È arrivata la decisione che molti aspettavano. Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso d’urgenza ex articolo 700 c.p.c. presentato da un gruppo di iscritti contro +Europa e la sua dirigenza, obbligando l’attuale vicepresidente facente funzioni dell’Assemblea a inserire nell’ordine del giorno della seduta del 10 agosto l’elezione del nuovo presidente dell’Assemblea. Un passaggio che, di fatto, sblocca la partita rimasta congelata dopo le dimissioni di Agnese Balducci, che aveva lasciato a seguito di una richiesta di sfiducia nei suoi confronti votata da più della metà dei membri dell’Assemblea.
Lo scontro dentro +Europa è esploso mesi fa e non si è mai spento. Ad aprile l’Assemblea aveva approvato con 52 voti su 100 una mozione, presentata dal presidente del partito Matteo Hallissey e da Benedetto Della Vedova, che chiedeva l’azzeramento della segreteria e la convocazione del congresso anticipato. La motivazione politica? La necessità di restituire agli iscritti la scelta della linea politica ed elettorale del partito, ormai spaccato in tre: chi lo vorrebbe far confluire dentro Casa Riformista, chi immagina una lista insieme a Progetto Civico e al PSI e chi vorrebbe l’uscita del partito dal campo largo per aprire al nuovo polo europeista animato da Calenda, Picierno, Marattin e dall’ex vicesegretario di +E Falasca. La mozione Hallisey-Della Vedova era però stata dichiarata “non legittima” dall’allora presidente dell’Assemblea, sulla base dell’interpretazione statutaria secondo cui il congresso si tiene ogni tre anni salvo una sfiducia votata da almeno i due terzi dell’Assemblea, morte o impossibilità del segretario.
Il secondo round è andato in scena a maggio. Dopo le dimissioni di Balducci, Hallissey e Della Vedova hanno provato a far eleggere un nuovo presidente ma sono stati bloccati da Magi, che ha di fatto impedito la votazione; a quel punto, forti dei numeri, hanno bloccato a loro volta la proposta di bilancio consuntivo presentata dalla tesoriera Carla Taibi. Da qui la scelta della via giudiziaria. A farlo è stata l’opposizione interna, nel frattempo diventata maggioranza nel partito, che ha depositato un ricorso ex art. 700 al Tribunale di Roma. La posta in gioco va oltre gli equilibri interni: il partito non ha depositato entro il 15 luglio il bilancio, perché l’Assemblea lo aveva bocciato e mancava il verbale di approvazione, con la Commissione di garanzia che ha concesso un’ultima proroga al 31 ottobre: se a quella data il bilancio non sarà depositato, +Europa rischia di perdere il 2×1000 e di essere cancellata dal registro nazionale dei partiti.
L’ordinanza sull’ordine del giorno del 10 agosto è dunque il tassello che la nuova maggioranza attendeva per rimettere in moto gli organi del partito e uscire dallo stallo. Nell’area dei ricorrenti la soddisfazione è evidente. “Magi non può più fare orecchie da mercante, ora deve solo rispettare la legge”, commenta un dirigente che preferisce restare anonimo. “Brutto colpo per lui e per chi voleva usare +Europa come strumento per irrobustire la creatura di Onorato e Bettini”, commenta un altro. Dall’altra parte, il segretario ha sempre derubricato lo scontro a fisiologia della vita di partito. “Come accade in tutti i partiti, in particolare in quelli autenticamente democratici, e ancor più con l’avvicinarsi delle elezioni, anche +Europa è attraversata da un confronto interno vivace e articolato”, aveva dichiarato Magi.
“Se +Europa va a congresso, la vera contrapposizione non potrà certo essere quella tutta interna al campo largo tra chi vuol fare la lista con Renzi e chi la vuol fare con Onorato”, commenta Piercamillo Falasca, oggi promotore della piattaforma centrista Europeisti.eu: “Che piaccia o meno, la questione che si porrà sarà quella tra chi ritiene che le istanze europeiste debbano star fuori dall’attuale campo largo dominato da Giuseppe Conte e chi si accontenterà di fare la figlia di fico liberale di una coalizione ormai filorussa. Se non sarà questo il dibattito congressuale, sarà un congresso finto”.
Lo strascico si è spostato anche sui social. Sotto un post del profilo ufficiale di +Europa, un iscritto ha colto l’occasione del compleanno del segretario per punzecchiarlo con una battuta al vetriolo: “Riccardo tanti auguri di buon compleanno di cuore. Voglio strafare, non ti auguro 100 ma 700… di questi giorni!”. Un riferimento nemmeno troppo cifrato proprio a quell’articolo 700 del codice di procedura civile che, in queste ore, complica non poco i piani della segreteria. Ne sapremo presto di più.
La replica di Riccardo Magi
Riportiamo la replica del segretario di Più Europa Riccardo Magi: “Ben venga l’elezione di un nuovo presidente dell’Assemblea che si sarebbe comunque tenuta tra pochi mesi. Il nuovo o la nuova presidente avrà la responsabilità di condurre l’organo assembleare di Più Europa nel rispetto del nostro Statuto e delle decisioni dell’ultimo Congresso. Per questo vale la pena ricordare che pochi giorni fa il tribunale di Roma ha emesso una sentenza che ha respinto integralmente i ricorsi promossi contro le deliberazioni del Congresso Nazionale del 7-9 febbraio 2025 e gli atti conseguenti. Tale decisione ha confermato la correttezza dell’operato degli organi del partito, democraticamente eletti e la piena legittimità del percorso congressuale che ha portato al regolare svolgimento del Congresso nazionale del febbraio 2025. Chi solo oggi si fa paladino delle legalità statutaria del partito o di quella stabilita con le sentenze dovrebbe fare attenzione a considerarle tutte e non solo quelle che più gli aggradano così come dovrebbe rispettare le deliberazioni di tutti gli organi del partito: dell’Assemblea e, a maggior, ragione del Congresso. C’è chi lavora nel partito e per il partito ogni giorno e chi invece punta a spaccarlo per regalarne pezzi a questo o quell’altro offerente. Purtroppo non è una novità. La linea di questa dirigenza è sempre stata cristallina: provare a costruire l’alternativa che può vincere sulle destre di Meloni, Salvini e Vannacci. Un primo polo europeista e progressista, non un terzo polo complice della vittoria degli antieuropei e dei sovranisti”.
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Eleonora Tiribocchi
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