Si aprirà il prossimo 9 ottobre davanti alla Corte d’Assise di Foggia il processo a Ciro Caliendo, 48 anni, imprenditore vinicolo di San Severo accusato dell’omicidio aggravato della moglie Lucia Salcone, sua coetanea, morta la sera del 27 settembre 2024 sulla strada provinciale che collega San Severo a Torremaggiore. Un dibattimento che si preannuncia lungo e nel quale un ruolo centrale sarà ricoperto dalle consulenze tecniche disposte dall’accusa e da quelle prodotte dalla difesa.

Come riporta “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Caliendo è detenuto in carcere dal 23 febbraio scorso, quando fu arrestato in esecuzione di un’ordinanza del gip. È difeso da Simone Moffa e Angelo Masucci e continua a sostenere che la morte della moglie sia stata provocata da un incidente stradale.

Di tutt’altro avviso è la Procura di Foggia, secondo cui l’incidente sarebbe stato invece simulato per nascondere un omicidio.

Il rito immediato e l’accusa di omicidio aggravato

Il pm Sabrina Cicala, che ha coordinato le indagini condotte dalla Polstrada di San Severo e dalla squadra mobile, ha chiesto e ottenuto dal gip Mario De Simone il giudizio immediato, saltando quindi l’udienza preliminare.

La contestazione è di omicidio aggravato dalla premeditazione e commesso contro la coniuge, ipotesi per la quale è previsto l’ergastolo. Proprio la pena prevista rende l’accusa, nella sua attuale formulazione, ostativa al rito abbreviato con la relativa riduzione di un terzo.

La difesa potrebbe comunque percorrere la strada della richiesta di abbreviato puntando a una diversa qualificazione giuridica dei fatti e, in particolare, alla derubricazione dell’accusa in omicidio colposo. La tesi sarebbe quella dell’incidente provocato mentre Caliendo era alla guida della Fiat 500 sulla quale viaggiava insieme alla moglie.

Per la procura la donna fu colpita prima dell’incendio

La ricostruzione accusatoria è radicalmente diversa. Secondo il pm, Caliendo avrebbe prima stordito la moglie colpendola alla testa con un corpo contundente, quindi avrebbe utilizzato una miscela di benzina e gasolio per appiccare il fuoco e infine avrebbe simulato l’uscita di strada della Fiat 500 contro un albero.

Il movente individuato dagli investigatori sarebbe legato alla situazione sentimentale dell’imprenditore. Secondo l’accusa, dopo circa vent’anni di matrimonio Caliendo avrebbe voluto liberarsi della moglie per poter vivere con un’altra donna con la quale avrebbe avuto una relazione da tre anni.

La ricostruzione dovrà ora essere verificata nel contraddittorio dibattimentale, nel quale proprio gli elementi scientifici e tecnici sono destinati ad assumere un peso determinante.

L’autopsia e le ferite alla testa

Tra gli elementi sui quali poggia l’accusa ci sono innanzitutto i risultati dell’autopsia. Sul capo di Lucia Salcone furono riscontrate due ferite lacero-contuse. Per la procura sarebbero maggiormente compatibili con colpi inferti utilizzando un corpo contundente piuttosto che con le conseguenze dello schianto della vettura contro l’albero.

L’esame autoptico ha inoltre accertato che la donna morì dopo aver inalato il fumo sprigionato dall’incendio dell’automobile.

Altro elemento centrale è la consulenza cinematica sulla dinamica dell’uscita di strada. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la Fiat 500 avrebbe avuto una velocità troppo bassa al momento dell’impatto contro l’ulivo perché lo schianto potesse provocare alla donna quelle specifiche lesioni alla testa.

La stessa consulenza metterebbe in discussione anche l’origine accidentale delle fiamme: secondo la tesi della procura, infatti, l’auto non avrebbe potuto incendiarsi per autocombustione in conseguenza di un urto avvenuto a quella velocità. L’incendio, dunque, sarebbe stato appiccato dall’esterno.

I filmati e gli oggetti caricati sulla Fiat 500

Nel fascicolo dell’accusa sono confluite anche alcune immagini registrate davanti all’abitazione della coppia. Nei video Caliendo sarebbe stato ripreso mentre caricava sulla vettura una tanica, una bottiglietta contenente una miscela di gasolio e benzina e un cannello.

Circostanze alle quali l’imputato ha fornito una spiegazione alternativa: quegli oggetti, ha sostenuto, sarebbero serviti per bruciare alcune frasche accumulate nella proprietà di campagna verso la quale lui e la moglie erano diretti.

Gli investigatori attribuiscono rilievo anche a una lettera che Caliendo avrebbe inviato alla nipote pochi giorni prima della morte della moglie. Nel testo l’uomo parlava della propria relazione con un’altra donna e delle difficoltà matrimoniali, scrivendo anche: “Ero disposto a sacrificare mia moglie per restare solo, libero: ho iniziato a pregare di farla morire. Se vive, se muore, non la voglio vedere più”.

Parole che saranno inevitabilmente al centro del processo e che la Corte dovrà valutare insieme all’intero quadro probatorio.

Caliendo: “Non l’ho uccisa, è stato un incidente”

L’imprenditore ha sempre respinto l’accusa di aver assassinato la moglie. Interrogato dal gip e dal pm dopo l’arresto, confermò sostanzialmente la versione fornita alla Polstrada già la sera del 27 settembre 2024.

“Non l’ho uccisa, è stato un incidente. Non nutrivo alcun rancore, anche se tra noi non c’era più un rapporto affettivo ma non me la sentivo di abbandonarla. Mi sento in colpa per non essere riuscito a salvarla, ma ho fatto di tutto per tirarla fuori dall’auto in fiamme”, dichiarò.

Secondo la versione dell’imputato, lui e la moglie stavano raggiungendo la campagna quando si sarebbero trovati davanti una vettura proveniente dalla direzione opposta che procedeva al centro della carreggiata.

“Per evitare lo scontro, ho sterzato bruscamente andando a sbattere contro un albero. La Fiat 500 prese fuoco, tentai di estrarla dall’abitacolo e nel farlo lei sbatté la testa contro un paletto e un masso”, sostenne Caliendo, spiegando poi la presenza del materiale infiammabile: “Tanica, bottiglietta e cannello li avevo portati per bruciare frasche accumulate in campagna”.

Due ricostruzioni opposte davanti alla Corte d’Assise

È dunque su due versioni completamente contrapposte che si aprirà il processo. Per la Procura di Foggia, la morte di Lucia Salcone sarebbe stata il risultato di un piano premeditato seguito dalla simulazione di un incidente. Per Caliendo, invece, quella sera avvenne una tragedia stradale e i suoi tentativi furono rivolti esclusivamente a salvare la moglie dall’auto in fiamme.

Dal 9 ottobre toccherà alla Corte d’Assise valutare testimonianze, accertamenti scientifici e consulenze delle parti per stabilire quale delle due ricostruzioni trovi riscontro nelle prove.

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