10 agosto 2023. Amazon rende disponibile all’acquisto «Il mondo al contrario» scritto da un generale dell’esercito italiano sconosciuto però ai non addetti ai lavori militari.
Roberto Vannacci, spezzino, classe ’68. Plurilaureato e pluripremiato per le missioni che ha guidato un po’ in giro per il mondo con il tricolore sempre in tasca.
Oggi, da quel 10 agosto 2023 tutto è cambiato. Anzi, come è stato lo stesso generale a far presente, oggi sono passati «tre anni dal Big Bang».
Chiariamo i passaggi.
Come ha fatto Vannacci a diventare Vannacci?
In comunicazione politica si usa il termine “effetto boomerang”. Spiego: un giornalista legge un libro, lo trova sui generis (per usare un eufemismo), lo recensisce aggiungendo un suo legittimo pensiero; è il caso di Matteo Pucciarelli, firma di Repubblica e volto televisivo. Fu proprio lui a portare alla ribalta Vannacci e non perché fosse d’accordo con quanto il generale avesse scritto in quelle pagine che, prima dovevano essere pubblicate capitolo per capitolo su una rivista poi però fu lo stesso Vannacci a scegliere di unire le sue idee e pubblicare un libro. Il boomerang, appunto, girò presto. Più di centomila copie vendute in una settimana. Numeri che fanno paura al mondo dell’editoria italiana. Per offrire un paragone possiamo dire che Vannacci ha venduto più che Harry Potter.
Allora tutti pazzi per il generale? Ovviamente no. È stata e continua ad essere la figura che più divide l’Italia, ma soprattutto la politica italiana. Chi gli dà del fascista, chi del razzista, chi dell’omofobo, chi invece lo vedrebbe già bene a Palazzo Chigi dall’anno prossimo.
Diventa “famoso” sin da subito per due passaggi: il primo riguardante gli omosessuali, definiti “anormali”, il secondo sul colore della pelle della campionessa italiana di pallavolo Paola Egonu definita non tipicamente italiana visto il suo colore della pelle. Il generale in quell’occasione parlò di tratti somatici, per essere precisi.
Inizi politici; Vannacci sceglie la Lega
Alla destra italiana iniziava a piacere, ma al leader del carroccio piaceva più di tutti. Si ricordano post su Instagram con scritto «quanto mi piace questo generale?» o ancora «avanti Generale, la Lega è pronta ad accoglierti» per poi offrire la concreta possibilità di un eventuale candidatura alle elezioni europee.
Sciolta la riserva Vannacci e Salvini diventano grandi amici e poi colleghi di partito. Vannacci sceglie la Lega ed inizia la sua campagna elettorale in tutta Italia. Le piazze l’accolgono bene, l’entusiasmo è alto e la voglia di vederlo eurodeputato cresce anche internamente. La mossa di Salvini arrivava al momento giusto con la persona giusta. Più di 500.000 voti. Primo eurodeputato italiano eletto al parlamento europeo. Vannacci ha fatto strike, Salvini pure. Cresce l’entusiasmo anche in casa Lega dove dopo pochi mesi (a meno di un anno dall’ingresso nel partito) Vannacci diventa vicesegretario del Carroccio, il numero due.
In Europa la sua posizione è stata chiara sin da subito: no armi all’Ucraina, no “follie green”, aprirsi al dialogo con la Russia e smetterla di sanzionare a destra ed a manca. L’Europa per il generale deve fare gli interessi degli europei, così come l’Italia degli italiani, almeno questo diceva e dice.
Cresce durante i primi anni la sua figura personale, inizia a parlare in tivù, ad andare ospite nei podcast più seguiti in Italia ad affermare il suo pensiero personale che ai più è risultato evidentemente in disaccordo non solo con il suo partito ma con il comportamento politico del governo di cui però lui stesso ne faceva parte. Inizialmente però, tutto tace.
Il punto di non ritorno o il ritorno a Camelot?
Solo inizialmente, perché il centrodestra a guida Forza Italia inizia subito ad avanzare critiche neanche troppo velate. Il primo, appunto, Tajani, che chiude tutti i canali di dialogo con Vannacci dicendo che nulla avesse a che fare con il Generale criticandolo duramente per l’essere ostile all’invio di armi all’Ucraina. Poi, a ruota, i malumori iniziarono a farsi sentire anche in casa propria. Zaia, Fedriga ed altri big non gradivano più di tanto le sue uscite e, ora possiamo dirlo, il fatto che anche il generale indossasse la spilla dell’Alberto da Giussano nel suo fiore all’occhiello, insomma lo volevano fuori.
Di fatti le prime voci, i primi titoli di giornale, le prime aperture di La7 non si fecero attendere. Tutti lo davano fuori ancor prima dell’ufficialità che però non tardò neanche molto. Solo poche smentite ma che lasciarono il tempo che trovarono.
«una destra vera, fiera, orgogliosa e che non si vergogni di fare la destra». Rispondeva così l’11 febbraio 2026 alla giornalista Ludovica Ciriello per La7, la prima ad intervistare il generale dopo la notizia della nascita di Futuro Nazionale, suo partito. Sulla Lega: «la destra gioca a fare la sinistra alla moda. È una destra slavata che ha paura di fare la destra». Su Salvini: «era quello che non avrebbe mai lavorato con i 5S e poi ci ha fatto un governo insieme. Era quello contro l’ideologia gender ma che poi ha invitato esponenti di quel mondo a riunioni di partito». Insomma, non le ha mai mandate a dire.
Futuro Nazionale
Oggi non è più considerabile l’astro nascente della politica, è una presenza grossa, per molti fastidiosa e per molti altri che rappresenta una «sporca dozzina» che ora però si attesta al 6.5% superando in tutti i sondaggi la Lega ferma al 5.9%. Ma non solo: FN supera AVS (Bonelli e Fratoianni al 6.5%), Azione di Calenda e Italia Viva di Renzi (3.1% e 2.3%) ed è ad un passo dal raggiungere gli azzurri di Forza Italia, veri oppositori seppur di centrodestra del generale.
Ad essere cambiati, da quell’11 febbraio, non sono solo i sondaggi ma anche le sedute a Montecitorio. Futuro Nazionale fa il pieno sfilando ad altri partiti – in primis alla Lega – tanti nomi di peso tra cui Rossano Sasso, Edoardo Ziello, Laura Ravetto ed il calabrese Domenico Furgiuele, il fondatore della Lega in Calabria più di dodici anni fa che ha siglato il suo ingresso in FN come il suo «ritorno a Camelot», appunto.
Oggi FN si sta radicalizzando in tutte le regioni e sta facendo sentire la sua voce ed il suo peso politico anche nelle grandi città: è notizia di oggi che Roberto Vannacci avrebbe scelto il suo candidato per le prossime comunali di Milano ed avrebbe scelto il Generale dei Carabinieri Carmelo Burgio. Lanciandolo ha detto «con lui Milano tornerà la città della Madonnina non più dei maranza».
Anche sui social primeggia il suo record, in appena sei mesi da leader politico ha raggiunto un milione di follower su Instagram e quattrocentomila su Facebook, numeri da capogiro per gli analisti della comunicazione, vera arma del generale.
10 agosto 2026: in tre anni le cose sono cambiate. Roberto Vannacci divide e non lo fa malvolentieri, provoca riuscendo sempre a scatenare polemiche a destra ed a sinistra ma soprattutto punta a sedere in Parlamento e sicuramente non nella parte alta dell’aula ma in quella più in basso, appena sotto la presidenza.
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Riccardo Montanaro
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