Il turismo spinge l’economia italiana ma contribuisce a far crescere l’inflazione che a luglio è salita al 2,9% (+0,3% rispetto al mese precedente).
Aumentano le spese per la casa, le bollette domestiche, i carburanti e i prezzi di alloggio e ristorazione: costa di più mangiare e dormire fuori.
Lo dicono gli ultimi dati Istat. La spesa energetica, in aumento da marzo per effetto del conflitto in Medio Oriente, si porta dietro tutte le altre.
In un anno casa e bollette domestiche sono aumentate del 7,2%, i trasporti del 4,3%, i servizi di ristorazione ed alloggio del 3,4 %, l’assistenza e la cura della persona del 3,2%, le bevande alcoliche e i tabacchi del 2,4%.
Con 25 milioni di italiani in viaggio per Ferragosto si fa forte la pressione sui budget delle famiglie proprio nel cuore della stagione delle vacanze.
Il rapido rincaro dei carburanti registrato per tutto il mese di luglio vale da solo lo 0,1% dell’incremento dei prezzi al consumo (+0,3% complessivo) rispetto a giugno.
L’inflazione di fondo (quella al netto di energia e alimentari freschi) rimane stabile all’1,6%.
La geografia dei rincari: il Sud e le città d’arte sotto pressione
L’inflazione di luglio 2026 non colpisce l’Italia in modo uniforme. Esiste una chiara demarcazione geografica che vede il Mezzogiorno e le grandi città d’arte in prima linea nei rincari.
La classifica dei capoluoghi con l’inflazione più elevata vede in testa Reggio Calabria con un +4%, seguita da Napoli e Catania (+3,4%). Anche Messina (+3,3%), Verona, Palermo e Roma (+3,2%) superano ampiamente la media nazionale.
A livello regionale, la Calabria guida la classifica con un aumento del 3,5%, seguita dalla Campania (+3,3%), dalla Puglia e dalla Sicilia (+3,2%). Anche le regioni con forte vocazione marittima o di transito come Sardegna e Lazio (+3,1%) e Liguria (+3,0%) mostrano indici superiori alla media. Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Abruzzo si attestano al +2,9%; Marche e Lombardia al +2,8%; Trentino-Alto Adige, Piemonte ed Emilia-Romagna al +2,7%. Poi il Veneto a +2,6%, la Toscana a +2,5%, il Molise a +2,4%, la Basilicata a +2,3% e la Valle d’Aosta a +2,1%.
Mangiare e dormire fuori costa il 3,4% in più
Il vero motore dell’inflazione di luglio è stato il settore ricettivo e della ristorazione. L’avvio dell’alta stagione ha prodotto rincari significativi: mangiare e dormire fuori casa costa oggi il 3,4% in più rispetto allo scorso anno. Questo dato è in accelerazione rispetto al giugno precedente, quando la crescita annua era del 2,9%.
Hotel, B&B e affitti brevi hanno registrato una variazione annua del +4,0%. Alloggio e ristorazione pesano insieme il 3,4% in più della spesa dei vacanzieri.
A Reggio Calabria, i prezzi di hotel e ristoranti sono cresciuti dell’1,5% in un solo mese (luglio su giugno), mentre a Verona l’incremento mensile per questo comparto è stato del 2,7%.
Trasporto e carburanti: stangata da miliardi
Il comparto dei trasporti ha segnato un +4,3% annuo. Sebbene volare costi meno rispetto all’estate del 2025 (quando si registrò un crollo dei prezzi del -10,3%), il risparmio si è quasi dimezzato, attestandosi a un -5,6% su base annua a luglio 2026. Su base mensile, il trasporto aereo è balzato del +10,1% rispetto a giugno.
A Roma, l’effetto combinato del turismo post-Giubileo e della stagionalità ha spinto i prezzi dei trasporti al +4,1% su base annua. Ma è al Sud che la situazione si fa più complessa a causa della maggiore dipendenza dal trasporto su gomma e marittimo. Per città come Catania, Messina e Reggio Calabria, l’aumento del costo dei carburanti e dei servizi logistici si ribalta in modo più che proporzionale sui prezzi finali al dettaglio, aggravando l’inflazione locale.
Il costo dell’energia
Il settore energetico mostra dinamiche divergenti. Complessivamente il comparto rallenta (da +13,0% a +11,6%), ma i prezzi dei mercati regolamentati sono in forte ascesa (+14,8%). Il gas nel mercato tutelato è aumentato del 21,8% su base annua e l’elettricità nel mercato tutelato è cresciuta del 9,7%.
I prezzi dei carburanti hanno aggravato la pressione sui budget familiari. Lo sconto sulle accise hanno ammortizzato di poco il costo di diesel e benzina esplosi proprio a ridosso dell’avvio del lungo esodo estivo.
Al contrario, gli energetici non regolamentati (come la benzina e il mercato libero) segnano una decelerazione dal +13,3% al +11,4%. Tuttavia, questa frenata è stata parzialmente annullata nella seconda metà di luglio a causa dell’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che ha provocato un rapido rialzo dei carburanti (gasolio +0,7% e benzina -0,8% su giugno, ma con un trend in risalita a fine mese).
Frena il carrello della spesa
In questo scenario di rincari, l’unica boccata d’ossigeno per le famiglie arriva dal settore alimentare. Il cosiddetto “carrello della spesa” (beni alimentari, cura della casa e della persona) ha visto il tasso di crescita scendere dall’1,3% all’1,0%.
La decelerazione è visibile soprattutto negli alimentari non lavorati, passati dal +4,4% al +3,6%. I prezzi della frutta sono scesi dello 0,7% su base annua (-4,8% rispetto a giugno). La crescita annua di ortaggi e legumi è rallentata al +2,6%. I prodotti ad alta frequenza d’acquisto, pur restando elevati, sono scesi dal +3,9% al +3,4%.
Le previsioni in vista dell’autunno
L’inflazione acquisita per il 2026 si attesta attualmente al +2,7% (e al +1,8% per la componente di fondo). Si tratta di un dato inferiore alle stime di metà luglio della Banca d’Italia, che prevedevano un’inflazione annuale al 3,1%. Tuttavia, l’analisi di luglio evidenzia come l’economia italiana sia estremamente sensibile a due fattori esterni: la stagionalità turistica, che gonfia i prezzi dei servizi nelle aree a maggiore vocazione ricettiva, e la volatilità energetica legata alle crisi geopolitiche. Al Sud i costi premono di più sui budget familiari già limitati dal peso di redditi strutturalmente più bassi rispetto alle altre aree del Paese.
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Carmelo Idà
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