«Siamo angeli con un’ala soltanto, e riusciremo a volare/ Solo restando l’uno accanto all’altro» canta Mr. Rain in «Supereroi»: ed è questo in fondo che ha dato a Luna, 38 anni, operatrice sanitaria bergamasca, lo spunto per diventare donatrice di midollo osseo. Il desiderio di poter aiutare qualcuno, che ne ha bisogno: una scelta fatta in modo discreto, senza cercare l’approvazione degli altri, così importante, sottolinea lei, «da cambiare profondamente il modo in cui guardo la vita».
«Momento che non dimenticherò»
Proprio quella canzone, per una coincidenza che il tempo ha reso indelebile, risuonava alla televisione della sua stanza d’ospedale la sera in cui Luna si è risvegliata dall’anestesia, dopo l’intervento per il prelievo del midollo osseo dalle creste iliache, affrontato per offrirlo a una persona malata, che non conoscerà mai. «È stato un momento emozionante, intenso – racconta – che non dimenticherò facilmente». Da allora, ogni volta che sente quelle note, quel giorno le torna in mente in ogni dettaglio.
L’importanza della sensibilizzazione
Non si sente affatto un’eroina, Luna – il nome è di fantasia, per sua scelta -. Certamente ha superato limiti e paure per donare una parte di sé, un gesto generoso che per il momento non ha molto pubblicizzato: «Sono una persona molto riservata – spiega -. Ma soprattutto avevo paura che le persone dopo aver saputo della donazione mi guardassero in modo diverso. Per un po’ è stato così, poi ho capito quanto sia importante parlarne, perché ci siano tante altre persone disposte a iscriversi al Registro italiano dei donatori di midollo osseo». La stessa cosa che ha fatto lei fermandosi a un banchetto dell’Admo.
Un gesto semplice
Tutto è iniziato nel 2012, durante un evento di clownterapia in ospedale, dove per qualche tempo ha svolto attività di volontariato. È bastato un gesto minimo e molto semplice, come un prelievo salivare. È così che si entra a far parte del Registro: un tampone o un piccolo prelievo di sangue, per la tipizzazione Hla, il codice genetico che mostra la compatibilità fra donatore e ricevente.
Ci si può iscrivere tra i 18 e i 35 anni, purché in buona salute (tutte le informazioni su www.admo.it). Quel giorno, tra i volontari che spiegavano attività e obiettivi dell’associazione, c’era anche una persona che aveva ricevuto il trapianto di midollo, e aveva raccontato la propria storia dall’altra parte del dono. «Ne sono rimasta commossa e colpita – continua Luna – tanto da decidere di iscrivermi, sperando di avere la possibilità, un giorno, di aiutare qualcuno che ne avesse bisogno». All’iscrizione è seguito un lungo silenzio: «La compatibilità tra non consanguinei è molto rara – sottolinea Luna -, la probabilità è di uno ogni centomila, perciò non mi ero fatta grandi aspettative, non tutti vengono chiamati».
La telefonata
Se n’era quasi dimenticata, e non ci sperava più, ma poi, nel dicembre 2022, è arrivata una telefonata, proprio mentre era in macchina. «Ho avuto un tuffo al cuore quando ho visto il numero dell’ospedale – racconta – e mi sono fermata per rispondere. Mi hanno spiegato tutto il procedimento, ho preso appunti su quello che avrei dovuto fare». Da lì è iniziato un percorso fatto di appuntamenti al Papa Giovanni XXIII di Bergamo: esami, visite, colloqui con medici e volontari, per verificare sia il suo stato di salute sia il grado di compatibilità, perché insieme a lei erano risultate potenzialmente compatibili anche altre persone.
Dopo un paio di settimane è arrivata la bella notizia: «Avevano scelto proprio me, perché ero la più compatibile. Ho subito pensato alla persona che stava aspettando il mio aiuto, e alla responsabilità che sentivo verso di lei». La donazione di midollo osseo può avvenire in due modi – tramite prelievo di cellule staminali dal sangue periferico, oppure tramite prelievo diretto dalle creste iliache, in anestesia totale – e non è il donatore a scegliere, perché sono le condizioni cliniche a stabilire quale strada percorrere. Luna era stata indirizzata verso la prima modalità, più semplice. Poi, però, i medici hanno cambiato parere, valutando le sue condizioni fisiche e quelle del ricevente.
I timori superati
Luna ha provato un momento di spaesamento, di fronte all’idea dell’anestesia totale: «Non ho mai pensato di tirarmi indietro, naturalmente, anche se avevo un po’ di paura. Ho timore anche degli aghi, sono ostacoli che in questo percorso ho dovuto superare. Per riuscirci mi sono focalizzata sull’obiettivo». Comincia così una seconda fase, con gli psicologi e con i medici, per valutare i rischi dell’intervento: «Non ne avevo mai fatto uno» sorride Luna.
L’ha rassicurata avere sempre accanto infermieri e volontari disposti a sostenerla e a chiarire ogni dubbio: «Mi hanno dato la massima disponibilità, telefonicamente e via mail. Sono stati tutti molto gentili con me».
«Pensavo a chi aspettava il trapianto»
Nei dieci giorni prima dell’intervento, Luna ha cambiato abitudini senza che nessuno glielo avesse chiesto: più attenta a non farsi male, più curata nell’alimentazione, quasi in apnea rispetto alla propria quotidianità. «Può sembrare strano – spiega -, perché si dovrebbe avere sempre attenzione verso le proprie condizioni di salute, invece magari non lo si fa mai con questa cura. Ma in quei giorni pensavo spesso alla persona che stava aspettando il trapianto. Sapevo che doveva sottoporsi a una preparazione dura, speravo che ce la facesse, e che davvero potesse salvarsi».
Il giorno dell’intervento
Il giorno dell’intervento è arrivato a febbraio 2023: sotto anestesia totale, i medici hanno prelevato il midollo dalle creste iliache di Luna, mentre in tv andava in onda la finale di Sanremo. Quando si è risvegliata nella sua stanza, i due medici che hanno eseguito il prelievo sono tornati a trovarla per congratularsi. «La presenza di medici, infermieri, operatori sanitari è stata importantissima: mi hanno aiutato a superare la paura e ad affrontare la fatica e il dolore, trasmettendomi una bellissima energia».
«Una carica fortissima»
Gli psicologi l’avevano avvertita: può accadere, dopo un’esperienza così intensa, di attraversare un momento di calo di energie, quasi un piccolo lutto per un obiettivo raggiunto. A Luna non è successo. Al contrario: «L’adrenalina, il fatto di essere riuscita ad arrivare fino in fondo, mi ha dato una carica fortissima, che si è estesa a tutti gli ambiti della mia vita e continua ad accompagnarmi. Ho provato un po’ di dolore, ovviamente, ma è passato velocemente. Quello che è rimasto è un grande entusiasmo, che mi dà una spinta in più in tutte le cose che faccio».
«La scelta giusta»
La donazione è anonima, e Luna non può sapere nulla del ricevente. Si può scrivere una lettera, tramite l’ospedale, ma non è detto che arrivi risposta. Luna ha scelto di non farlo: «Mi basta aver potuto donare, non ho bisogno di sapere niente». La appassionano le testimonianze delle persone che hanno ricevuto un trapianto di midollo, le cerca e le segue sui social, e per lei rappresentano un’ulteriore conferma: «Scoprire il loro percorso, sapere che il trapianto le ha aiutate a guarire e a proseguire la loro vita mi conferma di aver fatto la scelta giusta».
Attualmente Luna fa l’operatrice sanitaria, una professione che porta avanti da dieci anni, quasi sempre a domicilio, tra case, famiglie e situazioni molto diverse tra loro. Un mestiere che la porta a contatto diretto con le persone, e che ogni giorno, dice, «mi ricorda la scelta che ho fatto».
Nel lavoro una marcia in più
Allo stesso tempo l’esperienza compiuta le dà una marcia in più anche nel suo lavoro quotidiano, permettendole di guardare la fragilità e la malattia da un punto di vista diverso: «Anche nelle attività più semplici è possibile migliorare la qualità della vita di una persona, a partire da piccole cose. Basta una doccia, prendersi a cuore qualcuno, ascoltare, offrire una carezza, un momento di dialogo. A volte queste piccole attenzioni sono fondamentali perché le persone evitino di lasciarsi andare e reagiscano di fronte a una difficoltà».
L’associazione Paolo Belli
Luna ha iniziato a svolgere attività di volontariato per l’associazione Paolo Belli, che si occupa di lotta alla leucemia e altre patologie (www.associazionepaolobelliodv.it), dove ha trovato una seconda famiglia. Partecipa agli eventi di raccolta fondi, ai banchetti informativi, all’accoglienza delle persone alla Casa del Sole, che ospita malati in terapia all’ospedale Papa Giovanni e i loro familiari. Si tiene sempre in contatto anche con i volontari dell’associazione Admo, pronta a offrire la propria testimonianza per sensibilizzare sul tema della donazione di midollo.
«Ho ricevuto più di quanto ho dato»
Ha provato direttamente cosa significa dover affrontare dubbi, timori, pregiudizi diffusi: «Spesso le persone – osserva – più che alla propria vita, tengono a quella di qualcuno che amano. La malattia è qualcosa che potrebbe capitare a chiunque, in qualsiasi momento, comprese le persone che abbiamo vicino: un compagno, un figlio, un fratello o una sorella. Proprio pensando a questo, tutti dovrebbero valutare seriamente l’iscrizione al registro nazionale di midollo osseo, per offrire speranza e maggiori possibilità di guarigione. Ci sono tante persone che aspettano e stanno già affrontando la loro battaglia, in silenzio e con coraggio».
È un invito che Luna fa con cognizione di causa e con entusiasmo: «Alla fine, se devo tracciare un bilancio, sicuramente ho ricevuto più di quanto abbia dato, e penso che se si è consapevoli di poter salvare una vita, se si può fare qualcosa per una persona in difficoltà, sia importante agire subito, senza rimandare a domani».
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