MANTOVA – Quasi mille artigiani in meno in appena un anno. Mantova è la seconda provincia italiana per calo percentuale degli imprenditori artigiani: tra il 2024 e il 2025 il loro numero è sceso da 11.861 a 10.923, con una perdita di 938 unità, pari al 7,9%. Un arretramento superato soltanto da Pesaro-Urbino, e decisamente più marcato rispetto alla media nazionale, ferma al -5,1%. È il quadro che emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, elaborata sui dati Inps.
Il dato mantovano assume ancora più rilievo guardando alla situazione della Lombardia, dove la riduzione degli artigiani continua a essere molto consistente. Nel 2025 in regione se ne contavano 240.925, contro i 254.327 dell’anno precedente: in dodici mesi ne sono dunque scomparsi 13.402, il 5,3%. Se si allarga lo sguardo all’ultimo decennio, il calo è ancora più netto: nel 2015 gli artigiani lombardi erano 323.321, vale a dire 82.396 in più rispetto a oggi. In dieci anni la contrazione è stata del 25,5%.
Mantova seconda in Italia per calo nell’ultimo anno
La graduatoria provinciale vede dunque Mantova ai vertici nazionali di questa vera e propria “emorragia”. Peggio ha fatto soltanto Pesaro-Urbino, dove gli artigiani sono diminuiti da 12.530 a 11.487, con 1.043 unità in meno e una flessione dell’8,3%. Alle spalle di Mantova si collocano invece Bologna, con un calo del 7,5% e 2.113 artigiani in meno, quindi Belluno (-7,3%), Lucca e Prato, entrambe a -7,1%. 
A livello nazionale, gli imprenditori artigiani sono passati da 1.367.545 nel 2024 a 1.297.710 nel 2025, quasi 70 mila in meno in dodici mesi. Ancora più impressionante il confronto sul lungo periodo: nel 2015 erano oltre 1,73 milioni, mentre dieci anni dopo sono poco meno di 1,3 milioni. La perdita è stata quindi di 433.863 persone, pari al 25,1%.
Botteghe sempre più rare nelle città e nei paesi
Secondo la Cgia, il fenomeno sta modificando profondamente il volto delle città, dei quartieri e dei piccoli centri. La chiusura di una bottega non significa infatti soltanto la scomparsa di un’attività economica, ma anche la perdita di un presidio di socialità, competenze e identità locale. 
Alla riduzione del numero complessivo degli artigiani hanno contribuito anche fusioni e acquisizioni aziendali, soprattutto dopo le crisi economiche degli ultimi quindici anni. Un processo che, osserva la Cgia, ha ridotto il numero degli operatori ma in alcuni comparti ha anche favorito una crescita della dimensione media delle imprese e della produttività, in particolare nel trasporto merci, nel metalmeccanico, nell’installazione di impianti e nella moda.
Grande distribuzione, e-commerce e costi mettono in crisi i piccoli
Tra le ragioni della difficoltà delle botteghe e dei negozi di vicinato vengono indicate innanzitutto la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce. Le grandi catene possono contare su economie di scala, prezzi più bassi e strutture logistiche che le piccole attività difficilmente riescono a eguagliare. Sono cambiate anche le abitudini dei consumatori, che tendono a concentrare gli acquisti e privilegiano luoghi nei quali è possibile trovare più servizi contemporaneamente.
Nei centri minori si aggiungono inoltre il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione: meno residenti significano meno clienti, mentre la chiusura di scuole, uffici e servizi pubblici riduce ulteriormente il passaggio di persone e la vitalità delle strade commerciali.
L’intelligenza artificiale può diventare un alleato?
In questo scenario, secondo la Cgia, anche l’intelligenza artificiale potrebbe giocare un ruolo importante. Non necessariamente come concorrente dell’artigiano, ma come strumento capace di alleggerire una parte del lavoro: dalla preparazione dei preventivi alla progettazione, fino alla comunicazione sui social.
Il rischio maggiore riguarderebbe invece quelle produzioni più facilmente standardizzabili, dove tecnologie automatiche e nuovi sistemi produttivi possono entrare direttamente in concorrenza con il lavoro manuale.
Avrebbero maggiori possibilità di resistere i mestieri nei quali la componente artigianale rimane difficilmente sostituibile: restauro, riparazioni, produzioni di lusso su misura e quelle attività capaci di offrire, insieme al prodotto, anche un’esperienza e un rapporto diretto con il cliente.
La proposta di un “reddito di gestione” per le botteghe
Per contrastare la desertificazione commerciale e artigianale dei centri più piccoli, la Cgia propone anche di valutare l’introduzione di un “reddito di gestione delle botteghe artigiane”, destinato a chi conduce o decide di aprire un’attività nei comuni fino a 10 mila abitanti. Accanto agli incentivi economici, resta centrale il tema della formazione professionale. L’associazione sottolinea come il lavoro manuale abbia subito negli ultimi decenni una progressiva svalutazione culturale, mentre proprio gli imprenditori continuano a denunciare la difficoltà nel reperire giovani e manodopera specializzata.
In controtendenza benessere e informatica
Non tutti i comparti, comunque, sono in arretramento. In controtendenza risultano le professioni legate al benessere e all’informatica, con la crescita di acconciatori, estetisti, massaggiatori, tatuatori, sistemisti, addetti al web marketing, videomaker ed esperti di social media. Segnali positivi arrivano anche dall’alimentare da asporto, in particolare per gelaterie, gastronomie e pizzerie al taglio nelle località a maggiore vocazione turistica.
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