I fratelli Orsino avrebbero discusso con la sicurezza prima di entrare al “Castello”. Da chiarire l’accesso al locale e la dinamica esterna. Ecco gli ultimi aggiornamenti sulla morte del ragazzo di Fuscaldo
La serata di Domenico e Umberto Orsino non era cominciata nel migliore dei modi. La notte tra l’8 e il 9 agosto, davanti all’ingresso della discoteca “Il Castello” di Sangineto, i due fratelli originari di Belvedere Marittimo e residenti da anni in Lussemburgo avrebbero discusso animatamente con gli addetti alla sicurezza.
È uno dei primi passaggi che emergerebbe dalle immagini della videosorveglianza acquisite nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta, il trentaduenne di Fuscaldo deceduto alle 4.30 del 10 agosto all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza.
La Procura di Paola, guidata dal procuratore Domenico Fiordalisi, indaga allo stato per omicidio aggravato dai futili motivi. La contestazione provvisoria è alla base del decreto di fermo emesso nei confronti dei fratelli Orsino, difesi dagli avvocati Sandro Brusco e Sandro Gaeta. Nelle prossime ore il gip dovrà pronunciarsi sul provvedimento adottato dalla Procura.
La discussione all’ingresso e il nodo del biglietto
Il primo diverbio sarebbe stato provocato dalla presunta richiesta dei due fratelli di entrare nella discoteca senza pagare il biglietto. Secondo la ricostruzione giornalistica di Cosenza Channel, gli indagati non sarebbero passati né dal corridoio riservato ai clienti dei tavoli né da quello destinato alle prevendite, dove per accedere è necessario mostrare il codice Qr.
Resta quindi da accertare se Domenico e Umberto Orsino abbiano acquistato regolarmente il biglietto entrando dal lato della cassa oppure se siano riusciti ad accedere attraverso una porta secondaria grazie all’intervento di un addetto alla sicurezza “compiacente”
Quest’ultima è, allo stato, soltanto un’ipotesi investigativa. Anche qualora trovasse conferma, non dimostrerebbe automaticamente che il mancato pagamento del biglietto sia stato la causa della successiva aggressione. La ricostruzione del movente resta provvisoria.
Il presunto primo alterco all’interno
La discussione davanti all’ingresso non sarebbe stata l’unico momento di tensione. Alcuni addetti alla sicurezza avrebbero ricordato che i fratelli Orsino, una volta entrati, avrebbero creato problemi anche all’interno della discoteca. In quella fase si sarebbe verificato un primo alterco con Antonio Perrotta.
Le telecamere mostrerebbero successivamente gli steward della seconda agenzia in servizio nel locale accompagnare Domenico e Umberto Orsino all’esterno. I due avrebbero protestato verbalmente, mentre gli addetti alla sicurezza sarebbero poi rientrati nella struttura.
Pochi minuti dopo, anche Perrotta sarebbe stato accompagnato fuori da un bodyguard. Da quel momento comincia la parte della vicenda ancora da ricostruire compiutamente: che cosa sia accaduto oltre le transenne, quale sia stata la causa scatenante del confronto e in che modo il trentaduenne abbia riportato il trauma risultato poi fatale.
Perrotta non figurava tra gli addetti alla sicurezza
Gli accertamenti hanno riguardato anche il ruolo ricoperto quella notte dalla vittima. Nella discoteca operavano due agenzie: una incaricata di controllare i parcheggi e l’accesso ai tavoli riservati, l’altra impegnata nella vigilanza all’interno e nel controllo dei comportamenti degli avventori.
Il nome di Antonio Perrotta non risulta inserito nell’elenco degli addetti protocollato alle 10 del mattino presso la Questura di Cosenza dal responsabile della sicurezza del locale. Il trentaduenne non avrebbe partecipato neppure al consueto briefing organizzato intorno alle 23.30, prima dell’ingresso del pubblico.
Perrotta sarebbe arrivato prima di mezzanotte insieme a un amico bodyguard. Nelle immagini apparirebbe vestito con pantaloncini e una maglietta con la scritta “Armani” e si comporterebbe come un normale cliente. Su questi elementi i gestori della discoteca fondano la propria posizione: quella sera il giovane non sarebbe stato impiegato come addetto alla sicurezza.
Secondo quanto ricostruito, inoltre, la proprietà del locale, già coinvolta in passato in vicende giudiziarie di carattere antimafia, avrebbe richiesto fin dal mese di aprile alle agenzie numerosi documenti anagrafici relativi al personale da impiegare. L’obiettivo sarebbe stato quello di verificare anche l’eventuale presenza di legami familiari ritenuti problematici e prevenire future contestazioni da parte dell’autorità giudiziaria.
Che cosa è successo oltre le transenne
L’episodio più grave si sarebbe consumato all’esterno della discoteca, oltre le transenne collocate davanti all’ingresso, quando la serata stava ormai per terminare.
Gli addetti alla sicurezza avrebbero notato quattro o cinque persone discutere, senza però percepire inizialmente una situazione assimilabile a una rissa. Se avessero ravvisato un’aggressione collettiva, avrebbero avuto l’obbligo di chiedere l’intervento dei carabinieri.
Secondo una prima versione, Perrotta sarebbe stato raggiunto da uno o due schiaffi, avrebbe perso l’equilibrio e sarebbe caduto, battendo violentemente la testa sull’asfalto. Nel punto dell’impatto sarebbe rimasta una chiazza di sangue.
È stata prospettata anche l’ipotesi, non ancora confermata, che il trentaduenne possa essere stato colpito con un casco. Saranno gli accertamenti medico-legali, le testimonianze e le registrazioni disponibili a stabilire se la lesione sia compatibile con una caduta, con un colpo inferto mediante un oggetto oppure con una dinamica differente.
L’ambulanza e il successivo peggioramento
Prima delle 5, quando Perrotta era già rimasto ferito, sul posto sarebbe arrivata un’ambulanza senza sirene attivate. Il mezzo si sarebbe poi allontanato senza trasportarlo e il giovane avrebbe fatto ritorno verso casa.
Nelle ore successive Perrotta avrebbe perso conoscenza. Trasportato all’ospedale di Cetraro, sarebbe stato sottoposto a diversi esami diagnostici nonché a un primo intervento. Il peggioramento delle condizioni avrebbe determinato il trasferimento all’Annunziata di Cosenza, dove è morto alle 4.30 del 10 agosto.
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Antonio Alizzi
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