Crisi in Medio Oriente: Confartigianato stima 2,2 miliardi di export italiano bruciati in 4 mesi. Crollano moda e macchinari, Veneto il più colpito.
Preferisci ascoltare il riassunto audio?
La crisi in Medio Oriente legata al conflitto tra Stati Uniti e Iran sta presentando un conto particolarmente salato all’economia italiana. Secondo un’analisi di Confartigianato, nel quadrimestre compreso tra marzo e giugno 2026 l’Italia ha perso 2,2 miliardi di euro di esportazioni dirette verso l’area mediorientale, con una flessione del 22,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Confartigianato è la principale organizzazione di rappresentanza delle imprese artigiane e delle micro e piccole aziende italiane: le sue elaborazioni offrono quindi una fotografia ravvicinata dell’impatto del conflitto proprio su quel tessuto produttivo fatto di distretti, lavorazioni specializzate ed export di qualità, che costituisce uno dei motori dell’economia nazionale.
Italia maglia nera in Europa sull’export verso il Medio Oriente
Il bilancio tracciato dall’associazione è definito «pesantissimo» e colloca il nostro Paese al vertice delle perdite in campo europeo. I dati mostrano come il calo dell’export italiano rappresenti da solo il 46,1% dei 4,7 miliardi di euro di minori esportazioni registrate complessivamente dall’Unione Europea verso la regione mediorientale, dove il commercio complessivo dell’UE segna un arretramento dell’8,7%.
In altri termini, quasi un euro su due delle mancate vendite europee nell’area è riconducibile all’Italia. Questo dato mette in evidenza la forte esposizione del nostro sistema produttivo verso i mercati del Medio Oriente, che per molte filiere rappresentano da anni uno dei principali sbocchi per le esportazioni.
Moda e macchinari sotto pressione: l’effetto sul made in Italy
Il contraccolpo del conflitto sull’economia italiana è particolarmente intenso nei comparti dove è più alta la concentrazione di micro e piccole imprese. Si tratta di aziende spesso fortemente orientate all’export, che trovano nella domanda mediorientale un importante canale di sbocco.
La moda – uno dei settori simbolo del made in Italy, che include abbigliamento, calzature e accessori – registra un crollo preoccupante delle vendite pari al 33,7%. Si tratta di un comparto dove la presenza di laboratori artigiani, piccole aziende familiari e distretti specializzati è particolarmente radicata e dove le commesse estere incidono in modo rilevante sul fatturato.
Il settore dei macchinari, indicato da Confartigianato come la principale voce dell’export italiano nell’area, subisce a sua volta una marcata riduzione, con una flessione delle vendite pari al 18,6%. Nel perimetro dei macchinari rientrano, ad esempio, le attrezzature per l’industria manifatturiera, le linee di produzione e i sistemi per l’automazione: prodotti ad alto contenuto tecnologico, che fanno dell’Italia uno dei player di riferimento a livello globale.
Soffrono, secondo il rapporto, anche comparti ad alta intensità di valore aggiunto come la gioielleria e l’arredamento, entrambi tradizionalmente molto apprezzati dai consumatori e dagli operatori del Medio Oriente. Anche in questi settori il tessuto produttivo è dominato da aziende medio-piccole e da distretti territoriali che fondano la propria competitività sulla qualità e sulla specializzazione.
Veneto in testa tra le regioni colpite, seguono Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana
L’analisi di Confartigianato entra nel dettaglio territoriale, evidenziando le aree del Paese che stanno subendo l’impatto più marcato sul fronte export. In Veneto, regione che ospita distretti chiave della moda, della meccanica e dell’arredo, le esportazioni verso il Medio Oriente segnano una contrazione del 26,3%, ponendo il territorio in cima alla classifica delle realtà più danneggiate.
Segue l’Emilia-Romagna, altra regione fortemente industrializzata e votata all’export, con un calo del 12,9%. In Lombardia, cuore manifatturiero e finanziario del Paese, la flessione si attesta al 9,1%, mentre in Toscana – dove sono concentrati distretti importanti della moda, della pelletteria e dell’alta gamma – la riduzione delle vendite verso il Medio Oriente è pari al 3,0%.
Le province più esposte: Bergamo, Vicenza, Milano e Firenze
Il quadro si fa ancora più nitido se si guarda al livello provinciale. Confartigianato segnala che le maggiori perdite di export verso l’area mediorientale si concentrano in alcune delle province più dinamiche sul piano industriale.
A Bergamo si registra un calo del 27,5%, mentre Vicenza segna una contrazione del 25,9%. Entrambi i territori sono caratterizzati da una forte vocazione manifatturiera e da una densità elevata di piccole e medie imprese attive nella meccanica, nella componentistica e nei beni intermedi.
In una piazza centrale come Milano le esportazioni verso il Medio Oriente si riducono del 15,5%, un dato che riflette l’ampia diversificazione del tessuto produttivo e dei servizi collegati all’export nel capoluogo lombardo. A Firenze, infine, il calo si attesta al 6,5%, coinvolgendo un’area fortemente legata ai settori della moda, del lusso e dell’artigianato artistico.
Nel complesso, i numeri messi in fila da Confartigianato confermano come le tensioni geopolitiche nel Golfo si stiano traducendo in un freno significativo per le esportazioni italiane, con un impatto particolarmente duro su quei comparti e quei territori dove il ruolo delle imprese artigiane e delle piccole realtà produttive è più rilevante.
Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




