Bigino del misconosciuto o PiùDove non chiaro


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Bigino del misconosciuto o PiùDove non chiaro

di lorenzo merlo ekarrrt – 050826

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Bigino provocato dalla frequente storpiatura di identità di alcuni concetti, deformati dal giogo del luogo comune, del misconosciuto e, sostanzialmente, da una lettura-interpretazione diretta, letteraria, materialista e meccanicista.

 

Qui ed ora

Qui ed ora esprime la relazione con la realtà vicina e lontana, non priva di interpretazione personale, ma priva del nostro accredito a tale interpretazione. Marca quindi la consapevolezza dell’esistenza della realtà come interpretazione e proiezione di noi e delle nostre paure ed esigenze. Uno stato mentale e inconsapevolmente immaginifico che ci prende l’intero orizzonte, nei confronti del quale reagiamo.

Nel qui ed ora sussiste invece l’accettazione, l’osservazione del nostro comportamento e pensiero e, soprattutto, l’origine di questi, più o meno egocentrica ed interessata.

 

Illuminazione

Illuminazione è banalmente accendere la luce su un buio che era con noi. Anche se il termine è comunemente impiegato in ambito evolutivo esistenziale, esso è disponibile anche per definire la ricreazione di qualunque concetto e la relativa osservazione della sua presenza nella realtà. Può prestarsi dunque quando comprendiamo le ragioni del galleggiamento di un natante, così come quando arriviamo ad impiegare opportunamente il concetto di sistema o di Uno.

Dal momento dell’illuminazione nulla della realtà risulta formalmente differente da prima, sebbene tutta non sia più la stessa. Relazione, interpretazione, significato, simbologia e potere mutano. Illuminazione è anche quindi dominio. In ambito evolutivo allude alla libertà dal conosciuto (1), ovvero dalla fede nei dogmi culturali e, più precisamente, dall’idea che l’esistenza sia esaurita in essi.

Secondo la tradizione buddhista, il bodhisattva è colui che si è definitivamente emancipato dalle imposizioni dell’io, che ha interrotto il ciclo del karma.

 

Amore incondizionato

Benevolenza è sinonimo di amore incondizionato. È un amore che implica uno stato d’animo verso la realtà e il prossimo scevro da tornaconti e aspettative. In esso è presente il rispetto e l’accettazione, come nell’amore interessato è latente il possesso e la pretesa. Il valore esistenziale implicito nella realizzazione dell’amore incondizionato è la contemporanea reificazione del rispetto e dell’emancipazione dal proprio io, il quale, non viene a svanire, ma semplicemente a non prevaricarci più o, meglio ancora, a permetterci di assistere a quando ciò avviene e a quando ne siamo effettivamente liberi.

 

Monastero o ashram

Monastero, ashram, ritiro, eremo eccetera rappresentano formalmente un ambito territoriale e relazionale dove meglio coltivare la propria ricerca. Sono perciò una specie di ovulo o di campo di allenamento. Il loro potenziale di conforto è energeticamente identico a quello che cerchiamo tra amici, conoscenti, famiglia, luoghi, letture, interessi. Essenzialmente campi mentali riservati, ove inseguire le nostre aspirazioni.

 

Risveglio o epifania

L’eureka che si vive in occasione di un’illuminazione anche piccola, come, per esempio, la divisione in aritmetica, ha la medesima qualità di ogni altra che può accaderci. Ogni presa di coscienza, ogni astrazione di insiemi, ogni osservazione dell’azione dei poteri che agiscono su noi e il prossimo, ogni consapevolezza sull’arbitrarietà e autoreferenzialità di ciò che scambiamo per verità universale da diffondere con crociate d’ordine vario.

 

Io

L’io è una struttura storica nella quale ci identifichiamo. Osservando le differenze formali di altri io, crediamo di essere assolutamente individui distinti e separati dal resto del mondo, del cosmo, della realtà. Credendoci il nostro io, per questo lottiamo e lo difendiamo. A lui devolviamo l’intera capacità energetica di cui disponiamo. L’io può, anche e meglio, essere rappresentato come un parassita despota che si nutre di noi e ci impone il suo volere. Avvedersi di tutto ciò può essere detto risveglio o illuminazione.

Da precisare che non si tratta di non avere un io ma di arrivarne all’emancipazione, affinché si possa prendere coscienza che dietro alle sue maschere si nasconde il nostro sé.

 

Il sé è la nostra reale identità, spesso celata dalle mode e dallo spirito del tempo, della famiglia, delle morali eccetera. Se nell’io risentiamo dell’oscillazione di forze esterne, nel sé abbiamo a disposizione un timone in grado di tenere la rotta in ogni circostanza. Riconoscere il proprio sé, quello che Jung chiama individuazione, è forse l’avvio di una capacità e precisione di discernimento ignota a chi crede di essere il proprio io. Un esempio ci viene dalla fotografia. Tutti i fotografi iniziano mossi da un fascino occulto che li porta a scattare. Tutti rimangono più o meno insoddisfatti dalle proprie immagini fino al momento in cui non riconoscono la propria fotografia. Da quel momento tralasciano certe riprese per dedicarsi a quelle corrispondenti al proprio talento, al proprio sé.

 

Uno

Riconoscere l’Uno in ogni frammento di realtà che la coscienza ci offre è sentire e essere il Sé universale. Un’esperienza che rende le sue sorelline storiche tanto tralasciabili quanto da intendere necessarie all’evoluzione e all’illuminazione.

 

Egregore

Un’egregora è una matrice di realtà, a sua volta dai noi inconsapevolmente creata. Il film The Truman Show torna utile per figurarne l’architettura. Il giovane Truman Burbank – come tutti noi – cresce in un ambiente che considera la vera realtà. Morale, convinzioni, consuetudini, paure, doveri, ossessioni, educazioni, sono tutte egregore acquisite e/o create che, come una gabbia, contengono l’immaginario di Truman il quale, giocoforza, è occultamente costretto a replicare e, così, a perpetuare l’esistente. Tuttavia, ad un certo momento, per vicende, riflessione e arguzia, si trova ad unire i puntini in un modo estraneo e nuovo rispetto a quello acquisito, dato per scontato, vero, certo, mai discusso. Ne emergono nuove prospettive e interpretazioni che lo conducono a verifiche fino alla scoperta dell’egregora che era stata costruita intorno a lui per farne un intrattenimento. È il momento in cui il bompresso della barca buca il cielo, fittizio orizzonte della sua realtà. C’è silenzio assoluto. Nel momento in cui Truman, mimetizzata nel cielo disegnato, trova la porta per uscire dall’impalcatura scenografica, sente una voce venire dall’alto:

Si volta e guarda in su.

  • Chi sei tu?
  • Sono il creatore di uno show televisivo che esalta milioni di persone.
  • E io chi sono?
  • Tu sei la star.
  • Non c’era niente di vero?
  • Tu eri vero, per questo era così bello guardarti […] nel mio mondo tu non hai niente da temere. Tu hai paura per questo non puoi andare via. Ho seguito ogni istante della tua vita. Ho seguito quando sei nato. Ho seguito i tuoi primi passi, il tuo primo giorno di scuola, quando hai perso il tuo primo dentino. Come fai ad andartene? Il tuo posto è qui con me […]. Truman, dì qualcosa.

Il risveglio di Truman esalta il pubblico, ignaro di vivere dentro un congenito pastone di egregore identico a quello che sta vedendo in tv.

  • Caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buona sera e buona notte. [È la formula ritornello che si ripete lungo tutto il film, più di altro, identificativa di Truman. NdA].

 

Forma-pensiero

Se la realizzazione di un’egregora può essere una moda, la weltanshauung di un momento storico e quindi corrispondere a un dominio sociale, comunque più ampio dell’individuale, la forma-pensiero potrebbe avere come sinonimo il concetto di ossessione. Pulire tutto in casa o in macchina, impedire che un solo granello di sabbia passi dalla spiaggia al pavimento o al tappetino è un dovere dettato da una forma pensiero. Dedicarsi anima e corpo alla carriera, patendo eventuali insuccessi, è dimenarsi entro una forma-pensiero. Pensare che qualcuno sia responsabile dello stato in cui ci troviamo è una forma-pensiero che, tra l’altro, nega l’accesso alla creatività – che richiede libertà – alla soluzione del problema che, guarda a caso, corrisponde sempre ad una evoluzione esistenziale. A sua volta implicante l’accettazione della propria condizione, la forza per cambiarla, la dismissione dell’accusa.

 

Magia

La definizione del concetto comunemente impiegata è piuttosto raccapricciante rispetto al suo significato profondo che altro non è che potere. Per praticare il potere è necessario vedere le forze sottili o energetiche che agiscono nelle relazioni. Per esempio chi vede le ragioni di un fascino, quelle di un’offesa, di un’umiliazione, di un gesto d’amore può riconoscere diversi aspetti importanti della persona o persone che ne risentono o che li provocano e realizzano. Allora si constata la magia che tutto pervade, non a caso chiamata scienza suprema dai ricercatori dello stato esistenziale.

L’accredito che diamo a un simbolo, a una persona, a un telegiornale, a un libro, a una visione comporta un seguito, le cui ragione sono energetiche, sottili, magiche.

La realizzazione di un miracolo ha carattere magico, che comporta la fuoriuscita dal cerchio di gesso – egregora e forma-pensiero – che subivamo e avevamo tracciato intorno a noi. Quella di un oracolo, di orientare la nostra attenzione-energia, affinché il rischio di realizzazione della predizione sia massimo.

 

Karma

Ciò che ci colpisce negativamente e ciò che, al contrario, ci riempie di vanagloria lasciandoci pensare d’essere stati superiori, più furbi e forti, rappresenta ciò che viene detto karma in quanto, a causa della verità che tutto si muove, eventi di pari valori torneranno a essere notati e a colpire l’autore dell’atto e del pensiero che ci aveva offesi o esaltati. Un ciclo che andrà a ripetersi finché non avviene il pentimento per quanto fatto e l’assunzione di responsabilità per quanto ci è toccato subire. Senza tale evoluzione esistenziale il karma, cioè il male, permarrà nell’esistenza e seguiteremo a chiamarlo sfortuna.

 

Coscienza

Anche se la coscienza sembra essere e contenere tutto, essa non è che la superficie secolare di noi. Come il mare si increspa, monta e diviene burrascoso soltanto in superficie, così la coscienza. Dunque scambiandola per la verità da seguire e rispettare, si commette l’errore evolutivo che impedisce di constatare quanto quelle variazioni siano tanto arbitrarie quanto identiche a quelle di chiunque altro.

La realtà storica, presente soltanto nella coscienza, svanisce in caso di meditazione e l’importanza che le tributiamo scompare nel riconoscimento che si tratta di un nostro vezzo al quale tributiamo verità assoluta.

 

Accettazione

Accettazione non ha nulla a che vedere con la rinuncia alla lotta. Ha, invece, tutto a che vedere con la realizzazione del mantenimento del nostro migliore stato esistenziale.

Nell’accettazione di quanto avviene nella vita, oltre alla benevolenza, ha spazio la gratitudine e perciò ciò che i cattolici chiamano provvidenza. All’opposto, privi delle consapevolezze necessarie all’accettazione la realtà è spesso arcigna, la montagna assassina e il pensiero pesante.

 

Resilienza

Resilienza allude al mantenimento dell’imperturbabilità del nostro migliore stato e quindi alla disponibilità della nostra migliore forza. Nella resilienza l’autoindulgenza, tipica volontà dell’io che ci spinge a desistere, non ha spazio. Per la realizzazione della resilienza tornano utili la meditazione e la contemplazione, due dimensioni che travalicano l’io.

 

 

 

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Lorenzo Merlo

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