cresce la didattica digitale ma resta centrale il manuale



Roma, 28 maggio 2026 – La scuola volta pagina. E lo fa adottando in modo progressivo strumenti digitali. Oggi quasi il 96% dei libri scolastici adottati segue la cosiddetta “modalità mista”: libro cartaceo accompagnato da contenuti digitali integrativi senza costi aggiuntivi. I libri di testo sono il primo strumento utilizzato per preparare e sviluppare le lezioni in aula (99%) e rimangono il riferimento principale anche per lo studio a casa (81%). Parallelamente però cresce il ricorso all’IA: il 74% degli insegnanti dichiara infatti di utilizzare strumenti basati sull’Intelligenza artificiale per predisporre materiali didattici. È il quadro che emerge dalle indagini presentate dall’Associazione Italiana Editori (AIE) alla Camera dei Deputati nell’ambito dell’evento “Il valore della conoscenza”, condotte su un campione rappresentativo di 3.399 docenti italiani della scuola primaria e secondaria. La scuola italiana quindi cambia pelle, ma non abbandona il libro di testo. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, delle piattaforme digitali e dei contenuti online, il manuale scolastico continua a essere considerato dagli insegnanti il principale strumento per insegnare e studiare.  

La scuola diventa ibrida: il libro resta centrale ma si fa digitale

Il libro di testo resta in pole position per la didattica scolastica durante le lezioni e ottiene valutazioni molto alte sia nell’attività in classe sia nello studio a casa. A convincere gli insegnanti sono soprattutto la chiarezza del linguaggio, la possibilità di creare collegamenti interdisciplinari e l’affidabilità dei contenuti realizzati da professionisti. Ma il dato più interessante è un altro: il libro scolastico non è più soltanto carta. Intorno al manuale tradizionale si è sviluppato un vero ecosistema digitale fatto di e-book, video, mappe concettuali, piattaforme, esercizi interattivi, contenuti accessibili tramite QR code e strumenti basati sull’intelligenza artificiale. L’AIE parla di una “galassia di strumenti” che ruota attorno al libro cartaceo. Cresce rapidamente la quantità di materiali online prodotti dagli editori: oltre 5 milioni di contenuti didattici digitali disponibili, tra video, sintesi, test ed esercizi. La scuola, insomma, vira sempre più verso un modello ibrido, dove carta e digitale convivono.

Il nodo non è il digitale: docenti preoccupati per tempi e qualità dello studio

I docenti non demonizzano il digitale, che anzi viene considerato un supporto alla didattica. A peggiorare l ‘apprendimento è soprattutto la riduzione del tempo dedicato allo studio individuale (72%), la crescente difficoltà degli studenti nel confrontarsi con testi complessi (58%) e, per oltre un terzo degli intervistati (36%), l’utilizzo dell’IA per svolgere i compiti assegnati. ”Preoccupa che i docenti avvertano un peggioramento della qualità dell’apprendimento negli ultimi cinque anni. Per questo l’editoria scolastica ha un ruolo strategico per il Paese”, ha dichiarato il presidente di Aie Innocenzo Cipolletta, sottolineando la necessità di sostenere il diritto allo studio e la sostenibilità economica del settore.

Tra denatalità e rincari, l’editoria scolastica chiede sostegno

All’interno dell’ecosistema scolastico si inserisce un altro tema strettamente attuale: la denatalità. Il presidente del Gruppo educativo di Aie Giorgio Riva ha evidenziato come gli editori continuino a investire nonostante un contesto complesso segnato da denatalità, regolamentazione dei prezzi e revisione delle linee guida scolastiche. ”Sono necessari interventi a sostegno delle famiglie e del settore – ha spiegato – tra cui la detrazione fiscale dei libri di testo almeno fino alla scuola dell’obbligo, procedure più rapide per i contributi alle famiglie meno abbienti e un aggiornamento del quadro normativo che tenga conto degli investimenti editoriali”. Ad essere affrontato anche il tema della denatalità che nei prossimi venti anni comporterá ”una diminuzione del 25% di classi di studenti”, ha pronosticato Riva.

Detraibilità dei libri e sostegno alla scuola: l’appello delle istituzioni

La detraibilità dei libri di testo diventa necessità. “Abbiamo davanti un periodo difficile, ma le prossime politiche fiscali di bilancio devono, a mio giudizio, ospitare un pensiero concreto e quando si parla di fisco, vuol dire misure che vanno nella direzione della detraibilità”, ha sottolineato il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé. Compito di chi abita i palazzi delle istituzioni è quello di dare supporto e risposte a chi si occupa di formare la conoscenza. Scuola ed editoria scolastica non possono essere trattate come comparti economici qualsiasi: per chi guida le istituzioni, investire nella formazione significa investire in un settore strategico per il Paese. “Se tutti i settori produttivi sono importanti, ve ne sono alcuni che devono avere più attenzione dallo Stato e tra questi settori produttivi l’istruzione, se vogliamo inserirlo in questo ambito, è certamente uno di questi”, ha evidenziato Mulè.

Più contenuti, meno studenti: il paradosso dell’editoria scolastica

Dietro l’evoluzione digitale si cela un settore, quello editoriale, in trasformazione e sotto pressione. L’editoria scolastica vale oggi 773 milioni di euro, ma opera in un mercato definito “maturo e in contrazione”, per via del calo demografico. La contrazione del mercato è accompagnata da una crescente complessità della didattica, con oltre 100 mila studenti in più con disturbi specifici dell’apprendimento negli ultimi sette anni e un aumento degli alunni con disabilità e degli insegnanti di sostegno. Ed è su questo tema che il digitale e in particolare l’intelligenza artificiale diventano strumenti indispensabili. Inoltre, il libro scolastico richiede investimenti sempre più elevati: oggi la produzione di un nuovo testo comporta oltre 15 mesi di lavoro e coinvolge decine di professionalità, insieme a una vasta produzione di contenuti digitali integrativi. Il settore deve contemporaneamente affrontare il calo demografico, l’aumento dei bisogni educativi, la digitalizzazione della didattica e l’ingresso dell’IA, continuando però a garantire contenuti aggiornati, inclusivi e scientificamente affidabili.


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