‘“L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti della Costituzione”. L’articolo 1 parla chiaro, ma ci si ferma alla ritualità..Eppure la Basilicata ha a che fare con il problema del caporalato da sempre, ma a livello istituzionale c’è una indifferenza e un silenzio che preoccupano insieme al mancato avvio di strutture come quelle di Boreano e Gaudiano , che dovrebbe garantire un minimo di accoglienza decente ai migranti durante le campagne stagionali di raccolta e contenere lo sfruttamento dei caporali. La vicenda dei pakistani rinchiusi in un auto alla quale era stato dato fuoco, lungo la costa Jonica calabrese, non ha avuto alcuna eco ufficiale dalle nostre parti, sopratutto durante le celebrazioni per gli 80 anni della Costituzione. Legalità, giustizia, diritti, tutele ? Finite nel nulla e Pietro Simonetti, animatore del Cseres, nel denunciare tanta indifferenza, insensibilità, che fanno il paio con le morti bianche e gli incidenti sul lavoro, tema sul quale il Governo continua a non intervenire sulle cause, chiede una bonifica della vita pubblica e una presa di posizione netta su questi temi. Mica facile. Ipocrisia e questione morale viaggiano a velocità diversa in una Basilicata che sta perdendo opportunità e la sua unica risorsa per il future: i giovani. Serve una svolta, a cominciare dalle forze progressiste. Servono buon senso, coraggio, volontà. La Costituzione si difende e si applica cominciando da qui.
LE RIFLESSIONI DI SIMONETTE
La Basilicata delle stragi e dei caporali,del declino democratico,economico e sociale
La seconda barbara strage di lavoratori ,adesso pachistani bruciati vivi, non effettuata dai caporali che controllano l’area metapontina non ha trovato nessuna condanna della Regione Basilicata,nemmeno una interrogazione che non se nega a nessuno.Scarsa l’attenzione delle forze politiche a partire dalla sinistra,rituali le reazioni delle parti sociali.L’omicidio di Amendolara dei lavoratori che tornavano dal lavoro nel Metapontino e’stato ignorato anche nelle celebrazioni del 2 giugno sulla Costituzione fondata sul lavoro.
Ormai trionfa l’abitudine alle stragi:nessun cordoglio,nessuna fiaccolata,regna il selenzio mentre permane la protervia della Giunta regionale che blocca da cinque anni la realizzazione hei Centri di accoglienza stagionali di Scanzano,Boreano e Gaudiano,450 posti con tutte i servizi finanziati dalla UE.
La Basilicata vive una crisi profonda di rappresentanza, partecipazione e sviluppo. Ma oggi non è in discussione soltanto la crescita economica della regione: è in discussione la sua stessa tenuta sociale, industriale e territoriale. Dopo anni di propaganda e gestione del potere, la Basilicata rischia di perdere contemporaneamente lavoro, popolazione, risorse strategiche e ruolo nazionale.
Le recenti elezioni dimostrano che esiste ancora uno spazio politico enorme per una proposta credibile, popolare e radicata nei territori. Ma non bastano più slogan, comunicati sterili, aperitivi politici o civismi di facciata dietro cui si nascondono trasformismi, consorterie e vecchie classi dirigenti senza identità. Serve una rifondazione democratica del Partito Democratico, capace di riportare i cittadini dentro la politica reale.
Il modello costruito attorno al petrolio è arrivato al capolinea senza che sia stata preparata una vera alternativa industriale. Le estrazioni hanno prodotto dipendenza economica senza costruire sviluppo autonomo e duraturo. Allo stesso tempo, la Basilicata rischia di perdere persino il controllo delle proprie risorse idriche, tra crisi degli invasi, criticità infrastrutturali e gestione frammentata di dighe e sorgenti strategiche.
Anche il vertiginoso ridimensionamento di Stellantis, metà dell’organico ha scelto l’esodo incentivato,rappresenta il simbolo di una regione lasciata sola, senza una strategia pubblica capace di governare la transizione industriale, tecnologica ed energetica. La Basilicata non può continuare a essere territorio di sfruttamento per multinazionali, incentivi pubblici e rendite senza ritorno per le comunità locali e zona franca per la criminalità organizzata e del caporalato.
Nel frattempo è stato raccontato un modello turistico spesso più propagandistico che strutturale: grandi narrazioni, ma basso impatto reale su occupazione stabile, permanenza media, infrastrutture e rilancio delle aree interne. A questo si aggiunge un elemento gravissimo: settori strategici come turismo, cultura, spettacolo ed economia del mare sono stati più volte funestati da pesanti indagini antimafia e da opacità che hanno indebolito la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella politica.
Per questo serve anche una grande bonifica della vita pubblica. Se si vuole davvero riavvicinare i cittadini alla politica, bisogna rompere definitivamente con ambiguità, frequentazioni equivoche, sistemi relazionali opachi e logiche di potere che hanno compromesso credibilità e autorevolezza delle istituzioni. La questione morale non è un tema secondario: è la condizione necessaria per ricostruire fiducia democratica.
Serve una vera vertenza Basilicata fondata su temi concreti: acqua, industria, transizione energetica, infrastrutture, università, ricerca, lavoro qualificato,vera lotta contro il caporalato e difesa dei territori. Università e fondi europei devono produrre innovazione, risultati e opportunità, superando logiche assistenziali e autoreferenziali.
Il Partito Democratico,le forze progressiste, dovrbbero tornare a essere una comunità politica aperta, popolare e presente nei territori, capace di ascoltare e costruire partecipazione.. Perché la Basilicata non può più essere una zona franca da sfruttare e abbandonare: deve tornare protagonista del proprio destino.Cosi come il movimento sindacale,a partire dalla Cgil,divrbbe ritrovare la strada della proposta e delle vertenze terrtoriali e nei luoghi di lavoro e disoccupazione
CSERES
Pietro Simonetti
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Franco Martina
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