Bambagioni insiste: «Gestione Irace ha portato solo aumenti, multiutility va rimessa in carreggiata». L’On. Mazzetti (Forza Italia): «Biffoni, basta risiko di poltrone! Al vertice persone che la facciano funzionare». I dubbi di Sinistra Progetto Comune sull’acqua e le richieste di Fiadel. In campo anche i sindaci.

 

Debito oltre 1,1 miliardi, settore ambientale in perdita, piani di investimento «non validabili» e bollette che salgono. È il bilancio della governance di Plures in scadenza. E tanti tornano a chiedere discontinuità. Il 13 settembre scade il mandato dell’attuale consiglio di amministrazione della multiutility toscana. Per Paolo Bambagioni, presidente della Commissione Controllo e consigliere della Lista civica Eike Schmidt e per l’on. Erica Mazzetti, Forza Italia, la valutazione è impietosa: errori, opacità e «regalo di fine anno» ai cittadini.

Parte Bambagioni da Firenze. «Il mandato dell’attuale governance di Plures è a fine, complice il fatto che non ha convinto. È il momento di fare un bilancio e di decidere che direzione dare a questa multiutility. Imparando dai vari errori».

I numeri sul tavolo sono pesanti. «Il debito del gruppo ha superato 1,1 miliardi di euro. Il settore ambientale chiude in perdita nonostante l’aumento dei ricavi. Gli stessi soci pubblici, sulla scorta dei rilievi di Ato Toscana Centro, segnalano la necessità di maggiore trasparenza e, addirittura, leggibilità nei conti».

E poi le tariffe. «Il tutto mentre aumentano esponenzialmente – e senza alcuna giustificazione – i costi su cittadini e imprese, il vero regalo di fine anno di Plures».

La richiesta è tutta politica. «La prima responsabilità è dei Comuni soci. Firenze e Prato in particolare. Siamo i principali azionisti e abbiamo il dovere di esercitare, fino in fondo, il nostro ruolo. Significa chiedere i numeri, entrare nel merito del piano industriale, verificare la coerenza tra costi proposti e servizio erogato, e vigilare sulle decisioni che poi ricadono sulla TARI che i cittadini pagano».

Per l’ex consigliere regionale «non si può più rimandare una approfondita e franca analisi interna. Dove vanno le risorse, come vengono prese le decisioni, quale controllo effettivo viene esercitato».

E sulla governance Irace: «Se si deciderà per un rinnovo, questo dovrà avvenire sulla base di competenza e di un progetto industriale vero. Non possiamo permetterci scelte dettate da equilibri incomprensibili per cittadini e imprese».

In conclusione, «oggi il progetto multiutility va rimesso in carreggiata. Chiedo a Firenze, in quanto primo azionista, e a tutti gli altri soci di aprire subito un confronto. Dobbiamo chiudere questa fase e aprirne una nuova, con regole più chiare, maggiore controllo e l’unico obiettivo di tutelare l’interesse di cittadini e imprese».

 

Nata per meno costi. Risultato: più tariffe. E c’è una responsabilità politica

 

Da Prato attacca Mazzetti. «Plures, pochi anni fa, era nata per un motivo semplice: servizi migliori, più impianti e meno costi, allineando così la Toscana al Centro-Nord Italia. Obiettivi che condividevo, falliti per una responsabilità politica chiara, come testimonia il caos che sta venendo fuori ultimamente».

Il giudizio è durissimo: «È grave che si parli della multiutility come parte di un risiko di poltrone tutto interno al PD e in cui Prato è drammaticamente marginale rispetto a Firenze».

E cita anche lei ATO: «Negli ultimi 2 anni ATO Toscana Centro ha bocciato o rettificato oltre 20 milioni di costi proposti da Plures e ha giudicato “non validabile” il piano degli investimenti 2025-2029. Il controllore tecnico ha fatto ciò che Comuni come Prato hanno evitato di fare pur potendo farlo: esercitare il controllo e l’indirizzo, non a parole ma con i fatti».

Il debito «cresce a un ritmo preoccupante e, intanto, i cittadini pagano tariffe più alte. C’è un problema di governance, di trasparenza, di effettivo controllo sulle decisioni prese ma anche di obiettivi, perché non si può iniziare un percorso puntando sulla Borsa e poi fare marcia indietro».

Il mirino è sul sindaco di Prato, da sempre supporter dell’operazione Alia-Plures. «E su Prato la responsabilità è diretta. Il sindaco Biffoni non è un osservatore esterno: è stato tra i promotori della multiutility e Prato è il secondo socio e il Comune siede, appunto, in ATO. Biffoni deve chiarire da che parte sta. Quando ATO dice no ai costi, il Comune tutela prima gli utenti o Plures?»

Per Mazzetti ora serve discontinuità vera: «Se si decide di cambiarne i vertici, lo si faccia per competenza e per obiettivi dichiarati. Non per sistemare equilibri. E, soprattutto, non per dare contentini a discapito di un’intera città. Servono persone che sappiano far funzionare una società, non che rispondano al partito o a correnti di esso».

«È tempo di aprire un confronto vero, con tutti i dati sul tavolo e i nuovi obiettivi da raggiungere, con logica di sviluppo, razionalizzazione e servizio vero. Per rimettere al centro l’interesse di chi paga: cittadini e imprese», conclude l’esponente di Forza Italia.

«Stanno usando l’acqua per tenere in piedi l’operazione finanziaria», ha detto ieri Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune, nel commentare la relazione 2025 della Direzione Società Partecipate del Comune di Firenze. I numeri sono pesanti: come già richiamato, il debito del gruppo Plures è volato a 1,126 miliardi di euro, con un aumento di quasi 290 milioni in un solo anno. A trascinare in rosso è soprattutto il ramo ambientale, passato da un utile operativo di 18,4 milioni nel 2024 a una perdita di 4,3 milioni nel 2025, nonostante i ricavi siano saliti a 676 milioni. «Semplificando si può dire che la cittadinanza paga più TARI, il soggetto gestore incassa di più, ma non rimane nessun guadagno all’azienda», sottolinea Palagi. Gli unici utili arrivano da acqua, energia e gas: 32,7 milioni dall’idrico, 28,9 dall’energia e 22,6 dal gas. Proprio qui per Palagi sta il problema: «La multiutility è stata costruita promettendo che mettere insieme rifiuti, acqua, gas ed energia avrebbe reso più efficiente il servizio ambientale. Il primo bilancio con il nuovo nome dice che quello che faceva ALIA sembra non stare in piedi in autonomia. Si sta usando l’acqua bene comune per tenere in piedi un’operazione finanziaria che rischiava di finire pure quotata in borsa». «A dicembre arriveranno i bollettini con gli aumenti: il silenzio di chi governa non sarà una risposta accettabile», l’attacco.

 

Anche dal mondo del lavoro arriva l’allarme su Plures

 

Alla tensione sui conti si aggiunge la protesta sindacale. La FIADEL denuncia una «situazione ormai non più sostenibile» nella Direzione Produzione Servizi di Plures: personale in «costante sotto organico», servizi svolti da un solo operatore invece che da due, mezzi e attrezzature inadatti e turni extra «anche dopo 5-6 ore sotto il sole». «L’assenza di personale è strutturale e chi rimane rischia salute e sicurezza» scrive il sindacato, che chiede assunzioni, stabilizzazioni e una riorganizzazione immediata dei servizi. Per la FIADEL servono «risposte urgenti e responsabilità chiare» per evitare ricadute su lavoratori e cittadini.

 

Anche dal fronte istituzionale cresce la pressione su Plures

 

I sindaci di Campi Bisenzio Andrea Tagliaferri, Carmignano Edoardo Prestanti e Poggio a Caiano Riccardo Palandri chiedono un cambio di passo nella gestione dei rifiuti. «Non è accettabile che i Comuni e i cittadini più virtuosi siano anche quelli che finiscono per pagare di più: questo meccanismo va corretto», affermano i tre, divisi dai colori politici ma uniti sulla necessità di «fare fronte comune». Chiedono una cabina di regia con i soci e un nuovo piano industriale con prospettive a 15 anni, con due priorità: migliorare il servizio nel rispetto degli obiettivi regionali e «stabilizzare le tariffe». Critiche anche sull’organizzazione interna: «Serve investire sul capitale umano e sulla presenza sul territorio, privilegiando l’efficienza del servizio alla sola razionalizzazione dei costi». I sindaci denunciano, infine, di aver ricevuto da Plures solo la disponibilità di un tecnico, «ma noi vogliamo parlare con chi gestisce le scelte».


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Lorenzo Somigli

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