L’estate non è uguale per tutti i bambini. Per alcuni significa partire, conoscere luoghi nuovi, fare sport, frequentare centri estivi, incontrare coetanei e vivere esperienze che allargano il mondo oltre i confini della scuola e della famiglia. Per altri, invece, significa restare a casa perché quelle opportunità hanno un costo che il bilancio familiare non può sostenere. È qui che la difficoltà economica smette di essere soltanto una questione di reddito – “acquisito”, in questo caso dalla propria famiglia – e diventa anche povertà educativa, determinando la mancanza di occasioni per apprendere, socializzare, coltivare interessi e sviluppare capacità e aspirazioni. Openpolis sottolinea come questa condizione non riguardi soltanto il diritto allo studio, ma l’accesso a opportunità culturali, sportive, formative e relazionali. E come la povertà materiale e quella educativa finiscano per alimentarsi a vicenda.
Nel Cosentino questa disuguaglianza trova una delle sue fotografie più incresciose nella crescita delle famiglie monoreddito con figli piccoli. Non è soltanto una questione di conti da far quadrare o di rinunce quotidiane: quando una sola entrata deve sostenere le esigenze di un nucleo familiare, anche le esperienze che contribuiscono alla crescita dei bambini diventano più difficili da garantire. Il rischio è che la condizione economica di partenza finisca per determinare anche la quantità e la qualità delle opportunità disponibili durante gli anni decisivi della formazione.
Il prezzo delle opportunità negate
Il fenomeno si inserisce in un quadro nazionale già significativo. Nel 2025 il 33,2% delle famiglie italiane con almeno un minore a carico non ha potuto permettersi una settimana di vacanza lontano da casa; la quota supera il 53% tra i nuclei con tre o più figli. Un indicatore che racconta una rinuncia apparentemente legata al tempo libero, ma che può tradursi – come già spiegato – anche nella perdita di esperienze di socialità, autonomia e confronto con realtà diverse da quella quotidiana.
Secondo l’elaborazione di Openpolis su dati Istat, la quota di famiglie monoreddito con almeno un figlio under 6 a carico è diminuita tra il 2015 e il 2022 in 1.098 comuni italiani, mentre è aumentata in 1.242 dei 2.340 comuni sopra i 5mila abitanti considerati. Un quadro tutt’altro che uniforme, che in Calabria assume contorni particolarmente evidenti.
Nel Cosentino, in particolare, il segnale prevalente è quello di una crescita. Solo in 8 dei 29 comuni presi in considerazione – in ordine Luzzi, Praia a Mare, Montalto Uffugo, Scalea, Tortora, Fuscaldo, Rende, Corigliano Rossano – la quota di famiglie monoreddito con almeno un figlio con meno di sei anni è diminuita nel periodo analizzato. E anche laddove si registra una contrazione, nella maggior parte dei casi si tratta di variazioni contenute, che modificano solo marginalmente il quadro di partenza. L’eccezione più evidente è Luzzi, dove la diminuzione supera i due punti percentuali, e che posiziona il comune della Valle del Crati al decimo posto a livello regionale.
E tra i dieci comuni calabresi nei quali la quota è cresciuta maggiormente, sette si trovano proprio in provincia di Cosenza. Il dato più alto a livello regionale appartiene a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, passata dal 53,7% al 58,1%. Ma subito dopo compaiono Cariati, salita dal 60,4% al 63,1%, Spezzano Albanese dal 56,2% al 58,8%, Belvedere Marittimo dal 53,9% al 56,4%, San Lucido dal 62,2% al 64,7%, Mendicino dal 46,5% al 48,7%, Castrolibero dal 47,5% al 49,6% e San Giovanni in Fiore dal 54,1% al 56,1%. A completare la parte più critica della graduatoria sono Cotronei e Bovalino.
Interessante il dato del capoluogo bruzio, dove tra il 2015 e il 2022 la quota è rimasta sostanzialmente invariata, segnando appena +0,02 punti percentuali. Un dato difficilmente interpretabile senza ulteriori elementi, ma che potrebbe essere legato anche alla maggiore presenza in città di nuclei sostenuti da professionisti e lavoratori con redditi più elevati, entrambi chiaramente impiegati e al servizio della famiglia. Quando invece il secondo reddito viene meno e il primo nemmeno basta, diventano proibitive proprio quelle spese considerate non essenziali, ma che incidono sulla crescita dei più piccoli.
Il peso dell’inflazione
È una dinamica che si intreccia con l’inflazione, particolarmente marcata a Cosenza e, indirettamente, anche nel resto della provincia, soprattutto nell’hinterland. Il professor Vincenzo Carrieri, docente di Scienza delle Finanze all’Università della Calabria, ha evidenziato come negli ultimi anni la crescita dei prezzi si sia spostata dall’energia ai servizi locali, meno condizionati dalle dinamiche internazionali e maggiormente legati alla concorrenza presente sui singoli territori. «I servizi – ha spiegato Carrieri – non rispondono alle dinamiche globali delle materie prime, ma a logiche locali, dove la concorrenza è spesso più debole».
L’ultima rilevazione Istat traduce questa pressione in circa 506 euro di maggiore spesa annua per nucleo familiare a Cosenza, con incrementi che arrivano al 17% per gli accertamenti sanitari e al 13% per i servizi di cura alla persona. Ambiti nei quali la carenza dell’offerta pubblica può spingere le famiglie verso il privato, aumentando ulteriormente il peso sul bilancio.
Le radici della dinamica affondano sicuramente nel 2020, quando la pandemia e le interruzioni delle catene di approvvigionamento iniziarono a spingere i prezzi verso l’alto. Nel 2022 lo shock energetico legato alla guerra in Ucraina aggravò ulteriormente la situazione, facendo crescere il costo di beni e servizi essenziali. Ed è proprio il 2022 l’anno al quale si riferisce l’aumento delle famiglie monoreddito.
Il risultato è un circolo difficile da spezzare, in quanto la riduzione delle opportunità può a sua volta incidere sulle prospettive future. È quella “trappola della povertà educativa” nella quale le disuguaglianze materiali rischiano di trasformarsi in disuguaglianze di opportunità e, nel tempo, di trasmettersi da una generazione all’altra.
Per questo il dato sui nuclei monoreddito con bambini piccoli non racconta soltanto quante famiglie abbiano un solo stipendio. Racconta anche quanto sia diverso, per un bambino, crescere potendo scegliere tra esperienze, relazioni e occasioni formative oppure dovervi rinunciare. . E nel Cosentino, con sette comuni tra quelli che hanno registrato i maggiori aumenti della regione, questa distanza appare oggi sempre più difficile da ignorare.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Paolo Mazza
Source link


