Nuova tappa del percorso “Cosa sarà — Voci che disegnano Varese tra passato e futuro”, promosso nell’ambito del progetto #varese2030. Protagonista del nono incontro (sui 12 programmati) è Capolago, uno dei rioni compresi nel Consiglio di Quartiere n. 10, che comprende anche Conca d’Oro, Bellavista-Loreto, Cartabbia e Novellina. Ad animare la serata, in un formato di ascolto aperto, sono stati residenti storici, rappresentanti delle associazioni locali e alcuni giovani legati alle attività del rione.
Capolago si racconta come un borgo che resiste, stretto tra l’orgoglio di un’identità ancora viva e la sensazione di essere rimasto ai margini della città. Chi lo abita da una vita parla di un paese che “si vive bene”, dove ci si conosce ancora per nome e si può lasciare la porta di casa aperta. Ma la stessa voce che rivendica questa qualità della vita denuncia anche il progressivo svuotamento dei luoghi che un tempo tenevano insieme il rione.
Quello che funziona: associazioni che tengono vivo un paese senza più oratorio né scuola
Nonostante la chiusura della scuola elementare e dell’oratorio, a Capolago resiste un tessuto associativo che i residenti stessi indicano come l’unico argine allo spopolamento della vita comunitaria. La banda musicale del paese, fondata nel 1925, il gruppo degli Alpini – che qui hanno una sezione apposita, distinta dal gruppo di Varese – e la cooperativa di Capolago organizzano insieme la festa di fine maggio dedicata alla Santissima Trinità di Capolago, con la tradizionale “risottata” che richiama migliaia di persone, e singolarmente tanti eventi molto apprezzati, come la festa degli alpini a luglio, in una zona boschiva ai lati della Provinciale 1.

Chi gestisce questi luoghi di ritrovo — dal circolo alle associazioni storiche — descrive un rapporto solido con il paese: un rione dove, la sera, si ritrova ancora un gruppo di frequentatori abituali e dove d’estate la vita sociale si concentra soprattutto nei fine settimana.
Un segnale di speranza arriva dal recupero dell’ex scuola del paese: grazie a un bando del Comune, diverse associazioni locali si sono unite in un progetto per restituire l’edificio alla cittadinanza, con l’obiettivo di ricreare uno spazio di aggregazione anche per i più giovani, oggi privi di un luogo dove ritrovarsi nel pomeriggio.
Quello che non funziona: buche, parcheggi introvabili e discariche abusive che nessuno riesce a fermare
Le criticità sollevate durante l’incontro toccano sia la manutenzione ordinaria sia questioni più strutturali legate all’identità del quartiere.
Sul fronte stradale, i residenti segnalano buche diffuse e una disputa aperta da anni sulla natura pubblica o privata di una delle vie del paese, oltre a via Torti, che risulterebbe non asfaltata da trent’anni, e a un tratto di via del Gaggio. Su via De Amicis i passaggi pedonali si starebbero cancellando, mentre le richieste di rallentatori sarebbero state finora respinte dall’amministrazione per ragioni legate alla larghezza della carreggiata.
I parcheggi sono indicati come il problema più sentito: in tutto il paese ne esisterebbero solo pochi posti, e l’area retrostante al circolo, che ospita eventi e serate, si satura rapidamente costringendo molti a parcheggiare lungo le vie, talvolta davanti ai cancelli o in doppia fila.

Da tempo i residenti denunciano scarichi abusivi di rifiuti in via del Porticciolo, ripetuti a cadenza regolare, e nella zona del cimitero. A questo si aggiungono furti ciclici di elementi in bronzo e statue dal cimitero del paese. Le richieste di installare fototrappole o telecamere sarebbero state respinte dal Comune, che le avrebbe giudicate non previste per quel tipo di intervento: una circostanza riferita dai residenti stessi, che ne parlano come di una risposta ricevuta più volte nel corso degli anni.
Pesa anche l’assenza di punti di riferimento un tempo centrali per la vita del rione: non c’è più una parrocchia con oratorio organizzato, la scuola elementare ha chiuso, e con essa, dicono i residenti, “è morto un pezzo di paese”. Anche la figura del medico di paese non è più presente, costringendo gli abitanti a spostarsi altrove.
Sullo sfondo resta un’area agricola dismessa da oltre trent’anni, un tempo sede di un’azienda florovivaistica, descritta come un biglietto da visita di degrado per chi arriva a Capolago. Anche il nucleo della Novellina, vicino al centro storico, viene segnalato come un’area in progressivo abbandono.
Diversi interventi, infine, sottolineano un problema più ampio: la percezione di essere una periferia dimenticata, fisicamente e simbolicamente separata dal resto di Varese, poco coinvolta nelle iniziative comunali – comprese quelle estive, come il cinema all’aperto – nonostante la disponibilità delle associazioni locali a fare da tramite.
E quello che potrebbe cambiare: più parcheggi, videosorveglianza e una burocrazia meno ostile a chi organizza
Le proposte raccolte durante la serata toccano tanto la manutenzione quanto il rilancio identitario del quartiere.
Tra le richieste più concrete: la creazione di nuovi parcheggi, individuando aree come quella vicino al ponticello o in via del Porticciolo; l’installazione di fototrappole o telecamere nella zona del cimitero e nei punti soggetti a scarichi abusivi; interventi di asfaltatura su via Torti e via del Gaggio; e la messa in sicurezza di via De Amicis con nuova segnaletica orizzontale e dispositivi di rallentamento del traffico.
Sul fronte urbanistico, i residenti propongono di incentivare, attraverso varianti al PGT, la rigenerazione dell’area dell’ex azienda florovivaistica abbandonata, prevedendo opere di compensazione come parcheggi o spazi condominiali a beneficio del quartiere. Viene inoltre auspicato un recupero del nucleo della Novellina e una valorizzazione del centro storico di Capolago, di origini monastiche risalenti al 1100, anche attraverso il ripristino della pavimentazione in sassi.
Un’altra proposta riguarda la mobilità pubblica: spostare il capolinea degli autobus fuori dal centro storico, per evitare manovre difficoltose e migliorare la viabilità interna al borgo.
Sul piano della vita comunitaria, i residenti chiedono una presenza più regolare e fisica dei rappresentanti dell’amministrazione comunale nel quartiere – non solo in occasione di segnalazioni puntuali, ma come forma di ascolto e vicinanza, anche nei confronti dei ragazzi del paese. Viene inoltre chiesta una semplificazione delle procedure burocratiche legate all’organizzazione di eventi e manifestazioni, indicate come un freno sempre più pesante per le associazioni locali.
Non manca un appello all’integrazione: alcuni residenti sottolineano la presenza, nella zona, di famiglie straniere che lavorano nelle attività della zona ma restano ai margini della vita del paese per mancanza di occasioni di incontro, auspicando iniziative, come un giornalino di quartiere realizzato in collaborazione con il Comune, capaci di coinvolgerle. Più in generale, viene espressa la richiesta di evitare qualsiasi forma di “ghettizzazione” dei rioni, a favore di una maggiore integrazione tra vecchi e nuovi residenti.
Il progetto “Cosa sarà”
Non aspettare che la politica – e le scadenze elettorali – dettino l’agenda, ma provare ad aprire una riflessione sui temi della città di Varese in maniera indipendente, ascoltando tutti: è nato così il progetto Cosa sarà — Voci che disegnano Varese tra passato e futuro, che ha visto finora la realizzazione di venti interviste, diventate un libro acquistabile su Amazon qui. Ma ha visto anche l’incontro a porte chiuse con 31 consiglieri comunali, e due tavoli separati con le forze di centrodestra e centrosinistra. Ora, l’incontro con i quartieri.
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