Dal kolossal di Nolan esplode la stagione delle divinità greche: uno stile che ha invaso i look quotidiani tra drappeggi fluidi, tocchi bronzei e un’eleganza dal sapore ellenico
Il bianco delle statue, l’oro consumato dei reperti antichi, l’azzurro profondo del mar Egeo. Poi le trecce raccolte intorno al capo, la pelle accesa dal sole, i sandali che risalgono lungo la caviglia e gli abiti drappeggiati capaci di trasformare il corpo in una figura quasi scultorea.
L’immaginario dell’antica Grecia torna a esercitare il proprio fascino sulla moda. A guidare questa nuova stagione mitologica è il fenomeno cinematografico dell’Odissea firmata da Christopher Nolan. Il red carpet del film si è trasformato in una moderna processione di divinità, regine e guerriere, mentre il fashion system e il settore beauty hanno rapidamente tradotto l’epica omerica in un codice contemporaneo. Zendaya, chiamata a incarnare Atena, ha guidato il racconto visivo, affiancata da Anne Hathaway, Charlize Theron, Lupita Nyong’o e Samantha Morton. Agli americani piace catturare ogni tendenza con una definizione e quella in questione è: «The Greek Goddess Summer» ossia l’estate delle divinità greche o meglio delle divine. si impone così come una delle tendenze più affascinanti della stagione. Il mito viene alleggerito della propria solennità e trasformato in materia da indossare attraverso drappeggi, pieghe, metalli, trasparenze e intrecci.
Il fulcro del guardaroba è naturalmente l’abito drappeggiato. Le linee ricordano pepli e chitoni, ma la costruzione contemporanea abbandona ogni rigidità teatrale: i tessuti scivolano intorno al corpo, mentre pieghe asimmetriche, pannelli sovrapposti e nodi laterali creano volume senza appesantire la figura. Il bianco domina la palette nelle sue sfumature più morbide, dal gesso all’avorio (perfetto nelle interpretazioni fluide di Rick Owens o nel jersey scultoreo di Jacquemus), ma senza imporsi come unicum. Il nero rende la silhouette più severa e monumentale; terracotta, sabbia, bronzo e ocra richiamano invece i paesaggi assolati del Mediterraneo. Alberta Ferretti ne offre una lettura più romantica e impalpabile, mentre Di Petsa trasforma il drappeggio in una seconda pelle: i suoi abiti wetlook, modellati e cuciti a mano, sembrano ancora bagnati e fanno emergere il corpo come quello di una moderna divinità nata dal mare.
Gli abiti monospalla rappresentano un’altra delle espressioni più riconoscibili di questa nuova estetica, dove la linea obliqua della scollatura crea un effetto scultoreo e lascia che sia il tessuto a modellare la figura. Christopher Esber interpreta particolarmente bene questo equilibrio attraverso colonne di jersey, arricciature asimmetriche e drappeggi raccolti intorno a pietre naturali o minuterie metalliche A controbilanciarne la fluidità intervengono, infatti, i dettagli metallici. Fibbie, placche, catene, cinture rigide e gioielli martellati introducono una tensione quasi architettonica.
Pensiamo alle creazioni-scultura di Elsa Peretti per Tiffany & Co. oppure ai gioielli di Ilias Lalaounis, capaci di evocare oggetti dissepolti più che ornamenti perfettamente levigati. I sandali proseguono lo stesso racconto: dalle iconiche gladiator a listini sottili firmate Ancient Greek Sandals alle versioni di K.Jacques, i lacci disegnano la caviglia e, nelle varianti più audaci, risalgono morbidi lungo il polpaccio. Nella costruzione di queste moderne divinità, tuttavia, l’abito rappresenta soltanto il punto di partenza. Acconciature e make-up ne prolungano le linee, riprendendone i volumi, i colori e i riflessi fino a comporre un’immagine coerente dalla testa ai piedi. Le trecce a corona di Zendaya hanno incorniciato il capo come un’aureola sullo schermo, mentre sul red carpet una treccia lunga e morbida (nutrita e scolpita con gocce di Nuxe Huile Prodigieuse Or per riflettere i bagliori del sole) ha tradotto la stessa suggestione in una forma più eterea e contemporanea.
I raccolti alti di Anne Hathaway, ispirati alla regina Penelope, hanno unito monumentalità e freschezza grazie a ciocche libere intorno al viso; Lupita Nyong’o ha reinterpretato la regalità di Elena di Troia con acconciature scolpite e dettagli dorati. Charlize Theron ha infine portato in scena il lato più scultoreo della tendenza attraverso radici lucide, onde definite e nodi ritorti degni di una regina guerriera.
Anche il make-up segue la stessa tensione tra perfezione e spontaneità. La base rimane leggera e trasparente, mentre la luce si concentra sugli zigomi, sulle tempie e sulle palpebre, scolpite da Unreal Highlighter in Glazed Goddess di Charlotte Tilbury. Per la première di New York, il make-up artist Ernesto Casillas ha preparato la pelle di Zendaya con i trattamenti Prada Beauty e ha miscelato Augmented Skin Essence al fondotinta per alleggerirne la coprenza. Ha quindi sovrapposto Touch Blush nelle tonalità Caffè e Cherry sulle zone naturalmente raggiunte dal sole. Il colore, diffuso tra guance, naso, tempie, fronte e mento, ha creato quel rossore caldo e credibile che ha reso la sua carnagione luminosa uno dei beauty moment più commentati del press tour. Oro, bronzo, rame, terracotta e marrone bruciato completano la palette. Charlize Theron ha interpretato il tema attraverso eyeliner sfumati e toni caldi offerti dalla palette Diorshow Sunset Bronze, esclusiva della maison per l’estate 2026, mentre Lupita Nyong’o ne ha proposto la versione più cinematografica: occhi allungati, dettagli dorati iridescenti creati con pigmenti metallici e un’eleganza da diva ispirata ai film sword-and-sandal degli anni Cinquanta e Sessanta.
La Greek Goddess Summer non pretende di ricostruire l’antico, ma ne seleziona i frammenti capaci di dialogare con il presente. L’estate delle divinità greche non invita a travestirsi da dee, ma a recuperare qualcosa della loro presenza: la verticalità, la luce e quella particolare eleganza che sembra non appartenere a un’epoca precisa.
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Mariella Baroli
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