Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta lavorando a una revisione complessiva del Codice della Strada, che potrebbe vedere la luce nel 2027, con l’obiettivo dichiarato di trasformarlo da testo prevalentemente burocratico a strumento al servizio degli utenti e della sicurezza stradale. Nei primi giorni di agosto il Ministero ha inviato a oltre cento operatori e associazioni di settore i materiali di lavoro su cui si basa la riforma, dando avvio a una fase di consultazione pubblica pensata per raccogliere osservazioni, priorità e proposte di semplificazione prima della stesura definitiva del testo. Non si tratta quindi ancora di norme approvate, ma di un impianto di proposte che potrebbe subire modifiche nel corso dell’iter istituzionale e parlamentare. Ecco comunque un quadro dettagliato di cosa potrebbe cambiare, sulla base delle informazioni resa note finora.
IL PERCORSO DELLA RIFORMA
La consultazione avviata dal vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, si inserisce nel solco della legge sulla sicurezza stradale in vigore dal dicembre 2024, di cui la riforma dovrebbe consolidare i risultati ottenuti sul fronte della riduzione dell’incidentalità e delle vittime della strada. Il confronto con operatori e associazioni ha l’obiettivo di arrivare a un testo il più possibile aderente alle esigenze reali degli automobilisti, mantenendo la sicurezza della circolazione come priorità. Vista la fase in cui si trova il processo, un’eventuale approvazione definitiva e la successiva entrata in vigore non potranno che collocarsi in un orizzonte temporale non immediato: se l’iter dovesse proseguire senza rallentamenti, il 2027 rappresenta una finestra plausibile, anche se al momento risulta difficile indicare una data certa, anche considerando il termine della legislatura previsto proprio l’anno prossimo.
UN CODICE PIÙ SNELLO, ARTICOLATO IN OTTO TITOLI
Il principio guida della riforma è la semplificazione normativa: regole più chiare dovrebbero favorire comportamenti più consapevoli da parte di tutti gli utenti della strada. Il nuovo testo sarebbe organizzato in otto titoli, dedicati rispettivamente a principi generali, comportamento, sanzioni, reati, titoli abilitativi, veicoli, strade e autotrasporto. Le disposizioni legislative si limiterebbero agli elementi essenziali, rinviando alle fonti attuative gli aspetti tecnici e di dettaglio, mentre il Codice e il relativo regolamento verrebbero adottati in parallelo per garantire un quadro organico. Il Titolo I conterrebbe i principi generali, pensati come chiave interpretativa comune per l’applicazione di tutte le altre disposizioni.
DOCUMENTI E VERBALI DIGITALI
Tra le novità più concrete per la vita quotidiana degli automobilisti c’è la digitalizzazione dei documenti di circolazione e di guida. Non sarebbe più necessario portare con sé la patente e il libretto di circolazione, perché le informazioni sarebbero consultabili nelle banche dati digitali.
Anche la procedura sanzionatoria seguirebbe la stessa logica: il verbale di contestazione potrebbe essere redatto in modalità digitale e reso subito disponibile sulle piattaforme dedicate, le sanzioni accessorie verrebbero annotate direttamente nelle banche dati senza ulteriori adempimenti amministrativi, e le violazioni sarebbero notificate prioritariamente attraverso la piattaforma SEND, al domicilio digitale dell’utente o, in mancanza, al suo indirizzo di residenza.
REGOLE DI COMPORTAMENTO RIORGANIZZATE
Le attuali regole di comportamento, oggi frammentate e a tratti ambigue, verrebbero riordinate in modo organico nel Titolo II. Le condotte che violano obblighi, divieti o limitazioni sarebbero raccolte in appositi capi suddivisi per ambiti omogenei, distinguendo le norme applicabili a tutti gli utenti della strada da quelle rivolte a categorie specifiche, come cittadini, autotrasportatori o utenza vulnerabile. Nella definizione delle nuove regole assumerebbero inoltre maggiore rilievo i doveri di prudenza, attenzione e responsabilità, con l’obiettivo di rendere più evidente il legame tra i comportamenti degli utenti e la prevenzione degli incidenti.
SANZIONI PIÙ PROPORZIONATE E MENO VESSATORIE
Uno dei nodi centrali della riforma riguarda il sistema sanzionatorio, oggi giudicato complesso e non sempre coerente con la reale pericolosità delle violazioni. La proposta prevede che l’entità delle sanzioni sia riparametrata in base alla gravità della condotta e alla sua incidenza statistica sugli incidenti, con una riorganizzazione delle sanzioni principali da 82 a circa 21 fasce sanzionatorie, raccolte in un’unica tabella di consultazione che comprenderebbe anche le sanzioni accessorie e la decurtazione dei punti.
Verrebbe eliminato l’adeguamento biennale automatico all’inflazione, sostituito da un aggiornamento facoltativo attivabile solo in caso di variazione ISTAT superiore al 5%, e sarebbero ridotti gli incrementi sanzionatori applicati in caso di pagamento difforme dalle modalità previste.
I limiti edittali potrebbero inoltre variare caso per caso in base a parametri oggettivi, come la condizione di neopatentato, la guida di mezzi pesanti, il coinvolgimento di utenti vulnerabili o condizioni psicofisiche alterate.
Sul piano delle garanzie per i cittadini, si lavora a una riduzione da 90 a 30 giorni dei termini per la notifica dei verbali relativi agli accertamenti da remoto, a un potenziamento del ricorso al prefetto e a una disciplina più semplice dell’autotutela per chiedere l’annullamento dei verbali errati, con maggiore proporzionalità nei casi di piccoli errori di pagamento.
La piena efficacia delle sanzioni sarebbe infine garantita anche nei confronti dei titolari di patente straniera, con le sanzioni accessorie che incidono sulla patente applicate direttamente dall’organo accertatore, e con la possibilità di recuperare le sanzioni non pagate dagli stranieri nei cinque anni successivi alla violazione, anche attraverso la riscossione nei confronti di chiunque si trovi a circolare in Italia con il veicolo con cui è stata commessa l’infrazione.
PIÙ TUTELE PER PEDONI, CICLISTI E MOTOCICLISTI
Il nuovo Codice della Strada punterebbe a rafforzare la tutela dell’utenza vulnerabile attraverso misure sia preventive sia sanzionatorie. I comportamenti dei conducenti di autoveicoli nei confronti di pedoni, ciclisti e motociclisti verrebbero ridefiniti con norme pensate per rafforzare la sicurezza di chi è più esposto al rischio, mentre il casco diventerebbe obbligatorio per i ciclisti minori di 14 anni.
È prevista anche una disciplina organica dei veicoli di micromobilità, con l’introduzione della nuova categoria dei cicli a propulsione, distinta dalle biciclette anche elettriche a pedalata assistita: per questi mezzi, utilizzati spesso per le consegne a domicilio, sarebbero allo studio l’obbligo di casco e di contrassegno identificativo.
Per i motociclisti si lavora a maggiori protezioni in autostrada, tra cui la possibilità di utilizzare la corsia di emergenza in caso di incidenti o forti rallentamenti, sempre garantendo il passaggio dei mezzi di soccorso.
È allo studio anche l’introduzione, sulle autostrade e superstrade a tre corsie, della circolazione per file parallele, che consentirebbe di fatto il sorpasso a destra.
PATENTE A 17 ANNI E NOVITÀ PER L’AUTOTRASPORTO
Per agevolare l’accesso ai corsi e ai titoli di abilitazione alla guida professionale, la riforma anticiperebbe l’adeguamento alla nuova disciplina europea, che prevede l’abbassamento a 17 anni del limite di età per il conseguimento della patente B e C. Di conseguenza si anticiperebbe di un anno anche l’età minima per il conseguimento della Carta di Qualificazione del Conducente (CQC), necessaria per l’esercizio della professione di autotrasportatore.
Verrebbe inoltre introdotta la possibilità di condurre veicoli che richiedono la patente C anche senza il possesso della CQC, a condizione che il conducente sia iscritto a un corso di qualificazione iniziale, per un periodo limitato a un anno: una misura pensata per rispondere alle carenze professionali del settore, favorendo anche l’assunzione di personale straniero privo della corrispondente abilitazione.
STRETTA SUI VEICOLI SENZA ASSICURAZIONE E SU QUELLI ABBANDONATI
Tra le misure allo studio figura anche una linea più rigida nei confronti di chi circola senza assicurazione, attraverso controlli rafforzati basati sulle banche dati della Motorizzazione e l’introduzione del divieto di circolazione per i veicoli non regolarizzati. In caso di mancata regolarizzazione, al primo controllo su strada potrebbe scattare direttamente il sequestro del veicolo. Parallelamente si lavora a misure per contrastare il degrado urbano legato ai veicoli abbandonati.
DESTINAZIONE DEI PROVENTI DELLE SANZIONI
Il nuovo CdS promuoverebbe una destinazione vincolata dei proventi delle sanzioni, superando l’attuale sistema, differenziato e non sempre vincolato. Il 70% dei proventi sarebbe riservato all’ente proprietario della strada, da reinvestire in attività di potenziamento della sicurezza stradale, dalla segnaletica alla manutenzione, fino all’installazione di barriere di contenimento. Il restante 30% sarebbe invece devoluto all’ente accertatore, per le attività di controllo, accertamento e notifica.
AUTOVELOX E ALTRI DISPOSITIVI DI RILEVAZIONE A DISTANZA
La proposta di riforma del Codice della Strada introduce una distinzione più chiara tra le diverse tipologie di dispositivi di accertamento a distanza. I dispositivi omologati resterebbero necessari per le violazioni che comportano una misura, ad esempio del tempo, della distanza o della massa dei veicoli; i dispositivi approvati servirebbero invece per rilevare altre violazioni delle norme di comportamento, come l’obbligo assicurativo; i dispositivi di videosorveglianza continuerebbero a essere impiegati solo nelle ipotesi già previste dalla legislazione vigente, come il transito contromano in autostrada o l’abbandono di rifiuti.
L’utilizzo di questi strumenti resterebbe inoltre limitato alle strade diverse da autostrade ed extraurbane, e dovrebbe essere individuato dal prefetto con un apposito provvedimento, sulla base del livello di incidentalità e di specifiche esigenze di contrasto a violazioni sistematicamente ricorrenti.
NUOVI COMPITI PER GLI AUSILIARI DELLA POLIZIA STRADALE
Il ruolo degli ausiliari di polizia stradale, oggi limitato all’accertamento della sosta irregolare, verrebbe ampliato, previa specifica abilitazione, per far fronte alle carenze di organico della Polizia stradale. Gli ausiliari potrebbero essere impiegati nella regolazione degli incroci in assenza o in sostituzione dei semafori, o in situazioni di congestione stradale, oltre che nella segnalazione o rilevazione di incidenti con soli danni a cose su strade diverse da autostrade ed extraurbane principali. Le attività di accertamento vero e proprio resterebbero comunque in capo agli organi di polizia stradale.
MOBILITÀ E TUTELA DELLE PERSONE CON DISABILITÀ
La riforma riconoscerebbe e promuoverebbe il diritto alla mobilità delle persone con mobilità ridotta, agevolandone la circolazione e allo stesso tempo contrastando gli abusi legati al CUDE, il Contrassegno Unificato Disabili Europeo. Le norme di comportamento garantirebbero maggiore sicurezza a chi utilizza dispositivi e ausili per la mobilità, anche elettrici, con l’obiettivo di abbattere le barriere architettoniche che oggi ne impediscono la circolazione sui marciapiedi.
Sarebbe inoltre introdotto l’obbligo per i Comuni di aderire alla piattaforma CUDE: in caso di inottemperanza, i Comuni non potrebbero utilizzare i dispositivi di accertamento a distanza per le violazioni relative alla sosta riservata e alle ZTL. Regole e controlli sull’utilizzo del contrassegno disabili diventerebbero infine più stringenti, per prevenire e contrastarne l’uso improprio.
UNA RIFORMA ANCORA APERTA
Il quadro descritto rappresenta lo stato dei lavori così come emerso dai documenti diffusi dal Ministero e dal confronto avviato con operatori e associazioni di settore. Trattandosi di proposte in fase di consultazione, contenuti, tempistiche e persino alcune delle misure più specifiche potranno essere modificati nel corso dell’esame istituzionale e dell’eventuale iter parlamentare. Chi guida, lavora nel settore dei trasporti o si occupa di sicurezza stradale farà bene a seguire gli sviluppi ufficiali prima di considerare queste novità come definitive.
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Raffaele Dambra
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