Il delitto di Garlasco entra in una fase decisiva. La Procura di Pavia corre verso il 28 settembre, termine indicato per la chiusura delle indagini preliminari su Andrea Sempio, e punta a completare entro quella data una serie di nuovi approfondimenti tecnici. Tra questi c’è anche una consulenza psichiatrica sull’amico del fratello di Chiara Poggi, ma il vero scontro tra accusa e difesa continua a concentrarsi soprattutto sulle tracce fisiche della scena del crimine: Dna, impronta 33, scarpe e dimensioni del piede.
La Procura ha disposto quattro nuove consulenze proprio mentre il quadro accusatorio contro Sempio resta fondato su un insieme di elementi che dovranno superare il vaglio della difesa e, eventualmente, di un giudice. La consulenza psichiatrica è uno di questi tasselli, ma Sempio aveva già fatto sapere attraverso i propri legali di non voler partecipare volontariamente all’accertamento disposto dagli inquirenti.
Garlasco, il 28 settembre diventa la data chiave
La scadenza del 28 settembre rappresenta oggi il vero spartiacque dell’inchiesta. Entro quella data la Procura dovrà completare gli accertamenti e decidere se il materiale raccolto giustifica una richiesta di rinvio a giudizio oppure se il quadro resta insufficiente per sostenere l’accusa in un processo.
I pm stanno quindi completando quattro consulenze che dovrebbero entrare nel fascicolo nelle prossime settimane. È un passaggio delicato perché il nuovo procedimento riapre una vicenda già attraversata da sentenze contrastanti e da una condanna definitiva: Alberto Stasi resta infatti condannato in via irrevocabile a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.
La nuova indagine non cancella quella sentenza. Dovrà semmai dimostrare, con elementi autonomi e sufficientemente solidi, l’eventuale responsabilità di Sempio. Ed è proprio questa necessità a spiegare l’accelerazione degli accertamenti tecnici.
La consulenza psichiatrica su Sempio e il nodo dei soliloqui
Tra gli approfondimenti disposti dalla Procura figura una valutazione psichiatrica che punta a esaminare la personalità di Andrea Sempio e l’eventuale presenza di disturbi rilevanti ai fini investigativi. Il tema si intreccia inevitabilmente con i cosiddetti soliloqui registrati in automobile, diventati uno degli elementi più discussi della nuova inchiesta.
Una consulenza di questo tipo, però, non può trasformarsi in una prova di colpevolezza. Può aiutare gli investigatori a interpretare comportamenti, linguaggio e caratteristiche psicologiche, ma non sostituisce le prove materiali necessarie per attribuire un omicidio.
Anche per questo la difesa ha mantenuto una posizione fortemente critica e ha scelto di non sottoporre volontariamente Sempio alla valutazione.
Il vero scontro è sulle scarpe: 42 contro 44
Il fronte più concreto resta quello delle impronte di calzature trovate nella villetta di via Pascoli. La sentenza definitiva contro Stasi attribuì una delle tracce insanguinate a una scarpa Frau numero 42. La difesa di Sempio insiste invece da tempo su un dato: il suo assistito calza il 44 e avrebbe una pianta del piede troppo larga per essere compatibile con la suola che lasciò quelle impronte.
Armando Palmegiani, consulente della difesa, sposta l’attenzione proprio dalla lunghezza alla larghezza. Secondo le misurazioni utilizzate dagli stessi consulenti, il piede di Sempio avrebbe una larghezza compresa tra circa 11,5 e 12 centimetri. Per la difesa, quel dato renderebbe incompatibile il suo piede con la calzatura che produsse la traccia insanguinata.
Il tema non è nuovo. Già nel 2017 la taglia 44 di Sempio venne indicata come elemento potenzialmente incompatibile con le impronte numero 42 individuate nella villetta.
Ma la questione non si chiude con la semplice differenza numerica tra 42 e 44. Una traccia può dipendere dalla pressione, dall’angolo di appoggio, dal tipo di suola e dalla quantità di sangue presente. Per questo il confronto tra piede, scarpa e impronta dovrà passare attraverso valutazioni tecniche molto più complesse.
L’impronta 33 resta al centro dell’accusa
Accanto alle scarpe resta poi la celebre impronta 33 sulla parete vicino alla scala della cantina. La Procura considera questa traccia uno degli elementi più importanti dell’intero fascicolo.
Secondo una delle ricostruzioni investigative, Sempio avrebbe potuto lasciare l’impronta appoggiando la mano al muro dall’alto, senza necessariamente scendere lungo la scala. Questa ipotesi servirebbe a spiegare perché non risultino impronte di calzature attribuibili a lui lungo i gradini che portano verso il corpo di Chiara.
Anche qui la difesa contesta attribuzione e significato della traccia. Il processo, se arriverà, si giocherà inevitabilmente anche sulla capacità delle parti di dimostrare non soltanto a chi appartenga quell’impronta, ma quando e in quali circostanze sia stata lasciata.
Le impronte a “V” e il possibile passaggio di Stasi
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge il lavoro indipendente del grafico Mario Felici, mostrato in televisione, secondo cui alcune impronte a forma di “V” potrebbero essere compatibili con le suole delle Lacoste indossate da Alberto Stasi.
L’ipotesi è che Stasi possa aver lasciato quelle tracce quando entrò nella villetta e scoprì il corpo, non durante l’omicidio. Se un accertamento tecnico ufficiale confermasse questa possibilità, il dato potrebbe modificare l’interpretazione di una parte della scena del crimine.
Ma al momento resta un’analisi indipendente, non una conclusione giudiziaria acquisita. E proprio su questo punto l’ex comandante del Ris Luciano Garofano ha sollevato una domanda semplice: se alcune tracce appartenessero a Stasi, dove sarebbero le altre necessarie a ricostruirne l’intero percorso?
Quattro consulenze per capire se esiste davvero un caso contro Sempio
Il 28 settembre, quindi, non rappresenta soltanto una scadenza burocratica. Entro quella data la Procura dovrà capire se il mosaico costruito in questi mesi regge davvero.
Dna sotto le unghie di Chiara, impronta 33, soliloqui, ricostruzione della dinamica, scarpe e dimensioni del piede: ogni elemento dovrà trovare una collocazione coerente e resistere alle obiezioni della difesa.
Il punto più delicato resta proprio questo. La nuova indagine su Andrea Sempio non può vivere soltanto di suggestioni o incompatibilità con la vecchia ricostruzione. Per arrivare a processo serve un quadro capace di sostenere un’accusa autonoma e concreta.
Tra meno di due mesi la Procura dovrà scegliere. E a quel punto si capirà se le quattro nuove consulenze avranno rafforzato davvero il fascicolo o se il delitto di Garlasco resterà ancora sospeso tra una sentenza definitiva e una nuova verità investigativa che cerca conferme.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione Cronaca
Source link



