Il gip del Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, non ha convalidato i fermi di Umberto e Domenico Orsino, i due fratelli indagati per la morte di Antonio Perrotta, avvenuta il 10 agosto 2026 nell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza dopo la colluttazione verificatasi nella notte precedente all’esterno del locale “Il Castello” di Sangineto.

La decisione, però, produce conseguenze differenti per i due indagati. Il giudice ha disposto l’immediata liberazione di Umberto Orsino, ritenendo insussistente nei suoi confronti un quadro di gravità indiziaria. Per Domenico Orsino, invece, è stata applicata la custodia cautelare in carcere, ma in relazione all’ipotesi di omicidio preterintenzionale. Il gip ha dunque riqualificato i fatti rispetto all’originaria contestazione formulata dalla Procura, che aveva ipotizzato un omicidio volontario commesso in concorso e aggravato dai motivi futili e abietti.

I due fratelli, residenti in Lussemburgo e originari di Belvedere Marittimo, sono difesi dagli avvocati Alessandro Gaeta e Francesco Gelsomino.

Perché il fermo non è stato convalidato

Secondo il giudice, il fermo disposto ed eseguito l’11 agosto non poteva essere convalidato perché dagli atti non emergevano elementi concreti in grado di dimostrare un effettivo pericolo di fuga.

Il gip non ha ritenuto sufficiente né l’allontanamento dei due fratelli dal luogo in cui si erano verificati i fatti né la prenotazione di un volo per il Lussemburgo fissato al 17 agosto. La prenotazione, infatti, era stata effettuata il primo agosto, quindi diversi giorni prima della colluttazione. Non risulta inoltre che i due avessero provato ad anticipare la partenza.

Nell’ordinanza è stato evidenziato che gli indagati erano stati rintracciati senza difficoltà a Belvedere Marittimo, dove la famiglia trascorre il periodo estivo. Non si erano allontanati dal territorio, non si erano nascosti ed erano stati trovati in un viottolo che dall’abitazione conduce alla strada pubblica.

Per il gip questi elementi escludono, in assenza di ulteriori circostanze specifiche, la ragionevole probabilità che i due fossero in procinto di sottrarsi alla giustizia. La mancata convalida del fermo, tuttavia, è stata valutata separatamente dalla richiesta della Procura di applicare una misura cautelare.

La ricostruzione della notte del 9 agosto

Dagli atti emerge che Antonio Perrotta ebbe una discussione con due persone, inizialmente non identificate e successivamente individuate nei fratelli Orsino. Nel corso dell’episodio Perrotta cadde a terra, battendo violentemente la testa.

Dopo avere ripreso conoscenza, l’uomo chiese di essere accompagnato nella propria abitazione di Fuscaldo. Durante il tragitto, tuttavia, le sue condizioni peggiorarono e la persona che si trovava alla guida dell’automobile decise di trasportarlo al pronto soccorso dell’ospedale di Cetraro.

I sanitari riscontrarono un grave quadro neurologico, caratterizzato, tra l’altro, da ematoma fronto-parieto-temporale destro, stato di stupore, agitazione psicomotoria ed emiplegia sinistra. A causa del progressivo deterioramento delle condizioni, Perrotta venne intubato e trasferito in imminente pericolo di vita all’ospedale di Cosenza, dove fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Morì alle 4.30 del 10 agosto.

Il gip: non provata l’aggressione con calci e pugni

Il giudice afferma che gli accertamenti investigativi hanno permesso di identificare nei fratelli Orsino le persone coinvolte nella discussione con Perrotta, ma non hanno consentito di ricostruire i fatti nei termini indicati dall’accusa.

In particolare, secondo il gip, dagli atti non emerge alcun elemento idoneo a sostenere, allo stato delle indagini, l’ipotesi di un’azione omicidiaria realizzata con una serie di calci e pugni.

Una testimone ha riferito di avere visto all’esterno del locale una rissa durante la quale uno dei partecipanti sarebbe caduto all’indietro, battendo la testa, dopo essere stato raggiunto da un pugno. Un’altra persona ha raccontato di avere visto cadere un uomo, senza però conoscerne la causa.

Gli addetti alla sicurezza ascoltati dagli investigatori hanno descritto la discussione e l’allontanamento dal locale dei due giovani, ma non hanno riferito di avere assistito all’aggressione contestata. Il gip sottolinea, inoltre, che nessuno dei testimoni ha parlato di calci sferrati contro Perrotta.

Nell’ordinanza si osserva anche che non erano stati trasmessi i filmati completi delle telecamere di videosorveglianza. I fotogrammi presenti negli atti dimostravano soltanto la presenza degli indagati vicino alle transenne e quella di diversi soggetti con maglie nere, ritenuti verosimilmente addetti alla sicurezza.

Al momento del fermo e dell’udienza di convalida, inoltre, non risultavano acquisiti accertamenti sul corpo della vittima capaci di sostenere la ricostruzione prospettata dalla Procura. Anche le risultanze preliminari della relazione dei consulenti medico-legali del pubblico ministero, trasmesse nella mattinata del 14 agosto, secondo il giudice non chiarivano gli aspetti decisivi della vicenda né consentivano di attribuire agli indagati eventuali ulteriori condotte lesive.

Le dichiarazioni di Umberto Orsino e la riqualificazione del reato

Il gip ritiene che l’unica versione compatibile, allo stato, con gli elementi investigativi sia quella fornita da Umberto Orsino durante l’interrogatorio del 13 agosto.

L’indagato ha ricostruito la discussione avvenuta tra lui, il fratello e gli addetti alla sicurezza, riferendo che Domenico avrebbe sferrato un pugno al volto di Perrotta, nella zona tra la bocca e il mento. Dopo il colpo, l’uomo sarebbe caduto a terra mentre i due fratelli si allontanavano velocemente.

Sulla base di questa ricostruzione, il giudice ha ritenuto che i fatti debbano essere provvisoriamente qualificati come omicidio preterintenzionale e attribuiti esclusivamente a Domenico Orsino.

Per Umberto Orsino, invece, il gip non ha individuato alcuna condotta lesiva né un contributo morale o materiale all’azione attribuita al fratello. Qualsiasi diversa conclusione, si legge nell’ordinanza, sarebbe fondata su «sospetti e congetture» e non potrebbe sostenere un giudizio di gravità indiziaria. Per questa ragione la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura nei suoi confronti è stata rigettata ed è stata ordinata la sua immediata liberazione, salvo che non fosse detenuto per altra causa.

Per Domenico Orsino resta la custodia in carcere

Nei confronti di Domenico Orsino, le dichiarazioni rese dal fratello sono state invece considerate sufficienti, in questa fase, a configurare un grave quadro indiziario per il reato di omicidio preterintenzionale.

Il giudice ha escluso sia il pericolo di fuga sia quello di inquinamento delle prove, ma ha riconosciuto il rischio concreto e attuale di reiterazione di reati della stessa specie. Nell’ordinanza tale valutazione è stata collegata alle modalità del fatto, definite «oggettivamente allarmanti», e alla personalità mostrata dall’indagato, che secondo il gip sarebbe apparso incapace di controllare le proprie azioni e non avrebbe manifestato segni di resipiscenza o sentimenti di pietà verso la vittima.

La sua incensuratezza non è stata ritenuta sufficiente a formulare una prognosi cautelare favorevole. Il giudice ha considerato inadeguate misure meno afflittive, ritenendo necessario un comportamento collaborativo che, alla luce della valutazione espressa nell’ordinanza, non sarebbe al momento ipotizzabile.


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Antonio Alizzi

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