Falsi miti e cultura pop distorcono l’opera: il 91% crede che le Sirene siano donne-pesce e il 52% indica Virgilio come autore. Dall’indagine di Libreriamo emerge la necessità di riscoprire i classici

Ci volevano l’adattamento cinematografico di Christopher Nolan e un box-office da capogiro per rispolverare uno dei capolavori assoluti della letteratura mondiale: l’Odissea. Eppure, l’amore riscoperto per l’eroe di Itaca e le sue peripezie litiga ferocemente con la memoria storica dell’opera e dei suoi protagonisti. Interrogati su dettagli del racconto, percorsi e creature mitologiche, la maggior parte degli italiani arranca, difatti, ben al di sotto del 6 in pagella. Ulisse lo conosciamo tutti, certo, ma riguardo alla sua tabella di marcia e ai suoi compagni di viaggio regna una nebbia più fitta di quella che si può trovare, in inverno, nella Bassa padana. Il risultato? Un fiorire di strafalcioni epici (proprio come il poema) che oscillano fra il tragicomico e il surreale.

Il dato sconfortante sulla conoscenza dell’opera omerica

L’epica classica rappresenta l’orgoglio, l’identità e il motore d’attrazione di tutta la narrazione d’avventura moderna, ma viene spesso ignorata o distorta proprio da chi ne dovrebbe custodire la memoria. Avere il dubbio se l’Iliade e l’Odissea le abbia scritte Virgilio o ignorare le vere sembianze delle Sirene sono diventate incertezze diffuse. Oggi, oltre 7 italiani su 10 falliscono nel ricostruire con precisione i capolavori omerici, lasciandosi andare a clamorose sviste, supposizioni imbarazzanti e convinzioni decisamente fantasiose mutuate dal cinema o dai cartoni animati.

È quanto emerge da un’indagine nazionale condotta da Libreriamo, il media digitale dedicato ai consumatori di cultura, realizzata con la metodologia Swoa (Web Opinion Analysis) analizzando circa 1.500 conversazioni spontanee pubblicate su social network, forum, blog e community online con l’obiettivo di misurare la reale «confidenza» dei lettori con l’inestimabile eredità classica, e individuare i falsi miti più resistenti legati all’opera di Omero.

La cannibalizzazione pop della cultura

«In Italia abbiamo la fortuna di avere radici scolastiche e culturali profondamente legate all’epica classica, ma per assurdo siamo i primi a non ricordare a sufficienza i nostri testi fondativi», dichiara Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo.

«Basta guardare i dati: il nostro bagaglio omerico è stato cannibalizzato dalla cultura pop. La classicità non è solo polvere da biblioteca, ma un luogo identitario che ha forgiato il nostro modo di raccontare le storie. Per salvaguardare questo patrimonio occorre prima di tutto leggerlo per davvero. La drammatica percentuale di risposte errate dimostra che abbiamo un urgente bisogno di riavvicinare i cittadini alla lettura dei grandi classici, stimolando la memoria attiva e sconfiggendo la pigrizia intellettuale che ci porta a confondere il viaggio di Ulisse raccontato da Dante con quello originale di Omero. Occorrerebbe riprendere in mano i testi senza preconcetti, un’abitudine che le scuole dovrebbero rinnovare per creare una “confidenza narrativa” permanente con i capolavori assoluti. Un modo per favorire una maggiore consapevolezza comune legata all’immenso patrimonio letterario che fonda la nostra civiltà».

I dati su quanto poco gli italiani conoscano l’Odissea

Entrando nel dettaglio dei dati emersi dal questionario, le lacune più gravi si registrano nel campo della paternità dell’opera, e dello sviluppo temporale della trama. La narrazione del celeberrimo Cavallo di Troia per il 76% viene erroneamente collocata nel cuore pulsante dell’Iliade o dell’Odissea, ignorando che l’inganno ligneo viene solo accennato da Omero e raccontato in dettaglio nell’Eneide. Non va meglio per la paternità autoriale: ben il 52% degli intervistati attribuisce l’Odissea direttamente a Virgilio, confondendo secoli di storia e tradizioni poetiche differenti.

Un altro clamoroso abbaglio riguarda il viaggio di Ulisse: per oltre 7 italiani su 10 (72%) l’eroe itacese avrebbe trascorso vent’anni in mare a combattere mostri, ignorando i 10 anni di guerra a Troia e, soprattutto, i ben 8 anni passati praticamente fermo sulle isole di Calipso e Circe. Clamorosa anche la svista sulle motivazioni del protagonista: il 79% è convinto che Ulisse viaggiasse per la curiosità di scoprire nuovi mondi (falso mito derivato da Dante), anziché per il disperato bisogno di tornare a casa dalla moglie.

Gli errori più diffusi legati all’Odissea

Oltre alle lacune di carattere letterario, l’indagine ha svelato curiose storpiature e risposte ai limiti dell’assurdo che fanno sorridere ma che mostrano, al contempo, la necessità di un’educazione più diffusa. Ben il 91% degli italiani confonde le omeriche Sirene, mostruose creature metà donna e metà uccello, con la fiabesca sirenetta metà donna e metà pesce, scambiando un antico mito greco con l’immaginario fiabesco medievale e disneyano.

La povera Penelope diventa per il 64% degli italiani un’abile casalinga intenta a sferruzzare con i ferri da maglia (tecnica inesistente nell’antica Grecia) anziché a tessere al telaio. Scilla e Cariddi, i due mostri marini dello Stretto di Messina, si trasformano magicamente per il 63% del campione in due isole rocciose o, in alternativa, in due maghe rivali.

In molti sottovalutano il ruolo di Telemaco all’interno della trama dell’Odissea, identificandolo come un bambino indifeso per tutta la durata della storia (71%). In realtà, Telemaco è un ventenne che non solo intraprende un viaggio coraggioso da solo (a Pilo e Sparta) per cercare notizie del padre, ma al ritorno di Ulisse combatte fianco a fianco con lui nel palazzo contro i Proci.

Infine, l’inganno di «Nessuno» attuato ai danni di Polifemo viene considerato il momento del trionfo assoluto e definitivo di Ulisse dal 58% degli italiani, dimenticando che, un secondo dopo, l’eroe urla incautamente il suo vero nome, condannandosi all’ira di Poseidone.


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Giacomo Ferruti

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