È stata presentata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino una denuncia-querela per la morte di Vincenzo Faggiani, ex dipendente delle Ferrovie dello Stato deceduto in data 08.10.2025 a causa di un mesotelioma pleurico maligno. L’atto è stato depositato dal figlio Aldo Faggiani, rappresentato e difeso dall’avvocato Ezio Bonanni, legale dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
La denuncia chiede all’autorità giudiziaria di identificare i soggetti che, nelle diverse epoche dell’esposizione professionale, avrebbero ricoperto ruoli di responsabilità nelle Ferrovie dello Stato e sarebbero stati titolari delle relative posizioni di garanzia. Le ipotesi sottoposte alla valutazione della Procura comprendono l’omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro e il disastro colposo con evento verificato, in relazione al fenomeno collettivo delle patologie da amianto tra i lavoratori ferroviari.
L’esposizione professionale all’amianto
Il Sig. Vincenzo Faggiani aveva lavorato ininterrottamente per le Ferrovie dello Stato dal 12.07.1979 al 30.11.2018.

Nel primo periodo, fino al gennaio 1992, era stato impiegato presso le Officine Grandi Riparazioni di Torino. Pur essendo formalmente inquadrato come verniciatore, secondo quanto riportato nella denuncia svolgeva operazioni di scoibentazione e rimozione dell’amianto dai rotabili ferroviari. Il certificato del COR Piemonte riferisce che il lavoratore «staccava amianto dalle vecchie carrozze».
L’esposizione sarebbe avvenuta in forma diretta, durante le operazioni effettuate personalmente, ma anche in forma indiretta, ambientale e interferenziale, per la diffusione delle fibre nei capannoni e per la movimentazione dei rotabili coibentati.
Dopo il trasferimento dalle OGR, il Sig. Vincenzo Faggiani aveva svolto attività di manutenzione dell’infrastruttura ferroviaria lungo le tratte Torino Porta Nuova–Torino Lingotto. Successivamente aveva lavorato come manovratore, deviatore e operatore specializzato. Secondo l’atto, l’esposizione ambientale alla massicciata contenente serpentina sarebbe proseguita fino al completamento della bonifica, avvenuto negli anni 2005-2006.
La malattia e il decesso
Gli accertamenti sanitari hanno diagnosticato al Sig. Vincenzo Faggiani un mesotelioma pleurico maligno di tipo epitelioide. Il certificato ISTAT ha indicato il mesotelioma pleurico maligno tra le cause del decesso, avvenuto a Torino in data 08.10.2025.
La denuncia evidenzia la natura asbesto-correlata della patologia e riconduce la malattia alle esposizioni professionali subite durante il servizio ferroviario, richiamando la documentazione medica, previdenziale e istituzionale acquisita dagli eredi.
Il riconoscimento dell’origine professionale
Con provvedimento del 14.02.2026, l’INAIL ha riconosciuto la malattia professionale del Sig. Vincenzo Faggiani, determinando una menomazione dell’integrità psicofisica del 100% e liquidando agli eredi la rendita di reversibilità, con accesso al Fondo Vittime Amianto. In più, il COR Piemonte, Centro operativo regionale della rete ReNaM, ha certificato l’origine occupazione certa della patologia con livello 1 ReNaM.
La certificazione attesta le attività di rimozione dei coibenti in amianto svolte nelle OGR, l’impiego di dispositivi di protezione individuale non idonei almeno fino al 1988 e la successiva esposizione ambientale lungo la linea Porta Nuova–Lingotto. L’esposizione sarebbe quindi continuata anche oltre il periodo indicato in una precedente certificazione INAIL.
I precedenti giudiziari sulle OGR di Torino
La denuncia richiama le precedenti decisioni penali riguardanti l’esposizione all’amianto nelle Officine Grandi Riparazioni di Torino.
In particolare, viene citata la sentenza della Corte di Cassazione, IV Sezione Penale, n. 5037 del 6 febbraio 2001, che confermò una condanna per la morte di lavoratori delle OGR. Nell’atto sono riportati alcuni passaggi della decisione, secondo cui «l’amianto era dappertutto», «il pericolo era noto e documentato» e «neppure le minime misure precauzionali» erano state adottate.
È richiamata anche la sentenza n. 1291 del 01.04.2025 del Tribunale di Torino, che, secondo la ricostruzione contenuta nella querela, avrebbe accertato la persistenza del rischio da amianto, la prosecuzione delle esposizioni e il rapporto causale tra l’esposizione continuata e lo sviluppo del mesotelioma nei lavoratori interessati.
Le richieste alla Procura di Torino
Aldo Faggiani chiede alla Procura di verificare la configurabilità del reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.
L’atto sottopone inoltre alla valutazione dell’autorità giudiziaria l’ipotesi di disastro colposo con evento verificato, in relazione a quello che viene definito un fenomeno epidemico da amianto tra gli addetti delle OGR e il personale ferroviario esposto alla massicciata.
La denuncia richiama, a sostegno di tale impostazione, il numero dei ferrovieri colpiti da patologie asbesto-correlate, la contaminazione ambientale dei capannoni, l’esposizione collettiva e protratta e il cluster di casi di mesotelioma rilevato tra il personale ferroviario piemontese.
Alla Procura viene chiesto di iscrivere la denuncia-querela nel registro previsto dall’articolo 335 del codice di procedura penale, di svolgere ogni attività utile all’identificazione dei responsabili e di valutare l’eventuale connessione con il procedimento penale avviato a seguito della sentenza del Tribunale di Torino n. 1291/2025.
L’accertamento delle responsabilità personali e della qualificazione giuridica definitiva dei fatti resta affidato all’autorità giudiziaria.
Prosegue l’impegno dell’Osservatorio Vittime del Dovere APS e dell’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto APS, con tutto lo staff legale di cui fa parte l’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Giorgia Cicconi, la Sig.ra Francesca Piredda e la Dott.ssa Federica Pacca.
Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.
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