Caserta (pm) – Il modo erratico con il quale il presidente pentastellato Roberto Fico sta finora governando la Regione Campania non lascia presagire niente di buono. Gli episodi che lo dimostrano sono già molti, nei pur brevi mesi dal suo insediamento.
Le tante questioni di gestione del territorio vengono affrontate non attraverso il loro studio ed approfondimento e con le verifiche delle diverse compatibilità delle possibili soluzioni, quanto all’impronta, buttandola là – come suol dirsi – secondo il clima sociale e politico del momento visti attraverso la lente ideologica.
Almeno così noi leggiamo l’indecisione intorno alla problematica del pronto soccorso dell’ospedale Pineta Grande di Castel Volturno, la cui soluzione al momento pilatesca e solo abbozzata non farà che spostare nel tempo il vero merito del tema dell’assistenza sanitaria in quella popolosa parte del territorio casertano, la quale sconta la sovrappresenza, priva di una reale gestione, delle comunità straniere. O ancora, il traccheggiamento sull’aeroporto di Grazzanise. La decisione sul suo ruolo strategico o meno per lo sviluppo regionale non dipende, in definitiva, da un insondabile arcano, ma dalle scienze dei trasporti che disciplinano la materia con criteri certi e che dovrebbero far agire di conseguenza. Ed il caso del Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) da realizzare nell’area domitiana. In aperta violazione del principio costituzionale di leale collaborazione istituzionale tra organi dello Stato, Fico, cervelloticamente immigrazionista, alza le barricate contro il progetto del governo nazionale di realizzare un centro per il rimpatrio degli stranieri clandestini che da quelle parti si contano a migliaia. Anzi, si fa scudo di un tema ambientalista – caro ai 5Stelle sempre pronti al facile populismo, nonostante i disastri combinati ad esempio in Puglia con la Xylella – sostenendo che l’area individuata per la realizzazione delle relative strutture è di pregio naturalistico. Senza tuttavia proporre un sito alternativo, a riconoscimento di un problema serio e reale che è impossibile disconoscere, e finendo per perpetuare quello schema di pseudo-assistenza dell’accoglienza indistinta e incontrollata in auge dalle nostre parti: una gestione senza prospettive, se non per il sollazzo degli incettatori professionali di fondi pubblici.
Drammaticamente ultima, vi è l’aleatorietà con cui si affronta l’emergenza bradisismica di Pozzuoli. Il Presidente della Regione non sa che pesci prendere e sposta il problema sul governo, invocando una legge speciale del tutto inutile e del tutto impotente a risolvere anche il più piccolo dei nodi dei Campi Flegrei. In questo modo l’urgenza viene edulcorata, e quanto e come dovrebbe essere speciale questa ipotetica legge da venire non si sa.
Ora, tutta questa apertura serviva a concentrare l’attenzione sul nostro Macrico: una vicenda vitale per la città che non può essere lasciata nelle mani dell’ultimo arrivato, soprattutto dopo oltre un quarto di secolo di dibattiti.
Il punto è che Fico, in diverse occasioni, parlando dell’area e perfino visitandola — con tanto di metaforico “bacio della pantofola” al vescovo incontrato nella sede episcopale ed a cui lo lega la comune avversione radical-progressista al CPR di cui si diceva —, si è lanciato in affermazioni a dir poco inquietanti.
Come e perché siano inquietanti, lo diremo subito. Prima però non possiamo non rilevare il doppio binario comunicativo adottato dal governatore Fico in questa storia. Da un lato, incontri e colloqui accordati di buon grado alla proprietà privata del terreno. Dall’altro, la totale mancanza di considerazione per il Comitato Macrico Verde. Parliamo, non a caso, dell’associazione che da venticinque anni rappresenta realmente la città su questo tema e che, pur avendo sollecitato a più riprese di essere ricevuta, non è stata degnata neppure di una formale risposta di diniego. Una richiesta nata soprattutto a seguito delle anomalie emerse sul finanziamento regionale di 15 milioni di euro destinato alla curia casertana per un presunto progetto di riqualificazione del compendio ex militare. Ossia, ombre procedurali trapelate attraverso il settimanale romano e cattolico Adista, nonostante la consegna del silenzio assoluto su quanto si sta facendo e il riserbo, quasi da setta, degli uffici regionali e degli attori coinvolti.»
Senza contare la condotta riservata alla nostra testata. Pur avendo chiesto e sollecitato notizie in merito attraverso i canali istituzionali — in qualità di organo di informazione pubblica (non l’informazione sulle prossime puntate di un Posto al Sole o sull’Isola dei Famosi, se il format viene ancora ammannito in televisione) siamo stati bellamente e parimenti ignorati. A riprova del fatto – secondo noi – che gli informatori casertani di Fico gli devono aver detto che anche noi ne abbiamo scoperte e scritte delle belle. E dicano i lettori se non c’è del metodo in tutto questo.
E dunque, il governatore Fico, intervenendo in Consiglio regionale il 29 luglio scorso per l’assestamento e alcune variazioni al bilancio dell’ente, si è espresso incidentalmente sul Macrico, parlando di un ruolo fondamentale della provincia di Caserta per lo sviluppo regionale.
Ecco che cosa ha letteralmente detto, dopo aver parlato di Castel Volturno: “…su Caserta, per esempio, su Caserta c’è il Macrico, che è un’area incredibile, meravigliosa, stupenda. Noi lì dobbiamo investire, dobbiamo iniziare a lavorarci e stiamo lavorando con la curia di Caserta, proprio sul Macrico. Perché è di proprietà della curia, quel luogo. E su questo noi lì stiamo iniziando ad investire…” (in basso, un estratto video dell’intervento; dal minuto 1:02 il riferimento al Macrico).
Dunque, la città apprende en passant che la Regione e la Curia pensano che l’area del Macrico serva ad investire e che ci stanno lavorando. Come, quando e perché lo sanno solo loro. Fico, allo scopo, ha persino inaugurato un nuovo modello di relazioni istituzionali. Lui, in camera caritatis, incontra il privato – perché tale è la curia casertana nella vicenda – che ha forti interessi economici nella cosa ed amabilmente conversano su cosa sia bene e cosa no. L’ultima volta che un esponente dei 5Stelle si è occupato del destino dell’area vescovile, il parlamentare Agostino Santillo, con il sodale politico Carlo Marino voleva costruirvi un vasto campus universitario (che già il lessema straniero fa progressismo). Assieme volevano far credere che una speculazione edilizia sia diversa a seconda che sia pubblica o privata. Chissà cosa si ha ora in mente. Una certezza, tuttavia, l’abbiamo: milioni di soldi pubblici a fiumi e nuovi carrozzoni clientelari.
La già derelitta Caserta non merita questo ulteriore scempio.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Maria Valentino
Source link


