Mediaset gli ha chiesto 160 milioni di euro di danni, il Tribunale gli ha imposto di rimuovere alcuni contenuti dedicati ad Alfonso Signorini e il suo format ha perso la continuità che lo aveva trasformato in un fenomeno nazionale. Nel frattempo Corona ha raccontato di essere stato ricoverato più volte, si è dedicato al figlio Thiago e ha annunciato di voler fondare un movimento politico chiamato Falsissimo, arrivando a stimarne il consenso intorno al 3,5 per cento. Sullo sfondo resta il 28 settembre, quando Giorgia Meloni dovrebbe testimoniare nel processo per diffamazione che vede l’ex re dei paparazzi imputato. Più che una scomparsa, potrebbe essere la preparazione del prossimo assalto mediatico.
Per mesi Fabrizio Corona ha occupato ogni centimetro disponibile del panorama mediatico italiano. Non aveva un programma televisivo, non conduceva un talk show e non dirigeva una grande testata, eppure riusciva a imporre i propri temi alla televisione, ai giornali e ai social network con una forza che molti protagonisti dell’informazione tradizionale potevano soltanto invidiargli. Ogni puntata di Falsissimo produceva milioni di visualizzazioni, apriva un caso, provocava smentite, querele, comunicati aziendali e inseguimenti televisivi. Corona non si limitava più a raccontare il gossip: pretendeva di trasformarlo in un contro-potere capace di giudicare conduttori, dirigenti, editori, politici e magistrati.
Poi il rumore si è abbassato. Le puntate sono diventate più irregolari, alcune sono state eliminate dalle piattaforme, la sua presenza quotidiana si è rarefatta e l’uomo che aveva costruito il proprio ritorno sull’occupazione permanente della scena sembra essersi improvvisamente ritirato dietro le quinte. Parlare di scomparsa sarebbe eccessivo, perché Corona continua a intervenire, a partecipare a eventi e ad annunciare progetti. È però evidente che la fase dell’assalto quotidiano si sia interrotta. La domanda, dunque, non è soltanto che fine abbia fatto, ma che cosa stia preparando mentre il pubblico guarda altrove.
La guerra con Mediaset ha trasformato “Falsissimo” in un campo giudiziario
La prima risposta si trova nei tribunali. All’inizio del 2026 il format di Corona è entrato in collisione frontale con Alfonso Signorini e con Mediaset. Il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso del giornalista, ordinando la rimozione dei contenuti contestati e fissando una penale di duemila euro per ogni violazione e per ciascun giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento. A Corona sono state inoltre addebitate spese legali superiori a novemila euro.
A quel provvedimento è seguita l’offensiva del Biscione. Mediaset ha annunciato un’azione civile da 160 milioni di euro contro Corona e le società a lui riconducibili, contestando danni reputazionali e patrimoniali derivanti dai contenuti pubblicati attraverso Falsissimo. La cifra, qualunque sarà l’esito della causa, dà la misura del livello raggiunto dallo scontro: non una lite tra personaggi televisivi, ma una guerra economica e giudiziaria tra uno dei maggiori gruppi editoriali italiani e un comunicatore indipendente che aveva deciso di colpirlo nel suo punto più sensibile, la reputazione dei volti e dei vertici aziendali.
La rimozione di alcuni episodi, le contestazioni per violazione del copyright e la pressione esercitata sulle piattaforme hanno inevitabilmente modificato la libertà di manovra del format. L’ultima puntata dedicata al caso Signorini era stata rimossa dopo un’iniziativa di Mediaset, mentre Corona aveva annunciato ricorsi e nuove pubblicazioni. Successivamente aveva promesso un ultimo capitolo con materiale inedito, precisando che avrebbe poi lasciato alla magistratura il compito di proseguire gli accertamenti.
Il rallentamento di Falsissimo, dunque, non nasce dal venir meno dell’interesse del pubblico. Nasce anche dalla necessità di combattere contemporaneamente su troppi fronti, con ogni nuova pubblicazione destinata a produrre conseguenze legali, economiche e personali sempre più pesanti.
La malattia, i ricoveri e una vita familiare che non è più quella di prima
Alla pressione giudiziaria si è aggiunto un problema che Corona ha raccontato in prima persona. Nel febbraio scorso, durante un intervento radiofonico, ha dichiarato di soffrire di una malattia che non riusciva a curare, di essere stato ricoverato più volte e di convivere da circa due mesi con una condizione fisica che rendeva ogni attività più faticosa. Non ha fornito una diagnosi precisa, ma le sue parole sono state sufficientemente nette da escludere che si trattasse di una semplice indisposizione passeggera.
Anche la sua vita privata è profondamente cambiata. Corona è diventato nuovamente padre con la nascita di Thiago, avuto dalla compagna Sara Barbieri. Il bambino aveva già attraversato un ricovero per una bronchiolite nei primi mesi di vita, episodio che Corona aveva raccontato con toni molto lontani dalla corazza pubblica con cui affronta normalmente il mondo.
A questo si aggiunge il rapporto con il figlio maggiore Carlos, sul quale Corona è tornato pubblicamente nel giugno scorso raccontando la diagnosi di sindrome di Asperger e le difficoltà quotidiane della famiglia. Anche questo passaggio ha mostrato una parte privata molto diversa dal personaggio aggressivo e provocatorio di Falsissimo.
Sarebbe ingenuo immaginare una conversione definitiva alla tranquillità domestica. Fabrizio Corona non ha mai costruito la propria vita attraverso svolte lineari e rinunce permanenti. Tuttavia, tra una malattia ancora da chiarire, due figli con esigenze molto diverse e una quantità crescente di procedimenti, il tempo dell’esposizione senza limiti potrebbe essersi temporaneamente concluso. Non per prudenza, ma perché perfino chi vive trasformando ogni conflitto in spettacolo deve scegliere quali guerre combattere.
Il partito “Falsissimo” non è una voce: Corona lo ha annunciato pubblicamente
Anche il progetto politico non può più essere liquidato come una semplice indiscrezione. Corona ne ha parlato pubblicamente in diverse occasioni, dichiarando di voler fondare un movimento e di candidarsi alle elezioni del 2027. Durante il suo tour ha indicato perfino il nome della futura formazione: Falsissimo, lo stesso marchio con cui ha costruito la propria nuova identità editoriale.
In altre apparizioni ha sostenuto che la capacità di mobilitazione del suo sistema mediatico supererebbe quella di diversi partiti, rivendicando decine di milioni di interazioni e affermando che, qualora i suoi canali venissero definitivamente chiusi, potrebbe trasformare il seguito digitale in una lista civica.
Corona si è spinto anche a quantificare il possibile consenso della propria formazione, indicandolo intorno al 3,5 per cento. È una stima personale, priva al momento di qualsiasi riscontro elettorale e tutta da verificare, ma non è un dettaglio irrilevante: significa che nella sua testa il progetto non si limita a una provocazione o a una candidatura simbolica. La soglia indicata sarebbe sufficiente, a seconda della legge elettorale, a trasformare Falsissimo in un piccolo soggetto parlamentare capace di condizionare coalizioni e maggioranze.
La politica rappresenterebbe inoltre il terreno ideale per il personaggio che Corona ha costruito: il cittadino contro il sistema, il perseguitato contro i poteri costituiti, l’uomo che sostiene di conoscere segreti e ipocrisie della classe dirigente e che promette di portare nelle istituzioni il linguaggio diretto con cui ha conquistato milioni di spettatori. Trasformare quel seguito in voti sarebbe però un’altra cosa. Le visualizzazioni misurano la curiosità, non necessariamente la fiducia; l’indignazione produce pubblico, ma non sempre produce consenso stabile; il personaggio antisistema può attrarre elettori, ma deve poi costruire candidati, strutture territoriali, programma e classe dirigente.
Corona potrebbe sapere perfettamente tutto questo e utilizzare la politica come ulteriore estensione del proprio racconto. Oppure potrebbe essere davvero convinto di avere trovato il passaggio successivo della propria metamorfosi. Nel suo caso le due ipotesi non si escludono: la provocazione è sempre stata il modo con cui prepara le mosse reali.
Il 28 settembre, Meloni e Corona nello stesso tribunale
La data destinata a riportarlo inevitabilmente al centro della scena è il 28 settembre. Quel giorno Giorgia Meloni ha dato la propria disponibilità a comparire davanti al Tribunale di Milano come testimone e parte civile nel processo che vede imputati Fabrizio Corona e un altro uomo per diffamazione aggravata. Il procedimento nasce da un articolo pubblicato nell’ottobre 2023 su Dillinger News, nel quale si attribuiva alla presidente del Consiglio una relazione sentimentale con l’ex deputato di Fratelli d’Italia Manlio Messina, anche lui costituito parte civile.
Giuridicamente sarà un processo per diffamazione. Mediaticamente sarà il presidente del Consiglio contro il più celebre provocatore italiano, due figure diversissime ma accomunate dalla capacità di governare la comunicazione, polarizzare il pubblico e trasformare ogni scontro in una prova di forza. Per Corona potrebbe diventare l’occasione più importante degli ultimi anni: un’aula di tribunale, Giorgia Meloni a pochi metri, televisioni e giornalisti in attesa e la possibilità di presentarsi ancora una volta come l’uomo che affronta il potere senza arretrare.
Pensare che possa sprecare un appuntamento simile sarebbe contrario a tutto ciò che sappiamo di lui. Corona ha trasformato arresti, processi, condanne, scarcerazioni, relazioni sentimentali e fallimenti economici in capitoli di una narrazione infinita, nella quale il confine tra la vita reale e il prodotto mediatico è sempre stato quasi inesistente. Il 28 settembre gli offrirà una scena che nessun ufficio stampa avrebbe potuto costruire: non una premier evocata in un video, ma Giorgia Meloni realmente chiamata a deporre nel processo che lo riguarda.
Il silenzio potrebbe essere soltanto la rincorsa
È dunque possibile che Fabrizio Corona sia stato semplicemente travolto dalle conseguenze di Falsissimo, dalle cause, dalla salute e dalla nuova dimensione familiare. È altrettanto possibile, però, che stia facendo ciò che gli è sempre riuscito meglio: sottrarsi per un periodo, lasciare che la curiosità cresca e tornare quando l’attenzione può essere moltiplicata da un evento già scritto nel calendario.
La politica gli offre un nuovo personaggio da interpretare, quello del tribuno digitale che pretende di trasformare i follower in elettori. Il processo con Giorgia Meloni gli offre un palcoscenico nazionale. Le cause contro Mediaset gli permettono di continuare a raccontarsi come un Davide assediato da un gigante editoriale. I problemi di salute e la paternità aggiungono al personaggio una vulnerabilità che per anni aveva cercato di nascondere. Tutti i fili della sua vita sembrano convergere verso una nuova fase.
Che cosa stia realmente architettando resta impossibile saperlo. Ma una certezza esiste: Fabrizio Corona non ha mai accettato di uscire dal panorama italiano in silenzio. Quando sembrava finito ha trovato un nuovo linguaggio; quando la televisione gli ha chiuso le porte ha costruito il proprio canale; quando il gossip tradizionale non gli bastava più lo ha trasformato in un format di denuncia. Adesso che quel format è stretto tra divieti, cause e richieste risarcitorie, la politica e il tribunale possono diventare i nuovi luoghi della rappresentazione.
Il 28 settembre scopriremo se davanti a Giorgia Meloni arriverà un imputato deciso soltanto a difendersi oppure il Fabrizio Corona di sempre, pronto a trasformare anche il processo più pericoloso della propria vita nell’inizio del prossimo spettacolo.
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