico visitabile in California.
Ma la vera sorpresa è un’altra: Kingdom Hearts diventerà anche una serie anime originale per Disney Channel e Disney+, sviluppata insieme allo stesso Tetsuya Nomura e prodotta da Disney Kids & Family con Square Enix. Non sarà, almeno secondo quanto annunciato, la semplice trasposizione animata dei videogiochi, ma una nuova storia destinata ad ampliare quell’universo, una scelta che diventa ancora più interessante se letta nel contesto di un D23 che celebra contemporaneamente il venticinquesimo anniversario del franchise e prepara il suo ritorno videoludico.
Per un franchise dalla cronologia notoriamente labirintica, che negli anni ha distribuito pezzi essenziali della propria storia fra console, portatili e mobile, l’anime può diventare sia una nuova porta d’ingresso per chi non ha mai giocato sia un ulteriore tassello per il pubblico storico; per Disney, invece, è la dimostrazione che un IP nato fuori dal cinema può compiere il percorso inverso, passare dal videogioco alla televisione e contemporaneamente inglobare nuovi mondi prodotti dagli studi della compagnia.
Villains Land: il posto dove Disney smette di promettere il lieto fine
Se c’è però un progetto capace di raccontare quanto Disney sia disposta a mettere in discussione anche alcune delle proprie regole più consolidate, è la nuova area dedicata ai Disney Villains che nascerà oltre Big Thunder Mountain a Magic Kingdom, all’interno di quella che la compagnia ha definito la più grande espansione nella storia del parco della Florida. Annunciata al D23 2024 con due grandi attrazioni, ristorazione e shopping, la land è tornata progressivamente a mostrarsi nel corso degli ultimi due anni e al D23 2026 ha fatto un passo ulteriore verso la realtà: all’interno del padiglione Imagineering sono esposte due grandi sculture di alberi che anticipano il linguaggio visivo del territorio e mostrano una natura distorta, minacciosa, lontanissima dalla foresta rassicurante delle fiabe classiche.
Dietro quella scelta estetica esiste un lavoro sorprendentemente sofisticato. Gli Imagineer sono partiti dall’animazione, hanno studiato il modo in cui i grandi cattivi Disney vengono disegnati e hanno poi viaggiato a Parigi e Barcellona per analizzare l’Art Nouveau e il Modernisme, cercando nelle linee organiche dell’architettura europea, nelle vetrate, nei metalli lavorati e nei colori profondi un equivalente tridimensionale della teatralità di Malefica, Jafar, Ursula o della Regina Cattiva. Il risultato è stato definito internamente “Conjured Architecture”, un’architettura “evocata”, nella quale strutture storicamente riconoscibili vengono deformate dalla logica della magia e della fiaba; al progetto collabora inoltre Andreas Deja, Disney Legend e animatore che ha contribuito a creare alcuni dei villain più importanti dell’animazione moderna, tra cui Gaston, Jafar e Scar.
È una land interessante anche culturalmente, perché intercetta una trasformazione del rapporto del pubblico con il canone Disney: per decenni i cattivi sono esistiti soprattutto come funzione della storia dell’eroe, indispensabili ma destinati alla sconfitta, mentre negli ultimi anni sono diventati una categoria autonoma del fandom, prodotti, protagonisti, icone estetiche e figure spesso amate tanto quanto i personaggi che dovrebbero contrastare. Magic Kingdom farà ora un passo ulteriore costruendo un territorio nel quale il visitatore non entra per essere salvato dalla fiaba, ma per attraversarne volontariamente il lato oscuro.
Monstropolis esiste davvero, e Disney vuole farci volare dentro il deposito delle porte
Tra i progetti che due anni fa potevano ancora sembrare magnifiche promesse da concept art, Monstropolis è invece uno dei casi in cui il D23 2026 consente già di misurare la distanza fra annuncio e costruzione: a Disney’s Hollywood Studios i lavori sono in corso, l’acciaio delle nuove strutture si vede ormai oltre le recinzioni del cantiere e Disney ha costruito perfino una giustificazione narrativa per spiegare perché, dopo il tabù assoluto sul contatto con gli esseri umani raccontato nel film del 2001, ai visitatori sarà consentito entrare nella città dei mostri.
La premessa parte dal finale di Monsters & Co.: Mike e Sulley hanno dimostrato che la risata produce più energia delle urla, cambiando non soltanto il sistema energetico della città ma anche il modo in cui i mostri percepiscono gli esseri umani, così Monstropolis ha creato un nuovo Department of Human Relations e istituito l’H.U.M.A.N. Day, acronimo di “Humans Understand Monsters Are Nice”, durante il quale le porte verranno finalmente aperte ai visitatori del nostro mondo. Nelle strade ci saranno negozi, ristoranti e luoghi riconoscibili del film, compreso Harryhausen’s e il Glob Theater, ma soprattutto ci sarà l’attrazione che i fan immaginano praticamente dal momento in cui Pixar mostrò per la prima volta il deposito delle porte.
Disney costruirà infatti il primo suspended coaster nella storia dei suoi parchi e il primo coaster Disney dotato di un vertical lift: i visitatori verranno sollevati con il veicolo proprio come le porte del film vengono afferrate, trasportate e lanciate all’interno del gigantesco caveau, per poi muoversi sospesi attraverso l’ambiente. Non si tratta dunque semplicemente di utilizzare Mike e Sulley come decorazione per una montagna russa esistente, ma di prendere uno dei meccanismi narrativi più memorabili del film e trasformarlo nel principio tecnologico della ride stessa, esattamente quel tipo di fusione fra immaginario e ingegneria che nei parchi Disney distingue le attrazioni più riuscite.
Al D23 2026 il padiglione mostra inoltre moodboard, schizzi, render e piccole maquette di animali “mostrificati” — un piccione, uno scoiattolo e un coniglio — pensati per definire la vita quotidiana della città, dettagli minuscoli rispetto al coaster ma utili a comprendere il livello di worldbuilding con cui Imagineering sta affrontando il progetto. Monstropolis non vuole essere semplicemente “la land di Monsters & Co.”: vuole sembrare una città che continuerebbe a esistere anche se Mike e Sulley non si trovassero in quel momento davanti al visitatore.
Cars invade Magic Kingdom, ma Radiator Springs resta a casa
A pochi chilometri di distanza, sempre a Walt Disney World, Magic Kingdom sta affrontando un’altra trasformazione gigantesca con Piston Peak National Park, l’area di Cars che non copierà Radiator Springs dalla California ma costruirà un nuovo pezzo dell’universo Pixar all’interno di Frontierland. L’idea è spostare le automobili fuori dalla cittadina resa celebre dai film e portarle in una versione automobilistica dei grandi parchi nazionali americani, con montagne innevate, cascate, fiumi, geyser, un visitor lodge, una Ranger HQ e un’architettura che gli Imagineer stanno modellando sulla tradizione della cosiddetta “Parkitecture” sviluppata dal National Park Service per integrare gli edifici nel paesaggio.
È anche uno dei progetti più controversi, perché per realizzarlo Disney ha chiuso Rivers of America, Tom Sawyer Island e Liberty Square Riverboat, modificando una parte storica della geografia di Magic Kingdom, ma proprio per questo il modello esposto ad Anaheim è particolarmente significativo: misura circa 19 piedi per 19 e permette per la prima volta di leggere l’area nella sua interezza, compresa la seconda attrazione, pensata per le famiglie e i visitatori più piccoli, mentre la ride principale sarà un rally off-road tra sentieri di montagna, terreni irregolari, geyser e fango.
Villains Land e Piston Peak, considerate insieme, spiegano la scala della trasformazione di Magic Kingdom meglio di qualsiasi slogan: da un lato Disney interviene su Frontierland reinterpretando la frontiera attraverso uno dei franchise Pixar più redditizi e riconoscibili; dall’altro, oltre Big Thunder Mountain, crea un territorio completamente nuovo e decisamente più oscuro. Non si tratta di aggiungere due attrazioni al margine di un parco esistente, ma di ridisegnarne una porzione sostanziale per le generazioni che verranno.
Encanto e Indiana Jones dentro una nuova America tropicale
Anche Disney’s Animal Kingdom sta cambiando geografia. Tropical Americas, in apertura nel 2027, sostituirà DinoLand U.S.A. con Pueblo Esperanza, una comunità immaginaria costruita prendendo ispirazione dalle aree tropicali che vanno dal Messico e dall’America centrale fino al nord del Sud America, nella quale convivranno una nuova attrazione di Indiana Jones, la prima ride Disney dedicata a Encanto e una giostra per famiglie popolata da animali provenienti da varie storie Disney.
Qui il lavoro di Imagineering è interessante perché Animal Kingdom, più di altri parchi Disney, deve mantenere un rapporto credibile con geografie e culture reali. Gli Imagineer hanno quindi compiuto viaggi di ricerca in Honduras, lavorando con artigiani Maya legati al sito archeologico di Copán, e in Colombia nei luoghi e nelle culture che avevano già ispirato i filmmaker di Encanto; materiali, colori, piazze, haciendas e rapporto degli edifici con il clima sono stati studiati per fare in modo che Pueblo Esperanza non appaia come un generico collage “latinoamericano”, ma conservi una coerenza interna.
Nella ride di Encanto si entrerà nella Casita Madrigal il giorno successivo alla cerimonia in cui Antonio ha ricevuto il dono di parlare con gli animali, seguendolo all’interno della sua stanza trasformata in una foresta pluviale, mentre Indiana Jones porterà i visitatori verso un antico tempio Maya. Al D23 2026 Disney mostra per la prima volta nuovi Audio-Animatronics dell’attrazione di Encanto, il modello della facciata del tempio di Indiana Jones e quattro sculture degli animali che compariranno nel carosello.
Ancora una volta, il principio è lo stesso: non costruire “la ride del film”, ma una geografia capace di contenere storie diverse perché accomunate da un contesto.
Il Re Leone conquista Disneyland Paris
E poi c’è Parigi, che merita un discorso a parte perché quella che per anni è stata considerata la parte meno riuscita del resort europeo sta attraversando probabilmente la trasformazione più radicale dalla sua apertura. L’ex Walt Disney Studios Park è diventato Disney Adventure World il 29 marzo 2026, ha inaugurato World of Frozen, Adventure Way, il grande lago Adventure Bay, nuovi ristoranti, Raiponce Tangled Spin e lo spettacolo serale Disney Cascade of Lights, mentre Marvel Avengers Campus e Worlds of Pixar sono entrati a far parte della nuova struttura del parco; ma il progetto che ne cambierà ulteriormente il profilo sarà il primo intero mondo Disney Parks dedicato a The Lion King.
La costruzione è già iniziata e al D23 2026 Disney porta ad Anaheim qualcosa di molto più interessante di un semplice rendering: un black-light study model dell’interno della nuova attrazione, una maquette del veicolo e un modello in scala dell’albero di Rafiki, permettendo quindi di intuire per la prima volta come verrà costruito il viaggio all’interno delle Terre del Branco.
La grande attrazione sarà acquatica e condurrà i visitatori sotto una Pride Rock alta circa 120 piedi, seguendo Simba attraverso alcuni dei momenti e delle canzoni più riconoscibili del film d’animazione del 1994; utilizzerà Audio-Animatronics di nuova generazione ed effetti speciali e comprenderà tre discese, la maggiore delle quali raggiungerà circa 52 piedi, quasi sedici metri. Attorno alla ride nascerà un’intera area con ristorazione, negozi e possibilità di incontrare i personaggi, un progetto che Disney ha descritto come una delle attrazioni più grandi mai realizzate a Disneyland Paris.
Ed è forse qui che la strategia Disney europea diventa più evidente. Per anni Disneyland Paris ha vissuto soprattutto sull’eredità delle proprietà classiche e sulla capacità del Disneyland Park originale di riprodurre il modello americano; Disney Adventure World segue invece una logica differente, quella dei mondi completamente immersivi, nella quale non si installa semplicemente un’attrazione di Frozen o The Lion King, ma si costruisce Arendelle, si costruiscono le Terre del Branco, si fa in modo che il percorso da una proprietà intellettuale all’altra assomigli sempre meno a quello fra giostre e sempre più a un viaggio fra universi narrativi differenti.
Dopo World of Frozen e prima ancora che il nuovo mondo del Re Leone sia terminato, arriverà inoltre su Adventure Way una nuova attrazione volante per famiglie dedicata a Up. Il risultato finale sarà un secondo parco quasi irriconoscibile rispetto a quello inaugurato nel 2002 e, secondo Disney, con oltre il 90 per cento dell’offerta trasformata e una superficie quasi raddoppiata.
Coco diventa film, videogioco e attrazione nello stesso momento
Sul lato opposto dell’Atlantico, Disney California Adventure offre forse il caso più interessante di quello che potremmo chiamare “franchise simultaneo”. Coco 2 arriverà al cinema nel novembre 2029, con Miguel ormai adolescente e il ritorno di Ernesto de la Cruz, interpretato nella versione originale ancora una volta da Benjamin Bratt; Kingdom Hearts IV porterà la Terra dei Morti nel videogioco alla fine del 2027; e contemporaneamente Disneyland Resort sta costruendo la prima attrazione dedicata a Coco, prevista in un’area vicina a Paradise Gardens Park e Pixar Pier.
Ad Anaheim gli Imagineer mostrano un nuovo rendering della coda e una scultura di Héctor, ma hanno inserito nel padiglione anche un dettaglio che racconta bene la filosofia narrativa dell’attrazione: i visitatori del D23 possono scrivere su un cartoncino un ricordo legato a una persona cara e quei messaggi verranno poi trasformati in terreno utilizzato nelle fioriere all’ingresso della futura ride, facendo entrare materialmente il tema della memoria familiare, cuore del film, dentro la costruzione dello spazio.
Non è merchandising narrativo, almeno nelle intenzioni; è il tentativo di tradurre il tema di un’opera cinematografica in un rituale fisico. E se funzionerà, sarà esattamente ciò che distingue un’attrazione basata su un IP da un mondo costruito a partire da esso.
Avatar cambia costa e Avengers Campus raddoppia
Sempre a Disney California Adventure continuerà inoltre l’espansione di Avengers Campus, già in costruzione e destinata a raddoppiare le dimensioni dell’area con due nuove attrazioni, Avengers Infinity Defense e Stark Flight Lab. Quest’ultima utilizzerà un sistema nel quale capsule da due persone vengono trasferite da un veicolo su rotaia a giganteschi bracci robotici per simulare un test di volo all’interno del laboratorio di Tony Stark; al D23 2026 viene mostrata la maquette del ride vehicle insieme al modello dell’espansione.
Accanto agli Avengers arriverà un’altra delle più importanti espansioni del resort: un nuovo mondo di Avatar, distinto dalla Pandora già esistente ad Animal Kingdom perché ispirato soprattutto a Avatar: The Way of Water e agli altri capitoli della saga di James Cameron, quindi maggiormente legato agli oceani e agli ambienti marini di Pandora. Il progetto occuperà una parte dell’attuale Hollywood Backlot e, per rendergli spazio, Monsters, Inc. Mike & Sulley to the Rescue! ha chiuso nel 2026, creando un curioso passaggio di testimone: mentre la vecchia attrazione di Monsters & Co. scompare dalla California, in Florida quel film ottiene finalmente un’intera città. Al D23 Imagineering espone un modello delle formazioni rocciose e quello del veicolo della futura attrazione di Avatar.
Il movimento dei supereroi, peraltro, non riguarda solo la California. Il padiglione mostra anche il modello esterno dell’Avengers Pavilion destinato alla futura attrazione di Hong Kong Disneyland, mentre Shanghai Disneyland è rappresentata da un murale di Spider-Man realizzato da street artist della città per il progetto dedicato al personaggio.
Tokyo guarda a Ralph e rifà Space Mountain
Tokyo Disneyland, che continua a essere uno dei laboratori più ambiziosi dell’universo Disney pur essendo gestito dalla Oriental Land Company, prepara invece due trasformazioni importanti: la prima attrazione Disney Parks basata su Ralph Spaccatutto e la ricostruzione completa di Space Mountain e della piazza circostante. Nel caso di Ralph, la collaborazione con Walt Disney Animation Studios non si limita a utilizzare i personaggi esistenti, perché gli Imagineer hanno ampliato Sugar Rush creando nuove ambientazioni e dodici personaggi originali a tema dolciario progettati specificamente per l’attrazione; al D23 vengono mostrati nuovi materiali del progetto, mentre per Space Mountain sono esposti modello del nuovo edificio, maquette del veicolo e l’icona della piazza.
È un altro dettaglio apparentemente piccolo ma significativo: sempre più spesso il parco non è il punto terminale di una storia già raccontata altrove, ma diventa esso stesso luogo in cui il canone viene ampliato attraverso nuovi personaggi, ambienti e micro-narrazioni.
Pixar tra sequel e una storia completamente nuova
La stessa tensione tra patrimonio esistente e necessità di costruire qualcosa di nuovo attraversa il blocco cinematografico Pixar. Al D23 Pete Docter ha mostrato le prime immagini di Gli Incredibili 3, diretto da Peter Sohn e previsto per il 16 giugno 2028, ha confermato Coco 2 per novembre 2029 e ha poi annunciato Ghost Market, uno dei progetti originali più affascinanti dell’intera presentazione, ambientato sulla North Shore di Oʻahu e costruito attorno a ʻOno Market, un piccolo locale nascosto nel quale vengono serviti pasti agli spiriti rimasti sospesi fra vita e morte finché un ragazzino di nome Kyle non vi entra accidentalmente. Il film sarà diretto da Trevor Jimenez e Jesse Andrews e dovrebbe arrivare al cinema nel marzo 2028.
Prima, il 5 marzo 2027 negli Stati Uniti, arriverà Gatto di Enrico Casarosa, che porta Pixar a Venezia con Nero, un gatto nero doppiato da Mark Ruffalo nella versione originale, costretto a muoversi fra superstizione, canali e criminalità felina mentre è indebitato con il boss Rocco, cui presta la voce Laurence Fishburne. È un film che, almeno nella premessa, sembra recuperare quella capacità Pixar di costruire una storia locale estremamente specifica e contemporaneamente universale che Casarosa aveva già mostrato con Luca.
Ed è importante che Ghost Market e Gatto esistano accanto a Gli Incredibili 3 e Coco 2, perché uno dei problemi più discussi attorno alla Pixar degli ultimi anni è proprio l’equilibrio tra sequel, sicurezza commerciale e originalità: il D23 non risolve questa tensione, ma almeno mostra uno studio che non intende rinunciare completamente alla seconda.
Lilo & Stitch 2 riporta Chris Sanders alle Hawaii, Rapunzel diventa live action e Oswald esce dagli anni Venti
Sul fronte Disney propriamente detto, il successo gigantesco del live-action di Lilo & Stitch del 2025 avrà inevitabilmente un seguito, ma la notizia più interessante di Lilo & Stitch 2, previsto per il 26 maggio 2028, è il ritorno alla regia di Chris Sanders, co-creatore, co-sceneggiatore e regista dell’originale animato del 2002 nonché voce di Stitch tanto nel cartoon quanto nel remake live action. Le riprese partiranno alle Hawaii entro la fine dell’anno e Angel, la controparte rosa di Stitch diventata negli anni molto popolare anche attraverso serie e merchandising, farà parte del nuovo film.
Anche Rapunzel passerà al live action, con Teagan Croft nel ruolo della protagonista, Milo Manheim in quello di Flynn Rider e Kathryn Hahn come Madre Gothel; le riprese sono in corso in Spagna sotto la direzione di Michael Gracey, mentre Diego Luna interpreterà Hawthorne, personaggio nuovo rispetto al film animato, e l’uscita americana è fissata al 31 marzo 2028.
Molto più inatteso è invece il recupero di Oswald the Lucky Rabbit, il coniglio creato da Walt Disney prima di Mickey Mouse e rimasto per decenni quasi ai margini della cultura popolare della compagnia. Jon Favreau ne farà una serie ibrida fra live action e animazione nella quale un terremoto libera Oswald, rimasto nascosto dagli anni Venti, costringendo un gruppo di ragazzi ad aiutare una creatura nata nel cinema muto a orientarsi nel mondo contemporaneo; Oswald debutterà il 17 febbraio 2027 su Disney+.
L’idea è quasi troppo perfetta per non leggerla metaforicamente: uno dei personaggi più antichi dell’archivio Disney viene letteralmente dissotterrato e costretto a confrontarsi con il presente, esattamente mentre l’intera compagnia cerca nuovi modi per trasformare il proprio patrimonio storico in materiale contemporaneo.
Marvel prova a costruire il dopo-Avengers passando dagli X-Men
Nel mondo Marvel, intanto, il D23 ha iniziato a mostrare quale forma potrebbe assumere il prossimo grande ciclo. Prima arriverà VisionQuest, dal 14 ottobre 2026 su Disney+, con Paul Bettany nuovamente nei panni di Visione e James Spader di ritorno come Ultron, in una storia che chiuderà la trilogia televisiva aperta da WandaVision nel 2021 e proseguita da Agatha All Along. Visione, nascosto dopo essere sfuggito a chi voleva utilizzarlo come arma, cercherà un nuovo significato alla propria esistenza confrontandosi con le intelligenze artificiali presenti nella sua programmazione, da J.A.R.V.I.S. a F.R.I.D.A.Y. fino allo stesso Ultron, mentre un ragazzo chiamato Thomas Shepard potrebbe rappresentare qualcosa di molto più personale.
Poi sarà il momento di Avengers: Doomsday, nelle sale americane il 18 dicembre 2026, per il quale Kevin Feige è apparso insieme a Robert Downey Jr., Chris Evans e Hayley Atwell. Downey Jr. sarà Victor von Doom, Chris Evans tornerà come Steve Rogers e il film dei fratelli Russo farà collidere personaggi provenienti da tre universi distinti, con un cast che mette insieme Avengers, Fantastic Four e X-Men storici.
Ma l’annuncio che guarda più chiaramente oltre Doomsday è il nuovo film degli X-Men, fissato al 5 maggio 2028 e diretto da Jake Schreier, con Sadie Sink come Jean Grey, Kit Connor come Scott Summers, Christopher Abbott nel ruolo di Charles Xavier, Samara Weaving come Emma Frost, Inde Navarrette nei panni di Rogue e Maya Boyd come Storm; Adam Driver interpreterà Nathaniel Milbury, nome legato nella mitologia fumettistica a Mister Sinister.
Marvel si trova da anni davanti al problema di come ricreare un centro emotivo e narrativo paragonabile a quello costruito nella Infinity Saga, e gli X-Men sono probabilmente il patrimonio più potente ancora a disposizione per farlo: non soltanto per la popolarità dei personaggi, ma perché mutanti, discriminazione, identità e appartenenza permettono di costruire un universo con regole e tensioni proprie senza limitarsi a sostituire una generazione di Avengers con un’altra.
Ryan Gosling torna da Mouseketeer per andare in una galassia lontana
Lucasfilm ha utilizzato il D23 per mettere a fuoco soprattutto il 2027. La seconda stagione di Ahsoka debutterà il 20 gennaio su Disney+ e continuerà la storia di Ahsoka Tano, Sabine Wren, Ezra, Hera e del Grand’Ammiraglio Thrawn, mentre sul grande schermo il 28 maggio arriverà Star Wars: Starfighter, diretto da Shawn Levy e interpretato da Ryan Gosling insieme a Matt Smith, Mia Goth, Aaron Pierre e Amy Adams.
Gosling è entrato sul palco indossando una giacca rétro del Mickey Mouse Club dopo che il pubblico aveva visto immagini della sua esperienza da bambino Mouseketeer, creando uno di quei cerchi narrativi che Disney sa utilizzare particolarmente bene: un attore cresciuto professionalmente all’interno della macchina Disney torna decenni dopo come protagonista di Star Wars, proprietà che quando lui faceva parte del Mickey Mouse Club apparteneva ancora a un’altra azienda.
Zootropolis 3, Bluey, L’Era Glaciale e l’industria della nostalgia
Nello stesso showcase Disney Animation ha inoltre confermato che Zootropolis 3 è ufficialmente nelle prime fasi di sviluppo, senza ancora una data di uscita, mentre The Bluey Movie porterà il fenomeno australiano al cinema nell’agosto 2027 e Ice Age: Boiling Point riunirà Manny, Sid, Diego, Ellie e Buck il 5 febbraio dello stesso anno, introducendo addirittura Jurassic Scrat, gigantesco parente preistorico dello scoiattolo più ossessionato da una ghianda nella storia dell’animazione.
Persino Romy & Michele avrà un sequel per Hulu nel 2027 con Lisa Kudrow e Mira Sorvino, mentre The Greatest Showman continuerà la propria vita fuori dal cinema con il debutto dell’adattamento teatrale al Theatre Royal Drury Lane di Londra nella primavera dello stesso anno. Il D23, da questo punto di vista, è anche una gigantesca dimostrazione di come l’industria dell’intrattenimento contemporanea abbia imparato a considerare la nostalgia non come un semplice sentimento da evocare occasionalmente, ma come un capitale da amministrare, riattivando ciclicamente proprietà capaci di parlare a chi le ha conosciute da bambino e contemporaneamente a una nuova generazione.
La differenza, per Disney, è che quell’eredità può essere riattivata su una quantità di piattaforme difficilmente replicabile da altri gruppi: cinema, televisione, streaming, teatro, videogiochi, prodotti, crociere e, soprattutto, parchi.
Il vero prodotto Disney, ormai, è il mondo
È per questo che alla fine la cosa più significativa mostrata ad Anaheim non è necessariamente la nuova antagonista di Frozen 3, per quanto sia già destinata a generare mesi di teorie, e nemmeno il fatto che Kingdom Hearts IV abbia finalmente una finestra d’uscita, che Ryan Gosling salga su uno starfighter o che gli X-Men abbiano finalmente trovato il volto della loro nuova generazione. La parte più interessante del D23 2026 è osservare tutte queste cose mentre, a poche centinaia di metri di distanza, gli Imagineer mostrano il modellino della Roccia dei Re dentro cui passeranno migliaia di persone ogni giorno, il veicolo che entrerà nella Terra dei Morti di Coco, gli alberi contorti della futura Villains Land, la città di Mike e Sulley che sta già crescendo in Florida, il nuovo Space Mountain di Tokyo e i robot che un giorno solleveranno i visitatori nel laboratorio di Tony Stark.
Per più di un secolo Disney ha costruito il proprio potere sulla capacità di trasformare un disegno in un personaggio, un personaggio in una storia e una storia in un ricordo condiviso; quello che sta cercando di fare adesso è completare il percorso trasformando quel ricordo in uno spazio nel quale si possa entrare, mangiare, dormire, giocare, tornare e portare qualcun altro. In questo senso, i quattro miliardi di fan evocati da D’Amaro all’apertura del D23 non sono soltanto un numero spettacolare da pronunciare davanti a un’arena piena, ma la misura dell’ambizione di una compagnia che sa di possedere una quantità quasi irripetibile di immaginari condivisi e vuole impedire che rimangano confinati dentro uno schermo.
Così Coco diventa contemporaneamente sequel, mondo di Kingdom Hearts e attrazione; Frozen continua al cinema mentre Arendelle esiste già alle porte di Parigi; Monsters & Co. passa da un film di venticinque anni fa a una città che i visitatori potranno attraversare realmente; The Lion King, trentadue anni dopo l’uscita del cartoon originale, diventa una montagna alta più di trenta metri sotto cui scorreranno imbarcazioni; i cattivi Disney, eternamente condannati a perdere nell’ultimo atto, ottengono finalmente un regno nel quale nessun principe promette immediatamente di sconfiggerli.
È questa la parte più affascinante e, allo stesso tempo, più industrialmente lucida della Disney del 2026: il film non è più necessariamente il prodotto finale e il parco non è più il merchandising tridimensionale del film. Sono capitoli diversi della stessa storia.
E il D23 di Anaheim, più che dirci quali titoli vedremo nei prossimi tre anni, sta mostrando qualcosa di ancora più importante: quale forma Disney immagina per sé nel prossimo decennio, un’azienda nella quale una storia può cominciare sullo schermo, continuare in una console, riapparire in streaming e terminare — ammesso che termini davvero — quando il pubblico attraversa una porta e si ritrova fisicamente dall’altra parte.
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Marianna Baroli
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