SoftBank sceglie la Francia per i data center AI, e Macron incassa da Tokyo


SoftBank ha annunciato il 31 maggio un piano da settantacinque miliardi di euro per costruire data center AI in Francia, con una capacità totale di cinque gigawatt. È il più grande investimento del gruppo giapponese sull’infrastruttura europea per l’intelligenza artificiale, e arriva dentro la cornice politica del summit Choose France ospitato da Emmanuel Macron.

La prima fase del progetto vale quarantacinque miliardi di euro per 3,1 gigawatt di capacità entro il 2031, distribuiti su tre siti dell’Hauts-de-France: Dunkerque (Loon-Plage), Bosquel e Bouchain. La regione è scelta per l’accesso rapido alla rete elettrica europea, per un ecosistema industriale già attivo e per tempi di permitting più snelli rispetto ad altri paesi UE. A Bosquel SoftBank lavora con la startup francese Sesterce per costruire una “AI factory” che combina energia, capacità di calcolo e partnership locali. A Dunkerque la partita si gioca con Schneider Electric, che monterà un cluster manifatturiero per i componenti dei data center.

Cinque gigawatt nel Nord, una scommessa che ridisegna la mappa industriale europea.

Masayoshi Son, fondatore e amministratore delegato di SoftBank, ha definito la Francia “idealmente posizionata per diventare l’hub principale dell’infrastruttura AI in Europa“. Il ministro dell’Economia Roland Lescure ha rilanciato i vantaggi competitivi del Paese: accesso veloce alla rete, ecosistema industriale forte, processi autorizzativi razionalizzati. La conferenza stampa è arrivata dopo un incontro a Tokyo tra Macron e Son nei mesi precedenti, una diplomazia bilaterale che ha chiuso il dossier prima di approdare al summit Choose France.

Perché la Francia batte la Germania, l’Olanda e la Polonia

Fino a oggi la mappa europea del cloud era dominata dall’asse Germania-Olanda-Polonia. Francoforte è il principale hub di interconnessione del continente, Amsterdam ospita il secondo, e i nuovi data center hyperscale degli ultimi tre anni sono andati in larga parte tra Berlino, Düsseldorf, Varsavia e Cracovia. La Francia ha scelto di rispondere con un pacchetto politico-industriale aggressivo, e Macron ha investito un capitale politico significativo sull’AI come asset strategico del prossimo decennio.

Il pacchetto include il piano da centonove miliardi di euro annunciato all’AI Action Summit di Parigi a febbraio 2025, gli incentivi diretti per data center oltre i cento megawatt e l’accesso prioritario alla generazione nucleare. Il mix è quello che SoftBank cerca: capitale paziente, regolazione veloce, energia a basso prezzo e prevedibile per i prossimi decenni. Nessun altro paese europeo offre tutti e quattro insieme, e questo spiega perché Son ha messo i settantacinque miliardi a Parigi e non a Berlino.

Capitale paziente, energia prevedibile, regolazione veloce: la triade che Berlino non ha.

Il messaggio politico verso Berlino, Amsterdam e Varsavia è netto, anche se nessuno lo dice apertamente. L’Europa industriale dell’AI sta scegliendo Parigi, e i paesi che hanno costruito la propria infrastruttura cloud sui margini di efficienza energetica (Olanda, Irlanda) o sulla manodopera tecnica (Germania, Polonia) rischiano di trovarsi tagliati fuori dal prossimo ciclo di investimenti. La leva francese sarà il nucleare, che oggi copre circa il settanta per cento della produzione elettrica nazionale e che dà alla Francia un costo marginale del kilowattora competitivo a livello europeo per carichi di base costanti, come quelli dei data center.

Il rischio sulla rete e sulla bolletta

La bolletta francese paga subito il conto. Cinque gigawatt di carico aggiuntivo equivalgono al consumo di circa quattro milioni di famiglie, distribuiti su pochi siti puntiformi nel nord del Paese. La rete RTE deve assorbire questo carico senza far esplodere i prezzi all’ingrosso per gli altri utenti, soprattutto le famiglie e l’industria manifatturiera che ha già subì to la stretta energetica del 2022-2023. La scommessa è che il nucleare regga senza dover ricorrere a backup fossili nei picchi, scenario che renderebbe meno green il bilancio carbonico della rete francese.

Il fronte tecnico è più complicato di quanto la narrazione governativa lascia intendere. Il parco nucleare francese ha problemi di manutenzione ricorrenti, con un fattore di disponibilità sceso al settanta per cento nei picchi peggiori del 2022. EDF sta investendo per riportarlo sopra l’ottantacinque per cento, ma il rischio di dover importare elettricità tedesca o spagnola nei mesi caldi resta concreto. Se i data center SoftBank entrano in produzione mentre il parco nucleare ha problemi, l’effetto sui prezzi all’ingrosso può essere significativo. La rete RTE ha già segnalato che i nuovi data center europei aspettano fino a sette anni per la connessione alla rete, e la velocità francese di permitting non garantisce automaticamente quella di costruzione delle nuove linee ad altissima tensione necessarie a portare la corrente sui siti.

Cinque gigawatt nuovi: la bolletta francese rischia di pagare il conto del Choose France.

Quanto fidarsi delle promesse di SoftBank

Le promesse di SoftBank meritano lettura prudente. Stargate, il progetto da cinquecento miliardi di dollari annunciato negli Stati Uniti con OpenAI e Oracle, è in stallo da mesi per dispute non risolte tra i partner e per i ritardi sull’energia. Il sito britannico dello stesso programma è in pausa per regolamentazione e costi energetici. Il prestito su cui SoftBank conta per finanziare gli investimenti AI, originariamente fissato a dieci miliardi di dollari, è stato ridotto a sei miliardi dopo che i creditori hanno espresso dubbi sulla valutazione di OpenAI. La firma a Choose France è importante, ma il cammino dall’annuncio al fascicolo di gara è lungo, e i fattori che possono farlo deragliare sono numerosi.

Macron incassa comunque il valore politico immediato. Il summit Choose France 2026 si chiude con un colpo da titoli mondiali, e il presidente francese rafforza la propria posizione come campione europeo dell’industria AI. Chi deve decidere oggi se investire in capacità cloud sovrana europea ha un nuovo riferimento di mercato: non più Mistral come unica opzione, ma un ecosistema dove SoftBank-Sesterce-Schneider-Mistral compete con AWS, Google Cloud e Microsoft Azure su uno spazio che fino a ieri era praticamente vuoto.

Chi ha pagato anticipi pluriennali per capacità riservata sugli hyperscaler statunitensi, e ora vede prendere forma un’alternativa europea con tempistica 2028-2031, deve fare un calcolo nuovo. Aspettare significa rinegoziare al ribasso quando l’offerta sovrana sarà disponibile. Non aspettare significa accettare di essere arrivati troppo presto in un mercato che cambierà i prezzi quando ci sarà concorrenza vera. Il vero perdente della giornata è chi ha firmato un anticipo da cento milioni nel 2025 per capacità AWS o Azure pensando che non ci sarebbero state alternative europee credibili nei cinque anni successivi. Quella scommessa, oggi, si rivela un’esposizione strategica più che un investimento. Il giocatore francese è entrato in pista, e il prezzo della capacità sovrana fra tre anni potrebbe essere ben diverso da quello che si paga oggi al di là dell’Atlantico.


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 Davide Greco

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