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Paolo Battaglia La Terra Borgese: O Il Fucile o La Bibbia

 

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di Paolo Battaglia La Terra Borgese

Quanto più si procede nel cristianesimo, tanto più appare evidente l’estensione di ciò che resta da comprendere, rettificare e ricondurre all’armonia. La Fede non è il possesso della Parola, ma la coscienza sempre più severa della sua ricerca, non è il compimento dell’uomo, ma la percezione più limpida della sua incompiutezza.

 

Dio è vegano, almeno quello cristiano, e non ha mai detto a nessuno di sparare per sport contro animali di terra o di cielo o di ingannare tramite esche quelli di mare per ucciderli indegnamente con crudeltà assassina. Non ha mai dettato a nessun autore dell’Antico o del Nuovo Testamento di ammazzare per capriccio gli animali procurando loro atroci sofferenze. E se un predicatore di qualsivoglia confessione o un cosiddetto risvegliatore della fede afferma questo o pratica oggi come oggi la caccia o la pesca, e giustifica tali malvagie attività tirando in ballo versetti della Bibbia alterandone ad arte il significato profondo compie eisegesi, cioè introduce le proprie idee personali nel testo per fargli dire ciò che desidera (al contrario, l’esegesi estrae dal testo il suo autentico significato in base al contesto storico e letterario).

 

Perché la sensazione, invece, è quella di trovarsi davanti a un gesto disperato, al tentativo di trasferire all’esterno di una Chiesa la giustificazione di azioni comportamentali che di fatto sono ostili ai precetti morali di amore e benevolenza bene tracciati nella Bibbia, di conferirgli una dimensione divina attraverso l’eco prestigiato dei versetti, con il convincimento di aver creato una meschina comfort zone.

 

E a mio avviso, non per essere irriverente, ma con la diffidenza che ogni eccesso suscita, silere non possum. Quando semplici astrazioni di frasi bibliche vengono liquidate a piacimento come Parola di Dio a giustificazione della grigia cachessia morale ed etica, e tossica, ecco che il riferimento a un versetto non può essere accolto come un titolo di eccellenza intima. Esso appartiene a una dimensione simbolica troppo alta perché qualcuno possa indicarla come ornamento personale o usarla arbitrariamente a suffragio dei propri vizi come – lo abbiamo detto, la pesca o la caccia; per di più quando al riparo, falso e vile, di mura urbiche religiose: è la paralisi di un’organizzazione ridotta a non avere più alcuna forza propulsiva presso potenziali anime pensanti da convertire. Ma forse è la massa, il vulgus acefalo, ad interessare, in quanto notevolmente più numeroso.

 

Anche se – è bene chiarire – le parole riportate da una visione letteralista della Bibbia, mi hanno spesso raggiunto con quella rara benevolenza che tuttavia non lusinga soltanto, ma obbliga.

 

Obbliga a criticare il modo protestante e il modo cattolico di radice romana. Due mondi della stessa famiglia che, armati di Bibbia, vogliono sovrastare gli argomenti, o con essa diventare il pretesto per eluderli.

 

È che quando si apre una frattura tra la norma biblica e il suo esercizio, tra la giustizia proclamata e quella concretamente amministrata, il credente non dovrebbe mai limitarsi a contemplare in silenzio la deformazione del Credo.

 

Il silenzio può essere disciplina, prudenza e custodia. Ma vi sono stagioni nelle quali esso rischia di diventare soltanto la veste più decorosa dell’inerzia.

 

In chiesa, del resto, non dovrebbe importare chi impugni la Bibbia, ma se la lettura sia retta, non chi rivendichi la Parola, ma se la comprensione ne esca più prossima alla forma, non chi pretende di possedere la Luce, ma se abbia saputo almeno non frapporsi al suo passaggio.

 

Non dignitas hominem, sed homo dignitatem exomat.

Non è la dignità della funzione a rendere grande l’uomo; è la condotta dell’uomo a rendere degna la funzione che gli sia affidata.

Per farla semplice: chi mangia le lumache dopo averle barbaramente uccise nell’acqua bollente procurando loro atroci sofferenze solo per vigliaccamente soddisfare il mero piacere gastronomico, chi va (per sport, può dire lui) a caccia o a pesca o a piazzare trappole per volatili indifesi, continuando a seminare morte, dolore e terrore, chi si è divertito al circo alle spese di poveri animali tormentati e seviziati con torture crudeli, violenze fisiche e morali efferate, e chi vende Bibbie con copertina in pelle di animale, può poi dirigere la Messa o il Culto? può definirsi un osservante sincero dei Vangeli? E il suo “fedele”: può esimersi a priori dal valutare quanto una difformità incida in modo radicale su un elemento essenziale e sostanziale dell’amore?

 

Se è vero che de gustibus non disputandum est, che ognuno ha il diritto di amare o odiare cose diverse senza subire giudizi, ciò non può valere per chi andando in giro, o da fermo sul pulpito di una chiesa, pretende di dare lezioni di vita e di spiritualità, Bibbia alla mano.

 

Repetita iuvant: Non dignitas hominem, sed homo dignitatem exomat.

Non è la dignità della funzione a rendere grande l’uomo; è la condotta dell’uomo a rendere degna la funzione che gli sia affidata.

Senza idolatria di comodi Versetti.

 

Già, perché la legge divina non si ricostruisce con la selezione ad arte di Versetti che giustifichino le proprie (mie) nefandezze, ma mediante il messaggio d’amore che la Bibbia custodisce e tramanda, e tale amore non si può esprimere, non è compatibile, con la violenza procurata ad altri esseri per puro e vile capriccio, infischiandosene.

 

Ai mistificatori di “versetti ad hoc” occorre reiteratamente ricordare che Errare humanum est, che loro non sono semidei né angeli caduti dal cielo – e che nulla, nessun passo biblico, può giustificarli quando buttano lumache vive e senzienti nell’acqua a 100 gradi centigradi.

 

Diversamente, prima di invitare il prossimo allo studio biblico, all’esegetica, dovrebbero loro cominciare a studiare il male, il male dell’ipocrisia, a chiedersi che significa “Signore liberaci dal male” .

Eh sì, dilette mie Lettrici e cari miei Lettori: l’ipocrisia è un brutto male, perché rompe il legame di fiducia tra le persone. Nasce quando si dice di avere valori buoni o sentimenti gentili, ma poi si agisce in modo opposto.

 

Diceva il poeta romano Giovenale: Orandum est ut sit mens sana in corpore sano (Bisogna pregare affinché vi sia una mente sana in un corpo sano), per invitare a cercare l’equilibrio interiore e la salute fisica, distaccandosi dai desideri futili o materiali.

 

Dilette mie Lettrici e cari miei Lettori, care Chiese, vi avverto che, una lettura di consumo e letteralista della Bibbia può limitare il livello di intelligenza del “parco anime” di una intera Confessione, dunque la sua crescita energetica, di fede e di etica, e sfavorire all’esterno la percezione e l’attendibilità del proprio culto, dei propri valori, dei propri principi; può perfino vanificare lo sforzo tipico e importante dell’attività evangelizzatrice che potrebbe così rischiare di essere affidata a dei guitti. Sconsiglio perciò vivamente la lettura di consumo letteralista, o peggio ancora la deriva letteralistica, della Bibbia a quelle Chiese che non mirano soltanto ai numeri, ma puntino seriamente ed estesamente ad un reale sviluppo spirituale, a una evoluzione interiore attraverso un cammino di consapevolezza delle coscienze, a favore del nutrimento e del benessere spirituale dei propri adepti fedeli (coloro che col battesimo hanno ricevuto la fede; quindi, cristiani). E la consiglio invece a quelle Chiese, o associazioni o enti morali di culto che assetati di potere lo inseguono iscrivendo tra le proprie file il numero più alto possibile di seguaci; un numero tale che consenta alla propria confessione di contare maggiormente nella società, sia in termini economico-finanziari che consulenziali sui tavoli della politica pubblica nazionale e internazionale; avvertendole che in molti casi Nemo auditur propriam turpitudinem allegans (nessuno viene ascoltato se allega una propria immoralità).

 

Molto significativa per il Simbolismo che essa esprime è per noi l’opera pittorica qui raffigurata “Allegoria dell’intelligenza” di Cesare Dandini (1656). La figura centrale è una donna fiera ed elegante, personificazione dell’intelletto. Il serpentello, espediente allegorico per dipingere una curva a forma di punto interrogativo, rappresenta il dubbio e la ricerca critica, motore della mente intelligente. I significati nascosti (del compasso, dei libri, della sfera) sono elementi visivi legati alla filosofia neostoica, che esalta il controllo della ragione sulle passioni; obiettivo del neostoicismo – per chi non lo ricordasse – era quello di cercare la pace interiore e il dominio delle passioni in un’epoca di crisi politica e religiosa. Questo dipinto è dunque attraversato da un chiaro principio attivo e costituisce perciò un prezioso documento utile filosoficamente ma anche fideisticamente: speculando su di esso, ognuno di voi, dilette mie Lettrici e miei cari Lettori, potrà poi in proprio riflettere su quegli aspetti numerosi che io qui tacitamente (si fa per dire) abbraccio con etichetta svalutativa: sono le passioni legate alla caccia, alla pesca, ai circhi con animali, alle scommesse in gare con animali, ai giri turistici in carrozze a traino animale, ai giochi di artificio di vecchia generazione che con il loro fragore esplosivo terrorizzano i poveri animali (oggi ci sono in commercio quelli assolutamente silenziosi) e a ogni qualsiasi attività lesiva per gli animali.

 

È dunque adesso nelle mie intenzioni redigere alcune righe che ragionevolmente s’interfaccino nel profondo del rapporto fra cristianesimo tutto e animali diversi dall’uomo, saranno righe speranzose di aprire in Voi molteplici sinapsi. E sono orgoglioso di cimentarmi in questa sintesi per voi, dilette mie Lettrici e cari miei Lettori, perché riconosco sì grande valore alle religioni, ma occorre ammettere che non si può fare a meno di identificarle in sistemi di controllo e di utilizzo della società e dei vari regni del creato – come quello animale.

 

Premetto subito che non è solo legittimo, ma doveroso confrontarsi con grandi figure come Gesù, poiché il suo lascito ha inciso in modo profondo e indelebile sul dibattito religioso. Il nostro obiettivo è cercare di capire cosa c’entri tutto questo con l’amicizia e l’amore con gli altri animali.

 

Inciso: in Italia, l’uccisione di un animale senza necessità o per crudeltà è un reato punito dall’articolo 544-bis del Codice Penale, con la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da 5.000 a 30.000 euro. Le pene aumentano se vengono usate sevizie. Domanda: dunque uccidere un pesce a tradimento sarebbe per la legge italiana una necessità umana? E lasciare credere a un povero pesce di avere trovato del cibo per sfamarsi con il vigliacco viscido ausilio di una insidiosa, sleale, volgare esca appesa ad un amo il cui uncino penetra nei tessuti della bocca e dell’apparato digerente innescando al povero pesce panico e dolore, aggiungere a questa cattiveria la brutalità della asfissia per mancanza di ossigeno fuori dall’acqua in una atroce agonia, sarebbe pure UNO SPORT CRISTIANO?

 

  1. NO. E dunque volo rapidamente al sodo, ALLA BIBBIA, e per sollecitare al meglio il vostro vaglio e non recare tedio ad alcuno, esaminerò esclusivamente quei punti che per un tratto della nostra vicenda/ricerca siano di confronto diretto tra la religione fondata da Gesù di Nazareth, la Bibbia e il veganesimo (la tortura l’abbiamo già vista).

 

Sappiamo che Dio ci ha fatti vegani, e tra poco lo vedremo. Tuttavia immaginerei volentieri che il Dio dei cristiani fosse colmo di una gentilezza tale da volersi decidere quanto prima a dettare un Terzo Testamento, che meglio facesse inquadrare – a taluni Prestigiatori di Versetti – la nozione di amore e quella di uccisione, soprattutto agli acefali egotisti, per condurli a conclusioni differenti e sincere, verso una costruzione veramente coerente al messaggio biblico ed evangelico, rendendo meno invalide le religioni.

 

Le religioni si sa (anche quando sono belligeranti con le altre), servono certamente e positivamente a costringere le persone meno sensibili a dovere rispettare il loro prossimo (grazie al dio di turno che altrimenti li punisce). Dunque ben vengano.

 

Fede, Confessione, Bibbia: proviamo ad unire saldamente nelle sue parti con l’aiuto dei Vangeli.

La fede è l’adesione interiore e spirituale ai principi e alla Rivelazione di Dio, mentre la confessione religiosa è la concreta organizzazione e la forma comunitaria con cui quella fede viene storicamente professata. Ma il lavoro dei ministri di culto che, Bibbia alla mano, predicano la parola di Dio, tanto nel cattolicesimo quanto nel protestantesimo, confligge persino nella vendita di bibbie in pelle di animale. Tale ministro, con tali commerci, si interdice giudizi di valore o teologici sulle dottrine religiose che studia.

 

Giusto per avere un’idea della dimensione del mercato delle anime (poi andiamo al focus): sono tanti i gruppi che hanno lasciato il cristianesimo di origine di Gesù di Nazareth per mettersi in proprio con una propria confessione (e non si può fare a meno di pensare a giochi di potere). Le cinque grandi correnti principali del cristianesimo sono il cattolicesimo (basato sull’autorità centrale del Papa); l’ortodossia (organizzata in Chiese autocefale); il protestantesimo storico (Sola Scriptura e la salvezza per sola fede) con le sua infinità di moderne sub-confessioni, ovviamente di stampo evangelico; l’anglicanesimo (miscela di cattolicesimo e protestantesimo storico); e le Chiese orientali antiche (copta, siriaca, etiopica). Esistono inoltre piccole sette cristiane che si distinguono perché rifiutano l’uso di tutte le sostanze alcoliche (anche il vino durante le cene sante o eucaristiche), come ad esempio l’antica e oramai estinta (?) setta degli acquariani. Ed esistono moderne sette astemie: la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni) e la Chiesa Avventista del Settimo Giorno. Ed esistono pure sette che semplicemente scoraggiano l’uso di sostanze alcoliche.

Con circa otto miliardi di persone sparse sul pianeta il mercato del proselitismo è dunque vasto e molto concorrenziale. E se le le religioni nascono per unire le loro confessioni dividono; nel bene o nel male.

 

L’eleganza spirituale

Mi piace ricordare a me stesso che nel suo Elogio della follia, Erasmo plaude a una forma di “pazzia” che coincide proprio con la purezza del cristiano delle origini. Questa figura rifiuta la finta saggezza e i dogmi dei teologi accademici per abbracciare una verità personale, ingenua ma morale e totale.

 

E adottare uno stile di vita vegano deve necessariamente diventare l’unico modo moralmente ed eticamente giusto di vivere. Si tratta di una eleganza spirituale che deve basarsi sul rifiuto dello sfruttamento animale per respingere il consumo di tutti i prodotti di origine animale, come carne, pesce, uova, latticini e materiali come pelle e lana.

 

Alcuni cristiani sostengono che la Bibbia permetta di consumare animali, argomento spesso usato per risolvere i dubbi etici. Ma – ammesso e non concesso -, permesso non è sinonimo di obbligo. E leggere la Bibbia da una prospettiva vegana potrebbe portare a chiedersi chi includere nel concetto di “prossimo”.

Quando Gesù ci invita ad amare il nostro prossimo, potrebbe riferirsi non solo agli esseri umani, ma anche agli animali e alla natura. Di fatto l’interpretazione proposta consente ai cristiani di estendere il loro impegno morale, integrando gli animali nel loro cammino di discepolato. Abbracciando una prospettiva vegana ispirata dalla fede, i cristiani possono considerare come le tradizioni antiche si collegano agli attuali principi di rispetto per tutte le forme di vita.

 

Perché, vedete, è complesso confrontare l’immagine di Cristo su una semplice barca da pesca con i moderni pescherecci che, attraverso le loro operazioni, arrecano danni significativi agli ecosistemi marini. Dal punto di vista storico, i cristiani hanno spesso assunto un ruolo pionieristico nel guidare battaglie contro le crudeltà e le ingiustizie che erano accettate nelle generazioni anteriori a loro, come chiaramente dimostrato dal loro impegno nelle riforme carcerarie e nel movimento per l’abolizione della tratta degli schiavi. Questi esempi servono a illustrare come talune pratiche non riescano facilmente a conciliarsi con i principi del Vangelo che essi proclamano e sostengono.

 

La Bibbia non è un libro da leggere. Dalla Bibbia bisogna farsi leggere. E questo concetto è talmente importante che occorre ripeterlo: dalla Bibbia bisogna farsi leggere.

 

I Versetti

Iniziamo dal principio, nel libro della Genesi. Probabilmente, il passo più significativo nella narrazione della Creazione presente nella Genesi è l’1:29-30:

 

Dio disse: (esprimo il significato) “Concedo tutte le piante che producono semi ovunque sulla terra e tutti gli alberi che offrono frutti con semi; questi costituiranno il vostro alimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutte le creature viventi sulla terra, concedo tutte le piante verdi come nutrimento. E così accadde”.

 

Nei versetti in discussione, Dio definisce chiaramente una dieta composta esclusivamente da prodotti vegetali, rivolta sia agli esseri umani che agli animali. In altre parole, il Creatore ha progettato un mondo che si fonda su principi vegani. Osservando questa creazione, in cui ogni elemento è in armonia con un regime alimentare di origine vegetale, Dio constata con piena soddisfazione che tutto ciò che aveva realizzato era davvero “molto buono”. (Genesi 1:31).

 

E cosa implica dunque il “dominio” umano su tutte le altre creature, come descritto in Genesi 1:28? Alcuni interpretano questo concetto come un modo per giustificare il consumo di animali, affermando che agli esseri umani è stato concesso il controllo su di essi, soggiogandoli.

 

Sul fatto del “soggiogare” emerge tutta la quaestio animalista, che in prospettiva etica e culturale esorta a leggere le frasi 19, 20 e 21 al 3° capitolo del libro di Ecclesiaste nella Prima Alleanza: un rifiuto dell’antropocentrismo per riconoscere gli animali come soggetti senzienti titolari di diritti.

 

Non so per quale misterioso meccanismo (psicologico, o di convenienza, oppure di semplice retaggio), i principali detrattori del cristianesimo sono i cristiani stessi, quando armati di lenza o fucile uccidono, ma poi pretendono di parlare di amore divino armati di Bibbia.

 

Un elemento cruciale da considerare in contrasto con questa interpretazione del termine “dominio” riguarda il fatto che agli esseri umani è stato conferito il dominio sugli animali proprio immediatamente prima che venisse loro suggerita l’adozione di una dieta vegana. Di conseguenza, se riflettiamo attentamente sul significato originario del concetto di dominio nel contesto in cui Dio ha indicato un’alimentazione puramente vegetale, diviene chiaro come questo tipo di dominio non possa includere il permesso o l’autorizzazione a uccidere e consumare animali. L’adozione di una dieta a base di piante sottolinea ulteriormente l’intenzione di promuovere un rapporto più armonioso tra gli esseri umani e il regno animale.

 

Il racconto biblico della creazione presenta uno scenario privo di violenza e delinea le intenzioni divine per la creazione finale. Questo è riflesso nel concetto del Regno di Pace, un periodo profetizzato in cui il Messia governerà portando pace universale, o shalom.

 

Isaia descrive in modo potente questo regno in 11:6-8, versetti che nella buona sostanza recitano all’incirca così: “Nel futuro, si prospetta un tempo in cui il lupo coabiterà pacificamente con l’agnello, mentre il leopardo giacerà in armonia accanto al giovane capretto. In una scena di straordinaria serenità, il vitello e il giovane leone troveranno un’armonica convivenza, guidati con saggezza e innocenza da un bambino. Anche la vacca condividerà i verdi pascoli con l’orsa, e i loro piccoli si rilasseranno fianco a fianco in pace. Il leone, rinunciando alla sua ferocia, si nutrirà di paglia esattamente come fa il bue. In questo contesto idilliaco, il lattante potrà giocare con assoluta sicurezza presso l’entrata della tana dell’aspide, e un bambino avrà la tranquillità di poter mettere la mano senza timore nel nido del serpente velenoso”.

 

Questi versi chiariscono che nel Regno messianico, concepito dai cristiani come il Regno di Dio introdotto e manifestato attraverso Gesù Cristo, non vi sarà alcuna necessità di sacrificare animali per l’alimentazione. Tale prospettiva prefigura la descrizione apocalittica del rinnovamento universale, rappresentata dalla discesa della nuova Gerusalemme dal cielo, come illustrato in 21 e 22 dell’Apocalisse. Il disegno ultimo di Dio, dunque, consiste nel restaurare la Sua Creazione piuttosto che sostituirla totalmente. Tale premura di Dio nei confronti della Sua creazione e di ogni essere vivente è sottolineata da Gesù quando afferma che persino i passeri, che si vendono per poco, sono noti a Dio (Matteo 10:29).

 

Ricapitolando: i fondamenti biblici della pace con il Creato sono più che evidenti nell’Eden e di origine vegetariana. Nel racconto della Genesi (1,29-30), il cibo originariamente dato da Dio all’uomo e agli animali è basato sulle piante e sui frutti della terra, indicando un mondo senza violenza né spargimento di sangue. La profezia di Isaia: I testi profetici prefigurano un ritorno all’armonia edenica, descrivendo un futuro in cui la ferocia scompare e le creature convivono pacificamente (Isaia 11,6-9). In tutto ciò vive l’etica della compassione: la predicazione di Gesù incentrata sulla misericordia, sul perdono e sulla resistenza pacifica allarga i confini dell’amore oltre i simili, abbracciando una visione di cura per i più deboli e di rifiuto della sopraffazione.

 

In che modo tutto ciò influenza la visione d’insieme? Nell’ambito della vita e insegnamenti di Gesù, si potrebbe considerare il permesso conferito da Dio a Noè e alla sua famiglia di alimentarsi con determinati animali (come riportato in Genesi 9:3) quale una concessione temporanea rivolta a un’umanità decaduta e peccaminosa. Questa interpretazione è ulteriormente sostenuta dalla frequente menzione degli animali all’interno del patto stabilito tra Dio e Noè. Analogamente, in apparenza, la visione di Pietro riguardante gli animali che discendono dal cielo (Atti 10:10-17) potrebbe sembrare una giustificazione per il consumo di animali considerati “profani e impuri”. Tuttavia, analizzando il contesto più ampio e la missione di Gesù, si evince che Pietro stava ricevendo un messaggio più profondo: il Vangelo è destinato a tutte le nazioni, inclusi i Romani considerati “impuri” come i Centurioni. L’uso di un’analogia alimentare risulta essere un efficace metodo per catturare l’attenzione di chi possa trovarsi in uno stato di fame (Atti 10:10).

 

Ciò che è davvero importante è concentrarsi su Gesù e sull’etica che rappresenta, scoprendo così il nostro ruolo nella storia divina. Siamo stati creati per vivere in armonia e un giorno faremo parte del Regno della Pace di Dio. Riconoscendo queste verità e considerando che molte delle nostre convinzioni sugli animali sono radicate più negli usi culturali che nelle Scritture, possiamo affrontare sinceramente la violenza a cui oggi prendiamo parte. Questo non per auto-condannarci o essere giudicati dagli altri, ma per prendere le distanze da tali atti e unirci a Dio nella ricerca del Suo Regno di Pace. Mentre leggiamo la Bibbia, dovremmo pregare chiedendo a Dio di liberarci dal male associato alla violenza non necessaria inflitta agli animali.

 

Ecco una nota preghiera per gli animali e il creato, spesso associata a San Basilio Magno (330 – 379) o alla tradizione basiliana. È una riflessione che mette in luce il valore di ogni creatura e l’importanza della compassione nei confronti del mondo animale.

 

Signore e salvatore del mondo, noi ti preghiamo per gli animali che umilmente portano con noi il peso e il calore del giorno. Noi ti preghiamo per le creature selvagge che tu hai creato sapienti, forti, belle; ti preghiamo per tutte le creature e supplichiamo la tua grande tenerezza di cuore perché tu hai promesso di salvare l’uomo e gli animali e hai concesso loro il tuo amore infinito. O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro.”

 

  1. Francesco chiama ‘Fratello’ e ‘Sorella’ ogni animale (come nel Cantico delle creature), e va pure oltre.

Svincola il concetto di “prossimo” dalla sua cieca prigione antropocentrica. Insegna che riconoscere l’animale come simile a noi significa superare l’idea di superiorità assoluta e ripensare il nostro dovere morale di rispetto e tutela verso tutte le creature viventi.

 

Conclusioni

Il comandamento «non uccidere» si estende a tutti i viventi, inclusi gli animali, poiché la dizione originaria biblica è generale e non si limita all’omicidio umano. Il testo biblico usa l’espressione generale «non uccidere» invece di un termine specifico per l’omicidio, abbracciando così la vita in tutte le sue forme. L’essere umano dunque non è il padrone incontrastato della terra, ma il fratello maggiore e custode di ogni creatura secondo il disegno divino.

 

Il Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi è l’espressione poetica più alta della fraternità universale e del rispetto profondo per tutta la natura. Scritto intorno al 1224, questo testo trasforma il creato in una grande famiglia.

 

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