«Nel 1998 le Invasioni rappresentarono uno dei punti più alti della rinascita di Cosenza. Furono il simbolo di una stagione nella quale la città seppe avere ambizione, visione e capacità di guardare oltre i propri confini. Nel 2027 potrebbero tornare a svolgere quella stessa funzione, ma con un obiettivo diverso: non celebrare una stagione del passato, bensì contribuire ad aprirne una nuova». È quanto scrive Giacomo Mancini, candidato a sindaco nelle prossime amministrative.
«Non un semplice calendario di eventi, dunque, ma uno strumento capace di produrre identità, appartenenza, inclusione, lavoro, attrattività e sviluppo. Le Invasioni nacquero dentro una precisa idea di città, quella immaginata e realizzata da Giacomo Mancini, e presero forma grazie soprattutto alla creatività e all’impegno dell’assessore Franco Dionesalvi»
«Io amo le diavolerie di Franco», amava ripetere il Leone
«Attorno a quella visione lavorarono Luca Ardenti, che ne seguì la direzione artistica, e con lui Dino Grazioso, Ivo Miraglia, Eliseno Sposato, Michele Cozza, Ercole Scorza, Eva Catizone e tanti altri giovani uomini e donne di cultura. Proprio Eva Catizone, diventata successivamente sindaco, raccolse quel testimone dando vita ad altre importanti stagioni delle Invasioni.
L’idea era già racchiusa nel nome: invadere la città
Portare poesia, teatro, musica, letteratura, incontri e sperimentazione in luoghi nati per tutt’altro uso. Non chiedere ai cittadini di raggiungere un unico palcoscenico, ma trasformare Cosenza stessa in un grande palcoscenico diffuso.
Nel 1998 i Les Tambours du Bronx si esibirono a Via Popilia, in uno spazio allora abbandonato. Automobili accatastate l’una sull’altra costruivano una scenografia impressionante mentre gli artisti francesi trasformavano enormi fusti industriali in strumenti musicali. L’arte internazionale entrava così in un quartiere popolare. Uno spazio abbandonato diventava un luogo di cultura. La periferia, per una notte, diventava il centro della città. È questo il metodo che oggi si propone di recuperare.
Cosenza e il mondo: la cultura come attrattore
Negli anni successivi arrivarono Lawrence Ferlinghetti, Emir Kusturica, Lou Reed e tanti altri. E arrivò Patti Smith, durante l’amministrazione Catizone.
Molti cosentini ricordano ancora la sua presenza per le strade del centro, tra Corso Giuseppe Mazzini e Corso Bernardino Telesio. C’era un’intelligenza precisa in quell’esperienza: chiedere ai grandi ospiti non soltanto di esibirsi e ripartire, ma di vivere Cosenza, conoscerla e attraversarla.
Contemporaneamente, la città usciva dai propri confini. I manifesti delle Invasioni venivano affissi in numerose città del Mezzogiorno per raccontare ciò che stava accadendo e attirare pubblico.
Le Invasioni non portavano semplicemente il mondo a Cosenza: mettevano Cosenza in relazione con il mondo. Era cultura, ma anche quello che oggi definiremmo marketing territoriale. E, soprattutto, produceva opportunità.
Cultura significa anche lavoro e inclusione
Un altro elemento di quella stagione merita di essere recuperato: l’esperienza della cooperativa Invasioni.
Persone provenienti da percorsi di vita difficili ebbero la possibilità di imparare mestieri e acquisire competenze nell’allestimento degli eventi, nella gestione dei palchi, nelle luci e nel suono. Quelle competenze diventarono professionalità spendibili anche fuori dalla città. La cultura, dunque, non produceva soltanto spettacolo. Produceva lavoro, inclusione, competenze ed emancipazione. È questo il punto centrale della proposta per il 2027.
Non la nostalgia. Il metodo
Una nuova stagione per una città che ha perso ambizione È proprio su questo terreno che viene individuata la distanza con gli ultimi cinque anni di amministrazione.
La critica è quella di una Cosenza che avrebbe progressivamente smarrito ambizione, accumulato occasioni perdute e finito per abituarsi a un orizzonte sempre più piccolo. Una città che dovrebbe competere, attrarre, innovare e produrre cultura sarebbe stata troppo spesso ricondotta alla gestione dell’ordinario.
L’alternativa proposta è un’altra idea di Cosenza: una città capace di progettare, misurarsi con ciò che accade fuori dai propri confini e tornare ad avere ambizioni. Ma per farlo occorre ricostruire anche ciò che non si vede: i legami tra le persone, la solidarietà, il sentimento di appartenenza e l’orgoglio di essere cosentini.
La cultura, in questa prospettiva, non può essere per pochi né diventare il rito di una cerchia.
Deve attraversare i quartieri, mettere insieme persone diverse e consentire a ciascuno di sentirsi parte della città. Nessuno spettatore. Tutti coprotagonisti. Federico II e il Mediterraneo come nuova bussola
È dentro questa visione che si immaginano le Invasioni 2027. E c’è un filo della storia di Cosenza che potrebbe diventare il tema identitario della nuova edizione: Federico II, lo Stupor Mundi.
Oriente e Occidente. Culture, lingue e religioni differenti. Curiosità e conoscenza. Il Mediterraneo non come frontiera che divide, ma come spazio dell’incontro.
Da questa suggestione nasce l’idea di una grande festa della città con una forte vocazione mediterranea.
La musica continuerà ad avere un ruolo importante, ma accanto alla musica dovranno tornare letteratura, filosofia, teatro, scienza, cinema, arte, innovazione e confronto civile.
Le nuove Invasioni dovranno mettere gli ospiti in relazione con Cosenza, la sua storia, l’Università, le scuole, i quartieri e le persone che la abitano.
Tra le personalità che si immagina di coinvolgere figurano Alessandro Barbero, Carlo Ratti, Mariana Mazzucato e Paolo Rumiz, insieme a scrittori, scienziati, filosofi, artisti e protagonisti delle culture mediterranee. Non semplici ospiti di un festival, ma persone chiamate a vivere la città. Entrare nelle Invasioni e lasciare qualcosa a Cosenza.
Un Forum delle Religioni e un Parlamento dei Giovani
Tra le proposte allo studio c’è anche un Forum delle Religioni del Mediterraneo, nel quale cristiani, ebrei e musulmani possano confrontarsi sui temi della pace e della convivenza.
E un Parlamento dei Giovani del Mediterraneo, destinato a portare a Cosenza studenti provenienti dalle diverse sponde del mare e a produrre ogni anno una «Carta di Cosenza» dedicata a pace, diritti, ambiente e cooperazione.
L’obiettivo è trasformare la città in un luogo nel quale il Mediterraneo non sia soltanto raccontato, ma vissuto attraverso relazioni, esperienze e confronto.
Invadere davvero la città
Il nome dovrà tornare a essere un programma.
Le Invasioni dovranno invadere i quartieri, il centro storico, le contrade e i fiumi.
Teatro di strada, arte, letture, cinema, laboratori, installazioni, incontri, concerti all’alba e al tramonto. La città intera come palcoscenico.
E l’esperienza della cooperativa Invasioni potrebbe diventare il modello per un nuovo progetto di formazione nei mestieri della cultura, dello spettacolo e delle nuove tecnologie, offrendo competenze e opportunità soprattutto ai giovani e a chi parte da condizioni di maggiore difficoltà.
Una rete mediterranea per riportare Cosenza nei circuiti europei
Un altro tassello della proposta riguarda la costruzione di una rete mediterranea delle Invasioni, attraverso relazioni con città come Marsiglia, Barcellona, Salonicco, Tirana, Palermo e La Valletta.
L’idea è mettere in comune artisti, produzioni culturali, università ed esperienze.
Cosenza dovrebbe così tornare a guardare oltre i propri confini e a inserirsi nei grandi circuiti culturali europei e mediterranei.
Da città che troppo spesso ha rinunciato alle opportunità a città capace di cercarle, costruirle e attrarle.
Non un programma chiuso, ma un progetto da costruire insieme
Le Invasioni 2027, nella visione proposta, non dovrebbero essere un programma già scritto dentro una stanza. Dovrebbero essere un progetto aperto, sul quale discutere, confrontarsi, raccogliere contributi e costruire una nuova idea di città. Perché ricordare da dove veniamo non basta. Nel 1998 le Invasioni raccontarono una Cosenza che era rinata. Nel 2027 l’ambizione è che possano segnare l’inizio di una nuova rinascita. Le Invasioni non devono tornare indietro. Devono tornare avanti. E Cosenza deve tornare a farsi invadere dalle idee.
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