Vi proponiamo – in nostra traduzione – l’articolo del vaticanista Michael Haynes, pubblicato sul sito Per Mariam il 24 agosto, in cui riflette sul fatto che l’unità auspicata da Papa Leone XIV richiede pace, rispetto della legge e rispetto della Tradizione: la lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes mina tutti e tre questi elementi.
Lorenzo V.
Il ritorno di Papa Leone XIV dalle vacanze estive rappresenta un’occasione utile sia per il Pontefice che per la Chiesa nel suo insieme per fare il punto sul suo Pontificato dopo un altro anno, con una serie di questioni chiave all’ordine del giorno che richiedono la sua immediata attenzione.
Quando, la sera del 27 luglio, il corteo di auto ha lasciato le Ville pontificie di Castel Gandolfo, gli osservatori vaticani hanno ricominciato a occupare i loro posti abituali, poiché il ritorno di Papa Leone XIV in Vaticano segnava il rientro del Papa al lavoro. Quest’anno si è concesso quasi tutto il mese di luglio per una vacanza personale e, sebbene sia stata intervallata da alcuni impegni meno gravosi e da viaggi in luoghi di pellegrinaggio, è stato nel complesso un periodo di tranquillità.
Non erano in programma incontri ufficiali né udienze, e si tratta del periodo più lungo che Papa Leone XIV abbia trascorso lontano dal lavoro da quando è stato eletto – l’estate scorsa si era concesso due vacanze separate e più brevi a Castel Gandolfo.
Cosa succederà ora? Le udienze generali hanno ripreso il loro appuntamento settimanale nel calendario, e Papa Leone XIV sta proseguendo il suo progressivo approfondimento dei documenti del Concilio Vaticano II, che costituiscono la base degli incontri catechistici settimanali.
Mons. Edgard Iván Rimaycuna Inga, Segretario particolare del Sommo Pontefice, è tornato dalla sua breve vacanza in Perù – che è servita anche come utile visita in vista dell’imminente viaggio di Papa Leone XIV previsto per novembre – ed è nuovamente al fianco del Papa.
Agosto è ancora decisamente un mese di vacanze per l’Italia nel suo complesso, e un agosto tranquillo in Vaticano offre a Papa Leone XIV l’opportunità di tornare al lavoro senza troppo clamore intorno a sé. Un fitto programma attende il Pontefice questo autunno, con viaggi all’estero in Francia e in Sudamerica, oltre all’attesissimo incontro in Vaticano sull’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia sull’amore nella famiglia.
Un compito per il quale il termine è già scaduto è la risposta alla Fraternità sacerdotale di San Pio X, dopo che questa ha avviato il processo di ricorso contro il decreto del 2 luglio che sanciva la scomunica automatica dei sei Vescovi [QUI; QUI su MiL: N.d.T.]. Il ricorso è stato presentato alla Santa Sede l’11 luglio e, secondo le disposizioni del diritto canonico, la Santa Sede aveva «trenta giorni» utili (leggi «lavorativi»)per rispondere. Tale termine è ormai definitivamente scaduto.
Considerata la posizione pubblica e i discorsi della Fraternità sacerdotale di San Pio X dopo la Consacrazione, è improbabile che il Dicastero per la dottrina della fede ritenga di avere motivo di modificare il contenuto del proprio decreto – semmai, si limiterà a indicare le argomentazioni regolarmente pubblicate dalla Fraternità sacerdotale di San Pio X come ulteriore prova della necessità del decreto.
Essendo ormai trascorso il termine di trenta giorni, la Fraternità sacerdotale di San Pio X deve presumere, secondo il diritto canonico, che il silenzio del Vaticano indichi un rigetto del suo ricorso preliminare e, pertanto, proseguire nell’iter di appello. Ciò porta certamente il tema della Fraternità sacerdotale di San Pio X al centro del dibattito pubblico, ma anche quello della Santa Messa tradizionale.
A pochi giorni dall’emanazione, il 2 luglio, del decreto e della nota esplicativa dalla scrivania del card. Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, i canonisti si stavano strappando i capelli per le inesattezze e gli errori. Si tratta di un problema che papa Francesco ha spesso sperimentato: far pubblicare un testo dal card. Fernández solo perché poi si ritorcesse contro di loro in modo ben più feroce di quanto avessero immaginato. La mancanza di competenza canonica del card. Fernández sta venendo alla luce.
Per qualche motivo – che molti hanno messo in discussione – Papa Leone XIV ha deciso di affidare al card. Víctor Manuel Fernández la responsabilità esclusiva dei negoziati con la Fraternità sacerdotale di San Pio X prima delle Consacrazioni. Questo stesso fatto sembra essere stato un fattore determinante nella rottura delle trattative tra le due parti.
Se desidera evitare una disputa canonica lunga e intricata con la Fraternità sacerdotale di San Pio X, Papa Leone XIV farebbe bene ad assumere un ruolo più diretto, o almeno ad affidare l’incarico a qualcuno del Dicastero per la dottrina della fede che possieda effettive conoscenze canoniche.
Una parte intrinseca della questione della Fraternità sacerdotale di San Pio X è il futuro della Santa Messa tradizionale, un tema che ha assunto nuova urgenza alla luce della richiesta della Santa Sede ai Cattolici di non partecipare alle liturgie della FSSPX (sebbene su questo fronte, anche gli stessi documenti della Santa Sede consentano ai Cattolici di partecipare a tali liturgie a determinate condizioni: QUI).
Papa Leone XIV non sembra finora disposto a compiere alcuna mossa decisa riguardo alla Santa Messa tradizionale, il che significa che le restrizioni della lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes sull’uso dei libri liturgici anteriori al Concilio Vaticano II rimangono pienamente in vigore: sia sulla carta che nella realtà. È vero, ha incoraggiato i Vescovi francesi a trovare «soluzioni concrete che consentano di includere generosamente» i Cattolici che frequentano la Santa Messa tradizionale nella vita più ampia della Chiesa [QUI; QUI su MiL: N.d.T.]. Allo stesso modo ha incoraggiato i Vescovi d’Inghilterra e del Galles a scrivere al Vaticano per chiedere deroghe alla lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes, che sarebbero state concesse [QUI e QUI; QUI e QUI su MiL: N.d.T.].
Ma si tratta di due cerotti davvero insignificanti su una ferita aperta. La stessa lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes è stata descritta da alcuni canonisti come priva di autorità giuridica – a causa degli errori presenti nel testo del card. Arthur Roche, Prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Il proseguimento dell’applicazione della lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes non farà altro che alimentare ulteriormente la divisione all’interno della Chiesa, mentre Papa Leone XIV ha professato di essere un Papa alla ricerca dell’unità.
«Se volete la pace nella Chiesa in questo momento, dite al Papa che è ora di revocare le restrizioni alla Santa Messa tradizionale», ha affermato recentemente il canonista don Gerald E. Murray, Parroco di San Giuseppe a Yorkville (Manhattan, New York) (QUI). «Se avete intenzione di dire ai Cattolici di non partecipare alle Messe della Fraternità sacerdotale di San Pio X e ad altri Sacramenti, allora la carità pastorale esige che mettiate a disposizione di quelle persone luoghi legittimi dove recarsi».
Egli non è solo. Un numero crescente di prelati sta ora esortando Papa Leone XIV a cambiare rotta riguardo alla Santa Messa tradizionale, con una voce e un senso di urgenza molto più forti rispetto a un anno fa. Che questa urgenza sia dovuta al fatto che egli è sul trono da oltre un anno senza aver apportato alcun cambiamento degno di nota, o che sia dovuta alle Consacrazioni della Fraternità sacerdotali di San Pio X, essa è comunque presente.
Il card. Raymond Leo Burke, Patrono emerito del Sovrano Militare Ordine di Malta, ha persino inasprito la propria retorica in materia, esortando i cattolici a «lottare» e a «soffrire» per garantire l’accesso alla Santa Messa tradizionale (QUI) [QUI; QUI su MiL: N.d.T.].
L’unità che Papa Leone XIV desidera richiede pace, rispetto della legge e rispetto della Tradizione: la lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes mina tutti e tre questi aspetti.
Un cambiamento di rotta riguardo alla lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes potrebbe essere favorito da un cambio di Prefetto presso il Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, insieme alla sostituzione del Segretario, che in questo caso è ancora più aspro nei confronti del rito antico rispetto al Prefetto card. Arthur Roche. Sia il Cardinale Prefetto che il Segretario, mons. Vittorio Francesco Viola O.F.M., hanno completato il loro mandato quinquennale.
Sostituire questi due con prelati più in linea con la Tradizione, o semplicemente dotati di una solida conoscenza liturgica, garantirebbe a Papa Leone XIV un ampio sostegno da parte di quegli ambienti della Chiesa che negli ultimi anni hanno subito un colpo dopo l’altro. Sebbene negli ultimi mesi circolino voci sulla partenza de card. Arthur Roche, manca ancora una conferma definitiva. Tuttavia, il ritorno dalla pausa estiva e l’inizio di un nuovo anno accademico rappresentano il momento perfetto per un Papa per attuare tali cambiamenti.
L’estate scorsa è stata la prima pausa di Papa Leone XIV dopo il turbinio della sua elezione e, di conseguenza, le aspettative di grandi cambiamenti dopo tale pausa non erano particolarmente elevate. Questa volta, invece, molti attendono con impazienza che Papa Leone XIV agisca.
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